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interviste apocalittiche

Speciale Editoria: Jacopo De Michelis e la Marsilio editore

pubblicato da Manila Benedetto in: case editrici interviste apocalittiche

Continua lo speciale editoria. Questa volta sotto i riflettori e sottoposto alle nostre domande, l’editor della Marsilio Editori, Jacopo De Michelis. A lui il merito di aver scovato e lanciato scrittori come Simone Sarasso, new entry nel noir italiano, il cui libro - da lui stesso presentato qui su Booksblog - sta avendo un grande successo.

Dietro ogni libro c’è una casa editrice con le sue linee guida. Due parole per conoscere un po’ la Marsilio.
E’ difficile riassumere l’attività editoriale della Marsilio, che pur essendo una casa editrice medio-piccola ha un catalogo molto ampio, che spazia dalla narrativa, alla saggistica agli illustrati. Io mi occupo della narrativa, che si articola in varie collane: Le Farfalle, dedicata alla letteratura giallo-noir; Romanzi e Racconti, la collana principe di letteratura non di genere; e Marsilio X, dedicata ai nuovi autori e alle scritture innovative.

La domanda più classica: cosa deve avere un testo per conquistare l’attenzione della casa editrice?
Parlo ovviamente per me e per la nostra casa editrice. Deve avere una voce e una storia. Deve dire qualcosa di nuovo, o dirlo in modo nuovo. Deve sapersi conquistare il lettore.

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Speciale Editoria: Valter Casini Editore

pubblicato da Manila Benedetto in: case editrici interviste apocalittiche

Federica Paglia, responsabile editoriale per la Valter Casini Editore, casa editrice dalle idee chiare e nuove, decisa a darsi da fare per fare bene, per farsi notare.

Dietro ogni libro c’è una casa editrice con le sue linee guida. Due parole per conoscere un po’ la Valter Casini.
La Valter Casini Editore nasce da un’esperienza già importante alle sue spalle. Prima di occuparci di libri, abbiamo cominciato ad amare “l’arte della comunicazione” in tutte le altre sue forme, prima tra tutti quella cinematografica. I primi lavori importanti che abbiamo portato a termine, infatti, erano incentrati tutti nell’ambito dell’home video, quando ancora il vecchio VHS ne era padrone assoluto. Da lì il passo è stato brev, e necessario direi. Ci siamo detti, “be’… perché non andare direttamente al cuore della cosa?”. E così sono arrivati i primi libri.

Abbiamo dato vita a diverse collane, che toccassero quegli argomenti o quelle situazione che a noi sembravano fondamentali. È nata così Sincronismi completamente dedicata a nuovi autori emergenti ed italiani, Vision,una collana fatta di “pensieri”, di idee… di tracce… Interpretazioni, il cui intento è quello di pubblicare testi filosofici, però pienamente inseriti nella moderna cultura gadameriana del dialogo, delle fusioni… delle interpretazioni. Ed ancora, Allons Enfants de la Patrie, che pubblica in Italia i testi più interessanti della storica casa editrice francese Librairie Arthème Fayard e Liberamente la collana di dvd, accompagnati da approfondimenti editoriali allegati, che abbiamo creato per le “Menti Libere”, le Aquile… insomma per quelli che non volano in stormo….

Quest’anno, poi, altri piccoli tasselli si sono aggiunti al grande mosaico che continuiamo a costruire giorno per giorno: parlo di IconoGrafie, la collana che raccoglie le biografie sui personaggi che hanno fatto, e continuano a fare la storia del cinema, ed EroticaMente… ma questa è una sorpresa, quindi non posso raccontarvi nulla… magari ne riparliamo a fine novembre, quando uscirà il primo numero di tutta la collana.

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Intervista a Bob Young, CEO di Lulu.com

pubblicato da Manila Benedetto in: interviste apocalittiche

Ok, in attesa di dare il via ufficiale allo speciale dedicato all’editoria italiana, che è il motivo per cui scrivo poco qui (ma intervisto molto dietro le quinte), grazie alla collaborazione di Francesco, uno dei grandi capi Blogo.it, abbiamo un’esclusiva intervista a Bob Young, CEO di Lulu.com.
L’intervista è in inglese, ma di seguito è disponibile un riassunto delle risposte in italiano.

La domanda principale fatta a Bob Young è stata quella dell’aspetto etico di Lulu.com nei confronti dell’editoria tradizionale: gli abbiamo chiesto, in pratica, se sotto l’aspetto puramente culturale, quindi tralasciando ogni ambito economico, la creazione di Lulu.com - che dà la possibilità a chiunque di pubblicare il proprio libro - non abbia snaturato il mondo della letteratura, compromettendo il meccanismo della mediazione: più quantità e meno qualità.
Young risponde nella maniera migliore: sì, tutti posso fare gli scrittori, ma poi è il lettore che giudica il testo, se volete un testo ottimo su Lulu.com, dovete seguire la votazione data dagli utenti.

Di seguito il riassunto in italiano

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Intervista ad Alessandra Dell'Amico, nuova autrice fantasy

pubblicato da Manila Benedetto in: fantasy interviste apocalittiche

Sulla scia lunga dello speciale fantasy di luglio, vi propongo la conoscenza di Alessandra Dell’Amico, scrittrice esordiente ed appassionata di fantasy, il cui primo romanzo, “Polvere d’Argento - Libro Primo“, sarà disponibile a fine ottobre.
In attesa di poter recensire il suo romanzo, le ho posto qualche domanda.

Alessandra Dell’Amico, appena “sbarcata” nel mondo fantasy e già determinata a prenderne parte con passione e dedizione. Un romanzo in uscita, primo di una trilogia, e davanti un futuro roseo.
Cosa ne pensi del fantasy italiano? Quale i limiti e quali i punti di forza?

Aspettiamo a parlare di futuro roseo: purtroppo il fantasy italiano è da sempre sottovalutato, molto più degli altri generi. Sembra che nei lettori italiani si sia radicata la convinzione che un fantasy ‘nostrano’ sia un fantasy di seconda o terza categoria, come se solo il talento estero sia capace di produrre buoni romanzi. E questo è già un primo grosso limite per gli scrittori: per poter emergere ed affermarsi è necessario raggiungere una soglia di gradimento molto più alta rispetto ad un fantasy di pari livello, che piace già di più solo perché porta il nome di un autore straniero. Ma la produzione fantasy italiana c’è, è indubbiamente in crescita ed ha anche molto da dire. Ci sono idee nuove, interpretazioni con tutte le sfumature possibili che possono portare una ventata di novità rispetto alla classica letteratura fantasy estera.

Siamo ancora nella scia dell’uscita dell’ultimo libro di Harry Potter. Una tua riflessione sul genere fantasy: quale il segreto del suo successo? E quanto ha influito la mania Harry Potter alla diffusione del genere in Italia?
Viviamo in un mondo indubbiamente troppo frenetico e stressante, con poche certezze e molte preoccupazioni. Io sono convinta che per restare bene con i piedi per terra, ogni tanto è bene spiccare il volo, staccare la spina, come si suol dire. Lasciamo pure che la mente viva esperienze fantastiche ed avventure impossibili, se ne trae beneficio ed energia per superare i veri problemi quotidiani. E non venite a dirmi che chi legge fantasy ‘fugge’ dalla realtà. Qualsiasi romanzo di qualsiasi genere è un’opera di fantasia, un mondo immaginario e alternativo! Il fantasy piace perché sorprende sempre con invenzioni stimolanti, personaggi insoliti, ambientazioni irreali e storie coinvolgenti. E’ ovvio che abbia successo, anche cinematograficamente parlando.
Harry Potter non ha semplicemente influito. A mio modesto avviso è stato determinante, soprattutto per i ragazzini. Molti di loro non avevano mai preso un libro in mano, e nemmeno avevano intenzione di farlo mai, ma alla fine hanno ceduto alla curiosità di sapere come proseguiva la storia che avevano visto al cinema. Scoprendo tutto il piacere della lettura.

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Intervista a Fabrizio Valenza

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Tra i tanti scrittori su carta, abbiamo scovato in rete un appassionati di fantasy che ha deciso di pubblicare il suo romanzo prima a puntate sul suo sito, e poi in un ebook scaricabile gratuitamente.
Si tratta di Thoor, ovvero Fabrizio Valenza. Abbiamo posto anche a lui delle domande sul fantasy italiano.

Il fantasy per ragazzi sta avendo una grande diffusione dopo il boum del maghetto della Rowling, Harry Potter. Ma quello che sembra essere solo per ragazzi, si svela, poi, appassionare anche gli adulti, tanto da portare alla nascita di un vero e proprio filone di fantasy per adulti. Dov’è nascosta la fortuna di questo genere di letteratura?

Quel che vive un ragazzo nell’età della sua formazione e del passaggio al mondo degli adulti è fondamentale. In qualche modo, un ragazzo si trova a vivere già i drammi che poi si ripresenteranno nella vita di ognuno in ogni età, ma ha dalla sua parte forze e coraggio che dopo, spesso, mancheranno. Credo sia questo il motivo per cui le storie di un ragazzo come Harry Potter o di eroi in erba interessano anche gli adulti: ci proiettiamo nella loro vita, vedendoci riflessi nelle loro scelte, nei dubbi che li attanagliano ma anche nelle loro sconfitte.

Molti scrittori si stanno cimentando nella stesura di questo genere di romanzi.
L’enorme diffusione di un genere, ne decreta la fine perché scade nella banalità? Non c’è il rischio di avere tanti cloni di una stessa storia, con personaggi (quasi) diversi?

Innanzitutto bisogna dire che in Italia è da poco tempo che il fantasy sta cominciando a diffondersi in modo più capillare, soprattutto il fantasy italiano. In ogni caso non credo che grande quantità debba significare per forza scadimento nella banalità. La banalità dipende, secondo me, dal voler imitare gli altri e nel volersi inserire a tutti i costi in un filone sfruttando stereotipi che funzionano. Ma se ogni scrittore mette davvero se stesso nella storia che racconta non c’è rischio di cadere nella clonazione.

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Intervista a Licia Troisi

pubblicato da Manila Benedetto in: scrittori libri fantasy interviste apocalittiche

In Inghilterra hanno J.K. Rowling. Noi, in Italia, abbiamo Licia Troisi. Ed io, leggendo Licia, non rimpiango mica molto la Rowling…
Senza troppi fronzoli, senza troppe presentazioni, la conoscete tutti la bravissima autrice delle Cronache e delle Guerre del Mondo Emerso (altrimenti, biografia qui), che ha gentilmente risposto alle nostre domande.

Sei la diretta concorrente della Rowling, scrittrice di successo di storie fantasy che hanno conquistato l’Italia e l’estero. Ma dalla tua hai la giovanissima età.
Una tua riflessione sul genere fantasy: quale il segreto del suo successo? E quanto ha influito la mania Harry Potter alla diffusione del genere?

Harry Potter è stata solo la miccia. Un grosso impulso è stato dato anche dal Signore degli Anelli cinematografico, ma adesso sembra che il genere stia vivendo un suo momento di gloria svincolato dai successi di questi due mostri sacri. Direi che questo revival è dovuto al fatto che il fantasy attinge in egual misura dalla mitologia e dalla fiaba, e per questo risulta archetipo. Propone grandi temi cui l’uomo è sensibile da sempre

Molti scrittori si stanno cimentando nella stesura di questo genere di romanzi.
L’enorme diffusione di un genere, ne decreta la fine perché scade nella banalità? Non c’è il rischio di avere tanti cloni di una stessa storia, con personaggi (quasi) diversi?

Mah, per ora non credo che si corra questo rischio. In Italia il genere è praticamente appena nato, e sta ancora cercando la sua strada. E il successo non significa automaticamente banalizzazione; se il mercato è saturo sperimentare diventa anche più facile.

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Intervista a Francesco Falconi

pubblicato da Manila Benedetto in: scrittori libri fantasy interviste apocalittiche

Continuiamo la nostra avventura nel fantasy italiano, ponendo le domande portanti di questo speciale, anche a Francesco Falconi.
(Vi chiederete, tra l’altro, perché sto ponendo le stesse domande a tutti: in verità è un modo per imparare a conoscere gli autori mettendoli in confronto tra loro attraverso domande uguali. Però ho fatto un paio di eccezioni. E che eccezioni! Tra qualche giorno, infatti, vi proporrò l’intervista a Licia Troisi, autrice delle Guerre (e Cronache) del Mondo Emerso… con anche qualche anticipazione!)

Francesco Falconi è autore fantasy alla prima e riuscitissima esperienza con Estasia - Danny Martine e la corona incantata.
Una storia di terre e personaggi magici, ma anche un viaggio interiore. Danny Martine è il Bianco Prescelto alla ricerca delle Nove Luci della Corona Incantata, capaci di svegliare la regina Darmha dal Sonno del NonQuando. Tra diverse difficoltà e prove da superare, Danny scoprirà amici sinceri e vivrà avventure indimenticabili.
Classe 76, Francesco Falconi è ingegnere delle telecomunicazioni. Estasia è un manoscritto del 1990, dimenticato in un cassetto su esortazione di un amico ha deciso di pubblicarlo… dopo così tanto tempo. Un caso o una vera e propria… magia?

I fantasy per ragazzi sta avendo una grande diffusione dopo il boum del maghetto della Rowling, Harry Potter. Ma quello che sembra essere solo per ragazzi, si svela, poi, appassionare anche gli adulti. Dov’è nascosta la fortuna di questo genere di letteratura?
Beh, dipende. Harry Potter è un caso a parte, con un budget pubblicitario faraonico alle spalle. Per cui, anche chi non legge oppure non ama la letteratura fantasy, viene invogliato all’acquisto da film o dall’incessante passaparola. D’altronde è anche vero che il target del maghetto è decisamente salito rispetto ai primi due volumi.
Tuttavia concordo che il fantasy per ragazzi non debba per forza essere recluso a una particolare fascia d’età, anche perché molti libri nascondono letture multilivello e possono essere apprezzati anche in età adulta.

Molti scrittori si stanno cimentando nella stesura di questo genere di romanzi.
L’enorme diffusione di un genere, ne decreta la fine perché scade nella banalità? Non c’è il rischio di avere tanti cloni di una stessa storia, con personaggi (quasi) diversi?
Non credo stia proprio in questi termini, per il semplice fatto che i lettori non cercano l’originalità a ogni costo. Per tornare all’esempio della Rowling, il punto di forza della sua saga non è l’aver ideato storie e personaggi inediti nelle sua forma (e.g. spesso tratti da leggende, miti e topos letterari), ma l’aver costruito nella storia un’alchimia perfetta che tiene incollati alle pagine. Quindi, a mio avviso, la cosa fondamentale è suscitare un’emozione nel lettore, cosa non affatto scontata.

Quale il futuro dei fantasy italiani ora che Harry Potter è giunto alla sua fine?
Sicuramente ci saranno altri validi libri, sia nostrani che stranieri. L’esistenza di Harry Potter ha sicuramente dato una spinta alla narrativa fantasy, così come il Signore degli Anelli. Le major cinematografiche e le case editrici si sono accorte di quanto le persone abbiano bisogno di evadere e sognare… e questo non potrà mai finire.

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Intervista a Riccardo Coltri

pubblicato da Manila Benedetto in: scrittori libri fantasy interviste apocalittiche

Riccardo Coltri, classe ‘73, veronese, scrittore e degno rappresentante del fantasy italiano. Nato (e cresciuto) come scrittore dark-horror, penna di notevole importanza dal 1995 della rivista Inchiostro, è l’autore di Zeferina (Larcher editore).
Mondo fiabesco e un po’ noir, ma in un ambiente tutto italiano , il romanzo di Coltri è un esempio di fantasy italiano dalle enormi potenzialità.

Il fantasy per ragazzi sta avendo una grande diffusione dopo il boum del maghetto della Rowling, Harry Potter. Ma quello che sembra essere solo per ragazzi, si svela, poi, appassionare anche gli adulti. Dov’è nascosta la fortuna di questo genere di letteratura?
Il genere fantasy è immenso… esiste quello per ragazzi e poi ci sono, da sempre, le varie versioni più o meno “dark”: a seconda dell’età, o più semplicemente, dei gusti personali. Non credo si possa parlare di particolari segreti, si va alla ricerca del meraviglioso e dell’impossibile, e a volte dell’oscuro e del terrificante, per puro divertimento. E sì, almeno un po’, per evadere dalla realtà, in modo del tutto innocuo.

Molti scrittori si stanno cimentando nella stesura di questo genere di romanzi.
L’enorme diffusione di un genere, ne decreta la fine perché scade nella banalità? Non c’è il rischio di avere tanti cloni di una stessa storia, con personaggi (quasi) diversi?

Il rischio di produrre qualcosa di banale c’è, con tutto il materiale sfornato finora. Sta all’autore sforzarsi di scrivere qualcosa di nuovo, inventando il proprio mondo, reinterpretando tutto. Magari anche rimescolando le carte in tavola, perché no…

Quale il futuro dei fantasy italiani ora che Harry Potter è giunto alla sua fine?
Harry Potter ha avuto un successo enorme e meritato, ma ha una propria strada da seguire, un percorso da portare a termine. Il resto del fantasy, per ragazzi o per adulti, andrà avanti e credo proprio che lo farà al di là delle mode o delle regole commerciali. Per quanto riguarda il “fantasy italiano”, sembra che finalmente sia arrivato il suo momento e sono contento di aver dato il mio piccolo contributo con una storia ambientata proprio in Italia.

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Flavia Piccinni, Adesso tienimi: intervista

pubblicato da rossano astremo in: scrittori libri interviste apocalittiche narrativa italiana

Martina ha diciassette anni, vive a Taranto, la città con “500 milioni di debiti e 30,6% di diossina che uccide l’Italia”, e frequenta il liceo classico. La sua esistenza viene sconvolta dalla notizia della morte di Vianello, il suo amore segreto. Questa in sintesi la storia di Adesso tienimi, romanzo pubblicato da Fazi, esordio letterario della ventenne Flavia Piccinni, scrittrice nata e cresciuta a Taranto, da qualche anno trasferitasi assieme alla famiglia a Lucca. Un romanzo tragico, una sorta di lettera d’amore scritta per l’uomo della sua vita, svanito nel nulla, sparatosi con un colpo di pistola senza una ragione plausibile. Il primo libro di una scrittrice di grande talento, già Premio Campiello Giovani nel 2005 e presente nell’antologia “Voi siete qui”, pubblicata quest’anno dalla Minimum Fax, dedicata alle giovani promesse della narrativa italiana.
La vicenda personale di Martina, raccontata nel libro, snatura totalmente la rappresentazione edulcorata e consolatoria dell’adolescenza che emerge a chiare lettere leggendo i libri di Federico Moccia. Gli adolescenti di oggi, e il tuo romanzo lo dimostra ampiamente, non sono solo quelli che si giurano amore eterno attaccando lucchetti sui lampioni…
«No, assolutamente. Gli adolescenti soffrono. Non sono tutti lucchetti, gadget sui giornali di Step e Babi, deliri per Riccardo Scamarcio e fun club di Moccia. Anzi, direi che questi sono la minoranza, quelli che l’Italia vuole guardare e quelli che l’Italia non teme. Questi ragazzi possono essere accusati al massimo di superficialità. La mia storia, la mia Martina, è completamente diversa dai protagonisti melensi dei romanzi di Moccia o di chi, prima e dopo di lui, parla di adolescenti come di ragazzi paciocconi sempre innamorati e sempre felici. Martina soffre e il mondo intorno a lei non ha niente di ridente. Non ci sono corse in moto, ma sbronze in bar di quarta categoria. Non c’è spazio per quello che non è la vita, ma sogno. Martina è in carne ed ossa e vive a Taranto, non a Roma. La sua realtà è sofferenza e il suo amore è spezzato. Il suo uomo si è suicidato».
Oltre a Martina e alla sua storia di dolore, intimamente vissuto, c’è un’altra protagonista indiscussa del romanzo, ovvero la città di Taranto, mai come in quest’ultimo anno sotto ai riflettori per le note vicende politiche. Perché la scelta di ambientare la storia a Taranto, visto che sono molti anni che non vivi più in Puglia?
«Anche se non vivo fisicamente a Taranto e come se non avessi mai smesso di abitare questa città. A Taranto ho vissuto l’infanzia e il ricordo che ne avrò sarà per sempre quello degli affetti, della crescita. Quello più importante. Raccontare la città è stato un passo dovuto, necessario, naturale. Non sarei riuscita a scrivere di niente altro, specie in un momento così difficile che ridimensiona chi a Taranto ci vive e chi a questa splendida città è molto legato».
Come hai vissuto dall’esterno questi mesi difficili per la tua città?
«Ho sofferto molto, come credo tutti i cittadini, per questo dissesto economico che va ad affiancarsi alla già precaria situazione ambientale. Il libro racconta anche questo, soprattutto questo. C’è poi la melanconia che affligge chi ha cambiato città e si è trovato in un mondo diverso, continuando a guardare con devozione ai riti di Taranto e dei tarantini».
Hai iniziato a scrivere da giovanissima. Hai 20 anni, ma le tue pubblicazioni su riviste a antologie sono sterminate. Qualche suggerimento per gli scrittori in erba?
«Dare consigli è sempre molto difficile. Certo, l’attenzione delle case editrici nei confronti di giovani autori negli ultimi anni è cresciuta molto, ma spesso si viene pubblicati più perché giovani e potenziali casi editoriali che per reale talento. Credo che sia fondamentale credere in quello che si scrive, sentirlo proprio e poi il parere di amici e conoscenti è pur sempre un primo confronto per abituarsi a critiche e apprezzamenti. Posso poi raccontare la mia esperienza personale che è legata a doppia mandata al mondo dei concorsi. Proprio grazie ai concorsi vinti del 2005 ho avuto il coraggio di proporre i miei scritti a quella che sarebbe diventata la mia casa editrice, la Fazi. È fondamentale quindi leggere molto, cercare di migliorarsi e raccontare delle cose che si conoscono bene».
Tre libri che consigli ai nostri lettori da portare sotto l’ombrellone quest’estate?
«Senza dubbio il martinese Giancarlo Liviano D’Arcangelo che con “Andai, nella notte illuminata” (PeQuod) ridicolizza il mondo dei reality e aiuta a riflettere sulla contemporaneità, televisiva e non. Una bellissima lettura è poi “Confine di Stato” di Simone Sarasso (Marsilio) che ha raccontato in modo sorprendentemente avvincente l’Italia degli intrighi degli anni ’50-‘70. Per chi invece vuole rilassarsi senza troppi pensieri l’ultimo libro di Federica Bosco “L’amore non fa per me” (Newton&Compton) credo sia perfetto. Una storia romantica e leggera da consumare davanti ad un gelato».

Giancarlo Liviano D'Arcangelo, Andai, dentro la notte illuminata: intervista

pubblicato da rossano astremo in: scrittori libri interviste apocalittiche narrativa italiana

I reality show invadono il mondo delle lettere. Era successo, di recente, con “Troppi paradisi” di Walter Siti e con “Fiona” di Mauro Covacich, romanzi nei quali il mondo dei reality show entrava sottilmente nella costruzione narrativa, e succede oggi in “Andai, dentro la notte illuminata” (peQuod, 2007), romanzo d’esordio di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, scrittore di Martina Franca, trapiantato a Roma, dove lavora, non a caso, nel settore televisivo. Al centro del romanzo, ambientato a San Francisco, un reality show estremo, il “Golden Death”, avente come protagonisti cinque concorrenti, i quali sono pronti a morire in cambio di un cospicuo premio in denaro. La loro sorte, come ogni reality che si rispetti, sarà decisa al televoto. Tra i concorrenti un condannato a morte, un malato di aids, un evirato, una coppia di innamorati e Alex, un giovane italiano, d’origini meridionali, l’unico che sembra non avere nessuna ragione plausibile per consegnare le sorti della propria vita nelle mani del pubblico televisivo. Guest star dell’evento televisivo dell’anno Paris Hilton, la ricca ereditiera americana che si scaglierà dal Golden Gate di San Francisco, ottenendo la tanto agognata immortalità.
Jean Baudrilliard in un suo lucido saggio ha affermato: “La tv ha compiuto un delitto perfetto: ha ucciso la realtà”. Quant’è vera, a tuo parere, questa sua affermazione?
«Baudrillard ha ragione. Il delitto perfetto è compiuto. La tv è riuscita nell’ardua impresa di uccidere la realtà perchè possiede un potere immanente, quello di moltiplicarla in modo esponenziale e quindi frantumarla alle fondamenta, attraverso la tecnica del frastuono e della ridondanza. Ha una sorta di potere olografico, creare milioni di realtà differenti perchè non ne esista più una condivisa. Oltretutto, per lo spettatore, è un procedimento istintivo essere indotto a fidarsi di ciò che vede. L’evidenza empirica delle immagini abbassano le difese critiche a livello inconscio, è molto faticoso immaginare un procedimento di manipolazione, che invece, in tv, è assoluta prassi in tutti i generi, informazione compresa. Ci vuole pochissimo a fornire diverse accezioni di senso a un filmato che appare riprodotto dal vivo. è sufficiente accompagnare scelte di montaggio con paradigmi lessicali a presa rapida e il gioco è fatto».

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