martedì 09 marzo 2010

Poeti migranti per La Giornata Mondiale della Poesia

pubblicato da lara in: poesia appuntamenti&festival

Poesia trascritta su un foglio

E’ uno spettacolo che unisce musica e parola e si chiama “Viandando qui e altrove“. Le parole, in forma poetica, diventano strumento di condivisione e superamento delle differenze culturali e provengono da 15 paesi, con la partecipazione di 22 poeti bilingui. L’iniziativa, organizzata da Cosimo Cinieri, si svolgerà il 23 marzo in occasione della Giornata Mondiale della Poesia all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Un omaggio alla migrazione, dunque, in tempi in cui questo fenomeno viene ricordato e letto soltanto in chiave negativa. La manifestazione ha la particolarità di ospitare poeti che scrivono nella lingua madre e in italiano. Ad accompagnare le letture ci sarà musica dal vivo interpretata da artisti di diverse nazionalità e danze di vario genere. Inoltre verranno proiettate su uno schermo circolare le immagini delle partenze e degli arrivi a ricordare che il nostro paese, oggi divenuto meta, è stato per lungo tempo il punto di partenza dei tanti emigranti che andavano a cercare fortuna altrove.

Viandando qui e altrove
23 marzo 2010
Auditorium Parco della Musica Roma
Ingresso € 10

Foto | Flickr

domenica 21 febbraio 2010

Due poesie di Francisco de Quevedo

pubblicato da lara in: poesia

primo piano del poeta quevedo Visto che una lettrice ha apprezzato il post in cui suggerivo alcune poesie, ho pensato di replicare e proporvi oggi i versi di Francisco de Quevedo, poeta spagnolo del 1600, considerato una delle figure più significative del barocco europeo. I suoi sonetti spaziano dai temi ascetici a quelli politici, senza trascurare l’ispirazione amorosa. La prima è, a mio avviso, una delle più belle poesie d’amore di tutti i tempi.

“Amor costante al di là della morte”

Gli occhi miei potrà chiudere l’estrema
ombra che a me verrà col bianco giorno;
e l’anima slegar dal suo soggiorno
un’ora, dei miei affanni più sollecita,

ma non da questa parte della sponda
lascerà la memoria dove ardeva:
nuotar sa la mia fiamma in gelida onda
e andar contro la legge più severa.

Un’anima che ha avuto un dio per carcere,
vene che a tanto fuoco han dato umore,
midollo che è gloriosamente arso,

il corpo lasceranno, non l’ardore;
anche in cenere, avranno un sentimento;
saran terra, ma terra innamorata.”

Quello che segue è un vero e proprio inno ai libri e venne spedito da Queveda a José González de Salas. Il poeta lo compose nella torre del suo feudo in cui venne più volte imprigionato.

“Dalla torre”

Ritiratomi in pace tra i deserti
in compagnia di pochi libri dotti,
vivo in conversazione coi defunti
e sto a sentire coi miei occhi i morti.

Se non sempre compresi, sempre aperti,
incitano o correggono i miei assunti,
ed in muti armoniosi contrappunti
parlano al sogno della vita desti.

Le anime grandi escluse dalla vita
le libera dal tempo, vendicandole,
o grande don Josef, la dotta stampa.

Nel corso irrevocabile dell’ore,
qualcuna d’esse segni a suo favore
che leggere e studiare ci migliora
.”

Foto | Wikipedia

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domenica 14 febbraio 2010

San Valentino e dintorni

pubblicato da lara in: poesia

In copertina una poesia di Yeats Come tante altre feste cattoliche, San Valentino nasce per sostituire un rito pagano, considerato dai padri precursori della Chiesa cattolica immorale e peccaminoso. Ad essere adorato nell’antica Roma (circa IV secolo a.C.) era il dio Lupercus, in onore del quale, a metà febbraio, veniva organizzata una sorta di lotteria dell’amore, in cui venivano formate coppie di uomini e donne che avrebbero vissuto in intimità fino all’anno successivo.

In fondo sempre di amore si trattava: amore per il dio, esaltazione dell’amore fisico. Ognuno vive questo giorno come meglio crede, l’importante è che di amore si tratti, qualunque forma esso possa assumere. E allora per celebrare la famigerata giornata degli innamorati, vi consiglio due poesie d’amore: leggetele, rileggetele (se già le conoscevate), dedicatele. La prima, He wishes for the cloths of heaven, Egli desidera i vestiti del cielo, è del grande poeta irlandese William Butler Yeats e fa parte della raccolta Il vento tra le canne del 1899.

Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto i sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

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sabato 06 febbraio 2010

100 poesie dalla DDR, un'antologia retrospettiva sulla Repubblica democratica tedesca

pubblicato da Andrea Coccia in: case editrici libri poesia

100 poesie dalla DDR, un'antologia retrospettiva sulla Repubblica democratica tedesca L’idea che sta alla base del progetto curato da Christoph Buchwald e Klaus Wagenbach, il cui esito è l’antologia 100 poesie dalla DDR, pubblicata in Italia da ISBN edizioni di Milano, è fornire, a vent’anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, uno sguardo, articolato e multiforme, dall’interno della DDR, la Repubblica democratica tedesca, la Germania dell’Est, una creatura politica e sociale durata il tempo di due generazioni, una realtà che continua ad essere percepita e immaginata, da noi europei di oggi, semplicemente come una prigione.

In fondo però, questa strana creatura, nata nel cuore d’Europa alla fine della più drammatica guerra civile europea della storia, pur essendosi costruita su un rapporto tra Stato e Cittadino di natura psicotica, ha avuto qualcosa di buono al suo interno: a partire dalla formazione, nei suoi abitanti, di una forte identità culturale che ha anticipato e che è stata in qualche modo assorbita (e non senza traumi) da quella della Germania Unita, fino alla costante esistenza di una vita culturale di grande spessore, di cui le voci raccolte in questa antologie sono solo un esempio.

Il punto di forza della raccolta è senz’altro l’ampio spettro temporale che la scelta delle poesie ricopre, da Bertold Brecht, morto nel 1956, 5 anni prima della costruzione del Muro, fino ai poeti nati tra la morte di Brecht e l’erezione del Muro, gli esponenti della generazione che poi quel Muro ha abbattuto; una scelta che rende lo sguardo del lettore sensibile all’evoluzione delle coscienze personali dei singoli intellettuali, ma soprattutto di quella collettiva della nazione.

Ma c’è anche un punto debole di cui non si può fare a meno di parlare in un caso come questo di antologia poetica, sto parlando della mancanza dei testi originali, una mancanza decisiva non solo per il lettore che mastica il tedesco, ma per tutti, perché la poesia è soprattutto suono e una poesia tradotta (soprattutto dal tedesco, lingua dal suono veramente diverso dal nostro) non mantiene praticamente nulla dell’originale.

AA.VV.
100 poesie della DDR
con uno scritto di Edoardo Sanguineti e un’introduzione di Andrea Tarquini

ISBN edizioni
euro 19,00

mercoledì 27 gennaio 2010

Diario di una liquidazione/3: Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa

pubblicato da Andrea Coccia in: scrittori poesia antologie

Diario di una liquidazione/3: Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa Continua il mio viaggio letterario attraverso i libri che, grazie agli sconti dovuti alla liquidazione del Libraccio di via Solferino, ho avuto finalmente la forza di comprare. Questa volta è il turno del terzo dei libri che puntellano il mio ampio scontrino, sono le Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa, raccolte in un bel volume dalla Guanda nel 2008.

Che Pessoa fosse un appassionato di scienze esoteriche è noto, almeno ai meglio informati: pare che le origini di questa passione, vissuta in realtà con strazio dal poeta portoghese, siano da identificare nella lettura di alcuni dei testi più importanti della Teosofia, soprattutto quelli di Madame Blavatsky che Pessoa aveva dovuto tradurre in portoghese per una Collana Teosofica ed Esoterica. E non bisogna poi dimenticare che proprio Pessoa ebbe un ruolo fondamentale nella finta morte, inscenata a Lisbona nel settembre 1930, di Aleister Crowley, la Grande Bestia, membro della Golden Dawn, uno dei più grandi occultisti del secolo.

Tratte per la maggior parte da Messaggio, una raccolta di poesie esoteriche che fu il solo libro portoghese che egli vide stampato in vita, le liriche raccolte in questa interessante antologia hanno come tematiche principali l’irrealtà e la finzionalità della vita umana, l’iniziazione, il paradosso della divinità, tematiche su cui Pessoa intesse bellissime poesie minime come “L’assenza di dio è un dio anch’essa” e “Dio non ha unità,/ come potrei averla io?”, ma anche di ampio respiro come “Sulla tomba di Christian Rosencreutz” o “Le stazioni della via Crucis”.

E’ un libro nel complesso ben curato questo Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa, ma che resta una raccolta minore, e certo non può rivaleggiare con i capolavori del genio portoghese, primo tra tutti il Libro dell’inquietudine. Resta il fatto che Fernando Pessoa è certamente un poeta da leggere, uno di quelli che meglio ha rappresentato l’approdo alla modernità letteraria del Novecento. E poi non sarà certo un caso che in Portogallo, il giorno che Pessoa morì, tutti erano convinti che fossero morti i migliori cinque poeti portoghesi, poeti che non erano altro che gli eteronimi del poeta portoghese, i diversi nomi che Pessoa dava alle sfaccettature della propria anima.

Fernando Pessoa
Poesie esoteriche
Guanda
euro 12,00

mercoledì 30 dicembre 2009

Dustin Hoffmann legge L'infinito di Leopardi per promuovere le Marche, e scoppia la polemica

pubblicato da Andrea Coccia in: news scrittori poesia curiosità video


La prima messa in onda dello spot promozionale della regione Marche, che vede il grande attore americano Dustin Hoffmann recitare i versi del più celebre degli idilli di Leopardi, L’infinito, è prevista per il 20 gennaio sulle reti Rai, Mediaset e Sky, ma la polemica è già scoppiata.

Tra chi dice che Hoffmann abbia svilito Leopardi con la sua pronuncia grottesca da americano, tra quelli che puntano il dito contro l’assoluta infedeltà alla metrica del testo e tra altri che pensano che l’uso pubblicitario di un’opera d’arte sia mostruoso e deformante, uno stuolo di voci, fortunatamente non tutte contrarie, ha iniziato ad accapigliarsi sulla legittimità o meno di questo spot.

Dopo un paio di visualizzazioni dello spot incriminato, il parere di chi scrive è che lo spot, tutto sommato, sia ben fatto, e che lo stile di Dustin Hoffmann, che recita in giacca di pelle tra una scena di teatro e le colline marchigiane, sia assolutamente impeccabile. Certo, la pronuncia lascia un po’ a desiderare, forse la scansione metrica dei versi non è impeccabile, ma in generale l’effetto è molto piacevole, Dustin sembra divertirsi e le Marche sicuramente ci guadagneranno in visibilità. Cosa volere di più?

Insomma, questa polemica sembra piuttosto l’ennesimo frutto di un istinto tutto italiano, quello di trovare sempre qualcosa su cui scannarsi sulle cose più stupide ed inutili. Voi che ne pensate?

Via | Corriere.it

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venerdì 25 dicembre 2009

Poesie di Natale di Ungaretti, Quasimodo e Pasternak. E Buon Natale a tutti i lettori di Booksblog!

pubblicato da AyeshaKru alias Monica Cruciani in: poesia

Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Salvatore QuasimodoNatale di Salvatore Quasimodo

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.

Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.

Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

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venerdì 18 dicembre 2009

Il rumore del mare nelle poesie di Concetta Aiello

pubblicato da Robo in: poesia

L'unico rumore: il mormorio del mareTrentuno componimenti poetici di varia lunghezza compongono la raccolta L’unico rumore: il mormorio del mare… di Concetta Aiello. La terra d’origine emerge nelle poesie di Concetta Aiello come luogo del ricordo e della percezione, trama preziosa di immagini finemente cesellate. La memoria nulla esclude e pare voler ricreare un tempo sospeso in cui l’autrice si riconosce e si riappropria delle radici. Le immagini che i versi richiamano sono colpi luminosi di pennello cui il Mediterraneo presta la dolcezza dei colori marini e l’aridità della terra.

La spiaggia di sassi battuti dal vento,
voci ovattate tra sabbia e acqua.
Il lento andare e venire delle onde
fra me e l’infinito.
Vago lo sguardo cerca antiche mete,
fra ombrelloni colorati di passate estati.
L’orizzonte, cielo e mare fusi nello stesso blu,
i capelli nel vento come braccia tese
avvolgono il mio viso
mi immergo nel passato,
fra me e l’infinito giorni e voli nuovi.

Una silloge semplice, fresca e nuova, come sempre nuovo è lo sciabordio del mare.

Concetta Aiello
L’unico rumore: il mormorio del mare…
Montedit 2009
pp. 42, euro 5,50

lunedì 07 dicembre 2009

Libri per Natale: la poetessa Gabriella Sica consiglia Emily Dickinson, Marianne Moore ed Elizabeth Bishop

pubblicato da Robo in: libri poesia

Libri per Natale: la poetessa Gabriella Sica consiglia Emily Dickinson, Marianne Moore ed Elizabeth Bishop

Tra i regali classici di Natale figura il libro. Le case editrici in questo periodo sfornano strenne, novità, ristampe e via dicendo per allettare i potenziali acquirenti. Abbiamo chiesto alla poetessa Gabriella Sica – autrice, tra l’altro, della bella raccolta di poesie Le lacrime delle cose – di darci alcuni consigli per i regali dal suo punto di vista. La poetessa – che abbiamo intervistato per Booksblog qualche tempo fa – ci ha risposto con un verso di DanteTre donne intorno al cor mi son venute – e ha suggerito questi tre titoli di poesia declinata al femminile, dandoci anche le motivazioni di questa sua scelta. A questa terna di libri in poesia consiglio di aggiungerne un quarto: Le lacrime delle cose di Gabriella Sica, appunto, che è veramente una silloge preziosa.

Emily Dickinson, Tutte le poesie
Milano, Mondadori (Meridiani), 1997. A cura di Marisa Bulgheroni.
Ogni volta che leggo una poesia di Emily Dickinson vedo che si accende una luce: è lei Emily che accende la sua lanterna perché i posteri possano entrare nel suo magnifico cerchio di luce, sostare anche per pochi secondi e uscirne con un bel regalino:
L’allegria è la corazza dell’angoscia
di cui questa si arma guardinga,
perché nessuno noti il sangue
e “sei ferita!” gridi
.

Marianne Moore, Le poesie
Adelphi, 1991. A cura di Lina Angioletti e Gilberto Forti.
Provate a entrare anche voi nella galleria di animali e uccelli della stravagante americana dai capelli rossi Marianne Moore, che io ho incontrata con stupore da ragazza in una prima edizione di Guanda, insieme alla voliera di Saba: di poesia in poesia saltellano la lumaca, il pavone, l’unicorno, il cigno, lo struzzo, descritti con apparente svagatezza e in realtà con disciplinata, elegante, sornione attenzione da parte di quest’americana che aveva un orecchio sensibile anche all’integrità morale del suono che i versi trasmettono.

Elizabeth Bishop, Miracolo a colazione
Milano, Adelphi, 2005. Traduzione di Damiano Abeni, Riccardo Duranti e Ottavio Fatica.
Allieva indisciplinata e amica a calcolata distanza, per lo più per lettera, di Marianne Moore, apprezzata da Robert Lowell, Elizabeth Bishop è una vagabonda e imperdonabile poeta americano che non urla né strilla nonostante il male di vivere si sia accanito su di lei fin da piccola. Semplicemente scrive splendide poesie che sono un miracolo nel quotidiano.

Foto | macinate

domenica 15 novembre 2009

Fragilità indistrutibili: ossimori di Chiara Montenero

pubblicato da roberta in: poesia Novità

fragilità“La scrittura è il mio tempo migliore, la mia necessità, il mio indispensabile; non riesco a ricordare un momento recente o passato esente dal vizio di scrivere. Ho scritto sempre: per me e per chi mi è accanto, senza mai ipotizzare un futuro di poeta-scrittore-giornali-
sta-sceneggiatore, eppure è successo. Grazie ad Alberto Bevilacqua e a Carmine Benincasa”, racconta Chiara Montenero, ritenuta da molti la nuova regina dell’ossimoro.

“Il primo mi ha “imposto” di scrivere poesia perché (a parer suo!) avevo un talento innato, e per diritto di appartenenza alla specie dei “Poeti”; il secondo, invece, mi ha voluta giornalista per il mio modo di raccontare (a suo giudizio!) in maniera nuova e raffinata la realtà. Di certo la mia scrittura è cresciuta con me, è maturata. Ma le mie emozioni sono rimaste identiche a sé stesse.

“L’Ossimoro? Mi appartiene già nel mio nome” - risponde Chiara Montenero, continuando - “ai tempi dell’università un professore, in sede di esame, mi disse che il mio nome “è” La Divina Commedia: il monte, il Purgatorio, da un lato le tenebre e dall’altro la luce. Il mio destino era dunque già scritto… Io credo che il solo modo per superare il dubbio, l’antagonismo, il dilemma, sia proprio di accettare e risolvere le differenze in uno spazio neutrale, in un’interlinea anomala in cui gli opposti si riconciliano e si risolvono in una stessa visione immaginifica della vita dove ogni incoerenza può essere coerente a sé stessa: è questo il luogo della mia poesia”.

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