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narrativa straniera

Messaggero d'amore, di Leslie P. Hartley

pubblicato da sara in: narrativa straniera

hartleyNegli occhi della mia mente i ricordi sepolti di Branham Hall sono in chiaroscuro, sono macchie di luce e oscurità; solo con uno sforzo riesco a vederli a colori. Ci sono cose che so, benchè non sappia come le so, e cose che ricordo. Certe cose sono radicate nella mia mente come fatti, ma non vi collego nessuna immagine, e poi ci sono immagini non sostenute da eventi che ritornano in modo ossessivo, come il paesaggio di un sogno.

Messaggero d’amore, di Leslie P. Hartley, (1895-1972) ha uno degli incipit più famosi della storia della letteratura: Il passato è una terra straniera; fanno le cose in modo diverso laggiù. E’ nel passato che si colloca infatti la storia, raccontata a ritroso, del protagonista ormai anziano che un tempo si faceva chiamare Leo e che un giorno riapre il diario datato 1900, il resoconto di un’estate di tanti anni prima.

Era un tempo in cui, dodicenne (un dodicenne d’altri tempi, per il suo candore) credeva che una mistura ben lavorata di erbe e radici, con qualche formula magica ad hoc, potesse cambiare il corso degli eventi e che ogni persona nascondesse il cuore di una creatura mitica corrispondente a uno dei segni zodiacali.

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Fukushima e il Giappone nelle parole di Daniel de Roulet

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné in: scrittori libri narrativa straniera

Tu n'as rien vu a FukushimaDaniel de Roulet è uno svizzero del quale non si è sentito parlare più di tanto in Italia, almeno fino ad ora, nonostante alcuni dei suoi libri, grandi successi d’oltralpe (e non solo), siano stati “precocemente tradotti” anche nella nostra lingua. L’ultima uscita potrebbe invertire il trend anche nel bel paese. Si tratta di un breve scritto dal titolo “Tu n’as rien vu a Fukushima” (che in italiano suona un po’ come “Tu non hai visto niente a…”) che ricalca la celebre frase pronunciata dalla protagonista francese di un famoso film su un’altra tragedia del nucleare, era Emmanuelle Riva in Hiroshima mon amour.

Giocando sui rimandi e sulle distanze, fisiche, temporali e culturali, de Roulet scrive una lunga lettera indirizzata ad un’amica giapponese con la quale ha trascorso una splendida serata giusto un anno prima dello tsunami, e di tutti i tragici eventi che sono seguiti. Tra l’incanto delle feste di primavera, l’orrore per la catastrofe, e le riflessioni sull’avvenire del nucleare, lo scrittore si insinua con cortesia nei meandri delle reazioni orientali, cercando di comprendere e di spiegare il suo stesso sentimento di impotenza e la preoccupazione. Ne abbiamo tradotto un piccolo estratto, mantenendo l’eleganza del Voi, che ricorda tanto un certo uso sopravvissuto nel Sud Italia. Sperando che sia di buon auspicio per una prossima apparizione integrale nella lingua di Dante…

Dopo cinque giorni, ogni volta che accendo il mio computer sono davanti alle immagini di Fukushima, i pennacchi di fumo, le esplosioni, gli elicotteri che gettano l’acqua sulle piscine a secco, i reattori fessurati e vi ascolto dire “Tu non hai visto niente a Fukushima”. Avete ragione, sono a migliaia di chilometri di distanza, su una terra che non trema, lontano dal mare e mi si racconta che i giornalisti francesi scappano, che gli specialisti della radioprotezione inviati dai governi europei si trovano a diverse centinaia di chilometri, fuggono quindi anche loro. Non approvo una tale debolezza professionale, ma cosa avrei fatto io stesso? Se mi aveste dato appuntamento oggi, e non il 18 marzo dell’anno scorso? In quel bar sotterraneo, mi avete spiegato i differenti modi di bere il saké, sollevare la coppetta di porcellana quando vi servono, supplemento al viaggio nelle isole di M. Roland Barthes. Si, era questo che mi piaceva nella vostra cité, la raffinatezza dei petali di ciliegio che piovevano sulla città. E le parole. Fukushima è diventata per me uno di quei nomi che si fondono sulla lingua come il manzo cresciuto alla birra, voi siete sicuramente capace di staccarne ogni singola sillaba, disegnandone l’ideogramma. Fukushima significa isola della felicità. Gli dei devono essersi sbagliati.

Via | libella.fr

Un inglese a Parigi: Hugo riceve Dickens

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné in: scrittori narrativa straniera curiosità Romanzo di formazione

Hugo riceve DickensSe si lascia da parte la “consueta inimicizia” che sembra legare i “cittadini della Corona” e quelli “della République”, non si può fare a meno di mettere in evidenza alcuni “scambi fondamentali”. La testimonianza di uno di questi si chiama “Hugo riceve Dickens” ovvero un inglese a Parigi, ed è visitabile fino al 13 maggio, presso la Maison de Victor Hugo, situata nel quadrilatero di place des Vosges.

Si tratta di un esplorazione di alcuni nodi comuni, condotta attraverso materiali d’epoca. Caricature, manifesti e giornali, che permettono di farsi un’idea “delle peregrinazioni dickensiane” nella Ville Lumière, tra teatri, incontri mondani, prigioni e obitori, ma anche foto di Julia Margaret Cameron e Edmond Bacot sulla condizione dell’infanzia descritta da entrambe “le penne”.

La manifestazione, inserita nella cornice del bicentenario della nascita di Charles Dickens, parte proprio dagli incontri tra i due scrittori, tramandateci come avvenimenti quasi leggendari. E’ l’inglese a recarsi per primo da Hugo, in una fredda domenica parigina del gennaio 1847, ma le traduzioni e la fama dei suoi romanzi lo hanno preceduto. In una lettera poco posteriore, indirizzata alla Contessa di Blessington centellinerà un elogiativo commento nei confronti “dell’epigono d’oltremanica”:

Hugo mi ha colpito profondamente, ha l’aria di quel genio, che sicuramente è, ed è francamente interessante dalla testa ai piedi.

Le loro “comunicazioni intellettuali”, apparentemente, non si fermeranno lì. C’è chi afferma che tali scambi passino attraverso alcune somiglianze, riferite in particolare alle opere “Racconto di due città” (Dickens 1859) e “Novantatré” (Hugo 1874), corrispondenze corroborate dalla traduzione con la quale il primo testo è stato pubblicato in Francia che suona così: “Parigi e Londra nel 1793″.

Via | paris.fr

È nata una star?, di Nick Hornby. Leggi su Booksblog i primi due capitoli

pubblicato da Roberto Russo in: narrativa straniera

Ã� nata una star?, di Nick HornbyÈ nata una star? è un romanzo di Nick Hornby che racconta di come una madre scopre che suo figlio è una pornostar, con tutti gli annessi e connessi. Da questo libro è stato tratto il film omonimo, per la regia di Lucio Pellegrini. Sul set ci sono Rocco Papaleo, Luciana Littizzetto e Pietro Castellitto, figlio di Sergio, nei panni del figlio superdotato.

Nick Hornby è uno dei più grandi autori inglesi contemporanei, ironico e magnetico, che ha segnato l’immaginario di varie generazioni. Pubblicato in Italia da Guanda, ha venduto qui da noi oltre 2 milioni di copie. Tra i suoi titoli ricordiamo Un ragazzo, Alta fedeltà, Come diventare buoni, Tutto per una ragazza.

In occasione dell’uscita del film (al cinema dal 23 marzo), Booksblog vi propone i primi due capitoli del romanzo È nata una star? Magari potrebbe essere utile leggere il libro e poi vedere il film (o anche il contrario), per valutare quanto cambi il racconto nei due mezzi narrativi. Intanto, buona lettura!

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I dannati non muoiono, di Jim Nisbet

pubblicato da Giammarco Raponi in: blog&web giallo e noir narrativa straniera

Nel 1986 Bompiani pubblica I dannati non muoiono di Jim Nisbet, uno scrittore che scrive come si dovrebbe e di cui si è parlato troppo poco.

Il libro, in buona parte rivisto dall’autore, ora viene riproposto da Fanucci, ma con un nuovo marchio: TimeCrime che – come si deduce dal nome – si dedica in modo esclusivo «ai lettori che amano il thriller in tutte le sue forme».

Nisbet, con un certo senso dell’ironia, a suo modo rivisita il classico dei personaggi hard-boiled. Si chiama Martin Windrow: parecchio ferito (letteralmente ma anche nell’anima), belloccio, senza un soldo, sarcastico e, il massimo che è riuscito a fare dopo essere uscito dalla polizia, è arrangiarsi a fare l’investigatore privato per divorzi e separazioni. E, anche se beve molto, non ha il vizio delle sigarette.

Ed è proprio per consegnare il documento di divorzio a un certo Herbert Trimble, che si imbatte in uno strano e sanguinosissimo omicidio. La vittima, una donna che abitava proprio nell’appartamento di fianco a Trimble, è stata massacrata. Trimble non è nel suo appartamento che a Martin appare pressoché normale, se non fosse per un foglio infilato nella macchina per scrivere, con su scritto: «Ho sempre voluto scuoiare una donna».

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"La bestia umana" di Émile Zola

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné in: scrittori libri narrativa straniera

La bestia umanaQuale miglior prova delle teorie deterministiche che un vero e proprio “romanzo dimostrativo”? Ecco il nucleo vincente della “magia spuria” contenuta nella narrazione netta e priva di fronzoli di Zola. Con “La Bestia Umana”, diciassettesima cima, appartenente proprio a quel ciclo dei Rougon-Macquart, che, non a caso, vanta l’evocativo sottotitolo di “storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero”, si mette in scena un nuovo capitolo di quel singolare miscuglio di crudezza e disincanto che è all’origine dell’indimenticabile sortilegio dello stile naturalista, ripetutosi innumerevoli volte nell’inventiva dello scrittore.

Abusi, vili questioni di denaro, sospetti di avvelenamento, omicidi, relazioni violente ed umilianti fin nel seno delle famiglie stesse, fanno da cornice alla vicenda di Jacques Lantier, macchinista della linea Parigi-Le Havre, che intrattiene una relazione personale dai “tratti quasi amorosi” con la locomotiva che conduce. Lei che è allo stesso tempo, ferroso simbolo di progresso e femminile amante, ma anche sbuffante e tirannica custode delle ragioni della modernità e del progresso, che accoglie e divora i binari che solca.

La speranza ed il desiderio di riscatto non sono assenti da una storia “tremendamente umana”, che evolve per azioni di individui che non possono ricordare l’homo homini lupus di plautiana memoria per svanire in spire di vapore e di fatalità sanguigna.

Via | lectureslaucadet.over-blog.com

L'armadio dei vestiti dimenticati, di Riikka Pulkkinen

pubblicato da sara in: narrativa straniera Romanzi d'amore

pulkinnenLe relazioni umane sono come boschi fitti. O forse le persone stesse sono boschi, nei quali si aprono molti sentieri, a ritmo serrato; sentieri destinati a restare ignoti a molti che si manifestano per caso a coloro che si trovano a passare in quel momento.

Si merita, a mio modestissimo parere, il successo che sta avendo, questo L’armadio dei vestiti dimenticati della finlandese Riikka Pulkkinen. L’autrice, classe 1980, non è al suo esordio, visto che era già stata segnalata come una delle migliori penne del suo Paese nel 2006, per un romanzo - Raja - inedito in Italia (e che ci piacerebbe che qualche editore ci traducesse, a questo punto).

Sarà che abbiamo voglia di profondità, in questo periodo in cui la crisi economica taglia “il superfluo”,e forse non solo a livello di consumi materiali. Sarà anche che il rapporto fra madri e figlie (e nonne) si presta alle declinazioni più vaste e complesse in cui è facile scorgere tratti che assomiglino alla nostra privata storia esistenziale, aiutandoci a elaborare - tramite l’identificazione - stati emotivi inespressi.

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"La città degli amori infedeli" di Najat El Hachmi

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné in: scrittori libri narrativa straniera

La città degli amori infedeli“Questa è l’unica verità che vi vogliamo raccontare, quella di un padre che deve affrontare la frustrazione di non poter compiere il proprio destino, quella di una figlia che, senza averlo deciso, cambiò per sempre la storia dei Driouch.”

Ecco una delle chiavi del racconto, che riassume il legame tra i due personaggi principali ed i loro ruoli assunti e mancati. Un padre ed una figlia, ognuno ben distante dal “compito” che la società sembra avergli assegnato da secoli. Si chiamava “L’últim patriarca”, era questo il titolo del libro di Najat El Hachmi, scrittrice e poetessa spagnola nata in Marocco. Questo il nome della storia che ha raccontato in catalano, la lingua di Barcellona, città nella quale vive dall’età di otto anni, idioma dal quale è stato tradotto in italiano (da Sara Cavarero con il contributo dell’Institut Ramon Llull) e linguaggio del paese dove è emigrato il nostro protagonista, padre-padrone di una dinastia di uomini-sovrani “ormai decaduta”, patriarca appunto, ma di un’epoca che non esiste più e che proprio in lui ha visto l’ultimo rappresentante di una tradizione che i suoi figli non porteranno avanti, per loro espressa volontà.

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85 primavere e una sorpresa per Gabriel García Márquez

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné in: scrittori ebooks narrativa straniera curiosità

Cent'anni di solitudineE’ un grande giorno per la letteratura, ottantacinque anni fa ad Aracataca, paesino sulle rive dell’omonimo fiume, “metteva i suoi piedi su questa terra” uno dei più grandi scrittori mai esistiti. Si tratta del colombiano Gabriel García Márquez indimenticato autore del complesso intrigo di “Cronaca di una morte annunciata” e di mille altre storie.

Ma ci sono anche altre ragioni per festeggiarlo, ricorrono quest’anno anche le sessanta primavere dalla prima opera “La tercera resignación”, le quarantacinque dal capolavoro intitolato “Cent’anni di solitudine”, e le dieci dalla pubblicazione delle sue memorie “Vivere per raccontarla”, per non parlare dei tre decenni dall’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura.

Se qualche tempo fa vi annunciavamo l’uscita della raccolta di testi inediti “Non vengo a fare un discorso”, oggi vi lasciamo con una notizia che farà piacere a coloro che si dedicano alle letture “in ispanico idioma”. Carmen Balcells, agente letterario di Barcellona e grande amica dello scrittore ha annunciato l’arrivo della versione elettronica di “Cien años de soledad”, che ritornerà ad avere la copertina con la quale venne pubblicato per la prima volta nel 1967, in versione cartacea naturalmente, un galeone sullo sfondo della foresta colombiana.

Immagine da eluniversal.com.mx

Via | cultura.elpais.com

"La casa della luce" di Ogawa Yoko

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné in: scrittori libri narrativa straniera

La casa della luceTre racconti messi in fila come i bambini a scuola, allineati dal più piccolo al più grande per fare in modo che le maestre vedano e possano facilmente sorvegliare. Tre racconti un po’ claustrofobici, “storie d’interni”, mi verrebbe da dire, distillate parola per parola nello spazio chiuso dei muri ed in quello aperto e misterioso delle trasformazioni. “La casa della luce” di Ogawa Yoko è una specie di insieme di “sentieri interrotti”, che prendono la direzione delle vite che seguono, ma fino ad un certo punto, oltre il quale sembra esserci solo il vuoto della solitudine e dell’incomprensione.

Fedeli alla leggendaria stringatezza (e accuratezza) giapponese, i nomi scelti contengono già in nuce la natura del loro sviluppo: Diario di una gravidanza racconta di una ragazza che assiste, durante tutti e nove i mesi dell’attesa, la capricciosa sorella con la quale intrattiene un rapporto reso ancora più complicato dalle intemperanze della futura mamma. In Dormitorio, l’atmosfera si tinge rapidamente di giallo; dietro la scomparsa del cugino della protagonista, svanito all’interno di un pensionato universitario, si cela qualcosa di oscuro, come il proprietario del luogo, privo di braccia e dalla gamba artificiale. La Casa della luce, terza ed ultima vicenda della raccolta, narra la storia di Aya, costretta a vivere un’esistenza triste isolata nell’orfanotrofio diretto da suo padre, nel quale ama fermarsi per ore a guardare i ragazzi che si tuffano nella piscina, un passatempo che la varrà un bell’incontro inaspettato e forse l’amore.

Via | asiaexpress.it