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  <title>booksblog</title>
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  <pubDate>Wed, 23 May 2012 12:28:57 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
  <language>it-it</language>


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    <title>Intervista a Kamala Nair, autrice di &quot;Una casa di petali rossi&quot;</title>
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    <pubDate>Thu, 03 May 2012 11:15:42 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Sara Rania alias Kitsuné</dc:creator>
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    <category>scrittori</category><category>books</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>narrativa-straniera</category><category>casa di petali rossi</category><category>frances hodgson burnett</category><category>il giardino segreto</category><category>interviste a scrittori</category><category>kamala nair</category><category>scrittori esordienti</category>
    <description>Il suo libro d&amp;#8217;esordio &amp;#8220;Una casa di petali rossi&amp;#8221;, ve l&amp;#8217;abbiamo presentato solo qualche giorno fa, e l&amp;#8217;orizzonte profumato e colorato del paese[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/KamalaNair.jpg" class="post" border="0" align="left" width="240" height="360" alt="Kamala Nair" />Il suo libro d&#8217;esordio <a href="http://www.booksblog.it/post/9829/una-casa-dai-petali-rossi-di-kamala-nair">&#8220;Una casa di petali rossi&#8221;</a>, ve l&#8217;abbiamo presentato solo qualche giorno fa, e l&#8217;orizzonte profumato e colorato del paese d&#8217;origine della sua giovane autrice, ci è letteralmente &#8220;entrato nel sangue&#8221;. Ma non ci bastava. Abbiamo approfittato del tour italiano di presentazione per farle qualche domanda, eccovi le sue risposte e qualche curiosità, che non hanno assolutamente tradito l&#8217;immagine di freschezza che ci avevano già trasmesso le sue pagine.</p>
<p><strong>L&#8217;India che descrivi trasuda di natura selvaggia e spiritualismo. Quali sono gli elementi del tuo paese d&#8217;origine che riescono maggiormente ad ispirarti anche quando sei lontana?</strong><br />
Nel mio libro io scrivo in particolare del Kerala, una regione dell&#8217;India che ha un paesaggio davvero speciale. I suoi boschi rigogliosi, la vegetazione lussureggiante, i fiori dai colori vivaci, gli uccelli esotici e i prati di un verde brillante, tutto questo è stato fonte di grandissima ispirazione per me. Oltre a questo ci sono le tradizioni e i costumi della popolazione locale, e quindi anche della mia famiglia, rituali che mi hanno sempre affascinato e mi hanno ispirato nella stesura del romanzo.</p>
<p><strong>Il libro ha un&#8217;atmosfera quasi magica, incarnata dalla madre che si alterna con un forte bisogno di realismo rappresentato dal padre della protagonista. Sono due aspetti costantemente presenti in ugual modo o uno dei due prende il sopravvento nel tuo temperamento?</strong><br />
Sì, entrambi questi aspetti fanno parte di me: mi affido molto alla logica e alla ragione, ma c&#8217;è anche un&#8217;altra parte di me che trova molto intrigante la magia, la superstizione e gli aspetti del soprannaturale. Sicuramente volevo scrivere una storia che avesse degli elementi magici, quasi fiabeschi, ma allo stesso tempo volevo che questi elementi fossero radicati nella realtà. D&#8217;altra parte questo è un romanzo di formazione e il diventare adulti significa proprio imparare che ci sono delle spiegazioni per delle cose che da bambini si pensavano magiche, appunto.</p>


<p>
<strong>India e Stati Uniti, sono due paesi intrecciati da forti legami, che si riassumono nella tua figura. Quali caratteristiche credi derivino da ognuna delle singole culture nelle quali sei cresciuta?</strong><br />
Credo di aver ereditato delle caratteristiche da entrambe le culture. Per quanto riguarda l&#8217;India, i miei genitori mi hanno tramandato alcune tradizioni legate ad esempio al modo di vestire, alla celebrazione delle festività Indiane e alle usanze legate alla spiritualità. Spero di poter tramandare a mia volta tutto questo alle future generazioni perché credo che sia molto importante preservare le proprie origini. Dagli Stati Uniti invece credo di aver ereditato uno spirito indipendente e d&#8217;intraprendenza e anche lo slancio nel perseguire i miei obiettivi con passione e perseveranza.</p>
<p><strong>Il riferimento a &#8220;Il giardino segreto&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frances_Hodgson_Burnett">Frances Hodgson Burnett</a> è una delle tue linee guida o solo un frutto del caso?</strong><br />
Ho preso ispirazione intenzionalmente dal romanzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_giardino_segreto_%28Burnett%29">&#8220;Il giardino segreto&#8221;</a>, uno dei miei preferiti fin da bambina. L&#8217;aspetto di quella storia che più mi ha affascinato è l&#8217;idea di una tenuta immensa e fatiscente e di un giardino segreto che custodisce la chiave per la redenzione di una famiglia. Ho voluto esplorare un&#8217;idea simile a questa ma attraverso una diversa prospettiva culturale e raccontandolo in modo più scuro e più maturo.</p>
<p><strong>È già previsto un seguito per la storia di Rakhee? Ritroveremo le sue cugine e la famiglia Varma?</strong><br />
In realtà no, almeno per il momento non credo che scriverò un seguito di questo romanzo anche perché sono piuttosto soddisfatta del percorso di Rakhee e degli altri personaggi e del punto delle loro vite in cui li ho lasciati. Inoltre proprio ora sono impegnata nella scrittura del mio secondo romanzo, molto diverso da <a href="http://www.booksblog.it/post/9829/una-casa-dai-petali-rossi-di-kamala-nair">&#8220;Una casa di petali rossi&#8221;</a>.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.sebastianvikkelsoe.com/">Sebastian Vikkelsoe-Pedersen</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/9847/intervista-a-kamala-nair-autrice-di-una-casa-di-petali-rossi">Intervista a Kamala Nair, autrice di "Una casa di petali rossi"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 13:15 di giovedì 03 maggio 2012.</p>
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    <title>Amara Lakhous si racconta. Domani sarà a &quot;Più libri, più liberi&quot;</title>
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    <pubDate>Thu, 08 Dec 2011 16:56:28 GMT</pubDate>
    <dc:creator>lara</dc:creator>
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    <category>scrittori</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>narrativa-italiana</category><category>amara lakhous</category><category>in evidenza</category><category>piazza vittorio</category><category>più liberi</category><category>più libri</category><category>un pirata piccolo piccolo</category>
    <description>Autore di &amp;#8220;Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio&amp;#8221; Amara Lakhous è uno scrittore algerino che ha scelto l&amp;#8217;italiano come lingua per i suoi romanzi. È[...]</description>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=Amara+Lakhous+si+racconta.+Domani+sar%C3%A0+a+%22Pi%C3%B9+libri%2C+pi%C3%B9+liberi%22&url=http%3A%2F%2Fwww.booksblog.it%2Fpost%2F8903%2Famara-lakhous-si-racconta-domani-sara-a-piu-libri-piu-liberi" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/AmaraLakhous.JPG" class="post" border="0" width="586" height="440" alt="" /><br clear="all" /> Autore di &#8220;Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio&#8221; Amara Lakhous è uno scrittore algerino che ha scelto l&#8217;italiano come lingua per i suoi romanzi. È arrivato a Roma nel 1995 perché “ stanco di aspettare il mio assassino”, lasciandosi alle spalle un Paese martoriato dalla guerra civile e dagli attentati terroristici. Oggi Lakhous vive a Torino, dove sta preparando la sua ultima fatica letteraria, dopo avere trascorso più di 15 anni nella capitale. E proprio a Roma, in occasione della fiera della piccola e media editoria di Roma, <a href="http://www.booksblog.it/post/8639/piu-libri-piu-liberi-le-istituzioni-tagliano-i-finanziamenti">&#8220;Più libri, più liberi&#8221;</a>,  presenterà <em>Un pirata piccolo piccolo</em>, pubblicato da e/o a giugno scorso, ma partorito nel 1993. È la storia di Hassinu, una specie di precursore del movimento delle primavere arabe, un quarantenne in crisi, con la particolarità di essere nato il 29 febbraio e quindi di compiere gli anni solo in quelli bisestili. </p>
<p><strong>Allora Lakhous, il titolo del romanzo che presenterà domani ha dei chiari rimandi a due capolavori italiani, Un borghese piccolo piccolo di Monicelli e l&#8217;omonimo libro di Cerami. Il paragone è voluto?</strong><br />
In parte sì, perché amo molto il cinema e la letteratura dell&#8217;Italia, ma in realtà ho scritto il romanzo due anni prima di vedere il film e leggere il libro di Cerami. In arabo il titolo è <em>La cimice e il pirata</em>, ma ho dovuto cambiarlo per non confondere il lettore. Nella mia lingua d&#8217;origine cimice ha un solo significato ma in italiano indica, oltre all&#8217;insetto, lo strumento per spiare. E poi mi piaceva l&#8217;espressione &#8220;piccolo, piccolo&#8221; che dà una connotazione ironica.</p>
<p><strong>E infatti l&#8217;ironia è un ingrediente fondamentale in tutte le sue opere. </strong><br />
Non ho dubbi, l’ironia, la commedia, la leggerezza come diceva Calvino, sono importanti. Non bisogna prendersi troppo sul serio. La chiamo commedia nera, fa ridere e anche un po’ piangere.</p>


<p>
<strong>Il suo lavoro si può ascrivere nella letteratura della migrazione, lei si sente uno scrittore italiano?</strong><br />
Ultimamente mi hanno invitato a un convegno in Australia e sono stato invitato come autore italiano. Più che di letteratura della migrazione parlerei di una nuova letteratura che ha due potenzialità. Gli scrittori che vengono da un altro paese portano nella lingua di arrivo un po’ di quella  di origine. Io ad esempio uso molto i modi di dire arabi. La seconda cosa è lo sguardo che hanno sull’Italia che per forza di cose è diverso da quello di chi è nato qui e ci ha studiato. Sono arrivato qui a 25 anni e da allora è iniziata la mia seconda vita. Ho un’età anagrafica che è 41 anni e poi ne ho una italiana. Quindi, a livello linguistico, sono un 16enne.</p>
<p><strong>A proposito di lingua &#8220;Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio&#8221; è stato scritto in italiano e poi è uscito anche in arabo. Non è stato però tradotto, giusto? Lo ha riscritto.</strong><br />
Sì, ho fatto una riscrittura, con tanti vantaggi. Il traduttore non ha il potere di tagliare e aggiungere, non ha il diritto di cambiare i nomi dei personaggi. Io invece quando riscrivo faccio quello che voglio perché sono il proprietario dell’opera. Sul piano linguistico inoltre c&#8217;è l’opportunità di dire alcune cose in italiano e altre in arabo. In <a href="http://www.booksblog.it/post/7005/divorzio-allislamica-a-viale-marconi-di-amara-lakhous">&#8220;Divorzio all&#8217;islamica in viale Marconi&#8221;</a>, ad esempio, Sofia quando parla della vita sessuale lo fa a suo agio in italiano, ma non nella sua lingua d&#8217;origine e lo stesso per le parolacce, le dice in italiano. Poi c&#8217;è la questione dei proverbi che tradotti non sono efficaci, per cui la sfida è inventarne di nuovi, o di adattarli.</p>
<p><strong>E che ne pensa dei suoi colleghi italiani? Li legge, ci sono degli autori che preferisce?</strong><br />
Per quanto riguarda i contemporanei mi piacciono molto Carmine Abate, Giancarlo De Cataldo, Massimo Carlotto e Vincenzo Consolo che, oltre a essere dei bravissimi scrittori, sono anche degli amici. Dei classici invece adoro Leonardo Sciascia e Carlo Emilio Gadda.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/8903/amara-lakhous-si-racconta-domani-sara-a-piu-libri-piu-liberi">Amara Lakhous si racconta. Domani sarà a "Più libri, più liberi"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 18:56 di giovedì 08 dicembre 2011.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>Anteprima booksblog: Quasi quasi mi innamoro, di Anna Mittone Da oggi in libreria</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/7979/anteprima-booksblog-quasi-quasi-mi-innamoro-di-anna-mittone-da-oggi-in-libreria</link>
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    <pubDate>Tue, 06 Sep 2011 09:30:37 GMT</pubDate>
    <dc:creator>lara</dc:creator>
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    <category>news</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>narrativa-italiana</category><category>anna mittone</category><category>morgan</category><category>piemme</category><category>romanzo</category>
    <description>Il primo romanzo di Anna Mittone, Quasi quasi mi innamoro, è stato la mia rivelazione dell’estate. L’ho portato al mare, un po’ scettica, perché quando ci si porta il lavoro in vacanza è sempre[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/annamittone.JPG" class="post" border="0" align="left" width="221" height="360" alt="scarpe da donna colorate" /> Il primo romanzo di Anna Mittone, Quasi quasi mi innamoro, è stato la mia rivelazione dell’estate. L’ho portato al mare, un po’ scettica, perché quando ci si porta il lavoro in vacanza è sempre un rischio. Ho cominciato a sfogliarlo con diffidenza, pronta a rimandarlo agli ultimi giorni e a rimpiazzarlo con uno dei libri di riserva stipati nello zaino. E invece, nonostante il formato poco adatto a spiagge e scogli (l’ho letto in bozze, quindi in fogli A4 rilegati con i classici anelli in plastica), è diventato il mio inseparabile compagno tra un bagno e l’altro. </p>
<p><strong>Consolata Bogetto</strong> ha trentasette anni, una madre che l’assilla, un padre assente e una sorella maggiore sposata con un “balengo”. Attraversa la sua esistenza con circospezione, così come quando cammina per strada e teme di cadere per via delle caviglie fragili. Un lavoro da commessa in una nota catena di librerie e, soprattutto, una storia finita male alle spalle completano il quadro. E allora lei, in una domenica piovosa, sprofondata in poltrona a casa dei suoi per il solito pranzo domenicale decide di innamorarsi. E lo fa sfogliando le pagine di <em>Donna Moderna</em> e incrociando lo sguardo da cucciolo ferito di <strong>Morgan</strong>. Sì, proprio lui, il cantante dei Blu Vertigo, il giudice di X Factor, l’ex marito di Asia Argento. Così tra amici che tentano di farla rinsavire, drammi familiari e giornate più o meno uguali di un inverno torinese, Consolata si perde nelle sue fantasie e vive un’esistenza parallela in cui lei e quello che ha deciso essere l’uomo della sua vita hanno incontri romantici su treni o boeing a seconda dello scenario prescelto. Finché la temuta realtà non giungerà a rispedirla con il sedere a terra, ma senza sbarrare la porta a un finale inatteso. Con una scrittura frizzante, scorrevole e molto “giovane” (punteggiatura ridotta all’osso, frasi brevi e linguaggio colloquiale), infarcita di citazioni letterarie e di costume, <em>Quasi quasi mi innamoro</em> si lascia divorare e una volta chiuso lascia una certa nostalgia e una voglia pazzesca di chiamare al telefono Consolata e chiederle: “Allora com’è andata a finire?”</p>
<p>Booksblog ha incontrato l’autrice Anna Mittone, al suo esordio letterario, ma con una carriera da sceneggiatrice alle spalle (Distretto di polizia, La squadra, Un posto al sole).<br />
<strong>Allora Anna, la prima domanda è d’obbligo. Consolata Bogetto , c’est toi? Quanto c’è della tua esperienza personale nella protagonista di Quasi quasi mi innamoro?</strong><br />
Alcuni tratti di Consolata sono assolutamente moi: Torino, la tendenza ad inciampare anche da ferma, la scarsa cultura musicale, l’incapacità di affrontare di petto certe situazioni, ma soprattutto la tendenza a fantasticare sempre e su tutto, quasi una doppia vita parallela di cui non riesco a fare a meno. Fantastico sul mio futuro, su quello dei miei figli, sul mio matrimonio (anche se ho deciso di non sposarmi), sul mio funerale, su come sarò vestita quando andrò a ritirare l’Oscar (per il quale, naturalmente, ho già revisionato più volte il discorso di ringraziamento)… Diversamente da Consolata, però, cerco di non perdere mai la bussola della realtà!</p>


<p>
<strong>Come è nata l’idea di questo romanzo e, soprattutto, perché proprio Morgan?!</strong><br />
Naturalmente ho sempre fantasticato sulla possibilità di scrivere un romanzo, ma mi ci sono voluti molti anni per convincermi che avrei potuto almeno tentare di scriverlo sul serio! Sono partita proprio dall’idea dell’amore immaginario, che mi sembrava un’esperienza molto comune e poco raccontata, ma stentavo a trovare un oggetto amoroso di riferimento, volevo evitare i clichè di Pitt, Clooney, Di Caprio e trovare qualcuno di famoso ma vicino, qualcuno a cui forse, impegnandosi davvero, con un po’ di coraggio e fantasia, si può anche arrivare. Poi una sera in cui il mio compagno era fuori per la settimanale partita di calcetto, dopo aver messo a letto i bambini, ho acceso la tv e, per la prima volta, ho visto una puntata di X Factor. E sono rimasta folgorata da Morgan! Come donna l’ho trovato subito affascinante, come scrittrice mi è sembrato perfetto per la storia che volevo raccontare e infatti, fin da subito, con lui come “uomo dei desideri” Consolata ed il suo mondo hanno preso vita. </p>
<p><strong>Anche la tua stanza è stata (o è) tappezzata di poster di un cantante/attore/show-man?</strong><br />
Da ragazzina ero innamorata pazza di Elvis Presley, ascoltavo ossessivamente le sue canzoni e avevo più di un suo poster in camera. Naturalmente ero certa che non fosse davvero morto e che presto l’avrei incontrato dalle parti della Mole Antonelliana per vivere per sempre felici e contenti. In seguito mi sono molto appassionata a Ralph Macchio (il protagonista di Karate Kid, del quale purtroppo ho perso le tracce), ma quando è arrivato alla ribalta Brad Pitt ero già troppo cresciutella per attaccare poster. Appoggio però incondizionatamente la passione di mia figlia dodicenne per Robert Pattinson con il quale le ho permesso di tappezzare la stanza, porte comprese.</p>
<p><strong>Consolata Bogetto probabilmente diventerà la Bridget Jones italiana, ma secondo me tra le due c’è una differenza sostanziale. Bridget è una specie di brutto anatroccolo che diventa cigno, mentre Consolata si smarca dal cliché hollywoodiano e resta coerente e “sfigata” fino alla fine della storia. Tu apprezzi il parallelismo o hai in mente altri paragoni cinematografici e/o letterari?</strong><br />
Bridget è sicuramente la matrice di quasi tutta la letteratura cosiddetta “chick” attuale e innegabilmente parte di lei è trasmigrata anche in Consolata. Il paragone è quindi d’obbligo, ma quello che ho cercato di fare è stato proprio eliminare anche quel po’ di glamour che comunque aleggia intorno alla sfiga di Bridget: il lavoro interessante, gli amici, le uscite serali cool, la metropoli con le possibilità che offre. Ho voluto dare a Consolata una solitudine che in fondo Bridget non conosce. Il mondo di Bridget (e ancor di più quello di Sex and the city) è un po’ il sogno della single, pieno di occasioni per conoscere uomini che sono sempre belli, affascinanti e spesso ricchi o vicini ad esserlo, mentre quello di Consolata è un mondo più vicino a quello reale, sul quale lei costruisce il SUO sogno. Inoltre, da lettrice e spettatrice un po’ smaliziata, sono un po’ stanca di storie dove alla fine il grande amore è quello che è lì fin dall’inizio e di cui la protagonista non si è mai accorta…</p>
<p><strong>A proposito di modelli e cliché, nel libro la protagonista è assediata da mille condizionamenti esterni: la famiglia, i telefilm americani, tutto le suggerisce che l’unica strada percorribile è metter su famiglia, con chi non importa molto. Quanto è difficile secondo te per una donna alle soglie dei quaranta provare invece a uscire dai binari e a essere felice a modo suo?</strong><br />
Molto. Io stessa (che di famiglie ne ho messe su prima una e poi un’altra, totalizzando due figli), mi rendo conto che tendo a spingere le mie amiche single a fidanzarsi e fare figli e organizzo per loro cene con uomini separati! La pressione esterna non è facile da controbattere per chi vuole fare una scelta “fuori dal coro”, soprattutto per una donna, che viene costantemente messa di fronte al ricatto della maternità (se vuoi un figlio devi farlo subito, prima che sia troppo tardi!)</p>
<p><strong>Restando in tema, l’idea che emerge della “coppia” è, in realtà, piuttosto negativa. Consolata e Paolo, la sorella e il “balengo”, i loro genitori. Tutte coppie insoddisfatte. Pensi che una appagante vita a due, oggi, sia diventata impossibile?</strong><br />
Penso che la vita a due sia sempre stata difficile, un tempo quando il matrimonio era un obbligo sociale perché potevi trovarti costretta a passare la vita con un uomo che non amavi, oggi perché la possibilità di scegliere la vita che vogliamo può diventare annichilente o portaci a desiderare continui cambiamenti. Eppure di una qualche forma di coppia in fondo abbiamo bisogno e così continuiamo a provarci, sperimentare, sbagliare e ritentare, cercando sempre nuove formule.</p>
<p><strong>Torniamo a parlare di letteratura. Chi sono i tuoi autori preferiti e quali le influenze letterarie di <em>Quasi quasi mi innamoro</em>?</strong><br />
Il mio dio della scrittura è certamente Proust e amo moltissimo anche Maupassant, Balzac e Cechov mentre, tra i contemporanei, ho una passione per Philip Roth, Joyce Carol Oates e Houellebecq. Non oserei mai dire che mi hanno influenzato perché il mio romanzo non prova nemmeno a mettersi a fianco di tali giganti!</p>
<p><strong>Questo è il tuo primo romanzo, ma hai una lunga esperienza come sceneggiatrice.  Cos’è che distingue maggiormente la scrittura per cinema e televisione dalla composizione di un’opera letteraria? </strong><br />
Dal mio punto di vista la maggiore differenza sta nella cura della parola. La sceneggiatura, infatti, è uno strumento di lavoro per attori e registi e non un prodotto finito in sé, quindi certi aspetti stilistici sono secondari rispetto all’impatto visivo di certe descrizioni, alla “recitabilità” dei dialoghi. Un linguaggio ricercato, un fraseggio complesso non solo non è richiesto, ma può essere addirittura dannoso perché quello che nel romanzo passa attraverso il ritmo della punteggiatura, la scelta lessicale o retorica, nel film è affidato alla regia più che alla sceneggiatura. </p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/7979/anteprima-booksblog-quasi-quasi-mi-innamoro-di-anna-mittone-da-oggi-in-libreria">Anteprima booksblog: Quasi quasi mi innamoro, di Anna Mittone Da oggi in libreria</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 11:30 di martedì 06 settembre 2011.</p>
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    <title>Intervista a Michela Murgia</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/6750/intervista-a-michela-murgia</link>
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    <pubDate>Mon, 11 Oct 2010 11:53:09 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Andrea Coccia</dc:creator>
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    <category>scrittori</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>narrativa-italiana</category><category>accabadora</category><category>einaudi</category><category>il mondo deve sapere</category><category>intervista a michela murgia</category><category>premio campiello 2010</category>
    <description>Michela Murgia è una delle penne più interessanti dell&amp;#8217;ultima generazione di scrittori italiani, ha esordito con il tagliente esperimento narrativo Il mondo deve sapere, nato su un blog per[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/intervistaamichelamurgia.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="125" alt="intervista a michela murgia" /> <a href="http://www.booksblog.it/tag/michela+murgia">Michela Murgia</a> è una delle penne più interessanti dell&#8217;ultima generazione di scrittori italiani, ha esordito con il tagliente esperimento narrativo <strong>Il mondo deve sapere</strong>, nato su un blog per raccontare la surreale e grottesca esperienza del lavoro di centralinista in un call center, pubblicato da ISBN nel 2006  e <a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/il-mondo-deve-sapere-2/">ristampato ora dalla stessa casa editrice milanese nella collana tascabile Reprints</a>, poi, con <a href="http://www.booksblog.it/tag/accabadora">Accabadora</a>, per <a href="http://www.booksblog.it/tag/einaudi">Einaudi</a>, si è aggiudicata il <a href="http://www.booksblog.it/tag/premio+campiello+2010">Premio Campiello 2010</a>. </p>
<p><strong>Il tuo libro d&#8217;esordio, &#8220;il mondo deve sapere&#8221; è nato come un blog. Nel passaggio alla carta stampata hai dovuto lavorarlo ed editarlo per renderlo adatto al cambio di medium o è rimasto invariato?<br />
</strong><br />
Per scelta editoriale si è stabilito di lasciare il testo invariato rispetto alla forma blog, ma è un&#8217;immanenza solo apparente, perché lo spostamento dal piano interattivo della rete a quello di fruizione passiva del libro stampato è in realtà un mutamento radicale non solo del mezzo, ma per certi versi anche del messaggio. Una delle preziose cose inevitabilmente perse è il numero di commenti che corredavano ogni singolo post, poi divenuto capitoletto, spesso chiosandolo, talvolta correggendolo e integrandolo, comunque lasciando intravedere che dietro quelle riflessioni c&#8217;era una conversazione, uno scambio, un livello di interazione molto elevato. Alcuni post-capitoletti sono stati scritti in risposta a commaenti a post precedenti. Il libro questa dimensione ha dovuto necessariamente sacrificarla.</p>


<p>
<strong>Ne &#8220;il mondo deve sapere&#8221; racconti una delle esperienze lavorative più alienanti della nostra epoca, il lavoro in un call center, un&#8217;esperienza che forse è assimilabile per drammaticità esistenziale a quella delle catene di montaggio degli inizi della modernità. Eppure tu sei riuscita a parlarne con una certa leggerezza, sfruttando la distanza delle tinte grottesche e del sarcasmo. Come mai questa scelta? E&#8217; stata frutto dell&#8217;istinto o di una attenta riflessione?<br />
</strong><br />
Non credo che sarcasmo e leggerezza siano corrispettivi, anzi. L&#8217;ironia e il sarcasmo sono tra le forme di rabbia più pesanti che si possano mettere in atto davanti a una realtà disturbante, e talvolta possono essere l&#8217;unico modo per difendersi, perché ridere davanti alla catastrofe è una forma di signoria, è un modo per rivendicare la supremazia della propria comprensione davanti al mostro che ti vorrebbe ignaro e complice. Allora scoprire i denti per ridere o scoprirli per mordere potrebbe non essere più così distinguibile. </p>
<p><strong>La precarietà è ormai diventata il modus vivendi delle nuove generazioni, costrette a fare 3 o 4 lavori e lavoretti per sbarcare il lunario, difficilmente negli ultimi cinquant&#8217;anni è esistita una tale quantità di gente sfruttata e annichilita, eppure non c&#8217;è stata, finora, alcuna reazione da parte nostra, continuiamo a spingerci e lottare per accaparrarci stage gratuiti o sottopagati, come cani rabbiosi per qualche osso. Secondo te negli anni che verranno assisteremo ad una presa di coscienza generale e ad una reazione o, al contrario, stiamo sprofondando nell&#8217;abisso, verso un&#8217;individualismo senza scampo e una società completamente disgregata?<br />
</strong><br />
Non sono ottimista. L&#8217;individualismo, la perdita del senso del &#8220;noi&#8221;, si paga prima di tutto nella scomparsa della solidarietà sociale. Gli operai cresciuti alla scuola del sindacato di categoria oggi votano Lega per negare parità di diritti agli stranieri che cercano riscatto nelle nostre fabbriche. Svegliare la bestia avida che abbiamo dentro, come singoli e come popolo, è molto più facile di quanto si pensi, e diventa facilissimo quando l&#8217;asticella del reddito viene abbassata al limite della sopravvivenza. La minimizzazione dei margini di umanità nel lavoro non porta alla sommossa, ma all&#8217;abbrutimento definitivo, perché l&#8217;etica viene vista come il lusso di chi ha già pagato le rate.</p>
<p><strong>Cosa può fare - se qualcosa ancora si può fare - la letteratura contro questa deriva disgregante?<br />
</strong><br />
La letteratura può offrire specchi. Niente può farci riflettere su noi stessi come l&#8217;immagine improvvisa e muta dei nostri visi deformi, degli zigomi acuti sollevati sui canini umidi. Certe pagine di letteratura sanno fare questo, chi le trova non può più permettersi di dire &#8220;io non c&#8217;entro&#8221;.</p>
<p><strong>Cambiando argomento: hai appena vinto il Premio Campiello con Accabadora; oltre, naturalmente, alla soddisfazione personale e alla spinta in classfica che ne deriva, quali sono stati gli effetti sul tuo lavoro di scrittrice?<br />
</strong><br />
Devastanti in termini di tempo. Cento cose di contorno cercano di mangiarsi gli spazi di normalità che mi sono indispensabili non solo per vivere, ma anche per scrivere. Non sono mai stata una di quelle penne che scrivono ovunque con qualunque condizione: ho bisogno di pace, tempo, calma, silenzio. Al momento se li voglio devo dire molti &#8220;no&#8221;, ma pure sentirsi dire &#8220;adesso te la tiri&#8221; non è bello. Cerco di mediare.</p>
<p><strong>Ogni anno in occasione del Campiello e, soprattutto, dello Strega, si scatenano polemiche a raffica sull&#8217;utilità e sulla regolarità dei premi, non hai mai l&#8217;impressione che siano proprio questi estenuanti e inutili dibattitti lo scopo dei premi letterari in questi ultimi anni?<br />
</strong><br />
Non conosco le dinamiche dello Strega, ma sul Campiello lo stile della Confindustria in questo senso è assolutamente low profile. </p>
<p><strong>Tu hai avuto la fortuna di esordire con una importante casa editrice come la ISBN, come giudichi la scelta di chi si rivolge alle casa editrici a pagamento?<br />
</strong><br />
Pessima. Insieme ad altri autori scrivo contro questa modalità di circuizione truffaldina almeno una volta al mese, cercando di fare attività di informazione verso gli esordienti sprovveduti che cascano a piedi uniti in mano a questi soggetti senza scrupoli. </p>
<p><strong>Un&#8217;ultima domanda, quanto hai apprezzato il fatto che non ti abbia ancora citato la avallone e bruno vespa? eh eh, scherzo&#8230; </strong></p>
<p>;) l&#8217;avranno apprezzato di più loro, mi sa.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/6750/intervista-a-michela-murgia">Intervista a Michela Murgia</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 13:53 di lunedì 11 ottobre 2010.</p>
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    <title>Intervista a Bruno Oliviero e le sue &quot;Prime donne&quot;</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/6006/intervista-a-bruno-oliviero-e-le-sue-prime-donne</link>
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    <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 16:00:25 GMT</pubDate>
    <dc:creator>roberta</dc:creator>
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    <category>varie</category><category>books</category><category>news</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>alessia marcuzzi</category><category>amanda sandrelli</category><category>anna falchi</category><category>anna tatangelo</category><category>antonella clerici</category><category>armando curcio editore</category><category>bruno olviero</category><category>cecilia capriotti</category><category>corinne clery</category><category>dori ghezzi</category><category>foto bianco e nero</category><category>foto vip</category><category>frank sinatra</category><category>in evidenza</category><category>istanti d'autore</category><category>libro fotografico</category><category>martina colombari</category><category>milva</category><category>natalia titova</category><category>ornella muti</category><category>prime donne. istanti d'autore</category><category>robert de niro</category><category>rosaria renna</category><category>simona ventura</category><category>stefania e amanda sandrelli</category><category>stefania orlando</category><category>stefania sandrelli</category><category>vittoria belvedere</category>
    <description>Dori Ghezzi negli anni Ottanta figlia dei fiori e sognante, Antonella Clerici a inizio carriera 25 anni fa appariva più sensuale, Alessia Marcuzzi come Anna Falchi, Stefania Orlando e Anna Tatangelo[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/primedonne.jpg" class="post" border="0" align="left" width="253" height="360" alt="prime donne" /><a href="http://www.cineblog.it/tag/dori+ghezzi">Dori Ghezzi</a> negli anni Ottanta figlia dei fiori e sognante, <a href="http://www.tvblog.it/categoria/antonella-clerici">Antonella Clerici</a> a inizio carriera 25 anni fa appariva più sensuale, <a href="http://www.tvblog.it/categoria/alessia-marcuzzi">Alessia Marcuzzi</a> come <a href="http://www.gossipblog.it/categoria/anna-falchi">Anna Falchi</a>, <a href="http://www.gossipblog.it/post/10586/stefania-orlando-si-fa-palpeggiare-in-topless">Stefania Orlando</a> e <a href="http://www.comicsblog.it/post/4474/anna-tatangelo-matteo-principe-trasforma-la-cantante-in-uno-shoujo-manga">Anna Tatangelo</a> erano decisamente quattro fanciulle acqua e sapone. Che dire di una <a href="http://www.02blog.it/post/2664/capitali-evasi-in-liechtestein-di-390-indagati-100-sono-a-milano">Milva</a> annata 1988? Sembravano invece l&#8217;una la fotocopia dell&#8217;altra <a href="http://www.tvblog.it/post/4943/due-sandrelli-a-confronto-in-io-e-mamma">Stefania e Amanda Sandrelli</a> immortalate sempre sul finire degli anni Ottanta dal fotografo delle dive <a href="http://www.06blog.it/tag/bruno+oliviero">Bruno Oliviero</a>, che ieri sera ha organizzato un party al White di Roma per presentare agli amici le sue 204 &#8220;<a href="http://www.06blog.it/categoria/fotografia">Prime donne. Istanti d&#8217;autore</a>&#8221; (<a href="http://www.curcioeditore.it/">Armando Curcio Editore</a>); noi di Booksblog c&#8217;eravamo e gli abbiamo fatto qualche domanda.</p>
<p><strong>Visi e corpi in posa di donne nel mondo dello spettacolo, del cinema ma anche donne della politica, dell&#8217;editoria, ritratte solo in bianco e nero, perché?</strong><br />
Sono affascinato dal bianco e nero, che in modo nitido il senso della vita. D&#8217;altronde la fotografia è nata in bianco e nero, usarla mi regala la sensazione di tornare indietro nel tempo, alle origini, in un periodo dove vedo troppo colore e un eccessivo uso di Photoshop.</p>
<p><strong>Cosa ti colpisce di più di un &#8220;soggetto&#8221;?</strong><br />
Dipende cosa ha di bello quella donna: se ha belle le mani, mi innamoro delle sue mani, se ha di bello le gambe, mi colpiscono le gambe e così via. Anche se gli occhi rimangono il volto dell&#8217;anima e il mio obiettivo è quello di cogliere l&#8217;attimo, un&#8217;espressione e avere un&#8217;immagine.</p>
<p><strong>Nel libro si sono tante donne che hai scoperto artisticamente, quali?</strong><br />
C&#8217;è una <a href="http://www.cineblog.it/tag/Ornella%20Muti">Ornella Muti</a> quattordicenne, in una delle prime foto che le ho scattato ma è il ritratto al quale sono più affezionato: fu il suo esordio e la sua fortuna. Ma ci sono anche altre donne colte in un momento ancora acerbo come <a href="http://www.fashionblog.it/tag/corinne+clery">Corinne Clery</a>, <a href="http://www.tvblog.it/categoria/simona-ventura">Simona Ventura</a>, <a href="http://www.gossipblog.it/post/12842/vittoria-belvedere-al-mare-con-bikini-e-pancione">Vittoria Belvedere</a>, <a href="http://www.gossipblog.it/post/5336/martina-colombari-allo-stadio-fa-il-tifo-per-billy-costacurta">Martina Colombari</a> e tante che poi mi hanno scelto come fotografo. Scoprii <a href="http://www.gossipblog.it/categoria/anna-falchi">Anna Falchi</a> quando ancora non si era rifatta il seno, un intervento superfluo secondo me, perché i suoi suoi punti di forza erano il lato B e le gambe. Anche di Alessia Marcuzzi, ricordo quando la notai: conduceva un programma a Telemontecarlo e mi colpii  il suo modo di arrivare al pubblico. Invece di una giovanissima Antonella Clerici, fotografata nel 1985, mi incuriosì la sua carica erotica, che però non traspariva in tv e d&#8217;altronde il segreto del suo successo sta proprio nel fatto che le altre donne non la vedono come rivale.</p>


<p><strong>Tra tutte le donne che ha fotografato, quale l&#8217;ha colpita di più?</strong><br />
Magari ce ne fosse una&#8230; sola!</p>
<p><strong>Tra gli uomini invece?</strong><br />
Forse <a href="http://www.cineblog.it/categoria/robert-deniro">Robert De Niro</a>. Ero a cena con lui e gli ho fatto degli scatti, a Las Vegas. Ma sono rimasto colpito molto anche da <a href="http://www.artsblog.it/post/3945/quadri-di-frank-sinatra-e-paul-mccartney-in-mostra-in-una-galleria-di-londra">Frank Sinatra</a>.</p>
<p><strong>Da quanto tempo pensavi al libro?</strong><br />
L&#8217;ho sempre pensato ma stavo attendendo il momento giusto per farlo: ci ho impiegato sei mesi per cercare le immagini che vedete. Poi ho cercato i personaggi e ognuna doveva dire qualcosa.</p>
<p><strong>Cosa dicono invece le donne che hai fotografato lo abbiamo chiesto direttamente ai volti noti avvistati durante il party a Roma. </strong></p>
<p>NATALIA TITOVA - &#8220;Oliviero è stato capace di farmi sentire a mio agio sul set fotografico, come se fossi sulla pista e stessi ballando una rumba o un tango&#8221;.</p>
<p>NADIA BENGALA - &#8220;Bruno mi ha fotografata più volte. Nella fotografia che appare nel libro, ha usato solo un faro che faceva qualche gioco di ombre, riuscendo a tirar fuori il mio lato più naif. Ha più volte provato a convincermi di farmi un servizio fotografico, che ho cominciato a fare da quando sono stata eletta Miss Italia. Ma ricordo di quando non riuscì a convincermi: era l&#8217;83 e, vedendo una somiglianza con la figlia della moglie dell&#8217;ex Scià di Persia Farah Diba, voleva che dicessi una bugia e stessi al gioco, ma non me la sentii e rimandammo gli scatti a cinque anni dopo&#8221;.</p>
<p>ROSARIA RENNA - &#8220;Ho posato per Bruno quando sono venuta a Roma: avevo 17 anni. Non mi sembrava vero che un fotografo del suo calibro mi desse la possibilità di posare per lui, così mi sentii privilegiata. La ricordo in modo molto pulito. Era rispettoso. E ha tirato fuori la parte più sexy di me, con solarità. Ho ancora le sue foto divertenti in giro per casa&#8221;.</p>
<p>DANIELA MARTANI - &#8220;Le sue foto esprimono dolcezza. A me ha chiamata nel 2009 dicendomi che farò carriera: spero sia di buon auspicio&#8221;.</p>
<p>CECILIA CAPRIOTTI - &#8220;Io mi sono diplomata all&#8217;ISA, Istituto d&#8217;arte, nella sezione della fotografia che quindi mi piace in modo particolare come forma d&#8217;arte. Quando mi ha fotografata Bruno ho notato la sua grande velocità di scattare foto, dandoti libertà d&#8217;esprimerti senza dover recitare copioni, parti o ruoli da vamp. Tant&#8217;è che in me è riuscito a cogliere l&#8217;espressione più vera, intenza&#8221;.</p>
<p>Bruno Oliviero<br />
<a href="http://curcioeditore.it/pages/bakery/prime-donne-207.php?searchresult=1&#038;sstring=prime+donne#wb_4">Prime donne. Istanti d&#8217;autore</a><br />
Armando Curcio Editore<br />
Pagine 228<br />
Prezzo: € 25,00</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/6006/intervista-a-bruno-oliviero-e-le-sue-prime-donne">Intervista a Bruno Oliviero e le sue "Prime donne"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 18:00 di venerdì 12 marzo 2010.</p>
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  <item>
    <title>Anteprima Booksblog: intervista a Lasse Braun inventore della pornografia moderna</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/4462/anteprima-booksblog-intervista-a-lasse-braun-inventore-della-pornografia-moderna</link>
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    <pubDate>Mon, 08 Mar 2010 16:24:36 GMT</pubDate>
    <dc:creator>roberta</dc:creator>
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    <category>news</category><category>appuntamenti</category><category>mondo-libri</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>autobiografia di lasse braun</category><category>cake orgy</category><category>carolina cutolo</category><category>casanova and the country girls</category><category>cineclub detour a roma</category><category>evento a roma</category><category>festival del cinema di cannes</category><category>film hard</category><category>film porno</category><category>film sensation</category><category>french blue</category><category>funy priest</category><category>george pompidou</category><category>giampiero mighini</category><category>gioco del dottore</category><category>golden butterfly</category><category>in evidenza</category><category>intervista anteprima lasse braun</category><category>isola di trinidad</category><category>lasse braun</category><category>le pornographe</category><category>maurice sinet</category><category>michele capozzi</category><category>nicolas restif de la bretonne</category><category>oltraggio al pudore</category><category>pepp show machines</category><category>per adulti</category><category>pornografia moderna</category><category>presentazione libro</category><category>reuben sturman</category><category>senza tregua</category><category>serie film pornografici</category><category>top 5 film porno</category><category>tour eiffel</category><category>valery giscard d’estaign</category>
    <description>La storia di Lasse Braun, l&amp;#8217;uomo che inventò il cinema per adulti, arriva mercoledì 10 marzo al Cineclub Detour di Roma per essere presentata non come un&amp;#8217;autobiografia ma come un[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/lassebraun.jpg" class="post" border="0" align="left" width="242" height="360" alt="lasse braun" />La storia di <a href="http://www.softblog.it/categoria/letteratura/record/10">Lasse Braun</a>, l&#8217;uomo che inventò il cinema per adulti, arriva mercoledì 10 marzo al Cineclub Detour di Roma per essere presentata non come un&#8217;autobiografia ma come un romanzo d’avventura; spetterà a un maestro di cerimonia come il pornologo Michele Capozzi e giornalisti del calibro di Giampiero Mughini e Carolina Cutolo incorniciare di aneddoti il libro &#8220;Senza tregua&#8221; che <a href="http://www.softblog.it/categoria/letteratura">Braun </a>presenterà in prima persona.</p>
<p>Noi di Booksblog abbiamo intervistato in esclusiva l’algerino figlio di un diplomatico italiano che tra la metà degli anni ’60 e la fine dei ’70 inventò, lanciò, difese e alla fine sdoganò la <a href="http://www.pinkblog.it/post/4302/film-porno-raccolgono-pubblico-femminile-sempre-piu-vasto">cultura del porno</a> nel mondo. Perché <a href="http://www.booksblog.it/tag/racconti+erotici">Lasse Braun</a> non è solo l&#8217;autore di 120 opere cinematografiche, di cui circolano (tra Europa e America) oltre 15 milioni di copie. Ma dietro ai film del <a href="http://www.06blog.it/tag/lasse+braun">Re del Porno</a> c’è misticismo, coraggio, determinazione, fantasia, satira e la convinzione di essere nato per <a href="http://www.artsblog.it/post/4131/pop-porn-7">liberare il sesso</a> dall’oppressione del potere e della religione.</p>
<p><strong>Sotto la sua spinta la Danimarca, nel 1969, è stata la prima nazione al mondo a <a href="http://www.polisblog.it/post/804/omofobia-al-potere-alemanno-e-il-gay-pride-offensivo">cancellare il reato</a> di “<a href="http://www.booksblog.it/post/5592/elogio-della-prostituzione-e-oltraggio-al-pudore-ne-lalcova-elettrica-di-sebastiano-vassalli">oltraggio al pudore</a>”, ma qual è il ricordo più bello del LiBeratore regista, sceneggiatore, editore e imprenditore, con una laurea in giurisprudenza in tasca?</strong><br />
Il ricordo più bello ha una data: 4 giugno del ’69, quando si è <a href="http://www.cineblog.it/post/16323/anche-don-johnson-si-da-alla-pornografia">legalizzata la pornografia</a> e ho fatto un party fantastico! Siccome ero un po’ il regista della legalizzazione è stata una conferma della <a href="http://www.autoblog.it/post/3750/mission-impossible-per-tom-cruise-aprire-la-veyron">mia “missione possibile”</a>. Ma poi tra i ricordi, ci sono molti momenti belli vissuti a <a href="http://www.designerblog.it/post/3302/il-nuovo-graphic-design-museum-di-breda">Breda</a>, città a 3 ore da Parigi dove insegnavo l’alta pornografia <a href="http://www.tvblog.it/categoria/casting-e-provini">facendo i casting</a>. Chiedevo di vedere le ragazze e così le spogliavo, le toccavo; ecco, vedere una donna e riuscire a baciarla, scoparla, a toglierle le mutandine dopo mezz’ora che l’avevo incontrata e riuscirci a fare questo atto meraviglioso che è il sesso era una cosa che mi piaceva da matti. Il casting era il momento che preferivo; anche girare i film mi gustava. Soprattutto quando ho girato “Sensation” è stato emozionante: ci ho messo 12 giorni che per quell’epoca era parecchio; per le location, per la ricerca di inquadrature choccanti.</p>
<p><strong>Come hai <a href="http://www.tvblog.it/post/16551/sex-mundi-i-segreti-del-sesso-su-current">scoperto il sesso</a>?</strong><br />
Avevo sei anni quando facevo di nascosto il “gioco del dottore” con le mie cuginette francesi e le loro amiche: ricordo che fu allora che vidi la differenza dai maschietti. La prima “scopata” fu nell’aprile del ’44, con Wilma, quando nel parco della villa di mio zio sul lago di Como, si tenne il party per il mio ottavo compleanno. Anche se a piegarmi tutto sul sesso fu Joe, un soldato nero USA che arrivò a <a href="http://www.travelblog.it/post/8190/il-migliore-hotel-del-mondo-villa-deste-a-cernobbio">Cernobbio </a>nel ’45; lo vidi montare mia cugina e poi mi spiegò tutto, svelandomi i misteri del sesso arrivando perfino a disegnarmi in terra, con un rametto, quello che succede tra uomini e donne. </p>


<p>
<strong>Quali date e nomi sono all’origine del cinema porno?</strong><br />
La pornografia è nata nella notte dei tempi, anche se la parola è stata tratta da “Le Pornographe” dello scrittore francese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Restif_de_la_Bretonne">Nicolas Restif de la Bretonne</a>. Sua e di altri è l’invenzione della pornografia. Si dice che la seconda o terza pellicola girata al mondo fosse un film porno. Comunque quando parlo di pornografia mi riferisco a quando si vede il sesso eccitato e quindi si vede la penetrazione e tutto il resto. Ricordo cos’era la pornografia dal titolo che vidi sul quotidiano “Il Giorno” il 20 settembre 1961, giorno che cambiò la mia vita. L’articolo si riferiva a degli uomini arrestati a Genova,dove la polizia aveva sgominato una gang di pornografi internazionali; gli avevano trovato, dentro tre valigie, una decina di scassatissimi filmetti  porno anni Cinquanta, in b/n a 8mm senza bobina e qualche romanzo porno francese. Ecco cosa si chiamava allora “pornografia”. La polizia non aveva “sgominato” che qualche sega, mancata dai clienti per il mancato arrivo del materiale prediletto. Ero l’uomo giusto, nel luogo giusto, al momento giusto e da quella notte non ebbi dubbi: non potevo lasciarmi scappare questa chance. Decisi di favorire il commercio clandestino della pornografia e intrapresi l’avventura che mi ha fatto meritare il titolo di “Padre della pornografia moderna” assegnatomi dalla rivista “Escapade” di New York, nel 1981. Una missione che comportava dei cambiamenti. Così come prima resi la merce più attraente: facendo solo film a colori (erano sempre gli anni ’60), seguendo il cinema convenzionale. Poi pensai un laboratorio in Svezia dove crearli, perché la pornografia era proibita ovunque: insieme a un socio svedese producevamo 2000 film al giorno. Naturalmente dovevo anche girare i film e trovare ragazzi e ragazze disposti a farsi riprendere; non c’erano al tempo le agenzie che rimorchiassero “i talenti” e siccome ero un buon rimorchiatore di femmine, andavo in discoteca e trovavo. Penso di aver immesso nella pornografia almeno 120 ragazze che non l’avevano mai fatto prima. Poi bisognava trovare la clientela perché non potevo vendere i film sulla bancarella e ho cominciato con gli annunci, vendendo come vendita per corrispondenza. Avevo solo un film muto e porno, “Golden Butterfly”, peraltro autobiografico: io ero vestito in costume, la mia partner da geisha. Giravo con la macchina su tre piedi. Ecco: i primi film erano muti e dovevo imparare a dare un senso senza il solito bla bla, con il solo movimento della macchina da presa, degli atteggiamenti. Poi dovevo trovare un modo per presentarlo nelle scatole. Così mi sono trasferito a Stoccolma per girare film e fare annunci più soft. Il primo è uscito in Italia, il 4 gennaio del 1968, su King. C’era scritto: “Vuoi venire a letto con me?” Una settimana dopo era su Men. A quel punto è cominciato ad arrivarmi il danaro ed è nata la pornografia moderna. Infine, la grande idea che ho avuto, è stato girare film da 8-10 minuti in serie. La Serie Casanova è quella che preferisco! Una cosa non da poco erano i titoli: solo in inglese. Ma attenzione, obbligavo chi voleva i film a pagarmi in dollari: arrivavano 10mila dollari la settimana, a cavallo degli anni ’60-‘70. Poi me ne sono andato nei Carabi, nell’<a href="http://www.travelblog.it/categoria/trinidad-e-tobago">isola di Trinidad</a>. Ho fatto tante prime volte, anche perché avevo davanti a me il deserto.</p>
<p><strong>Quali sono le tue vittorie?</strong><br />
Quella di essere riuscito a lanciare tutto questo attraverso la vendita per corrispondenza: avevo ottenuto il finanziamento dell’eros. A Stoccolma avevo una dozzina di impiegati, ricevevo 300 lettere al giorno con dentro i soldi e dovevamo spedire entro 24 ore riviste e film. I clienti erano soprattutto italiani. Poi la grande conquista è stata quella di riuscire a far proiettare un film hard a Cannes nel maggio del 1974. A quel tempo in Europa non c’erano sale cinematografiche per porno; soltanto in America, questi film venivano visti nelle città di New York e San Francisco. Tutto il resto dell’America aveva 60mila <a href="http://www.tvblog.it/post/11286/licenziato-un-membro-del-cast-di-greys-anatomy-5">peep show</a> machines con un proiettore, dove bastava guardarci dentro per vedere il film porno. <a href="http://www.cineblog.it/post/8583/avn-awards-gli-oscar-del-porno-2008-foto-gallery">Reuben Sturman</a>, il finanziere/distributore di Cleveland che li gestiva era il possibile Cavallo di Troia per estendere la rivoluzione Sessuale negli Stati Uniti; avendo visto una copia di “Delphia the Greek”, dove c’era per la prima volta al mondo una doppia penetrazione, ne rimase così colpito che venne a Copenaghen per conoscermi e comprare i diritti per tutte le mie serie di film porno, da proiettare nelle peep show machines. Mi corre l’obbligo sottolineare che la pornografia era proibita ovunque tranne in Danimarca dove, su mie insistenze con un deputato, il 4 giugno 1969 erano state ha legalizzate almeno le immagini, anche se il materiale scritto era stato legalizzato già due anni prima. Un’altra mia conquista è stata l’etichetta “per adulti”, una scritta che abbiamo inventato io e mia moglie; prima esisteva la dicitura “per soli uomini”; era il 1968. Hanno fatto storia anche le mie collezioni di loops, dei brevi filmati in super 8 che duravano 10 minuti e giravano nei peep show senza smettere, ad anello. Non solo, con Reuben Sturman li regolammo in modo tale che dopo uno o due  minuti si spegnessero e si dovesse mettere un’altra moneta da 25 cents per proseguire la visione: un “giochetto” che faceva arrivare nelle tasche di Sturman 15 milioni di dollari al mese, anche se poi ne spendeva 2 di milioni di dollari ogni mese per gli avvocati. Io invece in un certo senso me ne fregavo in attesa della legalizzazione, arrivato quando ho invaso le nazioni col porno. Su tutte la vittoria che ricordo con maggiore trasporto forse è quella di Cannes: un trionfo. Avevo preparato un film, “French Blue” che all’inizio titolai “Penetration”, che volevo presentare al Marché du Film del Festival di Cannes attraverso un’azione di commandos. Allora il presidente della Francia era il gollista George Pompidou acerrimo nemico di ogni cosiddetta oscenità. Il film in 16mm ormai lo avevo: iniziava con un cartoon di 4 minuti, intramezzato da peep show e varie scene di altri miei film porno, per un totale di 75 minuti. Ma occorreva avere il visto ufficiale d’importazione che l’agenzia creata appositamente per controllare i film, già pronto in sette “pizze”. Il problema fu risolto con la morte di Pompidou, il 30 aprile del ’74. A quel punto gli succedette Valery Giscard d’Estaign, che non aveva intenzione di reprimere la pornografia in Francia e così spedii il film all’agenzia che, nel periodo confuso, non controllò le sette pizze: risultato? Al Festival di Cannes fu presentato il primo <a href="http://www.cineblog.it/post/4504/paris-hilton-nuovi-film-hard-in-rete">film hard</a>. L’anno dopo tornai con “Sensation” che riempì la sala del cinema due ore prima che iniziasse la proiezione!</p>
<p><strong>Le sconfitte?</strong><br />
Una sconfitta è stata “Sensation”: i diritti di produzione sono stati comprati da un distributore francese ma, poco prima che uscisse il film, il governo proibì <a href="http://www.cineblog.it/post/1803/stefania-nobile-si-da-al-cinema-hard">film porno</a> stranieri: ho perso 10-20 milioni di dollari. Un’altra sconfitta è arrivata in Olanda; ero riuscito a mettere in un circuito “normale” un mio film porno, pubblicizzato con un enorme poster su tre piani sopra il cinema che lo proiettava. C’era la fila fuori anche dopo 26 settimane di visione ma il ministro della giustizia olandese riesumò una legge sugli incendi e sui fatti pericolosi, togliendo il mio film dal circuito. Un’altra sconfitta è stata il Lasse Braun Magazine; ne dovevano uscire 500.000 copie, a colori. Ma <a href="http://www.polisblog.it/post/2892/i-fannulloni-democristiani-villari-e-le-scelte-di-walter">i democristiani</a> hanno cambiato una legge che proibiva la vendita dei magazine in altri luoghi fuori dai <a href="http://www.pinkblog.it/post/3073/vulva-il-profumo-alla-vagina-nel-primo-sexy-shop-per-donne">sexy shop</a> e così è naufragato.</p>
<p>Lasse Braun<br />
Senza tregua. La storia dell’uomo che ha inventato la pornografia moderna per scardinare la censura e smascherare gli imbrogli del sistema<br />
<a href="http://www.coniglioeditore.it">Coniglio Editore</a><br />
Pagine 400<br />
Prezzo: 24,50 €</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/4462/anteprima-booksblog-intervista-a-lasse-braun-inventore-della-pornografia-moderna">Anteprima Booksblog: intervista a Lasse Braun inventore della pornografia moderna</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 18:24 di lunedì 08 marzo 2010.</p>
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    <title>Intervista a Charlaine Harris tra romance, fantasy e mistero</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/5985/intervista-a-charlain-harris-tra-romance-fantasy-e-mistero</link>
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    <pubDate>Thu, 04 Mar 2010 12:39:15 GMT</pubDate>
    <dc:creator>roberta</dc:creator>
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    <category>case-editrici</category><category>scrittori</category><category>news</category><category>appuntamenti</category><category>fantasy</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>charlain harris a roma</category><category>charlaine harris</category><category>fazi editore</category><category>in evidenza</category><category>itnervista a charlaine harris</category><category>libro ha ispirato serie tv</category><category>morto per il mondo</category><category>rosaria renna</category><category>saga fantasy</category><category>serie true blood</category><category>sookie stackhouse</category>
    <description>La “mamma” di Sookie Stackhouse è arrivata a Roma per presentare il quarto romanzo della serie in edizione economica Fazi Editore, “Morto per il mondo”, il più appassionante fra quelli[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/harrisCharlaine.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="287" alt="Charlaine Harris" /><br clear="all" /></p>
<p>La “mamma” di <a href="http://www.booksblog.it/post/5430/come-mi-batte-forte-il-tuo-cuore-di-benedetta-tobagi">Sookie Stackhouse</a> è arrivata a Roma per presentare il quarto romanzo della serie in edizione economica <a href="http://www.fazieditore.it/">Fazi Editore</a>, “<a href="http://www.booksblog.it/post/5943/morto-per-il-mondo-di-charlaine-harris-quarto-libro-fazi-per-sookie-stackhouse">Morto per il mondo</a>”, il più appassionante fra quelli pubblicati finora in Italia (grazie alla massiccia presenza di Eric): ve <a href="http://www.booksblog.it/post/5865/charlaine-harris-a-roma-il-2-marzo/">lo avevamo anticipato</a>. Ma noi di Booksblog siamo andati oltre e abbiamo intervistato <a href="http://www.booksblog.it/post/5233/odissea-streghe-in-arrivo-una-nuova-collana-delos-books-tremate-tremate-le-streghe-son-tornate">Charlaine Harris</a>, <a href="http://www.06blog.it/tag/dello+shang%C3%B2">arrivata allo Shangò</a> lievemente stanca per quelle 23 interviste concesse nella stessa giornata ad altri giornalisti, ma pronta a dispensar fragorose risate presentata da una signora padrona di casa com’è <a href="http://www.tvblog.it/post/4415/personaggi-tv-prestati-alla-radio">Rosaria Renna</a>.</p>
<p><strong>Quando ha finito un libro, qual è la prima persona cui lo fa leggere?</strong><br />
Ho due amiche molto care. Sono Tony Kelner e Dana Cameron, le mie prime lettrici.</p>
<p><strong>Quanto tempo impiega a scrivere un libro?</strong><br />
Ci metto il tempo del contratto. Ad esempio “Morto per il mondo” l’ho scritto in sette mesi. Ora sono concentrata sull’undicesimo romanzo. Ho firmato un contratto con l’editore affinché la serie di Sookie continui fino al tredicesimo libro. Se la saga continuerà oltre il tredicesimo volume lo sapremo tra qualche tempo.</p>
<p><strong>Ha dichiarato di scrivere tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 16, ma qual è il luogo dove riesce a trovare la giusta concentrazione?</strong><br />
Per lavorare mi rifugio nel mio minuscolo monolocale davanti casa. Dovete immaginarlo come un mio piccolo museo. Ci sono poster della serie tv alle pareti, premi sulle mensole, lettere dei fan, un armadio che contiene copie dei miei libri tradotti in 30 lingue e regali di amici e lettori.</p>
<p><strong>Viste le congetture horror che sciorina nei suoi romanzi, suo marito (ingegnere) teme la sua presenza?</strong><br />
Mio marito non deve temere per la sua incolumità perché mi sfoga scrivendo e quindi non gli farei mai del male.</p>


<p><strong>L’originalità dei suoi romanzi è tutta nel “nuovo” punto di vista che esplora l’uscita allo scoperto dei vampiri, impegnati in un difficoltoso tentativo di integrazione nella (terrorizzata!) società contemporanea. Ma potendo consigliare quest’ultimo libro a un lettore che ancora non conosce la sua penna, a chi lo suggerisce?</strong><br />
In una società che per “mettersi al sicuro” offre alla gente il Tru Blood, un sofisticato sangue sintetico che consente ai vampiri di nutrirsi senza più dover uccidere gli esseri umani, questo mio quarto libro lo consiglierei a chiunque ami la buona letteratura: per sfuggire al quotidiano.</p>
<p><strong>Vivendo in Arkansas, cosa fa nel tempo libero la Harris?</strong><br />
Mi piace leggere, ma nel tempo libero mi comporto esattamente come tutti: faccio la lavatrice, tengo a bada i miei tre figli e il marito ovviamente, guardo la televisione e cucino per la mia famiglia.</p>
<p><strong>Quale scrittore le ha regalato più emozioni?</strong><br />
Adoro la fantascienza. Ma forse lo scrittore che mi è entrato più nel cuore è Jackson Shelley. Mi ha influenzato molto anche Edgar Allan Poe. Mi piace molto anche Jean Hosten.</p>
<p><strong>Cosa desiderava fare da grande, la piccola Harris?</strong><br />
Esattamente la scrittrice: sono stata particolarmente fortunata perché è l’unica cosa che so veramente fare.</p>
<p><strong>Dopo aver visitato Roma, ha pensato di ambientare dei vampiri al Colosseo?</strong><br />
L’ha già fatto la Meyer, non vorrei arrivare seconda…</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/5985/intervista-a-charlain-harris-tra-romance-fantasy-e-mistero">Intervista a Charlaine Harris tra romance, fantasy e mistero</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 14:39 di giovedì 04 marzo 2010.</p>
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    <title>Tutta da rifare. Booksblog intervista l&#039;autrice Giorgia Wurth</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/5904/tutta-da-rifare-booksblog-intervista-lautrice-giorgia-wurth</link>
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    <pubDate>Fri, 12 Feb 2010 08:00:48 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Roberto Russo</dc:creator>
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    <category>scrittori</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>narrativa-italiana</category><category>david madsen</category><category>fazi editore</category><category>giorgia wurth</category><category>libri giorgia wurth</category><category>memorie di un nano gnostico</category><category>tutta da rifare</category>
    <description>I romanzi che raccontano storie d&amp;#8217;amore non sono mai stati le mie letture preferite. Così ho cominciato a leggere il libro Tutta da rifare (Fazi) di Giorgia Wurth un po&amp;#8217; prevenuto.[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Tuttadarifaregiorgiawurth.jpg" class="post" border="0" align="left" width="238" height="360" alt="Copertina del libro Tutta da rifare di Giorgia W&Atilde;&frac14;rth" />I romanzi che raccontano storie d&#8217;amore non sono mai stati le mie letture preferite. Così ho cominciato a leggere il libro <em>Tutta da rifare</em> (<a href="http://www.booksblog.it/tag/fazi+editore">Fazi</a>) di <a href="http://www.cineblog.it/tag/Giorgia+Wurth">Giorgia Wurth</a> un po&#8217; prevenuto. Mi incuriosiva il discorso della <a href="http://www.benessereblog.it/tag/chirurgia+estetica">chirurgia estetica</a> che sapevo esserci nel romanzo. Poi piano piano sono stato conquistato dallo stile dell&#8217;autrice, prima, e dalla storia di Sole e Lorenzo, i protagonisti, che si incontrano e si separano in diversi modi nel libro, ma rimangono sempre indissolubilmente legati.</p>
<p>Il tema dell&#8217;accettarsi così come si è e del desiderio di volersi diversi è il filo rosso del romanzo della <a href="http://www.tvblog.it/tag/giorgia+wurth">Wurth</a>: le varie operazioni a cui si sottopone Sole per essere più bella (ai suoi occhi) – naso, labbra, orecchie, e poi <a href="http://www.benessereblog.it/tag/liposuzione">liposuzione</a>, gluteoplastica, malaroplastica – diventano quasi eco della domanda che pare di ascoltare ad ogni pagina: esiste veramente il modello a cui vogliamo aderire? <em>Tutta da rifare</em>, ben lungi dall&#8217;essere un testo per ragazzine scontente di se stesse, costituisce un momento per fermarsi a riflettere sui mille cambiamenti che si vorrebbero apportare nella propria vita (senza necessariamente ricorrere ai ferri del chirurgo) e a domandarsi cosa sia veramente importante: non sempre è <em>tutto da rifare</em>, sia per le donne che per gli uomini. </p>
<p>Abbiamo rivolto alcune domande all&#8217;autrice, Giorgia Wurth, per conoscere meglio il suo libro e il suo approccio alla scrittura, visto che questa è la sua opera prima e tutti noi la conosciamo per via della sua attività televisiva. Il booktrailer “d&#8217;autore” del libro – <a href="http://www.cineblog.it/post/20702/tutta-da-rifare-il-romanzo-di-giorgia-wurth-il-book-trailer">che potete vedere su Cineblog</a> - è del regista <a href="http://www.cineblog.it/tag/Angelo+Licata">Angelo Licata</a>. Dopo il salto, l&#8217;intervista.</p>


<p>
<strong>Nel tuo romanzo parli di chirurgia plastica: quali sono stati i passi principali che ti hanno portato a scrivere “Tutta da rifare”?</strong><br />
Vorrei prima di tutto precisare che non si tratta di un romanzo sulla chirurgia plastica, bensì di una lunga, tenera e, per certi versi, comica storia d’amore e di amicizia tra due ragazzini che, nei primi anni ’90 si conoscono alla scuola media e poi, in un modo o nell’altro non si lasceranno mai fino ai giorni nostri. È anche la storia di una dipendenza, o meglio, di come questa dipendenza impedisca un amore. La dipendenza dalla chirurgia estetica che Sole, la protagonista, ha da quando per la maturità chiede in regalo un paio di tette nuove, per poi continuare a desiderare di modificare il suo corpo senza riuscire a fermarsi, senza accontentarsi mai. Lo spunto mi è venuto da un fatto di cronaca vera, e cioè proprio da questa “moda” tra le giovanissime di pretendere dai genitori un seno in cambio del diploma. Ho scelto di raccontare questa storia, per certi aspetti così femminile, attraverso un punto di vista maschile, quello di Lorenzo.</p>
<p><strong>Mentalità comune vuole che chi pensa alla chirurgia plastica usi poco la testa: cosa vorresti che il tuo libro dicesse a chi si è “rifatto”? E a chi invece guarda con occhi torvi la chirurgia estetica?</strong><br />
Guarda, io non sono un chirurgo, né un’esperta di chirurgia. Nel mio libro non c’è giudizio, c’è solo la narrazione di un cammino di trasformazione profonda delle proprie sembianze, fino ad arrivare al punto (tragico) di guardarsi allo specchio e non riconoscersi più. Quello che mi piacerebbe arrivasse a chi legge il libro, è la sensazione di capire quanto è importante riuscire a fermarsi in tempo. C’è un momento, un confine che oltrepassato non ti consente più di tornare indietro. È un punto cruciale, credo che saperlo riconoscere sia un valore enorme. La ricerca estrema della perfezione può condurre alla mostruosità. Come il non riuscire a confessare mai il proprio amore può fare molto male quando non si avrà più la possibilità di farlo perché magari ci ha pensato il destino a mettersi in mezzo.</p>
<p><strong>Chi ti ispira nella scrittura?</strong><br />
Tutto è fonte di ispirazione, soprattutto per i miei racconti. Passo molto tempo in metropolitana e sugli autobus: lì c’è la vita vera, lì c’è la gente coi suoi problemi, la sua quotidianità e i suoi pensieri. Che spesso raccontano a voce alta, fornendoti un sacco di spunti formidabili!</p>
<p><strong>Com&#8217;è stato passare dalla tv alla carta stampata? Somiglianze? Differenze?</strong><br />
Quando fai un film, la tua responsabilità è solo parziale: hai recitato bene, o hai recitato male. Per il resto c’è uno sceneggiatore che ti scrive cosa dire, un truccatore e un parrucchiere che ti acconciano a dovere, un costumista che ti veste, e un regista che sceglie cosa far vedere. Se scrivi un libro invece sono cavoli tuoi, dall’inizio alla fine, nel bene e nel male: se piace è merito tuo, se fa schifo pure! Una responsabilità a 360 gradi, ma anche un’adrenalina pazzesca!</p>
<p><strong>Volendo “rifare” un romanzo del passato, su quale ti andrebbe di mettere la mani e riscriverlo dal tuo punto di vista?</strong><br />
La Bibbia. Ma solo perché, essendo il libro più venduto di sempre, da buona ligure mi sogno i diritti d’autore!</p>
<p><strong>Secondo te chi sono più vanitosi: i maschietti o le femminucce?</strong><br />
Dipende dal contesto in cui ti trovi: in palestra per esempio decisamente i maschietti, che passano metà del tempo a fissarsi i muscoli nello specchio, in bagno invece le femminucce che ci si barricano dentro anche per ore!</p>
<p><strong>Consiglia ai lettori di Booksblog un libro da leggere e uno da evitare&#8230;</strong><br />
Consiglio assolutamente <a href="http://www.ibs.it/code/9788882371319/madsen-david/memorie-di-un-nano.html"><em>Memorie di un nano gnostico</em></a> di David Madsen. Non sconsiglio niente perché i libri, sempre e comunque, vanno prima letti.</p>
<p>Giorgia Wurth<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788876250699/w-uuml-rth-giorgia/tutta-da-rifare.html"><em>Tutta da rifare</em></a><br />
Fazi, 2010<br />
pp. 169, euro 16</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/5904/tutta-da-rifare-booksblog-intervista-lautrice-giorgia-wurth">Tutta da rifare. Booksblog intervista l'autrice Giorgia Wurth</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 10:00 di venerdì 12 febbraio 2010.</p>
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  </item>

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    <title>Body Drama, il corpo femminile secondo Nancy Amanda Redd: l&#039;intervista all&#039;autrice</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/5858/body-drama-il-corpo-femminile-secondo-nancy-amanda-redd-lintervista-allautrice</link>
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    <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:12:41 GMT</pubDate>
    <dc:creator>roberta</dc:creator>
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    <category>scrittori</category><category>news</category><category>libri-per-ragazzi</category><category>mondo-libri</category><category>interviste-allo-specchio</category><category>curiosita</category><category>abulimia e anoressia</category><category>assorbenti fai da te</category><category>body drama</category><category>conflitti corpo ragazza</category><category>fotografie vulva</category><category>giunti editore</category><category>il mio corpo - body drama</category><category>intervista a nancy amanda redd</category><category>libro per teenager</category><category>manuale per teenager</category><category>miss america bikini</category><category>nancy amanda redd</category><category>new york times bestseller</category><category>novità in libreria</category><category>segreti corpo femminile</category><category>talk show oprah winfrey</category><category>teen magazine</category><category>terzo capezzolo</category><category>usa today bestseller</category><category>varietà vagine</category>
    <description>Foto di corpi veri e sani, di seni dove spunta un terzo capezzolo, di bozzi là sotto, di assorbenti per le mestruazioni fabbricati d&amp;#8217;emergenza, di mutande giuste e non, di acconciature[...]</description>
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    </p>
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<p>Foto di corpi veri e sani, di seni dove spunta un <a href="http://www.gossipblog.it/post/6460/lily-allen-ha-un-terzo-capezzolo">terzo capezzolo</a>, di bozzi là sotto, di <a href="http://www.pinkblog.it/post/669/leggende-metropolitante-e-mestruazioni">assorbenti per le mestruazioni</a> fabbricati d&#8217;emergenza, di mutande giuste e non, di acconciature pubiche, di <a href="http://www.benessereblog.it/post/3851/le-donne-in-sovrappeso-vivono-di-meno">donne sovrappeso</a> o <a href="http://www.fashionblog.it/post/1797/modelle-troppo-magre-no-grazie">troppo magre</a>. Solo un accenno della varietà di argomenti e quantità di immagini fortemente volute da una ex Miss America Bikini per aiutare le ragazze a superare i problemi e i conflitti con il corpo. A metà tra un magazine femminile e un manuale di medicina, &#8220;Il mio corpo - Body Drama&#8221; è stato nominato in America nella top ten delle letture fondamentali per ragazze (New York Times bestseller e Usa Today bestseller); ce ne parla Nancy Amanda Redd, l&#8217;autrice, ospitata per presentarlo perfino del talk show di <a href="http://www.tvblog.it/post/16825/rivoluzione-in-america-oprah-winfrey-lascia-il-suo-show-e-fonda-un-canale-tutto-suo">Oprah Winfrey</a>.</p>
<p><strong>Body Drama è pieno di fotografie di ragazze reali di tutte le etnie, forme e taglie, che illustrano tutte le parti dei loro corpi. C’è perfino la pagina con 24 scatti ravvicinati di diverse varietà di vagine: perché non è mai stato raccontato così prima, il corpo femminile?</strong><br />
Ho avuto grandissime difficoltà nel trovare un editore che mi pubblicasse il libro. Prima di questo libro, le tematiche che ho affrontato erano un tabù di fronte al quale altre persone hanno preferito fuggire via piuttosto che affrontare il problema. Io avevo la fortuna di essere molto giovane, di non avere una reputazione da dover difendere e non stavo cercando di diventare famosa o di fare i soldi, quindi la mia forza era anche la mia autenticità. Volevo fare un libro per far sentire meglio le ragazze e sono stata fortunata a trovare l’editore che mi ha lasciato completa libertà nella creazione di questo libro.</p>
<p><strong>Tra peli &#038; capelli, capezzoli e acne, tatuaggi sicuri e cosce che sembrano di stracchino, argomenti insoliti come quello che tratta cosa accade se si fa troppa cacca o troppo poca, qual è la sezione che non avresti mai tolto pur di pubblicare il libro?</strong><br />
Fotografare vulve non è facile. Dopotutto, non siamo abituate neanche a guardare la nostra, figurarsi quelle di perfette sconosciute. Così, quando le ho messe tutte in fila ho capito che la parte era una condizione dell’accordo editoriale. Nel senso che non ero assolutamente pronta a rifiutare a quella sezione. L’editore che poi me lo ha approvato, mi ha detto che non sapeva cosa farci di questo manoscritto e quindi l’ha dato a una stagista di 22 anni, che lavorava nel suo ufficio. Mi ha raccontato di aver capito che il libro andava pubblicato quando ha visto la stagista piegata sul libro, intenta a passarselo con altre colleghe, quasi litigandoselo. Certamente editarlo era una scommessa: è un libro costoso da produrre che va a infrangere molti tabù ma sono felicissima che qualcuno abbia trovato il coraggio di editarlo. Perché da ora è possibile pubblicare un volume con una foto di una vagina senza che questa possa essere perfetta o senza che la cosa possa essere considerata pornografia. </p>


<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/amandaredd.jpg" class="post" border="0" align="left" width="241" height="360" alt="amanda redd" /><strong>Cosa insegna Body Drama?</strong><br />
La lezione principale de “Il mio corpo” è di amare il proprio corpo, di comprenderlo e di accettare ciò che Dio ti ha dato. Perché puoi aggiustare il tuo aspetto esteriore, ma non puoi aggiustare quello che hai dentro te e quindi appare evidente che si deve accettare se stessi per vivere una vita felice. </p>
<p><strong>Ha mai visto il tuo corpo come un dramma?</strong><br />
Si può pensare che una che vince il titolo di Miss Bikini America si senta perfettamente a suo agio col proprio corpo, invece ci si sbaglia. Io ho combattuto con i drammi del mio corpo praticamente da quando sono nata. E io, come altre ragazze, pensavo di essere l’unica convinta che il mio corpo fosse un disastro naturale. Sotto tutti quegli strani abiti che mettevo e mi facevano più carina, pesavo di essere una ragazza strana e puzzolente, con un sacco di problemi fisici. Questo è proprio uno dei motivi per cui le ragazze non dovrebbero sottoporsi a degli interventi di chirurgia. Visto che poi, con gli anni, ti rendi conto che delle cose che ti ossessionavano da giovane semplicemente perdono importanza quando cresci e anzi quasi ci ridi sopra.</p>
<p><strong>Il libro le ha fornito un pretesto per scoprirsi come donna?</strong><br />
Sicuramente ho avuto la possibilità di rinvangare molte delle cose più difficili del mio passato, quando ero adolescente. E ho riflettuto, su uno dei problemi principali di questa moda crescente, che contagia le giovani di oggi: se si pensa ad aggiustare qualunque difetto dell’aspetto fisico allora non si impara mai a superare da sole i problemi che dovrai affrontare nella vita. Il libro mi ha permesso anche di capire l’importanza di essere onesti: molta gente nella mia posizione fa finta di non avere di questi problemi, che spaziano dall’alito cattivo al seno cadente. Invece la gente ha bisogno di verità,compassione e onestà, non di ipocrisia. </p>
<p><strong>Visto il successo, pensi già alla versione 2.0 del libro?</strong><br />
Sto lavorando a un libro sul tema dell’alimentazione, perché ho notato che il capitolo su cui ho ricevuto più domande dalle ragazze è proprio quello dedicato al soprappeso e al dimorfismo corporeo. Tante ragazze mi chiedono informazioni su come rimanere in forma, su come non ingrassare, ma sono ignoranti in materia e non sanno distinguere un carboidrato da una proteina. Per questo il prossimo libro si chiamerà “Diet drama” ma non parlerà di come perdere peso, piuttosto di come stare in salute e di come avere un corpo in forma.</p>
<p><strong>Quali sono gli argomenti che hanno colpito di più i suoi lettori?</strong><br />
Molte donne in particolare pensavano che alcune “cose” riguardassero solo se stesse o solo le amiche. Credendo che non si trattasse di problemi condivisibili con le altre donne, in senso più generale. Mi riferisco a problemi come il terzo capezzolo, fenomeno molto diffuso tra le ragazze. O a problemi di pigmentazione della pelle, di cui molte donne si vergognano. Ma sto soprattutto notando che il libro scatena dei dibattiti. Fa venire voglia di parlare di queste tematiche: è esattamente quanto avevo in mente di fare, proprio perchè sono tematiche di cui non bisogna vergognarsi ma che vanno affrontate con la maggiore naturalezza possibile.</p>
<p><a href="http://y.giunti.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=140&#038;Itemid=154">Nancy Amanda Redd</a><br />
<a href="http://y.giunti.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=139&#038;Itemid=151">Il mio corpo - Body drama</a><br />
Giunti editore<br />
pagine: 288<br />
prezzo: euro 14,90</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/5858/body-drama-il-corpo-femminile-secondo-nancy-amanda-redd-lintervista-allautrice">Body Drama, il corpo femminile secondo Nancy Amanda Redd: l'intervista all'autrice</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 13:12 di venerdì 05 febbraio 2010.</p>
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  </item>

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    <title>Le figlie del libro perduto: intervista all&#039;autrice, Katherine Howe, in cima alla classifica del New York Times</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/5834/le-figlie-del-libro-perduto-intervista-allautrice-katherine-howe-in-cima-alla-classifica-del-new-york-times</link>
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    <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 13:24:50 GMT</pubDate>
    <dc:creator>roberta</dc:creator>
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    <description>Un processo alle streghe di Salem è alla base del romanzo scritto dall&amp;#8217;esordiente Katherine Howe, già diventato il caso editoriale americano, tanto da occupare subito la cima della classifica[...]</description>
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    <p style="clear:both">
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/howe.jpg" class="post" border="0" align="left" width="236" height="360" alt="howe" />Un processo alle streghe di Salem è alla base del romanzo scritto dall&#8217;esordiente Katherine Howe, già diventato il caso editoriale americano, tanto da occupare subito la cima della classifica del New York Times e al punto da venderne i diritti in Brasile, Bulgaria, Francia, Germania, Inghilterra, Israele, Olanda, Russia e Spagna (spagnolo e catalano). In Italia l&#8217;ha appena fatto arrivare in libreria la Salani, col titolo <a href="http://www.lefigliedellibroperduto.salani.it/index.php">Le figlie del libro perduto</a>,  e chi l&#8217;ha letto giura, come noi, di essere addirittura uscito prima dal lavoro per correre a casa a finire l&#8217;ultimo capitolo del libro. Avvincente quanto brillante, questo romanzo tocca un&#8217;altra questione, che forse l&#8217;autrice ha toccato senza saperlo: e se &#8220;Harry Potter e la Pietra Filosofale&#8221; fosse stato scritto dal punto di vista di Hermione Granger, una Hermione che frequenta Harvard invece di Hogwarts, chissà cosa sarebbe successo&#8230;  intanto, parliamo con l&#8217;autrice.</p>
<p><strong>Cosa significa essere un’esordiente in testa alla classifica del New York Times?</strong><br />
È una cosa talmente sblorditiva che, in fondo, non mi ci sono ancora abituata completamente.</p>
<p><strong>Quando ha iniziato a scrivere, aveva in mente il libro arrivato il 28 gennaio in libreria?</strong><br />
Sì, in gran parte è lo stesso libro. Lo si deve al fatto che io, a differenza di tanti altri scrittori, prima di cominciare a scrivere mi sono fatta una scaletta molto articolata e molto accurata. Ciò non toglie che qualche cosa è cambiato. Inizialmente, a mo&#8217; di esperimento, avevo scritto il romanzo in prima persona ma poi mi sono convinta che funzionava molto meglio in terza persona. In secondo luogo, ci sono alcuni personaggi, in particolare alcuni professori che si incontrano all’inizio, che pensavo si sarebbero fatti vivi anzi avrebbero assunto un ruolo più importante, mentre invece, con mia grande sorpresa, sono spartiti. E con altrettanto mia grande sorpresa, sono spuntati altri personaggi che non avevo invitato e ai quali inizialmente non avevo pensato. </p>


<p><strong>Il romanzo si inserisce sulla scia di classici del passato e successi recenti quali &#8220;La Lettera scarlatta&#8221; e &#8220;La lettrice bugiarda&#8221;, ma lei a quale scrittore si ispira?</strong><br />
Io sono una grande fan di Edith Wharton, nota per questi suoi romanzi di ambiente. La verità è che la Wharton è maestra di narrativa storica e ha scritto, oltre che &#8220;L’età dell’innocenza&#8221;,  anche &#8220;Racconti di uomini e fantasmi&#8221;, cosa che non molti hanno letto. Ovviamente ho letto tanto anche altri scrittori che hanno ambientato i loro romanzi a Salem, i cui avvenimenti storici aleggiano nella pagine dei vari autori. </p>
<p><strong>Lei è effettivamente la discendente di Elizabeth Howe ed Elizabeth Proctor, due donne che subirono il processo per stregoneria a Salem alla fine del diciassettesimo secolo: quanto la vicenda l’ha segnata?</strong><br />
Segnata non direi. Quando sono venuta a sapere di questo mio retaggio ancestrale ero adolescente e la cosa mi ha reso entusiasta. Di certo questa consapevolezza mi ha orientata nei miei interessi intellettuali, forse persino più di quello che io non sospetti. Tanto è vero che l’approccio che seguo in questo romanzo è proprio di guardare le vicende con l’occhio di una storica, perché la mia protagonista fa questo, fa la storica. Tutto è nato mentre studiavo per l&#8217;esame di dottorato: volevo distrarmi un poco e, frugando nel passato della mia città, Salem, e della mia famiglia, ho trovato quel che cercavo.</p>
<p><strong>Eppure le due Elisabeth compaiono nel libro anche se, nella realtà, solo una delle due si salvò perché incinta&#8230; </strong><br />
Ad Elisabeth Howe assegno quello che nel cinema è un cammeo, un piccolo ruolo nel romanzo, perché ne descrivo purtroppo la morte. La mia fortuna, visto che ho scritto un libro molto di fantasia, è di essere stata libera nell’usare la mia immaginazione. Dane invece è un personaggio realmente esistito: è lei la prima titolare del libro segreto che bisogna trovare. Innanzitutto perchè il nome di battesimo evoca così bene il periodo storico in cui si trova a vivere. E poi anche perché di Dane ne sappiamo molto poco. Di fatto sappiamo che fu accusata solo alla fine degli epiosodi storici di Salem. Però la grande libertà di cui ho goduto, mi ha costretta a cercare una strega nuova rispetto alle altre già descritte dai vari autori prima di me.</p>
<p><strong>Sta già pensando al suo secondo romanzo?</strong><br />
Sì, sarà simile come ambientazione, ma tutto accadrà nel Novecento a Boston… </p>
<p>Katherine Howe<br />
Le figlie del libro perduto<br />
<a href="http://www.salani.it/sal-4.asp">Salani editore</a><br />
pagine: 432<br />
prezzo: € 18,60</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/5834/le-figlie-del-libro-perduto-intervista-allautrice-katherine-howe-in-cima-alla-classifica-del-new-york-times">Le figlie del libro perduto: intervista all'autrice, Katherine Howe, in cima alla classifica del New York Times</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 15:24 di lunedì 01 febbraio 2010.</p>
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  </item>

  <item>
    <title>La Cabbala rivelata: intervista a Michael Laitman</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/5783/la-cabbala-rivelata-intervista-a-michael-laitman</link>
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    <pubDate>Tue, 26 Jan 2010 12:15:46 GMT</pubDate>
    <dc:creator>roberta</dc:creator>
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    <description>Qualsiasi italiano in cerca di una guida personale per una vita più serena, sappia che è stato appena presentato a Roma, in anteprima italiana, &amp;#8220;La Cabbala rivelata&amp;#8220;. Nulla a che[...]</description>
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      <a href="https://twitter.com/intent/tweet?source=&text=La+Cabbala+rivelata%3A+intervista+a+Michael+Laitman&url=http%3A%2F%2Fwww.booksblog.it%2Fpost%2F5783%2Fla-cabbala-rivelata-intervista-a-michael-laitman" style="margin-right:6px"><img src="http://static.blogo.it/i/tweet.gif" width=55 height=20 alt="Tweet" /></a>
    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/leitman.jpg" class="post" align="left" border="0" width="240" height="360" alt="leitman" />Qualsiasi italiano in cerca di una guida personale per una vita più serena, sappia che è stato appena presentato a Roma, in anteprima italiana, &#8220;<a href="http://www.urraonline.com/libri/9788850328901/scheda">La Cabbala rivelata</a>&#8220;. Nulla a che spartire con il Genesi reso noto; la storia del futuro; i numeri per sbancare al lotto; o la religione, perché la Kabbalah è una scienza da usare per migliorare la vita. La praticano almeno due milioni di persone al mondo, 800 solo in Italia: ma cosa significa Cabbala lo abbiamo chiesto a Michael Leitman, che ha fatto il dottorato in filosofia e Kabbalah dall&#8217;Accademia Russa delle Scienze e il Master in Bio-Cibernetica Medica dall&#8217;Università Politecnica di Stato di San Pietroburgo.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è la Cabbala?</strong><br />
La parola <a href="http://www.kabbalah.info/it/">Kabbalah</a> vuol dire &#8220;ricevere&#8221;. Si tratta di allontanare l’energia negativa che abbiamo dentro e che si nutre di invidie, rabbia e rancore. È un viaggio verso la luce, ma non la luce intesa come quella del sole, piuttosto la luce come qualità della Natura ossia il dare in assoluto (tikkun). Si può iniziare mettendo in pratica quanto scritto nel testo ebraico o pronunciando i 72 nomi di Dio, rivelati nel libro dell’Esodo dell’Antico Testamento. Il resto viene seguendo le lezioni.</p>
<p><strong>Lei tiene lezione di Kabbalah ogni mattina, dalle ore 3 alle ore 6, in un Centro di Tel Aviv, dove i bambini imparano a confrontarsi con gli altri. Attraverso internet comunica con i suoi allievi, spiega la Torah e insegna l&#8217;altruismo, ma come la Kabbalah ci rende uomini capaci di aiutare l’altro in difficoltà?</strong><br />
Lo studio influenza la persona, la evolve fino a che essa sia più sensibile alla natura, essa comprenda più se stessa. Facendo questo, l&#8217;uomo prova un sentimento talmente più profondo che è portato a operare nella forma più corretta. Non c’è nessun limite. Possiamo in questa vita sentire la nostra vita come eterna. Innalzarsi a un livello sopra il tempo. Ma questo non è mistica, è scienza. E in tutto questo il cabalista ricevere. </p>


<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/cabbala.jpg" class="post" align="left" border="0" width="232" height="360" alt="cabbala " /><strong>La kabbalah può sembrare una dottrina misteriosa e magica ma in realtà è un insieme di correnti esoteriche e mistiche dell&#8217;ebraismo che riguardano l&#8217;interpretazione simbolica del senso segreto della Bibbia, ma come si può migliorare la nostra vita?</strong><br />
In modo pratico l&#8217;uomo inizia a conoscere il sistema della natura, quali attributi abbiamo, come possiamo affrontare la natura e come ci si può relazionare tra di noi. L’alunno inizia a conoscere il mondo che lo circona. Niente succede invano. L’alunno scopre che si tratta di un sistema. Come quando studiamo la legge: dobbiamo comprenderla. La Kaccalah non dispensa consigli di due lire, per fare successo. È una saggezza da insegnare con gli anni. Non è sufficiente quanto insegno, occorre trovare l&#8217;esperienza e la forza in noi stessi. Così, quando non capiamo dove ci porta la vita, allora dobbiamo sederci e studiare. La legge del mondo globale è totalmente diversa, perché è diverso il mondo da quello che esisteva prima. Oggi siamo interconnessi, sappiamo dalla tecnica dei sistemi che si comportano seguendo formule diverse che non tengono conto del sistema individuale che si autosoddisfa, ma per riuscire in questi sistemi uno deve conoscere tutti i calcoli. Chiedere un esempio pratico della Kabbalah è come dire &#8220;dammi un esempio pratico della fisica&#8221;. È l’uomo che fa gli esperimenti della Cabbala. Egli sente il mondo talmente più largo che agisce di conseguenza.</p>
<p><strong>Quali temi tratta nel libro &#8220;La Cabbala ritrovata&#8221;?</strong><br />
Parla della saggezza della Kabbalah rivelata 4105 anni fa, nell&#8217;antica Babilonia. A noi si è rivelata negli ultimi dieci anni. Perché la saggezza si rivela per risolvere problemi moderni, gli stessi che avevano nell’antica Babilonia. E ci racconta dei problemi che ci troveremo ad affrontare, di come risolverli per avere una vita aperta a tutte le popolazioni del pianeta. Il libro è il mio primo in italiano. Tradotto in oltre 17 lingue, contiene le fondamenta della Cabbala; la percezione di cos’è la Kabbalah e cosa non è. Pensato come una base per ogni principiante, sfata tutti i miti e dà una idea concreta del metodo. Chi vuole può seguire un corso virtuale su internet. Organizzato su due livelli, uno per prinicipianti e uno per avanzati, vi si possono iscrivere tutti: gratis.</p>
<p><strong>Lei come ha scoperto la Kabbalah?</strong><br />
Dallo studio della bio-cibernetica. Da scienziato, mi meravigliava sapere che cosa erano tutti i sistemi viventi, così belli e armoniosi, gli uni parte integranti con gli altri. Volevo sapere dove portava tutto questo. Mi domandavo &#8220;e poi?&#8221; Non essendo d’accordo con la morte, passavo dalla scienza alla filosofia, cercando spiegazioni concrete. Quando dalla Russia mi sono trasferito in Israele, ho studiato per 12 anni. Diventando allievo ed assistente personale del Rav Baruch Ashlag, figlio di Baal ha-Sulàm (autore del commento al Libro dello Zohar), di c ui ho seguito le orme, cominciando a diffondere la saggezza della Cabbala.</p>
<p>Michael Leitman<br />
La Cabbala Rivelata<br />
<a href="http://www.apogeonline.com/">Apogeo edizioni</a><br />
Prezzo: euro 13,00<br />
pagine 160</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/5783/la-cabbala-rivelata-intervista-a-michael-laitman">La Cabbala rivelata: intervista a Michael Laitman</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 14:15 di martedì 26 gennaio 2010.</p>
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    <title>In anteprima italiana, Booksblog intervista Kamila Shamsie, autrice di &quot;Ombre bruciate&quot;</title>
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    <pubDate>Thu, 21 Jan 2010 11:10:40 GMT</pubDate>
    <dc:creator>roberta</dc:creator>
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    <description>L&amp;#8217;autrice pakistana Kamila Shamsie, che ha esordito nel 1998 con &amp;#8220;In the City by the Sea&amp;#8221; e che, come &amp;#8220;Kartografia&amp;#8221;, è stato finalista del premio John[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/ombrebruciate.jpg" class="post" align="left" border="0" width="244" height="360" alt="ombre bruciate" />L&#8217;autrice pakistana Kamila Shamsie, che ha esordito nel 1998 con &#8220;In the City by the Sea&#8221; e che, come &#8220;Kartografia&#8221;, è stato finalista del premio John Llewelyn/Mail on Sunday, firma dell&#8217;Independent e del Guardian per le questioni relative all&#8217;India, all&#8217;Afghanistam e al Pakistan, è arrivata in Italia per presentare il suo quinto romanzo, &#8220;Ombre bruciate&#8221; (Ponte alle Grazie). Un romanzo già tradotto in 17 lingue, che inizia il 9 agosto 1945, quando a Nagasaki Hiroko esce sulla sua veranda di casa e, d&#8217;improvviso, il cielo esplode di un bianco accecante capace di far calare le tenebre sulle strade, annerite da migliaia di ombre. Noi di Booksblog abbiamo intervistato Shamsie in anteprima italiana.</p>
<p><strong>Quali sono gli ingredienti del romanzo?</strong><br />
Una bella domanda perchè succede spesso che si finisce di fare una torta e non ci si ricorda più degli ingredienti usati. Potrei dire che gli ingredienti principali sono i personaggi. Ce ne sono molti in questo romanzo. All’inizio direi che prevale l’ingrediente romantico, alla fine invece il thriller e, nel bel mezzo, c’è la politica, l’amore, l’amicizia e la guerra. Comunque i personaggi sono ognuno diverso dall’altro.</p>
<p><strong>Come è nato &#8220;Ombre bruciate&#8221;?</strong><br />
All’inizio doveva essere una creazione del tutto diversa da quella che è diventata. Volevo parlare dei test nucleari eseguiti in Pakistan che poi hanno portato alla minaccia di guerra con l’India. Ovviamente sul tema del nucleare mi sono sentita in obbligo di parlare del Giappone perchè era stato l’unico paese bombardato e ho iniziato a fare ricerche su Nagasaki. E quindi è nato il personaggio di Hiroko che poi è diventato così interessante, che alla fine ho deciso di seguire la sua storia.</p>


<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/shamsie.jpg" class="post" align="left" border="0" width="357" height="360" alt="shamsie" /><br clear="all" /><strong>Quale strumento ha usato per raccontare il senso di estraneità dell&#8217;uomo in 390 pagine?</strong><br />
Una domanda interessante perché mentre scrivevo il romanzo non mi sentivo assolutamente distaccata dal racconto. Ma è vero che ho popolato il mio romanzo di tanti personaggi con tanti punti di vista diversi. Per esempio, quando descrivo Henri Burton della CIA, mi sento in dovere di mettermi nei suoi panni e quindi di esprimermi a favore della CIA. Perchè per essere un buon romanziere bisogna mettere da parte se stessi e creare dei personaggi credibili diversi da noi, per soddisfare il lettore. E quindi forse quello che traspare è un senso di distacco perché ho dovuto immedesimarmi in tanti personaggi diversi. Ovviamente provo dei sentimenti e ho degli atteggiamenti diversi per ciascun personaggio, però non potevo permettere che Hiroko entrasse nei pensieri di Henri, per esempio. </p>
<p><strong>Tra i cieli di Nagasaki, i giardini dell’India, l’asfalto di New York e il deserto afghano, quali sentimenti si nascondono dietro i personaggi?</strong><br />
Nei confronti di Elizabeth ho avuto dei sentimenti che sono cambiati nel tempo. In quanto quando il personaggio era giovane, triste e non sempre gentile con il prossimo la capivo ma non la amavo. Al contrario quando Elisabeth è invecchiata, mi è piaciuta molto perché ha avuto il coraggio di lasciare una situazione insoddisfacente per cominciare una nuova vita a New York. Nei confronti di Raza ho dei sentimenti piuttosto complicati, perché è un giovane cresciuto in una buona famiglia, in un ambiente sicuro, ma non sa essere felice e prende spesso decisioni sbagliate. Comunque, per quanto riguarda tutti i personaggi in generale, non mi capita mai di odiarli, né di giudicarli. Li capisco tutti. Capisco la loro moralità e immoralità, quindi ho due ordini di sentimenti per loro quando scrivo, ma non giudico. Successivamente, come in questa situazione, posso puntualizzare le loro debolezze e le cose che non mi piacciono. </p>
<p><strong>Tradotto in 17 lingue, qual è secondo lei il motivo della sua universalità?</strong><br />
Forse perché in questo libro descrivo diverse epoche storiche e diverse paesi coinvolti. E proprio per questo le persone hanno avvertito che il libro parlava a loro, ovunque fossero. In particolare l’ultima parte, che è quella dedicata alla guerra al terrorismo. Anche se ambientata principalmente in Afghanistan, è una realtà attuale che coinvolge moltissimi paesi.</p>
<p><strong>Da Nagasaki 1945 all&#8217;11 settembre di New York, nel libro si attraversano paesi farciti di disastri scampati e quelli affrontati, lealtà andate in frantumi e ricostruite, amori traditi e ripagati. Ma a quale scrittore si ispira Shamsie?</strong><br />
Quando scrivo, cerco di non ispirarmi a nessuno. Però dopo aver concluso il romanzo, mi rendo conto che ho subito l’influenza di qualcuno. Per quanto riguarda questo romanzo mi sono ispirata a Michael Ondaatje, autore de “Il paziente inglese”. Mi è sempre piaciuto come scrittore, ma pensavo che i miei libri fossero totalmente diversi dai suoi. In realtà c’è molto del paziente inglese nel libro. Basti pensare che il libro di Ondaatje si conclude dove comincia il mio libro.</p>
<p>Kamila Shamsie<br />
Ombre bruciate<br />
<a href="http://www.ponteallegrazie.it">Ponte alle Grazie</a><br />
Pagine 390<br />
Prezzo: euro 18.60</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/5765/in-anteprima-italiana-booksblog-intervista-kamila-shamsie-autrice-di-ombre-bruciate">In anteprima italiana, Booksblog intervista Kamila Shamsie, autrice di "Ombre bruciate"</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 13:10 di giovedì 21 gennaio 2010.</p>
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