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  <title>booksblog</title>
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  <pubDate>Wed, 23 May 2012 12:32:59 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Niente che mi riguardi, di Janice Galloway</title>
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    <pubDate>Mon, 24 Jan 2011 09:06:20 GMT</pubDate>
    <dc:creator>sara</dc:creator>
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    <category>narrativa-straniera</category><category>letteratura-etnica</category><category>romanzo-di-formazione</category><category>galloway</category><category>romanzo</category><category>romanzo di formazione</category><category>scozia</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/galloway.jpg" class="post" border="0" align="left" width="250" height="345" alt="galloway" />Ecco un libro che consiglio a chi come me ha amato la scrittura e le storie di <a href="http://www.booksblog.it/post/5108/e-morto-a-78-anni-franck-mccourt">Frank McCourt</a>, <a href="http://www.booksblog.it/post/2535/il-marinaio-nellarmadio-di-hugo-hamilton">Hugo Hamilton </a>o <a href="http://www.booksblog.it/post/2507/il-muro-invisibile-di-harry-bernstein">Harry Bernstein</a>. Si tratta infatti, anche nel caso di Niente che mi riguardi, di Janice Galloway, di uno splendido <a href="http://www.booksblog.it/post/2638/adorabili-ragazzini-romanzi-di-formazione">romanzo di formazione </a>ambientato nella Scozia a cavallo fra gli anni &#8216;50 e &#8216;60. </p>
<p>E&#8217; qui che nasce - del tutto inaspettata per la sua madre ultraquarantenne - Janice. Prima di lei c&#8217;era stata Cora, sposata poco più che adolescente e tornata a casa senza battere ciglio, dopo aver abbandonato figlio e marito (&#8221;Non vuole prendersi cura di niente, diceva mia madre. Vuole tutte le attenzioni per sè (&#8230;) la troveranno morta in un androne con le calze attorno al collo uno di questi giorni, diceva mia madre. E&#8217; troppo sfacciata accidenti&#8221;). Cora che ama truccarsi e si dice &#8216;che schianto&#8217; allo specchio, Cora che porta in casa i clienti americani del bar dove fa la cameriera, Cora che non poteva essere più diversa da lei.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ero timida, introversa e avevo quasi cinque anni: al sera a letto respiravo appena. Cristo Santo, diceva lei. Se morisse di colpo non te ne accorgeresti nemmeno.<br />
Ed eravamo sorelle. Pensaci. Io ci provavo, ma non ci riuscivo proprio&#8221;</p></blockquote>


<p>In casa, un padre reduce di guerra buono solo a bere (come nella migliore tradizione di romanzi di formazione anglosassoni) e a menar le mani, che va a svegliare Janice per farla cantare di fronte ai suoi amici, quando torna a casa sbronzo. All&#8217;epoca in cui guidava lui il camion, in guerra, ripete sempre la madre di Janice, &#8220;sarebbe potuto saltare in aria in qualsiasi momento e io mi sarei presa la pensione di vedova di guerra. Ma non è successo. E&#8217; sempre stato fortunato. Fortunato e maledettamente inutile&#8221;.</p>
<p>Janice a cui non è mai piaciuto il suo nome, &#8220;un nome insulso, che non sapeva di niente. Se lo odiavo, lasciava intendere mia madre, la colpa era di quello là. Era stato lui ad andare all&#8217;anagrafe e a inventarsi quella pagliacciata. Ecco che razza di padre avevo: un padre che non si era nemmeno preso la briga di scegliere qualcosa di carino&#8221;.</p>
<p>Janice cresce come una bimba solitaria, chiamata &#8216;ritardata&#8217; da Cora e in preda ai sensi di colpa per essere nata, Janice costretta a vivere con la madre (di cui è gelosissima) in un solaio, Janice che secondo le maestre non si esprime, non parla (e quando lo fa balbetta). &#8220;Se avessi saputo che stavi arrivando, diceva alla fine (mia madre, ndr), se l&#8217;avessi scoperto. Le cose sarebbero state diverse. Era già una fortuna che fossi venuta al mondo, come mia sorella non mancava di ricordarmi ogni giorno della mia infanzia. Se avesse scoperto che stavi arrivando&#8230;diceva. Non aveva bisogno di aggiungere altro&#8221;.</p>
<p>Janice però, nonostante le sue apparenti difficoltà nel linguaggio, svilupperà un amore profondo per i libri e la scrittura.</p>
<blockquote><p>&#8220;Non tenevamo libri in soggiorno e anche se l&#8217;avessimo fatto non era un posto in cui leggere. I libri erano asociali, diceva mia madre e capivo cosa intendeva dire. Per leggerli nel modo giusto bisognava ignorare gli altri. I libri ti facevano dimenticare te stesso; era la loro dote principale. A letto, la sera, bendisposta verso alberi parlanti, gelati senza fine e ogni genere  di sciocche fantasie, potevo credere quel che mi pareva (&#8230;) I libri trasformavano la solitudine in un&#8217;amica intima e lo facevano meglio in privato. Piuttosto che leggere in soggiorno avrei preferito toccarmi gli alluci piegata in due, tutta nuda. Il soggiorno non era un posto in cui abbassare la guardia&#8221;.</p></blockquote>
<p>Consigliato.</p>
<p>J. Galloway<br />
Niente che mi riguardi<br />
Gaffi ed.<br />
18 euro</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/7205/niente-che-mi-riguardi-di-janice-galloway">Niente che mi riguardi, di Janice Galloway</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 11:06 di lunedì 24 gennaio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Quei giorni a Bucarest, di Stefan B. Rusu</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/7196/quei-giorni-a-bucarest-di-stefan-b-rusu</link>
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    <pubDate>Thu, 20 Jan 2011 09:50:49 GMT</pubDate>
    <dc:creator>sara</dc:creator>
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    <category>narrativa-straniera</category><category>romanzo-damore</category><category>letteratura-etnica</category><category>romanzo-di-formazione</category><category>gay</category><category>ragazzi</category><category>romania</category>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/bucarest.jpg" class="post" border="0" align="left" width="271" height="360" alt="stefan b. rusu" /> Siamo in Romania, all&#8217;inizio degli anni &#8216;90, in questo <em>Quei giorni a Bucarest</em>, di Stefan B. Rusu, e  i ragazzi della &#8216;Generazione chiave&#8217; -  quelli che durante l&#8217;era Ceausescu “mentre i genitori erano al lavoro o impegnati nelle interminabili file per acquistare il cibo, loro, le chiavi perennemente appese al collo, dovevano occuparsi dei fratelli più piccoli e dell&#8217;organizzazione della casa” - sono ormai degli adolescenti con già troppi ricordi sulle spalle. </p>
<p>Fra loro c&#8217;è anche Gabriel, un diciassettenne che non sa ancora come si bacia, con due occhi verdi così belli da sembrare finti, “due pietre preziose premute a forza in una maschera di gesso”. Di lui si innamora Nicu, il redattore di un giornale universitario che va a vederlo recitare in uno spettacolo teatrale al suo liceo, la riproposizione del dramma <em>Dichiarazione d&#8217;amore</em>,un cult per i ragazzi romeni degli anni &#8216;80. Nicu che “come tanti ragazzi romeni ha ancora l&#8217;aspetto di un attore da realismo socialista, come se la storia procedesse a velocità sostenuta&#8230;mentre il colore della pelle, le fronti, le linee del viso indugiassero”.</p>
<p>Nicu che si sente come “pacificato, come se una sostanza leggera gli fosse entrata nel corpo” insieme all&#8217;immagine del “sorriso di Gabriel con la macchina fotografica al collo, le labbra gonfie, la pelle bianca, i capezzoli color ruggine”. </p>


<p>Nicu che per la prima volta da quando sta con Vittorio – un italiano che tutti i giorni veste con completi Armani d&#8217;ordinanza – sente che potrebbe tradirlo; non sarà facile per lui, che vive nel sogno di arrivare in Italia grazie alle promesse di Vittorio, rinunciare al suo fidanzato italiano, lui che vive in una casa che profuma di buono e non nella squallida camera di uno studentato che puzza di piedi e di tabacco.  </p>
<p>Non sarà facile inoltre per Nicu e Gabriel conoscersi e scegliere di amarsi, nella Romania degli anni &#8216;90, un Paese in cui, all&#8217;epoca, “l&#8217;odio per i froci era come il tifo per la nazionale di calcio, come la bandiera, unisce tutti, al minatore di Valea Jiului al professore universitario di Cluj Napoca, dalla cassiera dei supermercati Unirii al dirigente d&#8217;azienda di Grivita”.</p>
<p>Un Paese che era allora quanto di più lontano dall&#8217;accettazione dell&#8217;omosessualità di quanto accada nel resto d&#8217;Europa, in cui, riflette Gabriel, la parola &#8216;gay&#8217; che etichetta gli eventi mondani sulle riviste “viene usata senza aggressività, senza violenza. Sembrava una bella parola, come &#8216;elegante&#8217;, oppure &#8217;scrupoloso&#8217;, mentre lui doveva affrontare divieti ottocenteschi pesanti come macigni”.</p>
<p>Stefan B. Rusu<br />
Quei giorni a Bucarest<br />
Playground<br />
11 euro</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/7196/quei-giorni-a-bucarest-di-stefan-b-rusu">Quei giorni a Bucarest, di Stefan B. Rusu</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 11:50 di giovedì 20 gennaio 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Gemma impura, di Alice Pung</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/7139/gemma-impura-di-alice-pung</link>
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    <pubDate>Wed, 05 Jan 2011 09:09:20 GMT</pubDate>
    <dc:creator>sara</dc:creator>
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    <category>case-editrici</category><category>narrativa-straniera</category><category>letteratura-etnica</category><category>romanzo-di-formazione</category><category>editoria</category><category>famiglia</category><category>mobydick</category><category>premio</category><category>storia</category>
    <description>Non masticare la caramella di gomma – dicono le mamme ai figli – Sputala. Sputala adesso, ecco così, lì per terra. Oh, che meraviglia questo nuovo paese, dove i bambini temono di morire perchè[...]</description>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Gemma+impura%2C+di+Alice+Pung&url=http%3A%2F%2Fwww.booksblog.it%2Fpost%2F7139%2Fgemma-impura-di-alice-pung" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/alicepung.jpg" class="post" border="0" align="left" width="218" height="360" alt="alice pung" /><br />
<blockquote>Non masticare la caramella di gomma – dicono le mamme ai figli – Sputala. Sputala adesso, ecco così, lì per terra. Oh, che meraviglia questo nuovo paese, dove i bambini temono di morire perchè hanno ingoiato una cicca Wrigley alla menta e non per aver camminato su un barattolo di latte condensato pieno di esplosivo!</p></blockquote>
<p><em>Gemma impura</em>, di Alice Pung, è schizzato subito in alto, nella top ten dei <a href="http://www.booksblog.it/post/2638/adorabili-ragazzini-romanzi-di-formazione">libri di formazione</a> più belli che ho letto nella mia breve vita (e non fate ironia sulla &#8216;breve&#8217;, non vi dirò MAI la mia età). Mentre leggevo mi domandavo: ma possibile che un editore di piccolo-medie dimensioni come Mobydick sia riuscito ad accaparrarsi un libro così bello, &#8216;degno&#8217; delle scuderie di un qualsiasi Mondadori, Newton Compton etc?</p>
<p>Sì è possibile, mi sono risposta subito, conoscendo il catalogo di qualità di Mobydick (di cui avevo già letto Un inverno che non dimenticheremo di <a href="http://www.booksblog.it/post/2015/linverno-che-non-dimenticheremo-di-stefano-bernazzani">Stefano Bernazzani). </a>Ora, uscendo dalle mie considerazioni personali (e dai miei applausi interiori ai piccoli editori), passiamo alla storia, che riguarda la vita e la crescita, in Australia, di una bimba cino-cambogiana, Alice-Agheare. </p>


<p>La seguiamo fin dalla pancia della mamma, quando la sua famiglia, appena trasferitasi in Australia, vive le prime esilaranti avventure con gli &#8216;omini&#8217; verdi dei semafori o i carrelli dei supermercati. Una volta daranno una cena cucinando cibo per cani, non distinguendo la confezione dalle altre. <em>“Wah, chi poteva credere che danno carne così buona ai cani? Che fortuna essere un cane in questo paese!”</em></p>
<p>Alice nasce, impara a camminare, e non appena avrà le facoltà per capire il linguaggio la nonna le riempirà la testa della storia di suo nonno, dei suoi zii da piccolini, del Paese che si sono lasciati alle spalle. </p>
<p>E poi i Natali passati usando come festoni le brochure delle pubblicità (che serve colorare i festoni? Ci sono già tutte quelle carte coloratissime e già pronte da usare!).</p>
<p>E poi le prime bambole con i capelli di lana e le facce ricamate, che “ci facevano dimenticare i nostri difetti fisici: i pidocchi, le unghie orrende, la mia permanente con la P maiuscola e la zazzera di capelli rossi di Beatrice (la migliore amica di Alice, ndr)”.</p>
<p>Vediamo Alice-Agheare andare a scuola, badare svogliatamente ai fratelli mentre la madre è in garage a cuocere gioielli e il padre avvia un negozio di informatica. Lei è sempre lì, a ciondolare con un libro in mano. <em>“Vedi Agheare – mi spiegava mio padre – una famiglia è come un serpente. Se la testa procede drita, allora il resto del corpo le va dietro dritto&#8230;avrei voluto essere buona e mite, invece che insoddisfatta e inquieta. Come potevo riempire il mio tempo in maniera utile, invece di ciondolare sempre con un libro in mano?”</em></p>
<p>Mentre le altre ragazze escono con i primi fidanzati a lei tocca cucire copiando gli stemmi originali delle uniformi scolastiche, abilmente piratati, con l&#8217;unica panacea del caffè istantaneo con latte condensato. <em>“Fantasticavo di essere una principessa che languiva in una torre, o meglio, di essere una fanciulla rinchiusa dipendente dalla caffeina reclusa dentro una catapecchia, dietro la fabbrica di moquette”.</em>Poi arrivano le prime infatuazioni e i genitori per motivare i loro divieti a uscire le dipingono “un mondo in cui qualsiasi uomo al di sotto dei vent&#8217;anni era un precoce pervertito, e ogni uomo oltre i vent&#8217;anni un potenziale pedofilo”.</p>
<p><em>“Per far crescere una ragazza, mi resi conto che erano necessari litri di Unguento Socializzante in aggiunta a quello Smorza Anime. Era necessario massaggiarli entrambi uniformemente su tutti gli arti, finchè la bambina non si accasciava spossata&#8230;Una volta che i muscoli si indurivano, si poteva star certi che il risultato ottenuto era una giovane donna perfetta, così tranquilla e silenziosa e sedata, che era addirittura possibile avvolgere tale prezioso cimelio nella bambagia e metterla in mostra in una credenza”.</em></p>
<p>Devo continuare? Non vi è già venuta voglia di leggerlo e di scoprire come prosegue?<br />
Il libro ha vinto il primo premio come Newcomer of the Year dell&#8217;editoria australiana, nel 2007.</p>
<p>Alice Pung<br />
Gemma impura<br />
Mobydick ed.<br />
16 euro</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/7139/gemma-impura-di-alice-pung">Gemma impura, di Alice Pung</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 11:09 di mercoledì 05 gennaio 2011.</p>
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