Se hai dodici anni e qualcuno ti porta via da tutto, non ci metti molto a capire che la cosa puzza di losco. Se ci aggiungi che tutto ciò accade a Napoli, che l’attività di famiglia è un night club pieno di escort e che il tuo patrigno non ha proprio l’aria completamente pulita, il resto viene quasi da sé. E’ un po’ così che si sviluppa la trama dell’ultimo libro di Ugo Mazzotta per Todaro Editore. La “Merce di scambio” in questione si chiama Federico Sodano e si troverà, suo malgrado, al centro di un bieco ricatto volto a far pressione proprio sul patrigno Marco, invischiato in affari con gente che non scherza.
Ma per fortuna che dall’altro lato c’è anche chi potrebbe aiutarlo. Si tratta del sovrintendente Giorgia Colucci, un’amica della madre che Federico ha sempre chiamato Zia, ed è proprio a lei che perverrà un’inquietante richiesta di aiuto via sms. Poi c’è il Commissario Alice Caturano, che si getta talmente a fondo nelle indagini, da rischiare di farsi togliere il caso… ma è inutile dirvi che non finisce così.
booktrailer da KobalFilm
Via | ugomazzotta.com
Blu come gli incubi, di Laurie Faria Stolarz, è il primo libro di una quadrilogia urban fantasy YA, particolarmente apprezzata da critica e pubblico, che unisce il soprannaturale a elementi thriller e romance.
Nata a Salem, Massachusetts, la città dei famosi processi alle streghe del 1692/3, uno dei più documentati casi di isteria collettiva della storia, non stupisce che la Stolarz, autrice pluripremiata e nominata, focalizzi la parte soprannaturale della serie sulla magia e sulle streghe.
La protagonista di Blu come gli incubi e di tutta la quadrilogia, ogni volta con un’avventura diversa (ma quasi sempre lo stesso gruppo di amici), è la sedicenne Stacey, a scuola in un collegio. Di notte, oltre a bagnare il letto, fa sogni strani. Non si tratta, però, di normale attività onirica, ma di sogni premonitori. La ragazza lo sa. Tempo addietro, morì una bambina perchè Stacey non diede peso a quello che sognò. E quando la sua compagna di stanza, Drea, le dice di avere a che fare con uno stalker (inizialmente preso molto sottogamba), a cui si aggiunge una lettura dei tarocchi dall’angosciante esito, i sogni recenti e confusi di Stacey iniziano finalmente ad avere un senso. E le cose si fanno davvero inquietanti. Soprattutto perchè nel campus viene trovata uccisa una ragazza. L’assassino è molto vicino, forse più di quanto immaginino le due compagne di stanza e i loro amici, compreso l’(ex)-ragazzo di Drea, Chad, di cui Stacey si sta innamorando…
Ho sempre pensato che ci fosse un senso intimamente profondo nel procedere “In direzione ostinata e contraria”, che non a caso è il titolo della prima “summa postuma” di De André (uno che sulle contro-direzioni di questo tipo ci ha costruito la sua intera esistenza). E anche per il mio incontro con i libri di Vichi è andata proprio così. Prima “La forza del destino”, e solo dopo “Morte a Firenze”, in un ordine che è esattamente il contrario, sia cronologicamente che per data di pubblicazione, di quello reale. Comincio quasi a credere che gli sconvolgimenti di questo tipo siano una specie di portafortuna (e se non fossi stata imbevuta nel cartesianesimo, potrei cascarci sul serio).
La morte qui c’è davvero, anche se non si tratta dell’oggetto principale del romanzo che, visto così, “a primo acchito”, potrebbe sembrare una specie di “guida notturna della città di Firenze”. Il che ci sta fin troppo bene, vista quella specie di aria silenziosa e misteriosa, che il capoluogo fiorentino emana al di là delle folle che la inondano ancora oggi. Se poi ci si aggiunge che la storia si dipana durante l’alluvione del novembre 1966, i connotati si tingono non solo di giallo, ma acquisiscono anche l’alone scuro e disfattista della catastrofe naturale.
Ma il Commissario Bordelli sembra che ci si muova bene in mezzo al fango, anche se rallenta inevitabilmente le sue indagini e riporta alla mente dolorosi ricordi di guerra. E’ alla ricerca di un ragazzino scomparso, e poi ritrovato cadavere. Un brutto affare che “puzza di sevizie lontano un miglio” e che è ben lontano dall’essere risolto. Ma naturalmente c’è di più, l’acqua stagnante che avvolge la città e i dintorni è peggio di una betoniera che divora la terra al suo passaggio. Non restano che pochi indizi sconnessi e annacquati, che Bordelli dovrà far coincidere mettendo in gioco tutta la sua intuizione. Poi l’incontro della fortuna con Bruno Arcieri, il colonnello protagonista de “L’angelo del fango” di Leonardo Gori, che spingerà verso una pista ormai abbandonata e la svolta verso una verità che puzza di fradicio, come il muschio sui muri.
I fiumi di Londra, dell’inglese Ben Aaronovitch, è il primo volume di una serie che unisce l’urban fantasy al genere poliziesco. Più orientata al pubblico maschile, l’originale e ingegnosa serie - che a qualcuno ha ricordato Neil Gaiman - racconta le avventure di Peter Grant, neo poliziotto del Metropolitan Police Service che scopre di avere doti soprannaturali e viene preso “in carico” dal suo superiore, l’unico altro mago in Inghilterra, diventandone l’apprendista.
Da questa imprevista “svolta di carriera” il poliziotto-mago comincerà a studiare la magia, a migliorare i propri poteri e a indagare sui misteri di Londra che vanno oltre il naturale.
E in una Londra che pare pulsare, da quanto realisticamente viene descritta (a detta dei lettori inglesi), insieme a Peter Grant ci imbatteremo in spettri, vampiri, Dei (i fiumi, Tamigi & Figli, prendono forma umana) e quant’altro, con un occhio al folclore locale e divertenti e arguti tocchi di humor. Il primo caso porterà Peter Grant, circondato da personaggi secondari - pare - particolarmente riusciti (c’è anche un polizotto burbero alla Gene Hunt. Qualcuno ha visto Life on Mars UK?), sulle tracce di uno spirito vendicativo che si insinua nei corpi umani e li porta alla morte.
Un crollo inatteso nelle Catacombe cappuccine di Palermo. Il ritrovamento sorprendente di un’antica Bibbia. E’ “l’ingresso nel libro” di Francesco Gioè, L’eredità di Iside, per Neftasia editore. L’inizio di un viaggio tra segreti e civiltà del passato, misteri, leggende e pellegrinaggi, che è solo il punto di partenza di un’avventura che si snoda tra il passato e il presente per rivelare l’arrivo di un’apocalisse annunciata. Una cornice storica per un racconto lungo che è un concentrato di tensione e di peripezie.
Ed ecco aprirsi un percorso ai limiti della mistica, tra impenetrabili servizi segreti dalla natura nascosta (celati sotto l’enigmatica sigla GRIV) apparentati alle previsioni pessimistiche a sfondo ecologista di Al Gore e alla presunta hybris della scienza contemporanea. Un cammino fatto di melodie ancestrali e spostamenti immani nel tempo e nello spazio, che disegna la dimensione di una vicenda ai limiti del reale.
Booktrailer da FGioe77
Patient Zero, del pluripremiato Jonathan Maberry - già noto in Italia per il romanzo Rot & Ruin - è il primo, apprezzato volume della Joe Ledger Series, movimentata serie action-thriller con elementi fantastici, già opzionata per il cinema, incentrata su un tema diverso a ogni volume. Si andrà dal bioterrorismo a base di zombie al ripristino genetico della razza ariana, dalla scoperta del virus che diede avvio alla decima piaga d’Egitto al rischio della nascita di una guerra santa a causa di un antico ordine di assassini, ora geneticamente modificati e assetati di sangue…
In Patient Zero conosceremo Joe Legder, il protagonista della serie, molto apprezzato dai lettori americani (c’è chi l’ha paragonato a Jack Bauer o a Jason Bourne). Joe è un poliziotto di Baltimora, temprato e disilluso dalla vita e ben conscio del male che l’uomo riesce a fare ai suoi simili. Un giorno, accidentalmente, s’imbatte in un terrorista. Da quel momento le cose, per lui, prenderanno una piega inaspettata.
Si troverà, infatti, a unirsi a una task force militare d’elite, chiamata Echo, appartenente a un’agenzia governativa segreta, il Dipartimento delle Scienze Militari, che sta cercando di fermare alcuni fondamentalisti religiosi intenzionati a infettare gli Stati Uniti con un virus in grado si trasformare le persone in zombie.
Dal paginone cultura del Mattino di stamattina, fa capolino un racconto inedito Maurizio de Giovanni che lascia senza parole. La sua è una Napoli violenta e stretta stretta, nella quale galleggia il Commissario Ricciardi. Una città che ha la luce fascista del ventennio (se questo ha davvero un senso), e si ritrova annegata dalla pioggia. Eh si, piove anche a Napoli, nonostante nessuno ci creda, e la bellezza del mondo baciato dal sole e dal mare si trasforma in un “gomitolo di strade” piene di gente, di caos, di urla e persino di topi. Un posto nel quale “non servono indirizzi per trovare il cadavere, basta seguire la folla”. Perché il morto c’è davvero (anzi la morta per essere precisi) ed è uno di quelli che difficilmente passa inosservato.
Si tratta di Maria Rosaria, in arte Gilda, la più bella e desiderata donnina di una casa chiusa del centro. Ma chi l’ha uccisa non si sa, e in quella maniera così feroce poi. Un’apertura profonda ne lascia intravedere gli intestini, uno squarcio che scopre “il ventre aperto in diagonale, un taglio che partiva sotto il seno sinistro e arrivava quasi fino all’anca destra”. Potrebbe essere stato un cliente deluso oppure chissà… ma quella strana risata che rimbomba nelle orecchie del Commissario ha un che di surreale. In fondo sta proprio a Ricciardi scoprirlo, prima che si inquinino le acque. E in realtà la soluzione, come sempre, è molto più vicina di quanto potrebbe sembrare.
[…] Strette lungo una parete, come a voler entrare nel brutto dipinto di ninfe e fauni, una dozzina di signorine in lacrime. Sembravano bambine vestite coni panni delle mamme, alcune giovanissime, il trucco pesante sbavato dal pianto lungo le guance bianche di cipria, il rossetto come uno sbaffo di sangue attorno a una ferita aperta. Se dovessi dipingere il dolore, lo farei con quest’immagine: la gioia negata, il pianto sotto l’allegria. […]
Video da brunoaymone1
La storia che vede come protagonista Benjamín Chaparro si svolge a Buenos Aires. Lui è un funzionario costretto a occuparsi di “montagne (non troppo entusiasmanti) di carte”, nella cancelleria di un tribunale della città argentina. Lei, perché naturalmente c’è una lei, (che però non è la sua lei, ma solamente la donna della quale è segretamente innamorato), si chiama Irene, ed è un giovane Pubblico Ministero alle prime armi che comincia a “farsi le ossa” su un caso davvero raccapricciante. Si tratta dell’assassinio di Lilliana Morales Colotto, una bella donna trovata violentata e barbaramente uccisa nella sua casa.
Un affare chiuso frettolosamente e senza troppa cura, a causa di presunte irregolarità nelle indagini, un pungolo che scava lentamente un solco nella mente di Chaparro e lo accompagna per ben trent’anni, quando, ormai pensionato, decide di rimettersi sulle traccie di quell’assassino mai ritrovato, ed è proprio allora che i fili della matassa cominceranno a riannodarsi nel senso giusto, riaprendo vecchie ferite e ricordi emozionanti.
Un libro che tira dritto fino all’ultima pagine tenendo attaccati ai braccioli della poltrona, ma soprattutto una storia di ritorni che nel 2009 è diventata un film, dall’omonimo titolo, vincitore dell’Oscar 2010 come miglior pellicola straniera. Un lungometraggio ispano-argentino con la regia di Juan José Campanella (non a caso dietro la direzione di Law & Order) che svela davvero il segreto dei suoi occhi.
Il clandestino, giallo per ragazzi firmato Ferdinando Albertazzi e pubblicato da Sonda, è un testo che si può leggere a più livelli. Albertazzi è autore di altri testi gialli per ragazzi, sempre pubblicati da Sonda.
A un primo livello c’è quello della storia, sic et simpliciter: all’interno di una scuola superiore viene trovata impiccata una studentessa, Roberta. Le indagini serrate del commissario Marchetti non trascureranno alcuna pista: dall’incidente, al suicidio, all’omicidio. E, come in ogni giallo che si rispetti, alla fine tutta la matassa si dipanerà.
Un secondo livello, potremo dire quasi interno, è quello dei ragazzi protagonisti della storia: non solo Roberta, che è morta ma viene presentata attraverso i ricordi dei compagni, ma anche dei compagni di classe e del circolo più ristretto degli amici, dell’amica del cuore che scopre il cadavere. L’autore, Fedinando Albertazzi, riesce a presentare il mondo così come lo vedono i ragazzi e a farci vedere l’accaduto anche da un altro punto di vista.
Continua a leggere: Il clandestino, di Ferdinando Albertazzi
Che si dia inizio all’adunata dei folli appassionati di noir francese che non disdegnano le strade di Parigi. Di quelli capaci, come i “veri seguaci di Jack lo Squartatore” hanno fatto a Londra, di attraversare tutti gli anfratti all’ombra della Tour Eiffel, per raccogliere anche solo un ultima briciola di mistero. Se anche voi appartenete a questa “gloriosa e infestata” specie, sappiate che proprio nel cuore della ville lumière c’è un tempio dedicato al vostro oggetto del desiderio. Si chiama Bilipo (da pronunciare rigorosamente alla francese con l’accento sulla o finale), in omaggio alla vera ossessione d’oltralpe per le sigle, dall’unione delle prime lettere di Bibliothèque de Littèratures Policières.
Un luogo dall’alone bizzarro, moderno eppure fuori dal tempo, inerpicato quasi all’incrocio di un’arteria che diventa viottola salendo verso l’alto, in un punto ben precisato di Rue du Cardinal Lemoine al limite con il quartiere della Sorbona. Si tratta di uno spazio davvero unico nel suo genere. Inserito nella rete delle biblioteche comunali dal 1995 e consacrato alla conservazione e alla promozione della letteratura noir e poliziesca, si è già conquistato un posto d’onore presso la popolazione cittadina, ben avvezza a intrighi, assassinii & affini.
Oltre ad ospitare la quasi totalità della produzione cartacea francese (ben 55 000 opere tra romanzi, fumetti a tema, collezioni per ragazzi e riviste specializzate) contiene anche un gran numero di documenti stranieri in lingua originale ed è attualmente impegnata nella costruzione di un fondo iconografico e audio-visuale, un’acquisizione che prosegue nella direzione della costruzione di un vero e proprio “centro di ricerca” a tema. Ma non vi si trovano solo materiali di lettura, poiché esposizioni dedicate al crimine, nei suoi particolari aspetti, sono organizzate a cadenza regolare, e permettono di esplorare territori storici inaspettati come la realtà dei bagni coloniali, di questa primavera, oppure quella del cosiddetto “teatro del crimine” che sarà visitabile fino al 4 febbraio 2012.
Via | equipement.paris.fr