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  <title>booksblog</title>
  <subtitle>booksblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-23T12:48:08+00:00</updated>
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    <title type="html">Amnesia, di Jean-Christophe Grangé</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2012-05-18T15:42:02+00:00</published>
    <updated>2012-05-18T15:42:02+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>giallo-e-noir</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>amnesia</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>jean-christophe grangé</dc:subject><dc:subject>thriller</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9943/amnesia-di-jean-christophe-grange"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/amnesia.jpg" class="post" border="0" align="left" width="240" height="360" alt="" /> Jean-Christophe Grangé è tornato da poco in libreria con <a href="http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&#038;CPID=2854">Amnesia</a>, come sempre uscito per Garzanti. Romanzo (thriller) fiume, si direbbe a giudicare dal numero di pagine (756). In realtà, è una storia godibile nella lettura, che ti aggancia sin dalle prime battute. La storia, per l’appunto, scorre su vari binari che, a un certo punto della loro vita, si incontrano. Nessuno dei protagonisti ha avuto una esistenza facile, sono tutte persone (o personalità) la cui vita (vera o inventata che sia) ha lasciato ferite profonde. </p>
<p>Il punto di inzio è Bordeaux. Qui si è trasferito da non molto il dottor Mathias Freire, uno psichiatra, la cui unica ragione di vita è il proprio lavoro. Il dottor Freire presta servizio presso una clinica specializzata. Una notte arriva la chiamata della polizia che lo avverte di un nuovo arrivato.</p>
<p>Si tratta di un tipo grande e grosso, con un cappello e stivali da cowboy, con una busta di plastica in mano, il colosso sembra essere affetto da amnesia. Peccato che sia stato trovato in stato di shock con una chiave inglese in mano sporca di sangue. L’uomo non parla. Non può. O quantomeno sembra che non possa.</p>
 <p>
Mathias tuttavia riesce a instaurare un rapporto con il cowboy grazie all’ipnosi e questi inizia a raccontare delle cose che, purtroppo, sembrano essere plausibili. </p>
<p>Mathias decide di aiutarlo a ritrovare se stesso. E non solo per questioni umanitarie, ma perché anche Mathias è tormentato dai suoi ricordi (non certo belli, e forse non sono neanche i suoi) e in qualche modo si rivede in quell’uomo (a parte la stazza, si capisce). </p>
<p>Con ogni probabilità, pensa Mathias, l’amnesia è dovuta a un trauma precedente che gli provoca squilibri identitari. È una teoria, e anche piuttosto diffusa in ambito accademico. Ma tra una teoria e la capacità di simulazione c’è sempre un confine labile. Basta scoprirlo, ma quando Mathias lo scopre è troppo tardi.</p>
<p>Nel frattempo la polizia scopre un cadavere nei pressi della stazione. Proprio dov’è stato ritrovato il nostro cowboy. La vittima: si tratta di un giovane, drogato e senza fissa dimora. E fin qui niente di strano, se non fosse che sulla sua testa è stata infilata un’altra testa, quella di un toro.      </p>
<p>Le indagini partono con pochissimi elementi, appena sufficienti perché Anaïs Chatelet (incaricata alle indagini) possa iniziare a muovere i primi e incerti passi che la condurranno a scontrarsi con Mathias e la sua decisione di aiutare lo sconosciuto. </p>
<p>La testa del toro infilata sopra un’altra testa, è una metafora azzeccata. È come assumere un’altra identità. Ed è esattamente ciò che accade a Mathias (e ciò che forse è accaduto al cowboy) quando perderà la memoria e si ritroverà ad avere altre identità, dimenticando le precedenti. Ora, la domanda è: c’è una fine a questo girovagare di identità? Probabilmente sì, se avrà la capacità di fermarsi e prendersela con se stesso.</p>
<p>Grangé Jean-Christophe<br />
Amnesia<br />
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati<br />
756 pagine<br />
€ 19.60</p>
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    <title type="html">Esce in Francia l&#039;ultimo amore di Arsenio Lupin </title>
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      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-05-17T12:00:13+00:00</published>
    <updated>2012-05-17T12:00:13+00:00</updated>
    <dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>avventura</dc:subject><dc:subject>arsène lupin</dc:subject><dc:subject>éditions balland</dc:subject><dc:subject>florence boespflug-leblanc</dc:subject><dc:subject>maurice leblanc</dc:subject><dc:subject>museo lupin</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9933/esce-in-francia-lultimo-amore-di-arsenio-lupin"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Ledernieramour.jpg" class="post" border="0" align="left" width="228" height="360" alt="Le dernier amour" /> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arsenio_Lupin">Arsène Lupin</a> torna a colpire a settant&#8217;anni dalla morte del suo creatore.  Se <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maurice_Leblanc">Maurice Leblanc</a>, padre del fortunato personaggio, si è spento nel lontano 1941, il suo pupillo per eccellenza promette di tornare a stupire frotte di appassionati d&#8217;oltralpe. Il 22 maggio prossimo arriverà nelle librerie francesi &#8220;Le dernier amour d&#8217;Arsène Lupin&#8221;, attesissimo scritto ancora inedito, realizzato dall&#8217;autore nell&#8217;estate del 1936. Mai reso pubblico a causa dell&#8217;attacco cerebrale che colpì Leblanc mentre lavorava in vista della prossima apparizione sul giornale &#8220;L&#8217;Auto&#8221;, portandolo alla morte, il lavoro quasi ultimato, giaceva relegato a cimelio di famiglia, finché i diritti non sono stati sciolti, in corrispondenza della scadenza legale, per onorare la memoria dell&#8217;illustre antenato, e consegnare alla posterità l&#8217;ultimo capitolo della storia di Lupin. </p>
<p>Nell&#8217;avventura pubblicata dalle <a href="http://www.editionsballand.com/">éditions Balland</a> il ladro gentiluomo per eccellenza, astutissimo ed elegantissimo mascalzone dal cuore d&#8217;oro e dal fascino assassino, se la vedrà con una fatale storia d&#8217;amore sullo sfondo della <em>banlieue</em> parigina. In una girandola di identità multiple, servizi segreti britannici, e tenere passioni, il nostro eroe farà di tutto per preservare un misterioso libro appartenuto al suo bisnonno, generale fedele a Napoleone. La prefazione di Florence Boespflug-Leblanc, nipote dello scrittore e creatrice del <a href="http://www.arsene-lupin.com">museo dedicato</a> a Lupin (ospitato nella cittadina normanna di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89tretat">Etretat</a>, sede della casa di Leblanc e teatro di <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/L%27Aiguille_creuse">uno degli episodi</a> della saga), e la presentazione di Jacques Derouard, biografo dello scrittore nonché del suo &#8220;figlio spirituale&#8221;, ci sembrano ottimi punti di partenza, per immergersi nell&#8217;universo avvincente della Francia della Belle Époque.</p>
<p>Immagine da <a href="http://www.comixheroes.com/archives/2012/04/09/23968507.html">comixheroes.com</a></p>
<p>© <a href="http://www.editionsballand.com/">Editions Balland</a></p>
<p>Via | <a href="http://www.francetv.fr/culturebox/un-inedit-darsene-lupin-bientot-en-librairie-96135">francetv.fr</a></p>
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    <title type="html">&quot;Luce sugli oceani&quot; di M.L. Stedman</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-05-17T10:45:31+00:00</published>
    <updated>2012-05-17T10:45:31+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>garzanti libri</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>luce sugli oceani</dc:subject><dc:subject>m.l. stedman</dc:subject><dc:subject>massimo ghini</dc:subject><dc:subject>salone di francoforte</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9929/luce-sugli-oceani-di-ml-stedman"><![CDATA[<p><iframe width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/zPsE_yRArto" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Lucy arriva dritta dall&#8217;oceano ed è luminosa come la speranza. L&#8217;imbarcazione che l&#8217;ha portata, ancora in fasce, tra le braccia di Tom, il guardiano del faro, e di sua moglie Isabel, è scampata miracolosamente alla furia delle acque, ma nessuno ha potuto svelare il mistero della piccola creatura che ospitava. Il nocchiero era già spirato al momento del burrascoso approdo, ed il piccolo tesoro nascosto nel caldo di un maglione, ignorava di certo le sue origini, e se anche non fosse esattamente così, non sarebbe certo stato capace di raccontare l&#8217;accaduto. I due solitari abitanti dell&#8217;isolotto avrebbero potuto, e forse anche dovuto, allertare le autorità competenti, ma il desiderio di colmare il vuoto lasciato da un figlio tanto atteso e morto da poco, la solitudine e le miracolose coincidenze dell&#8217;arrivo i Lucy, non tardarono a portarli a nascondere il segreto. </p>
<p>Ma il destino non concede deroghe, nonostante preghiere e piccoli sotterfugi i legami di sangue e la disperazione della vera madre non tarderanno a farsi sempre più presenti e le luci lasceranno il posto ad un inquietante esercito di ombre. </p>
<blockquote><p>Quasi a voler fare ammenda, Janus Rock - così si chiamava l&#8217;isola - offriva un faro, il cui fascio di luce ammantava le acque rendendole sicure fino a trenta miglia di distanza. Ogni notte l&#8217;aria risuonava dell&#8217;incessante brusio della lanterna che girava, instancabile, sempre imparziale, senza biasimare le rocce né temere le onde, pronta a offrire la salvezza a chi ne aveva bisogno. Il pianto continuava. Si sentì in lontananza il rumore metallico della porta del faro e sul ballatoio della torre apparve l&#8217;alta figura di Tom che scrutava l&#8217;isola con il binocolo. - Una barca Izzy - gridò indicando la piccola baia. - Una barca sulla spiaggia! - Tom scomparve per riapparire subito a pianterreno.  - Sembra che ci sia qualcuno! - urlò di nuovo. Isabel era ancora debole ma si affrettò a raggiungerlo, e lui la sostenne mentre percorrevano il ripido, consumato sentiero che portava alla spiaggetta.</p></blockquote>
<p>Il libro della scrittrice M.L. Stedman, dal Salone di Francoforte, è arrivato a quello di <a href="http://www.booksblog.it/tag/salone+del+libro+torino+2012">Torino</a>. La sua traduzione italiana, pubblicata da <a href="http://www.garzantilibri.it">Garzanti</a>, è stata infatti protagonista di alcune commuoventi <a href="http://www.garzantilibri.it/default.php?page=news&#038;NEWSID=1038">letture pubbliche</a> realizzate dall&#8217;attore Massimo Ghini. </p>
<p>Via | <a href="http://www.lalucesuglioceani.com/">lalucesuglioceani.com</a></p>
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    <title type="html">Sacré Bleu, di Christopher Moore</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-05-17T07:00:17+00:00</published>
    <updated>2012-05-17T07:00:17+00:00</updated>
    <dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>christopher moore</dc:subject><dc:subject>elliot edizioni</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>romanzi christopher moore</dc:subject><dc:subject>sacré bleu</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[I motivi che ci spingono a leggere un libro piuttosto che un altro sono vari: siamo influenzati dal genere, dall&amp;#8217;autore, dalle recensioni che abbiamo letto, dalla copertina, dal prezzo, dal[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9925/sacre-bleu-di-christopher-moore"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/sacre_bleu_christopher_moore.jpg" class="post" border="0" align="left" width="235" height="360" alt="Sacr&Atilde;&copy; Bleu, di Christopher Moore" />I motivi che ci spingono a leggere un libro piuttosto che un altro sono vari: siamo influenzati dal genere, dall&#8217;autore, dalle recensioni che abbiamo letto, dalla copertina, dal prezzo, dal gusto personale. E mille altre ragioni. Personalmente sono attratto da quei libri in cui l&#8217;autore (o l&#8217;autrice, sia chiaro) ci fa capire un po&#8217; come ha costruito il testo stesso mostrandoci qualche cosa del suo mondo fatto di parole che poi troviamo sulla pagina del libro. È stato questo uno dei motivi che mi ha fatto apprezzare il romanzo <em><a href="http://www.elliotedizioni.com/catalog/title/title_card.php?title_id=224">Sacré Bleu</a></em> di <a href="http://www.booksblog.it/tag/Christopher+Moore">Christopher Moore</a>.</p>
<p>Moore si lascia leggere e questo è un dato di fatto, soprattutto se ci si fa prendere la mano dal suo fine umorismo (un esempio al volo tratto da Sacré Bleu: si parla di san Dionigi, primo vescovo di Parigi, decapitato che “compì il suo ultimo miracolo canonico sollevando da terra la propria testa mozzata e portandola nel punto esatto in cui si trovava Lucien, guardando la sua città per un&#8217;ultima volta e pensando: <em>Sapete cosa ci starebbe bene? Una grossa, scheletrica torre di ferro. Scusate, devo aver perso la testa. Ahi</em>”). La storia che racconta in Sacré Blue è una rivisitazione della storia dell&#8217;arte della Parigi <em>fin de siècle </em>e dell&#8217;impressionismo: e anche questo ha il suo innegabile fascino. Ma ho amato questo libro soprattutto a partire dalla fine, dalla postfazione in cui Moore ci spiega come ha messo in piedi il romanzo, quali scelte ha fatto e perché le ha compiute. Poter entrare nella testa di un romanziere e capire perché ha optato per una o per l&#8217;altra descrizione per me è il massimo. Soprattutto se il titolo della prefazione è <em>Ecco, ci hai rovinato anche l&#8217;arte</em>:</p>
<blockquote><p>Lo so cosa pensate: “Be&#8217;, Chris, tante grazie, ci hai rovinato anche la storia dell&#8217;arte”.<br />
Prego. Piacere mio. All&#8217;inizio volevo soltanto scrivere un romanzo che parlasse del blu; non ricordo più neanche il perché. Quando parti da un&#8217;idea così vaga devi restringere in fretta il campo d&#8217;azione, per non fartela scappare via, perciò sin dall&#8217;inizio delle ricerche ho deciso di tralasciare grosse porzioni di storia e lasciare più spazio possibile all&#8217;invenzione.<br />
Così, se fossi in voi, ciò che chiederei è: in tutta questa bolla blu, cosa c&#8217;è di vero? Com&#8217;è andata, in realtà?</p></blockquote>
<p>Christopher Moore<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788861922594/MOORE-CHRISTOPHER/SACRE-BLEU.html?shop=3297">Sacré Bleu</a></em><br />
traduzione di Luca Fusari<br />
Elliot, 2012<br />
ISBN 978-88-6192-259-4<br />
pp. 320, euro 18,50</p>
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    <title type="html">&quot;Promettimi che sarai libero&quot; di Jorge Molist</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-05-04T11:00:10+00:00</published>
    <updated>2012-05-04T11:00:10+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>romanzo-storico</dc:subject><dc:subject>amanuensi</dc:subject><dc:subject>catalogna</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>joan serra</dc:subject><dc:subject>jorge molist</dc:subject><dc:subject>longanesi</dc:subject><dc:subject>santa inquisizione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[&amp;#8220;Promettimi che sarai libero&amp;#8221; di Jorge Molist è una storia catalana, una vicenda antica ed orgogliosa come il popolo in mezzo al quale si svolge, un pueblo di resistenti a cui[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9827/promettimi-che-sarai-libero-di-jorge-molist"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Promettimichesarailibero.jpg" class="post" border="0" align="left" width="239" height="360" alt="Promettimi che sarai libero" /><a href="http://www.longanesi.it/libro-pp.asp?editore=Longanesi&#038;idlibro=7493&#038;titolo=PROMETTIMI+CHE+SARAI+LIBERO">&#8220;Promettimi che sarai libero&#8221;</a> di <a href="http://www.jorgemolist.com/">Jorge Molist</a> è una storia catalana, una vicenda antica ed orgogliosa come il popolo in mezzo al quale si svolge, un <em>pueblo</em> di resistenti a cui appartiene il giovane Joan Serra. Appena adolescente nel 1484, quando suo padre Ramón lotta disperatamente per proteggere la sua famiglia dall&#8217;incursione dei pirati che distrugge e saccheggia il loro paese, affacciato sulla cala di Llafranc. Ma l&#8217;uomo non riuscirà ad opporsi, mentre la moglie e la figlia sono fatte prigioniere, esala l&#8217;ultimo respiro e un monito diretto proprio al figlio: &#8220;Promettimi che sarai libero&#8221;. Ormai solo, e con la responsabilità dell&#8217;impegno preso, Joan, viene affidato ai frati di un convento di Barcellona, un luogo di silenzio e di meditazione nel quale scoprirà il mondo dei libri. Affascinato dalle attività degli amanuensi e dei rilegatori, Joan farà di tutto per imparare &#8220;il mestiere&#8221; e riuscirà persino ad apprendere a leggere come autodidatta.</p>
<p>Se si aprono le porte del lavoro in una bottega specializzata ed anche l&#8217;amore svela i suoi palpiti, il suo pensiero non abbandona mai completamente quel &#8220;pezzetto di famiglia&#8221; del quale non ha più notizie e che spera ancora di ritrovare. Sulla sua passione pesa la cappa della Santa Inquisizione e le sue attenzioni, peraltro ricambiate, per Anna, la figlia di un orafo ebreo, sono tutt&#8217;altro che benviste. In una città di contrasti e di sentimenti esacerbati, il giovane protagonista cercherà di restar fedele alla promessa paterna, a costo di terribili sacrifici, ma il richiamo della vita diventerà sempre più forte&#8230;</p>
<blockquote><p> - Guarda, figliolo. Il pino è forte, ma non può muoversi. Non è libero. Gli scogli sono ancori più forti, ma sono morti, e non c’è libertà nella materia senza vita -<br />
Joan lo ascoltava attento; dal tono del padre capiva che era un discorso importante.<br />
 - Adesso guarda i gabbiani -<br />
Il ragazzino li vide alzarsi in volo, planare immobili e d’un tratto cadere in picchiata, per risalire subito dopo. Andavano, venivano salivano, scendevano intrecciando una danza gioiosa e segreta.<br />
 - Si li vedo -<br />
 - Sono liberi. Vanno dove vogliono. Non sono né duri come la pietra né forti come i pini, ma volano, e nessuno li può fermare né addomesticare.</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.longanesi.it/libro-pp.asp?editore=Longanesi&#038;idlibro=7493&#038;titolo=PROMETTIMI+CHE+SARAI+LIBERO">longanesi.it</a></p>
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    <title type="html">Intervista a Kamala Nair, autrice di &quot;Una casa di petali rossi&quot;</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-05-03T11:15:42+00:00</published>
    <updated>2012-05-03T11:15:42+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>interviste-allo-specchio</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>casa di petali rossi</dc:subject><dc:subject>frances hodgson burnett</dc:subject><dc:subject>il giardino segreto</dc:subject><dc:subject>interviste a scrittori</dc:subject><dc:subject>kamala nair</dc:subject><dc:subject>scrittori esordienti</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il suo libro d&amp;#8217;esordio &amp;#8220;Una casa di petali rossi&amp;#8221;, ve l&amp;#8217;abbiamo presentato solo qualche giorno fa, e l&amp;#8217;orizzonte profumato e colorato del paese[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9847/intervista-a-kamala-nair-autrice-di-una-casa-di-petali-rossi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/KamalaNair.jpg" class="post" border="0" align="left" width="240" height="360" alt="Kamala Nair" />Il suo libro d&#8217;esordio <a href="http://www.booksblog.it/post/9829/una-casa-dai-petali-rossi-di-kamala-nair">&#8220;Una casa di petali rossi&#8221;</a>, ve l&#8217;abbiamo presentato solo qualche giorno fa, e l&#8217;orizzonte profumato e colorato del paese d&#8217;origine della sua giovane autrice, ci è letteralmente &#8220;entrato nel sangue&#8221;. Ma non ci bastava. Abbiamo approfittato del tour italiano di presentazione per farle qualche domanda, eccovi le sue risposte e qualche curiosità, che non hanno assolutamente tradito l&#8217;immagine di freschezza che ci avevano già trasmesso le sue pagine.</p>
<p><strong>L&#8217;India che descrivi trasuda di natura selvaggia e spiritualismo. Quali sono gli elementi del tuo paese d&#8217;origine che riescono maggiormente ad ispirarti anche quando sei lontana?</strong><br />
Nel mio libro io scrivo in particolare del Kerala, una regione dell&#8217;India che ha un paesaggio davvero speciale. I suoi boschi rigogliosi, la vegetazione lussureggiante, i fiori dai colori vivaci, gli uccelli esotici e i prati di un verde brillante, tutto questo è stato fonte di grandissima ispirazione per me. Oltre a questo ci sono le tradizioni e i costumi della popolazione locale, e quindi anche della mia famiglia, rituali che mi hanno sempre affascinato e mi hanno ispirato nella stesura del romanzo.</p>
<p><strong>Il libro ha un&#8217;atmosfera quasi magica, incarnata dalla madre che si alterna con un forte bisogno di realismo rappresentato dal padre della protagonista. Sono due aspetti costantemente presenti in ugual modo o uno dei due prende il sopravvento nel tuo temperamento?</strong><br />
Sì, entrambi questi aspetti fanno parte di me: mi affido molto alla logica e alla ragione, ma c&#8217;è anche un&#8217;altra parte di me che trova molto intrigante la magia, la superstizione e gli aspetti del soprannaturale. Sicuramente volevo scrivere una storia che avesse degli elementi magici, quasi fiabeschi, ma allo stesso tempo volevo che questi elementi fossero radicati nella realtà. D&#8217;altra parte questo è un romanzo di formazione e il diventare adulti significa proprio imparare che ci sono delle spiegazioni per delle cose che da bambini si pensavano magiche, appunto.</p>
 <p>
<strong>India e Stati Uniti, sono due paesi intrecciati da forti legami, che si riassumono nella tua figura. Quali caratteristiche credi derivino da ognuna delle singole culture nelle quali sei cresciuta?</strong><br />
Credo di aver ereditato delle caratteristiche da entrambe le culture. Per quanto riguarda l&#8217;India, i miei genitori mi hanno tramandato alcune tradizioni legate ad esempio al modo di vestire, alla celebrazione delle festività Indiane e alle usanze legate alla spiritualità. Spero di poter tramandare a mia volta tutto questo alle future generazioni perché credo che sia molto importante preservare le proprie origini. Dagli Stati Uniti invece credo di aver ereditato uno spirito indipendente e d&#8217;intraprendenza e anche lo slancio nel perseguire i miei obiettivi con passione e perseveranza.</p>
<p><strong>Il riferimento a &#8220;Il giardino segreto&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frances_Hodgson_Burnett">Frances Hodgson Burnett</a> è una delle tue linee guida o solo un frutto del caso?</strong><br />
Ho preso ispirazione intenzionalmente dal romanzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_giardino_segreto_%28Burnett%29">&#8220;Il giardino segreto&#8221;</a>, uno dei miei preferiti fin da bambina. L&#8217;aspetto di quella storia che più mi ha affascinato è l&#8217;idea di una tenuta immensa e fatiscente e di un giardino segreto che custodisce la chiave per la redenzione di una famiglia. Ho voluto esplorare un&#8217;idea simile a questa ma attraverso una diversa prospettiva culturale e raccontandolo in modo più scuro e più maturo.</p>
<p><strong>È già previsto un seguito per la storia di Rakhee? Ritroveremo le sue cugine e la famiglia Varma?</strong><br />
In realtà no, almeno per il momento non credo che scriverò un seguito di questo romanzo anche perché sono piuttosto soddisfatta del percorso di Rakhee e degli altri personaggi e del punto delle loro vite in cui li ho lasciati. Inoltre proprio ora sono impegnata nella scrittura del mio secondo romanzo, molto diverso da <a href="http://www.booksblog.it/post/9829/una-casa-dai-petali-rossi-di-kamala-nair">&#8220;Una casa di petali rossi&#8221;</a>.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.sebastianvikkelsoe.com/">Sebastian Vikkelsoe-Pedersen</a></p>
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    <title type="html">&quot;Una casa di petali rossi&quot; di Kamala Nair</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-04-26T12:00:41+00:00</published>
    <updated>2012-04-26T12:00:41+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9829/una-casa-dai-petali-rossi-di-kamala-nair"><![CDATA[<p><iframe width="586" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/2DV_cw-7b1Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&#8220;Una casa di petali rossi&#8221; è il romanzo d&#8217;esordio dell&#8217;americana <a href="http://www.unacasadipetalirossi.it/kamala-nair/">Kamala Nair</a>, un libro che fa la sua comparsa in Italia proprio oggi, per <a href="http://www.editricenord.it/">l&#8217;Editrice Nord</a>. Nata a Londra da genitori indiani, cresciuta tra gli Stati Uniti e l&#8217;Inghilterra, la giovane scrittrice non ha mai abbandonato i forti legami con la sua cultura d&#8217;origine, un radicamento profondo che ritorna costantemente nelle sue pagine e si fa materia misteriosa. Un nodo spesso ed affascinante di tradizioni e di enigmi che spingono ad addentrarsi velocemente nella storia di Rakhee. Promessa sposa desiderosa di svelare una parte importante di sé al suo futuro marito, una vicenda che comincia con un viaggio e si tinge di orizzonti lontani. Perchè gran parte dell&#8217;avventura è ambientata nel sud-ovest dell&#8217;India, e precisamente nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kerala">regione del Kerala</a>, tra tempi Indù, tradizioni ancestrali, un ospedale ayurvedico e Ashoka, l&#8217;albero che presta il suo nome alla casa dell&#8217;antica e rispettata famiglia Varma. Il paese dove Rakhee, l&#8217;undicenne magrolina e occhialuta venuta dall&#8217;altra parte del mondo, fa il suo ingresso nell&#8217;età adulta, scoprendo l&#8217;affetto delle sue cugine, l&#8217;atmosfera calda e umida dell&#8217;estate indiana, ma anche una lunga serie di segreti inconfessabili. </p>
<p>I mesi trascorsi con la madre saranno un vero e proprio apprendistato sociale per la piccola Rakhee, e la porteranno ad un incontro fatale, quello con Taulasi, custode di una magnifica casa nascosta nella foresta e del suo lussureggiante giardino. Una ragazza gentile e premurosa, ma terribilmente solitaria, che dice di esser nata da una pianta ed ha come unico amico un pavone bianco di nome Puck. Una ragazza che le somiglia incredibilmente ed alla quale si sente molto legata, nonostante la sua partenza. Un&#8217;anima che la riporterà indietro tanti anni dopo quando, alle soglie della sua nuova vita, deciderà di ritornare sui suoi passi e di ricucire il filo doloroso del passato.</p>
<blockquote><p>Se non altro, l’avevo trovata. Dovevo essere forte anche per lei. Dovevo resistere. Ma più a lungo restavo in quella stanza, osservando il sole che danzava sulle lenzuola bianche del letto su cui Muthashi aveva esalato l’ultimo respiro, più restare calma mi costava fatica. Continuavo a pensare all’ultima volta che ero stata lì, e i ricordi fendevano il mio coraggio con la precisione di un bisturi. Il buio. Quel corpo consumato che giaceva sul letto. La mano che si allungava ad afferrare la mia, in cerca di un conforto che non ero in grado di darle. E l’odore&#8230; l’odore&#8230; Non riuscivo a respirare. Mi lasciai cadere su un fianco, allungai le gambe, e chiusi gli occhi. E mi abbandonai a una cosa che non era sonno&#8230; ma piuttosto un’ombra scura e protettiva. La stanza intera divenne prima una macchia confusa, poi si dissolse.</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.unacasadipetalirossi.it/">unacasadipetalirossi.it</a></p>
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    <title type="html">La società degli animali estinti, di Jeffrey Moore</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
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    <published>2012-04-26T08:56:28+00:00</published>
    <updated>2012-04-26T08:56:28+00:00</updated>
    <dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>horror</dc:subject><dc:subject>dafne calgaro</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>isbn edizioni</dc:subject><dc:subject>jeffrey moore</dc:subject><dc:subject>la società degli animali estinti</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9825/la-societa-degli-animali-estinti-di-jeffrey-moore"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/animali_estinti_800x600.jpg" class="post" border="0" align="left" width="237" height="360" alt="" /> Ecco un libro che vale la pena leggere: <a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/la-societa-degli-animali-estinti/">La società degli animali estinti</a>, dello scrittore canadese Jeffrey Moore, appena uscito per Isbn Edizioni. È stato definito: un thriller ambientalista, thriller animalista, una commedia nera, tutto vero, ma è soprattutto una bella storia che ha qualcosa da dire e lo dice anche in modo divertente.</p>
<p>Nile Nightingale è un poliglotta che viene da una ricca famiglia americana, con la quale ha girato mezzo mondo. Neil è anche un uomo complicato, con qualche problema di gestione della condizione mentale, dovuta a una vita sregolata e all’eccessiva assunzione di droghe sintetiche e alcol. </p>
<p>Non è tutto. Perché Neil nei rapporti umani è stato sfortunato. A cominciare dal padre (defunto), ma soprattutto con una donna che non ha sposato, con la quale però ha avuto uno strano rapporto e che adesso lo costringe a rifugiarsi in una casetta nascosta nei boschi del Québec.</p>
 <p>
Insomma, Neil non sembra affatto uno affidabile. È un tipo strano. Così strano che è addirittura interessato a comprare una chiesa abbandonata con tanto di cimitero annesso. Ed è lì che si trova una notte, per la precisione nascosto dietro una lapide, quando un pick-up abbandona un sacco dentro un fosso.</p>
<p>Ripartito il pick-up, Neil scopre che nel sacco c’è qualcosa. No. Qualcuno. Una ragazzina, Céleste, in fin di vita. Non rimane altro che portarla nella sua casa e curarla con ciò che riesce a rubare dalla casa del vicino. La situazione è drammatica, ma Neil riesce a salvarla (e salvando lei probabilmente riuscirà anche a salvare se stesso). </p>
<p>Ma se Neil è un tipo strano, il resto della fauna umana che popola il Québec non è certo da meno, dal momento che l’hobby più diffuso è cacciare qualsiasi animale esistente, compresi quelli che si stanno estinguendo, come il coguaro. Anzi, meglio.</p>
<p>Il quadro inizia a essere chiaro. Da cosa scappa Neil? Che cosa ha fatto Céleste tanto da meritarsi una fine così violenta? Chi ce l’ha con Céleste? Perché gli abitanti del Québec danno la caccia agli animali a rischio di estinzione (oltre alla pura ignoranza, si capisce)? E, soprattutto, che faranno Neil e Céleste per meritarsi l’odio incondizionato dei cacciatori? </p>
<p>Jeffrey Moore<br />
512 PAGINE | 17,90 EURO<br />
Data di uscita: 29 marzo 2012<br />
Traduzione: Dafne Calgaro</p>
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    <title type="html">&quot;Due racconti italiani&quot; di Edgar Allan Poe</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-04-24T15:00:38+00:00</published>
    <updated>2012-04-24T15:00:38+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>giallo-e-noir</dc:subject><dc:subject>classici</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>corso traduttore</dc:subject><dc:subject>due racconti italiani</dc:subject><dc:subject>edgar allan poe</dc:subject><dc:subject>giulio perrone editore</dc:subject><dc:subject>lord byron</dc:subject><dc:subject>pierluigi vaglioni</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9813/due-racconti-italiani-di-edgar-allan-poe"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Dueraccontiitaliani_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="249" height="360" alt="Due racconti italiani" />Non c&#8217;è Poe sul quale non valga la pena di gettarsi a capofitto, che si tratti di grandi classici osannati, o di piccoli racconti quasi sconosciuti ai più. E&#8217; questo l&#8217;unico parametro che seguo quando entrano in gioco le scure atmosfere dello scrittore bostoniano, e, obbedendo ad una tale indicazione, non potevo che cadere nella &#8220;splendida trappola&#8221; tesa dalla pubblicazione di <a href="http://giulioperroneditore.it/node/690">&#8220;Due racconti italiani&#8221;</a>, ritornata attuale grazie alla versione della Giulio Perrone Editore. Non vedo come sarebbe potuto essere altrimenti, visto che i due &#8220;piccoli tesori noir&#8221; racchiusi nel libretto dalla sobria copertina arancione, sono ambientati in Italia. Un particolare che non fa altro che accrescere l&#8217;aspettativa, visto che, per di più, non sono a conoscenza di visite dirette di Poe nel nostro paese, informazione peraltro confermata dalla nota introduttiva di Pierluigi Vaglioni, e che i testi in questione sono quindi frutto di una fascinazione alimentata per anni, ma priva di contatto diretto.</p>
<p>Ma qual&#8217;è il titolo di queste misteriose opere? <em>Incontro a Venezia</em> e <em>Il barile di Ammontillado</em>, due racconti scritti a poco più di un decennio di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro, che dimostrano una forte coerenza stilistica, pur presentando volti della realtà Italiana molti diversi. Mentre il primo, come indica già la sua denominazione, si svolge sullo sfondo di una città affascinante e decadente, fatta di tende e drappeggi oro e cremisi, nella quale entra in scena un enigmatico personaggio che ricorda il poeta romantico Lord Byron, nel secondo è il carnevale a farla da padrone, in uno scenario nel quale il vendicatore dalla maschera scura, assapora la lenta agonia della sua vittima murata, in un omaggio alle grandi storie shakespeariane. </p>
<p>La traduzione del testo nasce da uno dei corsi di <a href="http://giulioperroneditore.it/node/292">“Traduttore in casa editrice”</a>, organizzati periodicamente dalla Giulio Perrone Editore, in collaborazione con alcune Università italiane, si tratta in particolare della &#8220;classe&#8221; composta e animata dall&#8217;energia di Elisa Cianca, Antonella Giudice, Simona Ledda, Eugenia Maldarelli, Roberto Martone e Annalisa Milanese, che ha lavorato sotto la supervisione di Pierluigi Vaglioni. </p>
<blockquote><p>Le immagini dell’Italia che Edgar Allan Poe ci rimanda attraverso questi due racconti sono caratterizzate da uno sfondo estetico ed estetizzante molto forte, dove la ricerca del bello è inseparabile dal pulsare dei sentimenti, dove l’arte, per utilizzare un’immagine consolidata, è simbioticamente fusa con la vita. Il muoversi quasi impercettibile di personaggi ed eventi di Incontro a Venezia avviene in un sottofondo di bellezza estrema ed estremo sfarzo, in cui l’iperbole mantiene una costanza che quasi ne smussa le estremità. L’altra faccia della medaglia immaginaria che raffigura l’Italia poeiana, che troviamo ne Il barile di Ammontillado è fatta di ambiguità, menzogna, trame in cui il racconto stesso è generato da un narratore che non dice la verità o che la dice distorta, parziale, mutevole. È quanto meno curioso come queste due differenti visioni che costituivano una parte consistente dell’immaginario italico di Edgar Allan Poe corrispondano tutt’oggi a quella che è la percezione che molti americani hanno del nostro Paese, e che di certo le vicende politiche che coinvolgono una delle cariche più importanti dello Stato e talune vicende giudiziarie che hanno coinvolto dei cittadini americani sicuramente non contribuiscono a confutare. </p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://giulioperroneditore.it/node/690">giulioperroneditore.it</a></p>
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    <title type="html">Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway in stop motion</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-04-13T08:00:22+00:00</published>
    <updated>2012-04-13T08:00:22+00:00</updated>
    <dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>video</dc:subject><dc:subject>ernest hemingway</dc:subject><dc:subject>hagen reiling</dc:subject><dc:subject>il vecchio e il mare</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>marcel schindler</dc:subject><dc:subject>the old man and the sea</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9747/il-vecchio-e-il-mare-di-ernest-hemingway-in-stop-motion"><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/39473645?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="587" height="330" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p>I fan di <a href="http://www.booksblog.it/tag/Ernest+Hemingway">Ernest Hemingway</a> e, in particolare, gli amanti del romanzo (o racconto lungo) <em><a href="http://www.booksblog.it/tag/il+vecchio+e+il+mare">Il vecchio e il mare</a></em> non potranno non apprezzare questo cortometraggio in stop motion che narra la vicenda. I disegni sono di Hagen Reiling e la realizzazione del corto è di Marcel Schindler.</p>
<p>Questo l&#8217;incipit de <em>Il vecchio e il mare</em> nell&#8217;edizione Mondadori del 2000:</p>
<blockquote><p>Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo di nome Manolo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente salato , che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo aveva ubbidito andando in un&#8217;altra barca dove prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all&#8217;albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand&#8217;era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.</p></blockquote>
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    <title type="html">Messaggero d&#039;amore, di Leslie P. Hartley</title>
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    <author>
      <name>sara</name>
    </author>
    <published>2012-04-02T12:00:34+00:00</published>
    <updated>2012-04-02T12:00:34+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[Negli occhi della mia mente i ricordi sepolti di Branham Hall sono in chiaroscuro, sono macchie di luce e oscurità; solo con uno sforzo riesco a vederli a colori. Ci sono cose che so, benchè non sappia[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9679/messaggero-damore-di-leslie-p-hartley"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/hartley.jpg" class="post" border="0" align="left" width="236" height="360" alt="hartley" /><em>Negli occhi della mia mente i ricordi sepolti di Branham Hall sono in chiaroscuro, sono macchie di luce e oscurità; solo con uno sforzo riesco a vederli a colori. Ci sono cose che so, benchè non sappia come le so, e cose che ricordo. Certe cose sono radicate nella mia mente come fatti, ma non vi collego nessuna immagine, e poi ci sono immagini non sostenute da eventi che ritornano in modo ossessivo, come il paesaggio di un sogno.</em></p>
<p><em>Messaggero d&#8217;amore</em>, di Leslie P. Hartley, (1895-1972) ha uno degli incipit più famosi della storia della letteratura: <em>Il passato è una terra straniera; fanno le cose in modo diverso laggiù</em>. E&#8217; nel passato che si colloca infatti la storia, raccontata a ritroso, del protagonista ormai anziano che un tempo si faceva chiamare Leo e che un giorno riapre il diario datato 1900, il resoconto di un&#8217;estate di tanti anni prima. </p>
<p>Era un tempo in cui, dodicenne (un dodicenne d&#8217;altri tempi, per il suo candore) credeva che una mistura ben lavorata di erbe e radici, con qualche formula magica ad hoc, potesse cambiare il corso degli eventi e che ogni persona nascondesse il cuore di una creatura mitica corrispondente a uno dei segni zodiacali. </p>
 <p>A quel tempo, Leo non aveva idea di cosa significasse “amoreggiare”, impegnato com&#8217;era a inventare ogni ora nuove sbruffonaggini con il suo compagno di giochi, Marcus, nella suggestiva villa di campagna estiva dei genitori, Brandham Hall. Amoreggiare è qualcosa che potrebbe spiegargli Ted, il fittavolo, visto che proprio quello sembra essere il misterioso scopo del suo scambio di bigliettini con Lady Marian, la sorella di Marcus. </p>
<p><em>“Mia sorella è bellissima”, mi disse Marcus un giorno. Lo disse in modo impersonale, come avrebbe potuto dire “Due e due fanno quattro”, e io accolsi la sua affermazione con lo stesso spirito. Era un fatto da registrare come gli altri. </em></p>
<p>Proprio a Leo spetterà il compito di &#8220;messaggero d&#8217;amore&#8221;, di Mercurio dei messaggi di Marian e Ted, ma protagonista della storia non sarà tuttavia la <em>liason </em> clandestina dei due, bensì proprio Leo, con i suoi occhi da bambino che si aprono prematuramente sui misteri dell&#8217;esistenza, trascinando dietro di sé gli strascichi di un&#8217;infanzia di cui in realtà non è ancora pronto a distaccarsi. Il risultato è che spesso si rimane  incantati e si sorride per l&#8217;ingenuità delle sue interpretazioni della realtà. </p>
<p>Ascoltando una canzone d&#8217;amore suonata al piano da Marian, ad esempio, Leo spiega che erano<em> “parole che venivano dal mondo degli adulti: parole che per me erano poesia pura, ma che possedevano anche una loro consistenza reale – la realtà di ciò che significavano per gli adulti, e a cui credevo sulla fiducia. Le canzoni parlavano di questo. A me non era mai successo di provare delle sensazioni forti quando altre labbra e altri cuori cominciavano a dire parole d&#8217;amore. Meno che mai collegavo queste cose al misterioso fenomeno dell&#8217;amoreggiare: ne sarei rimasto inorridito”.</em></p>
<p>E così sarà proprio la relazione di Lady Marian, promessa sposa di lord Trimingham e Ted Burgess, osservata da lontano, a diventare la leva, per Leo, di una maturazione anzitempo, complessa e dolorosa. </p>
<p>Durante una partita di cricket in cui si sfidano i due inconsapevoli rivali in amore, Trimingham e Ted, ad esempio, <em>“sentii vagamente che era in scena qualcosa di più che il conflitto fra Brandham Hall e il villaggio. Era quello, ma era anche la lotta tra l&#8217;ordine e la mancanza di leggi, tra l&#8217;obbedienza e la tradizione e la sfida ad esse, tra la stabilità sociale e la rivoluzione, tra due atteggiamenti opposti di fronte alla vita”. </em></p>
<p>L&#8217;estate di Leo, in un mondo ancora non devastato dalla guerra mondiale alle porte, lascerà nel suo cuore una indelebile lezione sul senso dell&#8217;onore e sulla bellezza, sull&#8217;innocenza e l&#8217;egoismo e sul diritto alle illusioni dell&#8217;infanzia. Del romanzo esiste anche una trasposizione cinematografica del 1970 a opera di Joseph Losey, che si aggiudicò la Palma d&#8217;oro a Cannes.</p>
<p>L.P. Hartley<br />
Messaggero d&#8217;amore<br />
Nutrimenti ed.<br />
19.50 euro</p>
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    <title type="html">Fukushima e il Giappone nelle parole di Daniel de Roulet</title>
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      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
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    <published>2012-03-26T10:45:27+00:00</published>
    <updated>2012-03-26T10:45:27+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>daniel de roulet</dc:subject><dc:subject>fukushima</dc:subject><dc:subject>hiroshima mon amour</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>scrittori francofoni</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9641/fukushima-e-il-giappone-nelle-parole-di-daniel-de-roulet"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/TunasrienvuaFukushima.jpg" class="post" border="0" align="left" width="217" height="360" alt="Tu n&#39;as rien vu a Fukushima" /><a href="http://www.libella.fr/buchet-chastel/auteurs/deroulet/deroulet/">Daniel de Roulet</a> è uno svizzero del quale non si è sentito parlare più di tanto in Italia, almeno fino ad ora, nonostante alcuni dei suoi libri, grandi successi d&#8217;oltralpe (e non solo), siano stati &#8220;precocemente tradotti&#8221; anche nella nostra lingua. L&#8217;ultima uscita potrebbe invertire il trend anche nel bel paese. Si tratta di un breve scritto dal titolo &#8220;Tu n&#8217;as rien vu a Fukushima&#8221; (che in italiano suona un po&#8217; come &#8220;Tu non hai visto niente a&#8230;&#8221;) che ricalca la celebre frase pronunciata dalla protagonista francese di un famoso film su un&#8217;altra tragedia del nucleare, era Emmanuelle Riva in <em>Hiroshima mon amour</em>. </p>
<p>Giocando sui rimandi e sulle distanze, fisiche, temporali e culturali, de Roulet scrive una lunga lettera indirizzata ad un&#8217;amica giapponese con la quale ha trascorso una splendida serata giusto un anno prima dello tsunami, e di tutti i tragici eventi che sono seguiti. Tra l&#8217;incanto delle feste di primavera, l&#8217;orrore per la catastrofe, e le riflessioni sull&#8217;avvenire del nucleare, lo scrittore si insinua con cortesia nei meandri delle reazioni orientali, cercando di comprendere e di spiegare il suo stesso sentimento di impotenza e la preoccupazione. Ne abbiamo tradotto un piccolo estratto, mantenendo l&#8217;eleganza del Voi, che ricorda tanto un certo uso sopravvissuto nel Sud Italia. Sperando che sia di buon auspicio per una prossima apparizione integrale nella lingua di Dante&#8230;</p>
<blockquote><p>
Dopo cinque giorni, ogni volta che accendo il mio computer sono davanti alle immagini di Fukushima, i pennacchi di fumo, le esplosioni, gli elicotteri che gettano l&#8217;acqua sulle piscine a secco, i reattori fessurati e vi ascolto dire &#8220;Tu non hai visto niente a Fukushima&#8221;. Avete ragione, sono a migliaia di chilometri di distanza, su una terra che non trema, lontano dal mare e mi si racconta che i giornalisti francesi scappano, che gli specialisti della radioprotezione inviati dai governi europei si trovano a diverse centinaia di chilometri, fuggono quindi anche loro. Non approvo una tale debolezza professionale, ma cosa avrei fatto io stesso? Se mi aveste dato appuntamento oggi, e non il 18 marzo dell&#8217;anno scorso? In quel bar sotterraneo, mi avete spiegato i differenti modi di bere il saké, sollevare la coppetta di porcellana quando vi servono, supplemento al viaggio nelle isole di M. Roland Barthes. Si, era questo che mi piaceva nella vostra <em>cité</em>, la raffinatezza dei petali di ciliegio che piovevano sulla città. E le parole. Fukushima è diventata per me uno  di quei nomi che si fondono sulla lingua come il manzo cresciuto alla birra, voi siete sicuramente capace di staccarne ogni singola sillaba, disegnandone l&#8217;ideogramma. Fukushima significa isola della felicità. Gli dei devono essersi sbagliati.</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.libella.fr/buchet-chastel/index.php?post/2011/04/21/Tu-nas-rien-vu-a-Fukushima-par-Daniel-de-Roulet">libella.fr</a></p>
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