Avreste voluto che Jerry non fosse morto, ma avesse imparato ad essere felice col suo amichetto topo Firmino? Oppure che la mamma di Cosette fosse sopravvissuta abbastanza da vedere le nozze felici di sua figlia? E che dire della fine dei ragazzetti amici di Elianto? Non avreste voluto anche voi sapere come cresce la vecchia Phoebe (la sorella del giovane Holden?)
Insomma, siete mai stati delusi dal finale di un libro che per il resto avete particolarmente amato? Come avreste voluto che andasse a finire? Perchè ad esempio nelle ‘Streghe’ di Roal Dahl il protagonista, trasformato in topo, deve proprio fare quella fine lì?
E soprattutto: può succedere che un personaggio molto amato vi dia i nervi, per come poi va a finire la sua storia nel romanzo? Per esempio: vi sono mai venuti i nervi a stare appresso alle storie dei protagonisti di Erlend Loe? Avreste mai sbattuto al muro Doppler per come tratta la moglie incinta nel suo delirio di innamoramento del bosco? Sfogatevi. Su Booksblog, naturalmente.
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Lo spunto per questo post viene da una notizia: e cioè che domani e dopodomani Milano ospita la fiera Bibliostar 2009, a cui partecipano aziende e privati che propongono, leggo, servizi, tecnologie e arredi per le biblioteche.
La mia proposta ai bibliotecari che ci seguono è invece molto più semplice: ma perchè nessuno trova il metodo per garantire una migliore conservazione delle copertine dei libri che vengono resi disponibili per il prestito? Purtroppo i libri che arrivano già al settimo-ottavo prestito ti giungono fra le mani molto rovinati, ed è fisiologico, ovvio.
Allora la mia modesta proposta è questa: perchè non acquistare quelle belle copertine trasparenti che pubblicizzano ovunque, e consentono di foderare un libro in modo da mantenerlo meglio nel tempo? Ma, dicevo, è solo un piccolo e banalissimo suggerimento. Se avete altre proposte per rendere migliore la vostra biblioteca, scriveteci.
Via | Pubblica Amministrazione
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Tante ne abbiamo nominate nel corso di quest’anno, da ‘La violinista’ al noir al femminile di ‘Alle signore piace il nero’
Libri che si ispirano a donne famose, come Laura Bush in American Wife, o Una ragazza comune, che rappresenta in filigrana la storia della principessa ‘triste’ Masako, fino alla storia della giovane amata da Maometto, Aisha, scritta da Sherry Jones e subito caso letterario per le polemiche che ha creato.
Ci sono state storie di donne che combattono con l’Alzheimer dopo una vita passata a insegnare, come ‘Still Alice’ o cadute nel dramma più tragico dopo la nascita dei figli, come ‘La notte si avvicina’ fino a bestseller annunciati come ‘La lettrice bugiarda’ o al ritorno, dopo 20 anni, della grande Toni Morrison .
Continua a leggere: Libri per l'8 marzo: il libro preferito nel 2008

Otto marzo festa delle donne, e con l’occasione Booksblog vorrebbe che tutti i lettori partecipassero a una rassegna delle figure letterarie di donna che più hanno amato nella loro vita. La domanda è semplice: quali le figure letterarie di donna che più vi hanno coinvolto, che più avete ammirato, odiato, leggendo le loro vicende nero su bianco?
Io personalmente penso alla Rose di ‘La metà di niente’ di Catherine Dunne, indimenticabile mamma che giorno dopo giorno deve ricostruire la sua vita con tre figli a carico dopo il tradimento-scomparsa del marito? (Per chi fosse interessata, c’è anche la seconda ‘puntata’, ovvero ‘L’amore o quasi’).
Oppure a Paula, che nella ‘Donna che sbatteva nelle porte’ di Roddy Doyle ci narra la sua storia di moglie e madre che sopravvive a un marito che la picchia mettendo al riparo la tua vita dall’alcool (anche qui, leggete il secondo volume, ‘Paula’). Segni particolari: coraggio e grande senso di equilibrio in situazioni disperate.
Continua a leggere: Libri per l'8 marzo: figure letterarie al femminile
E’ stato pubblicato nel mercato anglosassone ma da noi non è ancora arrivato il nuovo libro dell’iraniana Azadeh Moaveni, già autrice di Lipstick jihad (Pisani editore). Titolo: ‘Luna di miele a Teheran’, un memoir che si svolge nei due anni in cui Ahmadinejad sale al potere.
In quegli stessi anni, l’autrice trova l’uomo della sua vita e racconta come sia difficile in quest’epoca ‘mettere su famiglia’, ovvero vivere sulla propria pelle le contraddizioni del regime iraniano. Nel romanzo c’è anche l’apparizione come personaggio di Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace, ma ci sono soprattutto tanti dubbi: se sia possibile, ad esempio, “crescere un bambino sano, aperto di mente, in una cultura che è stata fondamentalista e anarchica” (sic)
Vengono descritte inoltre le usanze presenti all’interno dei matrimoni persiani, e soprattutto c’è una lunga riflessione sui rapporti fra Stati Uniti e Iran. Infine, l’autrice arriverà a una dura conclusione: la scelta essere madre in Occidente è una sfida maggiore, oltre ad essere un’esperienza di solitudine, più dura che in Iran. Speriamo che l’editore Pisani o qualche altra casa editrice non tralascino di tradurci anche questo secondo volume.
Azadeh Moaveni
Lipstick jihad
Pisani
15 euro
Azadeh Moaveni
Honeymoon in Teheran
Random House
26 dollari
Via | Azadeh.info
Avevamo già citato la bella rubrica dell’Aba, chiedendo agli editori di tradurre qualche titolo consigliato da loro per farcelo leggere.
Oggi torniamo all’attacco chiedendo loro come scelgono i libri da pubblicare nel loro catalogo. Quali sono gli elementi che li convincono che una storia ha chance di successo e a pubblicarla? Dove ‘scovano’, eventualmente, i titoli stranieri da pubblicare?
Se siete piccoli editori e avete voglia di aprirvi al dibattito, o lettori che vogliono suggerire titoli da tradurre, scriveteci!
Foto | Flickr

Molto interessante la rubrica dell’ABA (American bookseller association, l’associazione dei librari americana) cheogni mese riporta i titoli più belli, a giudizio dei librai associati. Interessante per chi ama leggere, perché i pareri dati dai librai sono del tutto appassionati e competenti, vista l’esperienza in materia di lettura.
E’ come se ibs riservasse una parte dello spazio commenti a chi fa questo mestiere (e sceglie i titoli più belli non solo per passione ma anche per lavoro). E così troviamo consigliati, per febbraio, “The School of Essential Ingredients”, di Erica Bauermeister, storia che nasce nel ristorante della protagonista durante le sue lezioni di cucina (e ogni ricetta è metafora di lezioni di vita) oppure ‘Hands of My Father: A Hearing Boy, His Deaf Parents, and the Language of Love” di Myron Uhlberg, storia di un bimbo udente cresciuto con due genitori sordomuti e di come tutti e tre trovino un linguaggio speciale per comunicare il loro amore.
Appello ai tanti editori che ci seguono: perchè non acquistate il copyright di qualcuno di questi titoli e ci fate felici? E all’Ali (Associazione librai italiani): perchè non fate qualcosa di simile sul vostro sito?
Myron Uhlberg
Hands of My Father: A Hearing Boy, His Deaf Parents, and the Language of Love
Bantam ed.
23 dollari
Erica Bauermeister
The School of Essential Ingredients
Putnam
24 dollari
Via | Booksweb

La critica letteraria è diventata marginale perché “la letteratura ha smesso di essere ciò che era nel Novecento: la miglior lente disponibile per comprendere - e cambiare - il mondo”. Così un quotidiano italiano interpreta la dolorosa chiusura della pagina culturale domenicale del Washington Post.
La tesi è interessante: oggi i pezzi di critica letteraria dovrebbero essere più ‘pop’, meno autoreferenziali, aprirsi alle questioni che pongono alla nostra esistenza i cambiamenti che stiamo attraversando. Utopia ( e soprattutto: utopia, in Italia)?
E’ vero d’altra parte che nel nostro paese vengono pubblicate molte riviste letterarie (non con tirature enormi, certo) e che pure però continuano ad avere il loro pubblico, come d’altronde degli ottimi inserti culturali della domenica (quello del Sole24 ore, ad esempio). D’altronde, da tempo la ‘terza pagina’ non è più tale, non esiste più nella sua forma originale. Quali sono, secondo voi, i difetti più grandi della critica letteraria italiana, oggi?
Via | Il Giornale
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Oggi è il giorno della memoria, l’anniversario della liberazione del campo di prigionia di Aushwitz, avvenuto esattamente 64 anni fa, il 27 gennaio del 1945. Quel giorno, che per qualcuno (i purtroppo troppo pochi sopravvissuti) ha rappresentato la fine di un incubo, ha rappresentato per tutti gli altri, per l’opinione pubblica mondiale, l’inizio di un altro incubo, duro ma assolutamente necessario, quello della consapevolezza, della memoria.
Da qualche anno, per il sempre minor numero di sopravvissuti ancora in vita, per uno strano atteggiamento che ha reso la memoria di quei terribili momenti sempre più spesso uno spettacolo mediatico fondato sull’inutile pathos del “come è potuto succedere?”, ma anche per un colpevole rapporto di sufficenza che noi tutti abbiamo con la storia, il vero significato dell’Olocausto di milioni di persone tra ebrei, zingari, omosessuali e detenuti politici sta venendo meno.
Come ogni anno, quindi, anche oggi ci ritroviamo a leggere l’elenco delle nuove uscite editoriali che si ripropongono di ricordare quel vergognoso pezzo di storia: quest’anno si passa dalla “Storia della Shoah in Italia” (Einaudi) al “Canto del popolo Yiddish messo a morte” (Mondadori) di Itzak Katzenelson, nella nuova traduzione di Erri De Luca, al bestseller spagnolo, edito Rizzoli, “Il liutaio di Cracovia” di Maria Angels Anglada, al “Diario di Helen Berr”, nuova Anna Franck, fino agli interrogativi di Yeuhda Bauer, pubblicati da Baldini&Castoldi Dalai, sulla effettiva possibilità e proficuità di continuare a parlare della Shoah.
Continua a leggere: Il giorno della memoria: libri e autori sulla Shoa
Questo post nasce da una esperienza personale in una libreria Feltrinelli di Roma, quando, al momento di fare alcuni regali, ho chiesto ad un addetto una serie di titoli di piccole e medie case editrici portandolo a spazientirsi. Ma partiamo dall’inizio.
Per precisione, i libri che volevo acquistare per alcuni miei amici/per me ed erano il libro di racconti ‘Ormoni e altre tempeste’ di Franco Fedeli, edizioni Infinito, uno per ogni decennio vissuto in Italia, dal dopoguerra ad oggi; ‘Brindo e me ne vado’ di Nereo Trabacchi, ed. Helicon che sta ricevendo un vero tam tam di segnalazioni su un gruppo letterario di Facebook.
“D’altronde - mi ha fatto l’addetto alla richiesta di ‘Ormoni’- sono piccole case editrici…” e non mi ha neanche chiesto se avrei voluto prenotarne una copia. Questo porta a diverse considerazioni, e la prima è che nonostante il successo delle piccole e medie case editrici (soprattutto romane) per le stesse è sicuramente difficile, come ha confermato il direttore dell’Aie Alfieri Lorenzon, farsi conoscere dal ‘grande pubblico’ (ovvero quel 10% di lettori ‘forti’ che tiene in piedi da solo, in Italia, tutto il mercato editoriale). E la seconda considerazione è: ma perchè l’addetto alle vendite mi ha detto che non conosceva Infinito edizioni se aveva proprio sul suo banco una pila di ‘Il cielo in una stalla’ di Erri de Luca (edito da Infinito, appunto)?. Vabbè.
Continua a leggere: Piccole e medie case editrici: quale visibilità?