Avevamo già citato la bella rubrica dell’Aba, chiedendo agli editori di tradurre qualche titolo consigliato da loro per farcelo leggere.
Oggi torniamo all’attacco chiedendo loro come scelgono i libri da pubblicare nel loro catalogo. Quali sono gli elementi che li convincono che una storia ha chance di successo e a pubblicarla? Dove ‘scovano’, eventualmente, i titoli stranieri da pubblicare?
Se siete piccoli editori e avete voglia di aprirvi al dibattito, o lettori che vogliono suggerire titoli da tradurre, scriveteci!
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Molto interessante la rubrica dell’ABA (American bookseller association, l’associazione dei librari americana) cheogni mese riporta i titoli più belli, a giudizio dei librai associati. Interessante per chi ama leggere, perché i pareri dati dai librai sono del tutto appassionati e competenti, vista l’esperienza in materia di lettura.
E’ come se ibs riservasse una parte dello spazio commenti a chi fa questo mestiere (e sceglie i titoli più belli non solo per passione ma anche per lavoro). E così troviamo consigliati, per febbraio, “The School of Essential Ingredients”, di Erica Bauermeister, storia che nasce nel ristorante della protagonista durante le sue lezioni di cucina (e ogni ricetta è metafora di lezioni di vita) oppure ‘Hands of My Father: A Hearing Boy, His Deaf Parents, and the Language of Love” di Myron Uhlberg, storia di un bimbo udente cresciuto con due genitori sordomuti e di come tutti e tre trovino un linguaggio speciale per comunicare il loro amore.
Appello ai tanti editori che ci seguono: perchè non acquistate il copyright di qualcuno di questi titoli e ci fate felici? E all’Ali (Associazione librai italiani): perchè non fate qualcosa di simile sul vostro sito?
Myron Uhlberg
Hands of My Father: A Hearing Boy, His Deaf Parents, and the Language of Love
Bantam ed.
23 dollari
Erica Bauermeister
The School of Essential Ingredients
Putnam
24 dollari
Via | Booksweb

La critica letteraria è diventata marginale perché “la letteratura ha smesso di essere ciò che era nel Novecento: la miglior lente disponibile per comprendere - e cambiare - il mondo”. Così un quotidiano italiano interpreta la dolorosa chiusura della pagina culturale domenicale del Washington Post.
La tesi è interessante: oggi i pezzi di critica letteraria dovrebbero essere più ‘pop’, meno autoreferenziali, aprirsi alle questioni che pongono alla nostra esistenza i cambiamenti che stiamo attraversando. Utopia ( e soprattutto: utopia, in Italia)?
E’ vero d’altra parte che nel nostro paese vengono pubblicate molte riviste letterarie (non con tirature enormi, certo) e che pure però continuano ad avere il loro pubblico, come d’altronde degli ottimi inserti culturali della domenica (quello del Sole24 ore, ad esempio). D’altronde, da tempo la ‘terza pagina’ non è più tale, non esiste più nella sua forma originale. Quali sono, secondo voi, i difetti più grandi della critica letteraria italiana, oggi?
Via | Il Giornale
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Oggi è il giorno della memoria, l’anniversario della liberazione del campo di prigionia di Aushwitz, avvenuto esattamente 64 anni fa, il 27 gennaio del 1945. Quel giorno, che per qualcuno (i purtroppo troppo pochi sopravvissuti) ha rappresentato la fine di un incubo, ha rappresentato per tutti gli altri, per l’opinione pubblica mondiale, l’inizio di un altro incubo, duro ma assolutamente necessario, quello della consapevolezza, della memoria.
Da qualche anno, per il sempre minor numero di sopravvissuti ancora in vita, per uno strano atteggiamento che ha reso la memoria di quei terribili momenti sempre più spesso uno spettacolo mediatico fondato sull’inutile pathos del “come è potuto succedere?”, ma anche per un colpevole rapporto di sufficenza che noi tutti abbiamo con la storia, il vero significato dell’Olocausto di milioni di persone tra ebrei, zingari, omosessuali e detenuti politici sta venendo meno.
Come ogni anno, quindi, anche oggi ci ritroviamo a leggere l’elenco delle nuove uscite editoriali che si ripropongono di ricordare quel vergognoso pezzo di storia: quest’anno si passa dalla “Storia della Shoah in Italia” (Einaudi) al “Canto del popolo Yiddish messo a morte” (Mondadori) di Itzak Katzenelson, nella nuova traduzione di Erri De Luca, al bestseller spagnolo, edito Rizzoli, “Il liutaio di Cracovia” di Maria Angels Anglada, al “Diario di Helen Berr”, nuova Anna Franck, fino agli interrogativi di Yeuhda Bauer, pubblicati da Baldini&Castoldi Dalai, sulla effettiva possibilità e proficuità di continuare a parlare della Shoah.
Continua a leggere: Il giorno della memoria: libri e autori sulla Shoa
Questo post nasce da una esperienza personale in una libreria Feltrinelli di Roma, quando, al momento di fare alcuni regali, ho chiesto ad un addetto una serie di titoli di piccole e medie case editrici portandolo a spazientirsi. Ma partiamo dall’inizio.
Per precisione, i libri che volevo acquistare per alcuni miei amici/per me ed erano il libro di racconti ‘Ormoni e altre tempeste’ di Franco Fedeli, edizioni Infinito, uno per ogni decennio vissuto in Italia, dal dopoguerra ad oggi; ‘Brindo e me ne vado’ di Nereo Trabacchi, ed. Helicon che sta ricevendo un vero tam tam di segnalazioni su un gruppo letterario di Facebook.
“D’altronde - mi ha fatto l’addetto alla richiesta di ‘Ormoni’- sono piccole case editrici…” e non mi ha neanche chiesto se avrei voluto prenotarne una copia. Questo porta a diverse considerazioni, e la prima è che nonostante il successo delle piccole e medie case editrici (soprattutto romane) per le stesse è sicuramente difficile, come ha confermato il direttore dell’Aie Alfieri Lorenzon, farsi conoscere dal ‘grande pubblico’ (ovvero quel 10% di lettori ‘forti’ che tiene in piedi da solo, in Italia, tutto il mercato editoriale). E la seconda considerazione è: ma perchè l’addetto alle vendite mi ha detto che non conosceva Infinito edizioni se aveva proprio sul suo banco una pila di ‘Il cielo in una stalla’ di Erri de Luca (edito da Infinito, appunto)?. Vabbè.
Continua a leggere: Piccole e medie case editrici: quale visibilità?
Tutti i venerdì di giugno e di luglio, a Casola Valseno c’è il mercatino delle erbe e dei frutti dimenticati. Di solito il tempo non è mai bello, ma la gente di città accorre comunque per comprare quelle erbe ormai dimenticate, o anche solo per prendere un po’ di fresco e rilassarsi.
La gente di Casola si curava con metodi antichissimi anche quando era piccolo Cristiano Cavina, non c’era possibilità di scampo agli infusi di suor Luca Maria che curava tutto con i fiori di Bach, «La reverendissima madre superiora aveva una devozione particolare per i frutti dimenticati e le erbe aromatiche».
La festa dà il titolo all’ultimo, bello, e più intimo romanzo di Cavina, I frutti dimenticati, certamente una bella festa, ma è anche la metafora della situazione familiare di Cristiano, il frutto dimenticato che non ha mai conosciuto il padre. «Mio padre era tra i tanti forestieri che venivano a Casola per quella festa», ma lui non poteva saperlo.
Continua a leggere: I frutti dimenticati, di Cristiano Cavina
Un curioso post scritto sul quotidiano online “Il legno storto”, che parte da questa semplice questione: “come l’acquisto di un libro può diventare una micro analisi socio-politica”.
Viene raccontato poi come il libro di Roberto Perotti, “L’università truccata”, venga inspiegabilmente inserito, nella Feltrinelli di via Vittorio Emanuele Orlando, nella sezione “Concorsi”.
Peccato che si tratti di un testo/denuncia sui mali dell’università italiana: “Spero davvero che lo abbiano voluto nascondere laggiù - conclude l’autore - perché se fosse stata una scelta spontanea ci sarebbe di che preoccuparsi per il livello di dogmatismo e conformismo ideologico con il quale vengono gestite queste librerie”. A voi sono mai capitati episodi curiosi nella ricerca di un libro in libreria?
Via | Legnostorto

Il clima di questi giorni ci ha sommersi di pioggia, creando non pochi disagi in molte città. Per noi appassionati di libri però può essere il tempo ideale per dedicarsi a qualche buona lettura chiusi dentro casa o dentro a una biblioteca.
Quello che vi chiediamo oggi è appunto quale sia il vostro clima preferito per leggere, se c’è una condizione meteorologica che stimola più delle altre il vostro desiderio di dedicarvi a un buon libro.
Potete partecipare al sondaggio inserendo la vostra preferenza, o dire quello che volete nei commenti. Come sempre, chiedo in anticipo scusa se mi dimentico fra le scelte a disposizione il vostro clima preferito.
Foto: via Flickr

Sarà presentato oggi alle 17.30, a Roma presso la Federazione Nazionale della Stampa il libro “La Promessa Americana” di Barack Obama” (Donzelli). All’evento parteciperanno Lucia Annunziata, Carmine Donzelli, Gianni Riotta e Sergio Zavoli, insieme al presidente della Fnsi Roberto Natale. Il libro raccoglie i discorsi del senatore americano candidato alla presidenza e la presentazione, non a caso, avviene alla vigilia delle elezioni presidenziali.
Il libro fa riferimento ad una situazione diversa da quella attuale, e precisamente al periodo in cui Obama era ancora un outsider, in lotta con Hillary Clinton per conquistare la candidatura per il Pratito Democratico. A quei tempi in pochi avrebbero scommesso sul senatore nero ed è interessante rileggerne i discorsi, alla ricerca della chiave politica che ne ha consentito il successo; non scordiamoci infatti che Obama è stata una scommessa per il partito democratico e che fino ad alcuni anni fa sarebbe stato impensabile candidare un nero alla presidenza degli Stati Uniti.
La sua candidatura è stata un evento di tale misura da coinvolgere un pò tutto il mondo. In Italia come altrove, si sono create delle vere fazioni pro-Obama; tuttavia mi chiedo quanti sostenitori Europei e non abbiano veramente letto il suo programma. Ritengo che la novità rappresentata dalla sua candidatura abbia affossato le considerazioni razionali, portando a tralasciare la sostanza delle cose e facendoci scordare che stiamo parlando di politica.
Continua a leggere: Elezioni Usa: La Promessa Americana di Barack Obama

La lettura è un piacere, e come tale ha bisogno di un contesto adatto: devono essere adatti i rumori (o il silenzio) di fondo, gli abiti, l’umore, l’eventuale compagnia, la luce… e ovviamente anche il luogo in cui leggiamo. Oggi vi chiediamo appunto qual è il luogo che vi piace di più per dedicarvi a una gradevole lettura
A me piace leggere in particolare sui mezzi pubblici, con una preferenza particolare per il treno, ma non disdegno nemmeno gustarmi un buon libro semi-sdraiato sul divano (rigorosamente in larghissimi abiti da casa) o in un parco.
Probabilmente nell’elenco delle possibili scelte avrò dimenticato qualche luogo ideale per la lettura, o qualcuno di voi ne avrà uno diverso da quelli presentati, quindi rispondete pure nei commenti e dite la vostra sull’argomento.
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