
Oggi, sul sito di Affari Italiani, è stata pubblicata una interessante intervista a Ginevra Bompiani, figlia di Valentino e fondatrice della casa editrice Nottetempo, nella quale la scrittrice-editrice riprende il discorso, sempre attuale, degli sconti nel campo editoriale.
Qualche mese fa ne avevamo già parlato, discutendo della campagna Perchè un buon libro non è mai scontato, promossa da una serie di piccole case editrici (tra le quali anche la Nottetempo) che si sono unite nel gruppo I mulini a vento o, riprendendo alcune segnalazioni pervenuteci (qui e qui) sulla bizzarra politica degli sconti di Einaudi.
Il problema, ad ogni modo, non si è ancora risolto e, se non ci saranno interventi legislativi seri e concreti, sicuramente le cose non miglioreranno da sole. Intanto il mondo editoriale si sta spaccando, da una parte il fronte di chi vuole intervenire a difesa della piccola e media editoria, per salvare la piccola distribuzione (Nottetempo, Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos, ma anche Laterza e la galassia Mauri Spagnol) e dall’altra il potente fronte formato dalle grandi majors, in primis naturalmente la Mondadori, che ha tutto il vantaggio che le cose rimangano così.
Via | Affaritaliani.it
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Nel corso del Festival della letteratura di Mantova è stato chiesto ad alcuni autori di contribuire al Vocabolario europeo, regalando una parola con annessa spiegazione, che riassumesse in qualche modo una visione del mondo. Il progetto, curato dal linguista Giuseppe Antonelli, è partito nel 2008 e mira a raccogliere diverse “voci” (scrittori e parole) che animano le lingue e la cultura europea.
Quest’anno si sono aggiunti altri quattordici lemmi, tra i quali quello della “Camilleri spagnola” Alicia Giménez Bartlett che ha scelto il termine Perro, cane, e ha spiegato che i migliori amici dell’uomo sono ben più civili dei loro padroni, “un cane non eredita i peccati dei padri, le colpe delle generazioni passate, non ha fatto l’Olocausto.”
E voi? Qual è la vostra parola? Quella che da sola racchiude il mondo dal vostro punto di vista? Io mi sto ancora lambiccando il cervello, ma prima o poi la troverò…
Via | Corriere della sera
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Forse la fine del mese di luglio non è il periodo migliore per proporre una discussione, un confronto, ma in molte delle mie attività, compreso ultimamente anche Booksblog, mi sono ritrovato a riflettere sul ruolo degli editor e delle agenzie letterarie nella produzione letteraria contemporanea, vale a dire tutta quella sovrastruttura di mediazione che negli ultimi anni si è inserita tra l’autore e il mondo editoriale.
Che sia chiaro, questa sovrastruttura esiste da sempre nel mondo editoriale, ma negli ultimi anni il suo ruolo e il suo peso sembrano essere aumentati, con il rischio (tutto da valutare) di appiattire i linguaggi e le forme sui canoni dettati dal mercato e del successo.
Su questo argomento volevo segnalarvi gli interventi che si sono susseguiti sul blog letterario Il primo amore nell’ultimo periodo, interventi di Carla Benedetti, Dario Voltolini, Benedetta Centovalli e Vincenzo Latronico, che ragionano sul ruolo dell’editing nella letteratura contemporanea, soprattutto a partire dal caso Carver, i cui racconti, ripubblicati recentemente per la prima volta nella versione senza editing in “Principiante” (versione originale di Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore), hanno sollevato un gran polverone.
Ma cosa ne pensate voi? Voi, lettori di booksblog, tra le cui fila si nascondono sicuramente sia editor, agenti e redattori editoriali, sia autori emergenti o già affermati, critici e, soprattutto avidi lettori; qual è la vostra opinione in proposito? Siete convinti che la mediazione editoriale di editor e affini sia una parte necessaria e arricchente del percorso di genesi e di nascita di un libro o, al contrario, pensate che sia un pericoloso atto di sottomissione dell’autore al mercato e di appiattimento qualitativo dei prodotti?
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Einaudi non pubblicherà l’ultimo libro di Saramago perché diffama Silvio Berlusconi. Il libro di Saramago – premio Nobel per la letteratura nel 1998 – si intitola Il quaderno, e raccoglie testi letterari e politici scritti sul blog dallo scrittore portoghese. Di questa scelta ne dà notizia L’Espresso: “La nuova opera contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario”.
Josè Saramago è presente nel catalogo dell’Einaudi con ben venti titoli. Il quaderno invece sarà pubblicato da Bollati Boringhieri. Al di là delle considerazioni politiche su Silvio Berlusconi e sui giudizi che Saramago esprime – volenti o nolenti Berlusconi è il nostro presidente del consiglio – è triste pensare che un autore come Saramago venga rifiutato perché “sgradito ad un uomo di potere”. Ho sempre amato i libri dell’Einaudi: d’ora in poi dovrò fare attenzione, perché, se la linea editoriale di una grande casa editrice è quella di ricorrere all’indice, la cosa mi sembra foriera di pessimo futuro.
Per dirla con Mario Portanova su L’Espresso:
Certo, nessun editore al mondo manderebbe in libreria testi che parlano male, e così male, del padrone di casa. Nessun editore al mondo, però, ha un padrone di casa così ingombrante.
Allora, non so voi, ma a me capita sempre. Mi capita di guardarmi intorno per la mia stanza, e di capire a colpo d’occhio che è ora di ‘mettere a posto’ la libreria. ‘Mettere a posto’ la libreria - che non c’entra nulla con la sua pulizia periodica - è in realtà un’azione che in linea di principio non ha alcun senso: i libri sono sempre lì, immobili, e non è che da soli creino un gran disordine, una volta che li hai collocati nei loro spazietti.
Però ovviamente mettere a posto la libreria ha tutto un altro senso: ovvero, consiste nel voler dare un diverso ordine ai libri: perchè alcuni non dovrebbero stare vicini ad altri. O perchè nei mesi - non te ne sei accorta? - ti sei appassionata di reportage dall’estero. Ormai il numero dei volumi è abbastanza consistente dal richiedere una mensola a sè stante.
Ma soprattutto ti accorgi che sostanzialmente ‘mettere a posto’ la libreria significa una sola cosa: creare nuovi ’spazi’ vuoti fra i libri che hai. Spazi che giustifichino la tua voglia di acquistarne altri dello stesso argomento (o della stessa casa editrice o dello stesso colore di copertina: dipende dal criterio che usate per metterli in ordine). Questo è esattamente il momento in cui scoprire le proprie ‘lacune’, ovvero stupirsi di non aver mai incluso fra i propri libri alcune letture importanti.
Avreste voluto che Jerry non fosse morto, ma avesse imparato ad essere felice col suo amichetto topo Firmino? Oppure che la mamma di Cosette fosse sopravvissuta abbastanza da vedere le nozze felici di sua figlia? E che dire della fine dei ragazzetti amici di Elianto? Non avreste voluto anche voi sapere come cresce la vecchia Phoebe (la sorella del giovane Holden?)
Insomma, siete mai stati delusi dal finale di un libro che per il resto avete particolarmente amato? Come avreste voluto che andasse a finire? Perchè ad esempio nelle ‘Streghe’ di Roal Dahl il protagonista, trasformato in topo, deve proprio fare quella fine lì?
E soprattutto: può succedere che un personaggio molto amato vi dia i nervi, per come poi va a finire la sua storia nel romanzo? Per esempio: vi sono mai venuti i nervi a stare appresso alle storie dei protagonisti di Erlend Loe? Avreste mai sbattuto al muro Doppler per come tratta la moglie incinta nel suo delirio di innamoramento del bosco? Sfogatevi. Su Booksblog, naturalmente.
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Lo spunto per questo post viene da una notizia: e cioè che domani e dopodomani Milano ospita la fiera Bibliostar 2009, a cui partecipano aziende e privati che propongono, leggo, servizi, tecnologie e arredi per le biblioteche.
La mia proposta ai bibliotecari che ci seguono è invece molto più semplice: ma perchè nessuno trova il metodo per garantire una migliore conservazione delle copertine dei libri che vengono resi disponibili per il prestito? Purtroppo i libri che arrivano già al settimo-ottavo prestito ti giungono fra le mani molto rovinati, ed è fisiologico, ovvio.
Allora la mia modesta proposta è questa: perchè non acquistare quelle belle copertine trasparenti che pubblicizzano ovunque, e consentono di foderare un libro in modo da mantenerlo meglio nel tempo? Ma, dicevo, è solo un piccolo e banalissimo suggerimento. Se avete altre proposte per rendere migliore la vostra biblioteca, scriveteci.
Via | Pubblica Amministrazione
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Tante ne abbiamo nominate nel corso di quest’anno, da ‘La violinista’ al noir al femminile di ‘Alle signore piace il nero’
Libri che si ispirano a donne famose, come Laura Bush in American Wife, o Una ragazza comune, che rappresenta in filigrana la storia della principessa ‘triste’ Masako, fino alla storia della giovane amata da Maometto, Aisha, scritta da Sherry Jones e subito caso letterario per le polemiche che ha creato.
Ci sono state storie di donne che combattono con l’Alzheimer dopo una vita passata a insegnare, come ‘Still Alice’ o cadute nel dramma più tragico dopo la nascita dei figli, come ‘La notte si avvicina’ fino a bestseller annunciati come ‘La lettrice bugiarda’ o al ritorno, dopo 20 anni, della grande Toni Morrison .
Continua a leggere: Libri per l'8 marzo: il libro preferito nel 2008

Otto marzo festa delle donne, e con l’occasione Booksblog vorrebbe che tutti i lettori partecipassero a una rassegna delle figure letterarie di donna che più hanno amato nella loro vita. La domanda è semplice: quali le figure letterarie di donna che più vi hanno coinvolto, che più avete ammirato, odiato, leggendo le loro vicende nero su bianco?
Io personalmente penso alla Rose di ‘La metà di niente’ di Catherine Dunne, indimenticabile mamma che giorno dopo giorno deve ricostruire la sua vita con tre figli a carico dopo il tradimento-scomparsa del marito? (Per chi fosse interessata, c’è anche la seconda ‘puntata’, ovvero ‘L’amore o quasi’).
Oppure a Paula, che nella ‘Donna che sbatteva nelle porte’ di Roddy Doyle ci narra la sua storia di moglie e madre che sopravvive a un marito che la picchia mettendo al riparo la tua vita dall’alcool (anche qui, leggete il secondo volume, ‘Paula’). Segni particolari: coraggio e grande senso di equilibrio in situazioni disperate.
Continua a leggere: Libri per l'8 marzo: figure letterarie al femminile
E’ stato pubblicato nel mercato anglosassone ma da noi non è ancora arrivato il nuovo libro dell’iraniana Azadeh Moaveni, già autrice di Lipstick jihad (Pisani editore). Titolo: ‘Luna di miele a Teheran’, un memoir che si svolge nei due anni in cui Ahmadinejad sale al potere.
In quegli stessi anni, l’autrice trova l’uomo della sua vita e racconta come sia difficile in quest’epoca ‘mettere su famiglia’, ovvero vivere sulla propria pelle le contraddizioni del regime iraniano. Nel romanzo c’è anche l’apparizione come personaggio di Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace, ma ci sono soprattutto tanti dubbi: se sia possibile, ad esempio, “crescere un bambino sano, aperto di mente, in una cultura che è stata fondamentalista e anarchica” (sic)
Vengono descritte inoltre le usanze presenti all’interno dei matrimoni persiani, e soprattutto c’è una lunga riflessione sui rapporti fra Stati Uniti e Iran. Infine, l’autrice arriverà a una dura conclusione: la scelta essere madre in Occidente è una sfida maggiore, oltre ad essere un’esperienza di solitudine, più dura che in Iran. Speriamo che l’editore Pisani o qualche altra casa editrice non tralascino di tradurci anche questo secondo volume.
Azadeh Moaveni
Lipstick jihad
Pisani
15 euro
Azadeh Moaveni
Honeymoon in Teheran
Random House
26 dollari
Via | Azadeh.info