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  <title>booksblog</title>
  <subtitle>booksblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-23T00:04:36+00:00</updated>
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    <title type="html">La grande festa per i tre secoli dalla nascita di Rousseau</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-05-14T10:00:21+00:00</published>
    <updated>2012-05-14T10:00:21+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>chantilly</dc:subject><dc:subject>filosofi francesi</dc:subject><dc:subject>jean-jacques rousseau</dc:subject><dc:subject>l’oise fête rousseau</dc:subject><dc:subject>oise</dc:subject><dc:subject>trecentenario</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il dipartimento dell&amp;#8217;Oise, a meno di una trentina di chilometri dalla capitale, dove il grande pensatore ginevrino trascorse le sue ultime sei settimane di vita, dedica un insieme di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9897/la-grande-festa-per-i-tre-secoli-dalla-nascita-di-rousseau"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/peritresecolidiRousseau.jpg" class="post" border="0" align="left" width="302" height="360" alt="per i tre secoli di Rousseau" />Il dipartimento dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Auvers-sur-Oise">Oise</a>, a meno di una trentina di chilometri dalla capitale, dove il grande pensatore ginevrino trascorse le sue ultime sei settimane di vita, dedica un insieme di interessanti iniziative al genio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Jacques_Rousseau">Jean-Jacques Rousseau</a>. In occasione dei tre secoli dalla sua nascita è stata infatti organizzata una fitta serie di manifestazioni artistiche e culturali. Colloqui, spettacoli, conferenze, atelier e visite guidate  riassunte in un&#8217;apposita <a href="http://www.rousseau-2012.fr/le-programme/la-carte-des-manifestations/">agenda on-line</a>.</p>
<p>Eventi che spazieranno da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chantilly">Chantilly</a> (spesso più conosciuta per la dolce crema che per il suo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chateau_de_Chantilly">magnifico castello</a>) alla proprietà del marchese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_de_Girardin">René de Girardin</a>, e all&#8217;annessa foresta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ermenonville">Ermenonville</a>, passando per l&#8217;Abbaye Royale de Chaalis, teatro delle riflessioni intimistiche del filosofo. </p>
<p>Sui sentieri boschivi del parco, Rousseau calmava il suo spirito, afflitto dall&#8217;ansia delle persecuzioni, e si ristorava a contatto con una delle sue più grandi fonti di ispirazione: la natura. Le sue passeggiate terminavano spesso in un luogo insolito, soprannominato la &#8220;capanna del deserto&#8221;, un riparo costituito da mura in pietra viva e coperto da un semplice tetto in stoppa, nel quale i suoi pensieri, le meditazioni e le rivolte, aleggiavano liberi e indomiti.</p>
<p>Via | <a href="http://www.destination-rousseau.fr/">destination-rousseau.fr</a></p>
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    <title type="html">Cosa fare delle nostre ferite?, di Michela Marzano</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-04-16T08:00:58+00:00</published>
    <updated>2012-04-16T08:00:58+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>cosa fare delle nostre ferite</dc:subject><dc:subject>erickson edizioni</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>libri anoressia</dc:subject><dc:subject>libri etica</dc:subject><dc:subject>michela marzano</dc:subject><dc:subject>riccardo mazzeo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Forse non ci siamo posti le domande proprio in questa maniera, ma quelle da cui parte Michela Marzano nel libro Cosa fare delle nostre ferite? probabilmente ci hanno interpellato qualche volta:
Si può[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9755/cosa-fare-delle-nostre-ferite-di-michela-marzano"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/marzano_erickson.jpg" class="post" border="0" align="left" width="227" height="360" alt="Cosa fare delle nostre ferite?, di Michela Marzano" />Forse non ci siamo posti le domande proprio in questa maniera, ma quelle da cui parte Michela Marzano nel libro <em><a href="http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=40033">Cosa fare delle nostre ferite?</a></em> probabilmente ci hanno interpellato qualche volta:</p>
<blockquote><p>Si può sul serio ridurre una persona a una “somma” di “competenze” più o meno sviluppate? Si può sul serio comprendere l&#8217;essere umano senza prendere in considerazione la sua fragilità e le sue ferite? [&#8230;] Che cosa significa accettare, che cos&#8217;è l&#8217;altro? Accettare l&#8217;altro significa integrarlo? Si può dire che ci sia coincidenza tra accettazione e integrazione? Cosa si intende per “integrazione”?</p></blockquote>
<p>L&#8217;autrice - direttrice del dipartimento di scienze sociali e ordinario di filosofia morale presso la Sorbona di Parigi – con uno stile semplice e diretto cerca a rispondere a queste domande e, in generale, a quella che dà il titolo a tutto il libro: <em>Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l&#8217;accettazione dell&#8217;altro</em> (a cura di Riccardo Mazzeo, <a href="http://www.booksblog.it/tag/erickson+edizioni">Erickson edizioni</a> - in libreria in questi giorni).</p>
 <p>
L&#8217;aspetto che rende più interessante questo testo, oltre a una semplicità di linguaggio (propria della collana I mattoncini in cui viene pubblicato) è il dato esperienziale da cui parte. L&#8217;autrice, infatti, racconta di se stessa:</p>
<blockquote><p>Se dovessi “riassumere” la mia vita in una frase, per lo meno così come è stata fino a una ventina d&#8217;anni fa, direi che si è trattato della storia di una “riuscita”. Ero riuscita in “tutto”. Per lo meno da un punto di vista sociale&#8230; ero stata la “prima della classe”. L&#8217;orgoglio dei miei genitori e dei miei insegnanti. Ero stata accolta alla Normale di Pisa. Avevo portato brillantemente a compimento il mio percorso universitario. Ero stata “programmata” per diventare un “animale da concorso” er ero riuscita a diventarlo&#8230; Poi, in modo inaspettato (per tutti: genitori, insegnanti, amici, me stessa), si verificò la caduta&#8230; la disperazione&#8230; la traversata dell&#8217;inferno&#8230; [&#8230;] Senza alcuna ragione apparente, dall&#8217;oggi al domani, ero “caduta” nell&#8217;incubo dell&#8217;anoressia [&#8230;] A poco a poco, sono stata risucchiata dal vuoto.</p></blockquote>
<p>La riflessione della Marzano prosegue su questa linea, riuscendo a coinvolgere l&#8217;attenzione del lettore perché racconta di esperienze vissute. Non siamo di fronte a un capitoletto di arida filosofia manageriale che si basa su frasi più o meno a effetto (da notare che la Marzano ha pubblicato con Mondadori <em>Volevo essere una farfalla</em>, in cui racconta della sua anoressia).</p>
<p>Delle tre parti di cui è composto il libro (Fare i conti con le nostre ferite; L&#8217;accettazione dell&#8217;altro; Che cos&#8217;è la fiducia?) ho trovato particolarmente interessante la seconda, quella in cui si parla dell&#8217;accettazione dell&#8217;altro, forse anche per le mie esperienze di vita.</p>
<blockquote><p>Fino a che non si accetta quella parte di noi, quella più fragile e vulnerabile – quella che per tanto tempo non si riesce nemmeno a nominare, perché si fa di tutto pur di corrispondere perfettamente alle aspettative altrui e all&#8217;immagine di perfezione che gli altri proiettano su di noi – non solo ci si distrugge, ma si ha anche la tendenza a essere intolleranti nei confronti dell&#8217;alterità, che rinvia a quella parte di sé che non si riesce ad accettare&#8230; che non di “deve” accettare&#8230;</p></blockquote>
<p>Michela Marzano<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788859000075/MARZANO-MICHELA/COSA-FARE-DELLE-NOSTRE-FERITE?-FIDUCIA-LACCETTAZIONE-DELLALTRO.html?shop=3297">Cosa fare delle nostre ferite?</a><br />
La fiducia e l&#8217;accettazione dell&#8217;altro</em><br />
Erickson, 2012<br />
ISBN 978-8-590-0007-5<br />
pp. 80, euro 8,00</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">&quot;Non avevo capito niente&quot; di Diego De Silva</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-03-03T13:07:57+00:00</published>
    <updated>2012-03-03T13:07:57+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>narrativa-italiana</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>antieroe napoletano</dc:subject><dc:subject>diego de silva</dc:subject><dc:subject>filosofia della strada</dc:subject><dc:subject>romanzo ironico</dc:subject><dc:subject>vincenzo malinconico</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Certo che se nasci sotto il nome di Vincenzo Malinconico, e per di più succede a Napoli, non hai molte possibilità di riuscire a cavartela nella maniera più semplice. E se per di più, uno scrittore[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9507/non-avevo-capito-niente-di-diego-de-silva-2"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/ViadeiTribunali.jpg" class="post" border="0" align="left" width="252" height="360" alt="Via dei Tribunali" />Certo che se nasci sotto il nome di Vincenzo Malinconico, e per di più succede a Napoli, non hai molte possibilità di riuscire a cavartela nella maniera più semplice. E se per di più, uno scrittore come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_De_Silva">Diego De Silva</a> ti accolla il ruolo di protagonista del suo romanzo, &#8220;Non avevo capito niente&#8221; <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/diego-de-silva/non-avevo-capito-niente/978880618906">per Einaudi Editore</a>, non ti resta che &#8220;guadagnarti la pagnotta&#8221;. Ma il nostro antieroe non ci mette molto a mostrare le sue doti da &#8220;filosofo della strada&#8221;, sgusciando magistralmente tra responsabilità ed avvenimenti con una <em>nonchalance</em> che ha un che di proverbiale. Le sue avventure non potrebbero che incuriosire, ed effettivamente è proprio la curiosità morbosa, la molla per seguire questo avvocato sfaccendato, che si dà un gran daffare per rimettere insieme i pezzi della sua vita. Solo che il risultato sembra un puzzle sbagliato, con le tesserine che non coincidono e che sembrano quasi rifiutare di attaccarsi. </p>
<p>Ex-marito, ma non troppo, padre part-time di due figli in piena crisi adolescenziale e professionista, senza file di clienti naturalmente, Malinconico trascorre un&#8217;esistenza caotica, infantile e terribilmente varia, che ha come sfondo una Napoli coloratissima e il suo quartier generale arredato affettuosamente con mobili ikea e popolato da coinquilini che condividono casa e incertezze. Ma la vita ha in serbo più di una sorpresa e di quelle di un certo peso. E se l&#8217;amore bussa alla sua porta inaspettatamente, sotto le splendide spoglie di Alessandra Persiano, il lavoro ha il volto meno affascinante di Mimmo &#8216;o Burzone, camorrista sui generis, il cui caso, assegnatogli d&#8217;ufficio, diventerà una &#8220;questione di vita o di morte&#8221;, ma anche la grande occasione per rimettersi davvero in gioco.</p>
<p>Via | <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/diego-de-silva/non-avevo-capito-niente/978880618906">einaudi.it</a></p>
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    <title type="html">&quot;Della neve, ovvero, Cartesio in Germania&quot;</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-02-15T10:45:47+00:00</published>
    <updated>2012-02-15T10:45:47+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>poesia</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>cartesio in germania</dc:subject><dc:subject>discorso sul metodo</dc:subject><dc:subject>durs grunbein</dc:subject><dc:subject>peregrinazioni intellettuali</dc:subject><dc:subject>poesia tedesca contemporanea</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[E se il razionalismo cartesiano fosse frutto di una coincidenza metereologica? Mettete uno spirito attento come quello di un certo René Descartes, bloccatelo per settimane a causa di una fitta[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9397/della-neve-ovvero-cartesio-in-germania"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Laneve.jpg" class="post" border="0" width="586" height="440" alt="La neve" /><br clear="all" /></p>
<p>E se il razionalismo cartesiano fosse frutto di una coincidenza metereologica? Mettete uno spirito attento come quello di un certo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cartesio">René Descartes</a>, bloccatelo per settimane a causa di una fitta nevicata, &#8220;costringetelo&#8221; a distillare il meglio del suo pensiero, tra sogni e teorie, ed eccovi l&#8217;origine di una tale fortunatissima corrente filosofica. Semplicismi a parte, l&#8217;arresto prolungato di Cartesio, annoiato dalle lungaggini militari e dagli svaghi annessi, giocò indubbiamente un ruolo nello sviluppo successivo del filosofo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Durs_Gr%C3%BCnbein">Durs Grunbein</a>, elemento chiave della cultura post-unificazione e voce della poesia tedesca contemporanea, si è avventurato proprio su questa strada con <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/durs-gr-nbein/della-neve/978880617824">&#8220;Della neve, ovvero, Cartesio in Germania&#8221;</a>. </p>
<p>In 42 canti di 2000 versi, l&#8217;opera racchiude gli sviluppi delle peregrinazioni intellettuali cartesiane, dando vita a quel solido percorso immaginario, che intraprese il filosofo, frenato dalla gigantesca nevicata che isolò parte della Germania meridionale nell&#8217;inverno del 1619. Se persino la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_trent%27anni">Guerra dei Trent&#8217;anni</a> subì un necessario arresto, non fu lo stesso per i &#8220;viaggi mentali&#8221; di un uomo che, dinanzi al calore della stufa, disegnò angoli di mondo e plasmò le basi del suo celebre metodo.</p>
<blockquote><p>Mi spaventa la neve, questo lenzuolo funebre,<br />
come bocca che sbava, o come occhi rovesci.<br />
Il nuvolo mi strappa dalla tana, non il ghiacciaio<br />
sfavillante. Diavolo,<br />
dov&#8217;è la colazione? Ho freddo, è tardi.<br />
Non mi serve l&#8217;esterno. Ho da guardarmi dentro. </p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.ilportoritrovato.net/HTML/bibliogrunbein.html">ilportoritrovato.net</a><br />
Foto | <a href="http://nicolas.brodu.numerimoire.net/fr/creation/photos/Vent_et_Neige.html">nicolas.brodu</a></p>
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    <title type="html">Conversazioni sull&#039;educazione, di Zygmunt Bauman</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2012-01-23T08:00:15+00:00</published>
    <updated>2012-01-23T08:00:15+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>conversazioni sull'educazione</dc:subject><dc:subject>erickson edizioni</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>libri bauman</dc:subject><dc:subject>riccardo mazzeo</dc:subject><dc:subject>società liquida</dc:subject><dc:subject>zygmunt bauman</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Vari sono gli aspetti che possono essere messi in evidenza del libro-intervista Conversazioni sull&amp;#8217;educazione di Zygmunt Bauman in collaborazione con Riccardo Mazzeo, edito recentemente da[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9245/conversazioni-sulleducazione-di-zygmunt-bauman"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/conversazioni_educazione.jpg" class="post" border="0" align="left" width="260" height="360" alt="Conversazioni sull&#39;educazione, di Zygmunt Bauman" />Vari sono gli aspetti che possono essere messi in evidenza del libro-intervista <em><a href="http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=39969">Conversazioni sull&#8217;educazione</a></em> di Zygmunt Bauman in collaborazione con Riccardo Mazzeo, edito recentemente da Erickson. Mi soffermo su due che mi hanno coinvolto di più.</p>
<p>Il primo aspetto riguarda la speranza. Nel dialogo che si intesse tra Riccardo Mazzeo e Zygmunt Bauman si respira la speranza per un futuro migliore. Difficile da attuare, certo, ma non impossibile. Questo è uno dei ruoli dell&#8217;educazione: formare alla speranza. Dice il celebre sociologo e filosofo polacco:</p>
<blockquote><p>La convinzione che mi spinge a cercare, pensare e scrivere nel corso degli anni è che per fare un uso appropriato della libertà di scelta [&#8230;], abbiamo bisogno di essere consapevoli di quella gamma di azioni insite nel “fato” (il momento storico non scelto in cui dobbiamo agire) e della gamma di azioni alternative [&#8230;] fra cui possiamo scegliere [&#8230;] C&#8217;è [&#8230;] molto spazio per la preoccupazione ma non ce n&#8217;è affatto per la disperazione. Quanto alla tua domanda se, date le pressioni, le mode e le eccentricità che sembrano oggi prevalere in modo soverchiante, ci sia ancora permesso sperare o attenderci che i nostri figli e studenti si comportino in modo differente da quello che mettono in atto nella maggior parte dei casi, la mia risposta è “sì”. Se è vero (e lo è) che ciascuna gamma di circostanze contiene alcune opportunità accanto ai pericoli, è anche vero che ciascuna di essere è pregna sia di ribellione sia di conformismo. Non dimentichiamo che ogni maggioranza all&#8217;inizio era una minuscola, invisibile e impercettibile minoranza. E che perfino le querce centenarie provengono da ghiande ridicolmente minuscole.</p></blockquote>
 <p>
L&#8217;altro aspetto che ho trovato interessante in questo libro di conversazioni è la capacità di Bauman (e anche di Mazzeo che illustra splendidamente il proprio punto di vista e dà il là a Bauman di rispondere in maniera approfondita) di guardare gli eventi della quotidianità – anche quelli forse insignificanti – e sapervi leggere altro. Come a proposito della discussione su <em>mixofobia</em> (“cioè la tipica paura di avere a che fare con gli stranieri”) e la <em>mixofilia</em> (“la gioia di trovarsi in un ambiente diverso e stimolante”):</p>
<blockquote><p>Da più di quarant&#8217;anni della mia vita a Leeds vedo dalle mie finestre i ragazzi e le ragazze che tornano a casa dalla vicina scuola secondaria. È raro che camminino da soli per strada, preferiscono camminare nel gruppo dei loro amici. Questa consuetudine non è cambiata. Tuttavia, quel che vedo dalle mie finestre è cambiato nel corso degli anni. Quarant&#8217;anni fa, ciascuno di questi gruppi era “di un solo colore”; oggi, non lo è più quasi nessuno di essi…</p></blockquote>
<p>Le <em>Conversazioni sull&#8217;educazione</em> di Zygmunt Bauman sono un libro da leggere con calma, centellinandone la lettura per cogliere le mille sfumature del pensiero dell&#8217;Autore. Perché se le certezze dei nostri padri oggi sono diventate incertezze è pur vero che il futuro – e i giovani soprattutto – non possono essere fermati. Preoccupazioni ci sono, come sottolinea Bauman, ma anche certezze che la quercia – per riprendere il suo esempio – crescerà. Lentamente. Ma crescerà.</p>
<p>Zygmunt Bauman<br />
in collaborazione con Riccardo Mazzeo<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788861379565/BAUMAN-ZYGMUNT/CONVERSAZIONI-SULLEDUCAZIONE.html?shop=3297">Conversazioni sull&#8217;educazione</a></em><br />
Erickson, 2012<br />
ISBN 978-88-6137-956-5<br />
pp. 147, euro 12</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">&quot;Manifesto per la soppressione dei partiti politici&quot; di Simone Weil</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-11-09T11:24:07+00:00</published>
    <updated>2011-11-09T11:24:07+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>claude lévi-strauss</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>male allo stato puro</dc:subject><dc:subject>partiti politici</dc:subject><dc:subject>simone weil</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Non venitemi  a raccontare che l&amp;#8217;elemento essenziale dello scrittore è la capacita di distacco, perché si tratta di una tesi, a mio modesto parere, accettabile solo come movimento di ritorno.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8633/manifesto-per-la-soppressione-dei-partiti-politici-di-simone-weil"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Manifestoperlasoppressionedeipartitipolitici.jpg" class="post" border="0" align="left" width="235" height="360" alt="Manifesto per la soppressione dei partiti politici " />Non venitemi  a raccontare che l&#8217;elemento essenziale dello scrittore è la capacita di distacco, perché si tratta di una tesi, a mio modesto parere, accettabile solo come movimento di ritorno. Nel senso che l&#8217;allontanamento segue necessariamente ad una profonda immersione quotidiana, e che quindi, la missione stessa di chi è chiamato (da se stesso probabilmente, o da una misteriosa obbedienza ad una specie di dono)  &#8220;all&#8217;ingrato compito&#8221; della descrizione, non possa in realtà esimersi da questa prima fondamentale &#8220;tappa istruttoria&#8221; da compiersi rigorosamente <em>in medias res</em>.</p>
<p>Nessun esempio è dunque più adatto alla descrizione di una tale &#8220;necessità istruttiva&#8221; che il testo di Simone Weil dedicato alla riflessione sul danno causato dai partiti politici. Un pensiero che può essere sintetizzato (come in un sillogismo aristotelico) mettendo insieme forzatamente tre affermazioni della stessa Weil:</p>
<p>1) L&#8217;Accusa &#038; il &#8220;male allo stato puro&#8221;.</p>
 <blockquote>Ma è molto più sensato chiedersi: c’è in loro anche solo una particella infinitesimale di bene? Non sono forse un male allo stato puro, o quasi?</p></blockquote>
<p>2) Il Crimine &#038; lo &#8220;spirito che acceca&#8221;.</p>
<blockquote><p>Si ammette che lo spirito di partito acceca, rende sordi alla giustizia, spinge anche le persone oneste all’accanimento più crudele contro gli innocenti. Lo si ammette, ma non si pensa a sopprimere gli organismi che fabbricano tale spirito</p></blockquote>
<p>3) La Soluzione &#038; la Soppressione.</p>
<blockquote><p>Non è facile concepire delle soluzioni. Ma è evidente, dopo un attento esame, che qualunque soluzione implicherebbe innanzitutto la soppressione dei partiti politici.</p></blockquote>
<p>Mi duole costatare la &#8220;parziale infedeltà&#8221; della traduzione al titolo originale: il libro scritto nel 1940, pubblicato dieci anni dopo a Parigi e ripubblicato nel 2006, si chiamava infatti <a href="http://www.vote-blanc.org/articles.php?lng=fr&#038;pg=118">&#8220;Note sur la suppression générale des partis politiques&#8221;</a>, una definizione che non fa cenno al Manifesto citato in quello italiano e &#8220;cozza non proprio leggermente&#8221; con la personalità contraria per principio alle cristallizzazioni, dell&#8217;autrice, una Simone Weil a tratti persino &#8220;irriggidita&#8221; nella sua implacabile ricerca di coerenza intellettuale. Una figura implacabile che, non a caso, il grande antropologo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Claude_L%C3%A9vi-Strauss">Claude Lévi-Strauss</a>, che ricevette la nomina a professore associato di Filosofia nello stesso anno, descrive così:</p>
<blockquote><p>Chiacchieravamo nei corridoi della Sorbona. I suoi giudizi senza appello mi disorientavano. Con lei era sempre tutto o niente. La rividi in seguito negli Stati Uniti, dov&#8217;era venuta per un breve soggiorno, prima di andare in Inghilterra e morirvi. [&#8230;] Discorremmo familiarmente seduti sugli scalini. Le intellettuali della nostra generazione erano spesso eccessive: lei non faceva eccezione, ma ha spinto questo rigorismo fino a farsi distruggere. </p></blockquote>
<p>Niente di più adatto visti i &#8220;venti italiani&#8221; delle ultime ore!</p>
<p>Via | <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2010/06/27/simone-weil-manifesto-per-la-soppressione-dei-partiti-politici/">cartesensibili.wordpress.com</a></p>
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    <title type="html">&quot;Il demone reazionario. Sulle tracce del Baudelaire di Sartre&quot;</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-09-26T10:00:33+00:00</published>
    <updated>2011-09-26T10:00:33+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>alessandro piperno</dc:subject><dc:subject>baudelaire</dc:subject><dc:subject>sartre</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Alessandro Piperno si lancia alla scoperta del più oscuro &amp;#8220;rapporto incestuosamente spirituale&amp;#8221;, della letteratura francese nel suo libro &amp;#8220;Il demone reazionario. Sulle[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8109/il-demone-reazionario-sulle-traccie-del-baudelaire-di-sartrepronto"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Alessandro_Piperno.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="317" alt="Alessandro Piperno" /></p>
<p>Alessandro Piperno si lancia alla scoperta del più oscuro &#8220;rapporto incestuosamente spirituale&#8221;, della letteratura francese nel suo libro &#8220;Il demone reazionario. Sulle traccie del Baudelaire di Sartre&#8221;:</p>
<blockquote><p>Tutto questo spiega la famosa paresse baudelariana. E qui Sartre è acutissimo nel descriverne le nuances. Perché essa non va intesa come un abbandono perpetuo a uno stato di inattività e apatia. Ma anzi essa si traduce in quella forma di iperattività cerebrale che può condurti alla paralisi. Sartre parla di miriadi di &#8220;iniziative istantanee&#8221; che vengono fulmineamente disarmate dalla coscienza riflessiva che affonda nella propria stessa gratuità. Una strana forma di pigrizia quindi che non trova il proprio luogo elettivo in un letto o su una poltrona, ma in quaderni fitti di annotazioni inutili su libri che, si sa già, non verranno mai scritti. Ecco perché perfino i sentimenti di Baudelaire nascono-vivono-muoiono nella più sconcertante volubilità e in un sincretismo demoralizzante.</p></blockquote>
<p>Alessandro Piperno è arrivato a far quello che ci si era forse sempre rifiutati di fare nel panorama letterario dell&#8217;ultimo mezzo secolo, giungere alla genesi più intima, rintracciare le ragioni e lo sviluppo di quel confronto cruciale che <a href="http://www.sartre.org/">Sartre</a> intraprese con <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/08/due_Demoni_Sartre_Baudelaire_nichilisti_co_9_070508054.shtml">Baudelaire</a>, suo epigono e soprattutto suo grandissimo demone. Perché nel dandy soave e a tratti arrogante, in quella sua irresistibile &#8220;lascivia poetica&#8221;, abita il germe di un fascino reazionario che costringeva l&#8217;integerrimo Signor Jean-Paul a far i conti con un baratro nichilista che, essendo anche il proprio fantasma e tirandolo subdolamente a sé, ne atteriva e disgustava (oltre ogni misura concepibile) l&#8217;amor proprio.</p>
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    <title type="html">L’ultimo lupo mannaro, di Glen Duncan</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2011-06-25T10:15:52+00:00</published>
    <updated>2011-06-25T10:15:52+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>horror</dc:subject><dc:subject>glen duncan</dc:subject><dc:subject>horror filosofia</dc:subject><dc:subject>isbn</dc:subject><dc:subject>l’ultimo lupo mannaro</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[«Le creature mostruose» scrive Glen Duncan nel suo L’ultimo lupo mannaro appena uscito per Isbn e primo di una trilogia, «muoiono quando non sono più necessarie all’immaginario collettivo.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7746/lultimo-lupo-mannaro-di-glen-duncan"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Lultimo_lupo_mannaro.jpg" class="post" border="0" align="left" width="223" height="360" alt="" /> «Le creature mostruose» scrive Glen Duncan nel suo <a href="http://isbnedizioni.it/l-ultimo-lupo-mannaro/">L’ultimo lupo mannaro</a> appena uscito per Isbn e primo di una trilogia, «muoiono quando non sono più necessarie all’immaginario collettivo. L’estinzione di una specie come questa non è altro che uno slittamento nella scaletta psichica complessiva. In passato la bestia nell’uomo era confinata nel buio, ripudiata. Dopo la trasparenza della storia contemporanea questo non è più possibile: ci siamo visti nei campi di concentramento, nei gulag, nelle giungle, nei campi di sterminio […] La bestia siamo noi. Lo siamo sempre stati».</p>
<p>Lo sa bene Jacob Marlowe, che in quasi duecento anni di vita ha avuto modo di attraversare gli ultimi due secoli magnificamente orrendi per l’umanità.</p>
<p>Lo sa bene Jacob Marlowe, perché Jacob è l’ultimo della sua specie, è l’ultimo lupo mannaro.</p>
 <p>A dargli la caccia sono quelli del WOCOP (Organizzazione Mondiale per il Controllo dei Fenomeni Occulti), un’antica organizzazione che ormai da secoli ha come unico obiettivo eliminare la sua specie dalla faccia della terra.</p>
<p>Grazie ad alcune, profonde amicizie, Jacob riesce a organizzare un sistema di fuga che in un modo o nell’altro funziona, ma sa benissimo che non può fuggire in eterno, prima o poi – a essere precisi, alla prossima luna piena – dovrà affrontare il suo destino. </p>
<p>Naturalmente niente avviene per caso, e così tra una fuga e l’altra Jacob fa l’incontro più inaspettato, definitivo e risolutivo della sua lunghissima esistenza che lo condurrà a un finale molto bello.</p>
<p>Insomma, un libro davvero entusiasmante, che potremmo definire horror filosofico, poiché indaga sulla dicotomia bene/male che da sempre convive, lotta nell’uomo. </p>
<p>C’è veramente tutto quanto si desidera trovare in una storia: azione, senso dell’umorismo, suspense, sensualità e una scrittura brillante che sa muoversi agevolmente tra speculazione filosofica (Glen Duncan è laureato in Filosofia) e azione, tra complessità e asciuttezza.</p>
<p>Glen Duncan<br />
L’ultimo lupo mannaro<br />
480 Pagine | 16,90 EURO<br />
Traduzione: Tomaso Biancardi<br />
ISBN editore<br />
Formato: Special Books</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, di Francesco Bucci</title>
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    <author>
      <name>Roberto Russo</name>
    </author>
    <published>2011-05-18T08:01:34+00:00</published>
    <updated>2011-05-18T08:01:34+00:00</updated>
    <dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>coniglio editore</dc:subject><dc:subject>copia e incolla</dc:subject><dc:subject>francesco bucci</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>luca mastrantonio</dc:subject><dc:subject>umberto galimberti</dc:subject><dc:subject>umberto galimberti e la mistificazione intellettuale</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Alzi la mano chi non hai mai copiato o, per usare un neologismo, non ha mai copincollato. Copiare (e incollare) è una pratica abbastanza diffusa e, se fatta con criterio, anche accettata. Uno dei miei[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7618/umberto-galimberti-e-la-mistificazione-intellettuale-di-francesco-bucci"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/umberto_galimberti_francesco_bucci.jpg" class="post" border="0" align="left" width="239" height="360" alt="Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, di Francesco Bucci" />Alzi la mano chi non hai mai copiato o, per usare un neologismo, non ha mai copincollato. Copiare (e incollare) è una pratica abbastanza diffusa e, se fatta con criterio, anche accettata. Uno dei miei professori di metodologia all&#8217;università diceva che si può benissimo copiare se necessario, basta poi indicare in nota la fonte e il problema è risolto. Ovviamente bisogna anche saper copiare perché non è che si prende un testo a caso e lo si incolla nel nostro documento. Questo credevo fino a pochi giorni fa. Poi ho letto il libro di Francesco Bucci dedicato al “vizietto” (come lo definisce Emanuele Severino) di Umberto Galimberti e mi sono reso conto di appartenere alla “vecchia scuola”.</p>
<p>Bucci, infatti, ha da poco pubblicato con <a href="http://www.booksblog.it/tag/coniglio+editore">Coniglio editore</a> un libro che fin dal titolo è emblematico: <em><a href="http://www.coniglioeditore.it/jom/index.php?page=shop.product_details&#038;flypage=flypage.tpl&#038;product_id=498&#038;category_id=60&#038;option=com_virtuemart&#038;Itemid=65">Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale</a>. Teoria e pratica di “copia e incolla” filosofico. Un clamoroso caso di clonazione libraria</em>. In quest&#8217;opera di circa trecento pagine Francesco Bucci, con abbondanza di esempi e rigore nella ricerca, mostra come Umberto Galimberti (U.G. per tutto il libri) non solo ha copiato da altri (senza citareli), non solo ha copiato da se stesso (senza dirlo, facendo comparire così ogni volta il lavoro come nuovo e originale), ma ha copiato anche all&#8217;interno degli stessi libri per cui ci sono delle parti ripetute pressoché in maniera identica all&#8217;interno di uno stesso libro.</p>
<p>Basta un solo esempio tratto dai libri di U.G. per rendersene conto.</p>
 <p>
Ne <em>Il tramonto dell’Occidente</em> a pagina 694 si legge (il grassetto è nel testo di Bucci):</p>
<blockquote><p><strong>L’esegesi heideggeriana</strong> è questo tentativo. Come il ta’ wil islamico essa è un ritorno promosso dalla persuasione che ciò che rimane nascosto e gelosamente custodito dallo spazio simbolico non costituisce il limite o lo <strong>scacco del linguaggio</strong>, ma il terreno fecondo su cui solamente possono fiorire e svilupparsi <strong>nuovi sensi e nuove parole</strong>. L’esegesi che così prende avvio non è mossa dall’ideale della ragione occidentale, che è poi quello dell’esplicitazione totale che elimina ogni nascondimento, ma, al contrario, custodisce il nascosto per accogliere ciò che esso libera, ciò che offre non tanto all’interpretazione (ermeneutica), ma all’orientamento (esegesi).</p></blockquote>
<p>Ne <em>La terra del male</em>, invece, a pagina 238 leggiamo:</p>
<blockquote><p><strong>L’esegesi junghiana</strong> è questo tentativo; come il ta’ wil islamico essa è un ritorno promosso dalla persuasione che ciò che rimane nascosto e gelosamente custodito dal simbolo non costituisce il limite o lo <strong>scacco della coscienza</strong>, ma il terreno fecondo su cui solamente <strong>la coscienza</strong> può fiorire e svilupparsi. L’esegesi che così prende avvio non è mossa dall’ideale della ragione, che è poi quello dell’esplicitazione totale che elimina ogni nascondimento, ma, al contrario, custodisce il nascosto e accoglie dal nascosto ciò che esso libera, ciò che offre non all’interpretazione, ma all’orientamento.</p></blockquote>
<p>Non solo copia da se stesso, ma praticamente usa le stesse espressioni per illustrare il pensiero di Heidegger e di Jung: una intercambiabilità veramente notevole. Di questi copia e incolla senza senso lo studio di Bucci è pieno. Viene da chiedersi, come fa l&#8217;autore del libro come mai nessuno si sia accorto di questa situazione:</p>
<blockquote><p>Anche in tali casi-limite nessuno ha però avuto nulla da eccepire: non i lettori, non l’editore, non i colleghi filosofi, non i recensori. Anzi, a queste (come alle altre) opere di U.G. non sono mancati apprezzamenti. Come si spiega tutto ciò?</p></blockquote>
<p>Il che, a mio modo di vedere, la dice lunga su come si legge e su quanto valgano le classifiche di vendita. Per dirla con Luca Mastrantonio, che firma la prefazione, Umberto Galimberti è “un genio. Della fuffa”.</p>
<p>Francesco Bucci<br />
<em><a href="http://www.ibs.it/code/9788860632968/BUCCI-FRANCESCO/UMBERTO-GALIMBERTI-MISTIFICAZIONE-INTELLETTUALE-TEORIA-PRATICADI-LAQUO;COPIA-INCOLLARAQUO-FILOSOFICO-UN-CLAMOROSO-.html?shop=3297">Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale</a>.<br />
Teoria e pratica di “copia e incolla” filosofico. Un clamoroso caso di clonazione libraria</em><br />
prefazione di Luca Mastrantonio<br />
Coniglio editore, 2011<br />
ISBN 978-88-6063-296-8<br />
pp. 288, euro 14,50</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">A mani alzate. Aforismi di Mauro Parrini</title>
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    <author>
      <name>sara</name>
    </author>
    <published>2011-01-16T10:51:01+00:00</published>
    <updated>2011-01-16T10:51:01+00:00</updated>
    <dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>aforismi</dc:subject><dc:subject>aforismi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>infanzia</dc:subject><dc:subject>libri</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Molto probabilmente non morirò: come posso condividere qualcosa con questa umanità con cui non ho mai avuto nulla da spartire?
La splendida raccolta di aforismi di Mauro Parrini, professore di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7181/a-mani-alzate-aforismi-di-mauro-parrini"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/parrini.jpg" class="post" border="0" align="left" width="250" height="358" alt="mauro parrini" /><em>Molto probabilmente non morirò: come posso condividere qualcosa con questa umanità con cui non ho mai avuto nulla da spartire?</em></p>
<p>La splendida raccolta di aforismi di Mauro Parrini, professore di Filosofia e storia a Magenta è la dimostrazione che davvero a volte “solo tacere è meglio di un aforisma”, come scrive l&#8217;autore. Gli aforismi di Parrini sono nati – applicandovi una sua stessa definizione – da un mondo in rovina, sono “un&#8217;Apocalisse provocata da una puntura di spillo”.</p>
<p>E davvero per l&#8217;Apocalisse basta un buon aforisma, se “davanti alle questioni ultime non si può che vibrare. Ogni tentativo di risposta, compresa la fede, è violenza”: la banalità infatti “è una caratteristica del linguaggio, non della realtà. Chi tace non è mai banale, chi parla lo è quasi sempre”. </p>
 <p>Aforismi, quelli di Parrini, che sono anche lenti d&#8217;ingrandimento sui tempi che viviamo al giorno d&#8217;oggi, quando “non avere niente da mostrare è imperdonabile, come una volta lo era avere qualcosa da nascondere”, oggi che è elegante “solo chi può permettersi di seguire la moda senza smettere di esserlo”.</p>
<p>Oggi “se la morte fosse un&#8217;istituzione vivrebbe la sua eclissi, messa in crisi com&#8217;è da forme più raffinate di distruzione; se essa non passa di moda è soltanto per il pregiudizio con cui gli uomini si ostinano a pensarla come un destino”, e “anestetici e analgesici non sono che piccole quantità di morte assunte quando si è ancora in vita: la triste pratica di un&#8217;umanità stanca di vivere e incapace di morire”.</p>
<p>E se molti per tutta la vita  “pensano di essere in guerra col mondo, e poi si trovano a fare la pace solo con se stessi”, viene da pensare che si, forse è vero, “si è liberi solo nell&#8217;infanzia, il resto è un percorso obbligato tra l&#8217;ossessione erotica e quella della morte”. Quindi “se non avete ancora trovato la vostra strada, meglio: impiegherete più tempo per arrivare al fallimento”.</p>
<p>Io di sicuro ho fatto mia l&#8217;idea che &#8220;si scrive solo per rispondere all&#8217;io sconosciuto che ci portiamo dentro, e che ci parla con la nostra voce&#8221;, e anche le due deliziose paginette di aforismi dedicate alla bicicletta, che &#8220;somiglia pù di ogni altra macchina all&#8217;aeroplano: essa riduce al minimo il contatto con la terra, e soltanto la sua umiltà le impedisce di volare&#8221;. Si candida ad essere uno dei libri di aforismi che regalerò di più.</p>
<p>M. Parrini<br />
A mani alzate<br />
Pendragon<br />
14 euro</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Senz&#039;anima, di Massimo Fini</title>
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    <author>
      <name>Giammarco Raponi</name>
    </author>
    <published>2010-06-14T20:28:58+00:00</published>
    <updated>2010-06-14T20:28:58+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>news</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>chiarelettere</dc:subject><dc:subject>fini</dc:subject><dc:subject>senz'anima</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Senz&amp;#8217;anima di Massimo Fini, appena uscito per Chiarelettere, ripercorre gli ultimi trent&amp;#8217;anni di storia italiana raccogliendo in volume l&amp;#8217;attività pubblicistica[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/6405/senanima-di-massimo-fini"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/bg_Senzanima_2ed2191_img.jpg" class="post" border="0" align="left" width="233" height="360" alt="" /> <a href="http://www.chiarelettere.it/dettaglio/67058/senzanima">Senz&#8217;anima</a> di Massimo Fini, appena uscito per Chiarelettere, ripercorre gli ultimi trent&#8217;anni di storia italiana raccogliendo in volume l&#8217;attività pubblicistica dell&#8217;autore.</p>
<p>Per sua natura, dunque, il libro impone un bilancio, tra quello che eravamo e quello che siamo diventati, mettendo nel bel mezzo il triennio 1992-1994, anni caratterizzati dalle stragi mafiose, da Mani Pulite e la conseguente distruzione del vigente sistema politico.</p>
<p>La novità più eclatante, naturalmente, è la scesa in campo di Berlusconi, il quale si scaglia contro Di Pietro e il Pool fin «dal suo insediamento. Anzi da prima. Si cominciò infatti con le lusinghe […]. Poi […] il vergognoso “decreto-salvaladri”» fino all&#8217;invio degli ispettori, tutto questo per deligittimare il lavoro svolto fino a quel momento dalla magistratura. Purtroppo si arriva oltre: Di Pietro si dimette, Mani Pulite finisce. E, a quanto pare, si tratta di un processo ancora in pieno svolgimento.</p>
 <p>In effetti, il triennio è decisivo, uno spartiacque tra la Prima e la Seconda Repubblica; il problema vero che si pone questo libro è che la sensazione netta è che gli italiani non siano affatto migliorati, anzi. Sul piano politico sicuramente la classe dirigente della Seconda Repubblica non è all&#8217;altezza di chi l&#8217;ha preceduta. Ci stanno facendo rimpiangere gente come Andreotti che, nonstante tutte le malefatte (per usare un eufemismo), almeno aveva un forte senso dello Stato e delle istituzioni.</p>
<p>«Uno Stato in cui la pubblica accusa non sabgliasse mai» dice Fini a pagina 242, in un capitolo dedicato proprio ad Andreotti, «sarebbe, così sì, uno Stato di polizia, uno Stato fascista. […] È quello che non comprendono tutti coloro che in questi anni si sono dati a un&#8217;opera di sistematica, e dissennata, delegittimazione della magistratura italiana». </p>
<p>Anche sul piano dei costumi, il modello è cambiato, e di certo non in meglio. «Non si sente più parlare di anima. Questo termine, così diffuso e pregnante in altre epoche della storia occidentale […] Ora, io non credo all&#8217;anima, ma il Papa, i cardinali, i vescovi, i preti ci dovrebbero credere visto che tutta la cosmogonia cristiana si basa sulla fede nella sua esistenza […] Ma si parla soprattutto di denaro, del Dio Quattrino che è l&#8217;unico nume unanimemente adorato, riconosciuto e condiviso, in Occidente, e quindi di economia, di finanza, di “derivati”, di banca, di carte di credito, di bancomat, di cin, di pin, di iban. In questo nuovo Regno l&#8217;uomo ha ancora una parte ma come sottoprodotto».</p>
<p>Senz&#8217;anima<br />
di Massimo Fini<br />
Collana Reverse<br />
Pagine 496<br />
Euro 15</p>
]]></content>
    

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  <entry>
    <title type="html">Libri curiosi: &quot;Risosofia. Aristotele, Kant, Hegel, Marx, Freud e altri burloni&quot;, di Pedro Gonzalez Calero</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.booksblog.it/post/6197/libri-curiosi-risosofia-aristotele-kant-hegel-marx-freud-e-altri-burloni-di-pedro-gonzalez-calero" />
    <id>http://www.booksblog.it/post/6197/libri-curiosi-risosofia-aristotele-kant-hegel-marx-freud-e-altri-burloni-di-pedro-gonzalez-calero/</id>
    <author>
      <name>sara</name>
    </author>
    <published>2010-04-24T11:11:09+00:00</published>
    <updated>2010-04-24T11:11:09+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>filosofia</dc:subject><dc:subject>ponte alle grazie</dc:subject><dc:subject>risosofia</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Cosa ci sia da ridere nella filosofia ce lo spiega Pedro Gonzalez Calero, che per le edizioni Ponte alle grazie pubblica questo curioso &amp;#8220;Risosofia&amp;#8221;.
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/6197/libri-curiosi-risosofia-aristotele-kant-hegel-marx-freud-e-altri-burloni-di-pedro-gonzalez-calero"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/risosofia.jpg" class="post" border="0" align="left" width="174" height="280" alt="risosofia" /> Cosa ci sia da ridere nella filosofia ce lo spiega Pedro Gonzalez Calero, che per le edizioni Ponte alle grazie pubblica questo curioso &#8220;Risosofia&#8221;.</p>
<p>L&#8217;autore ha un bel curriculum professionale. Non solo la pubblicazione del precedente &#8216;Rido, ergo sum&#8217;, ma soprattutto il fatto di essersi esercitato nei più disparati mestieri. Leggo, infatti, che è stato spazzino, archivista, professore di filosofia e&#8230;burattinaio.</p>
<p>Mi ricorda un po&#8217; il curriculum del mitico autore della Legge di Murphy, come è noto tuttofare anche lui.Nel suo volume, Calero racconta le &#8216;passioni&#8217; sensuali di Diogene, che esprimeva le sue pulsioni in pubblico, commentando poi ironicamente&#8221;Magari bastasse strofinarsi la pancia per smettere di avere fame&#8217;.</p>
 <p>Ma nel libro si narrano anche le battute sagaci di Voltaire, a cui un amico offerse ironicamente &#8216;Il ministero dell&#8217;Idiozia&#8217; e lui rifiutò dicendo di avere &#8216;troppi concorrenti, a partire dai quattro tizi che sono seduti con lei&#8217;, o della terribile moglie di Diderot (peggio della Santippe di Socrate) o di quella di Freud, che poneva ben precisi limiti alla sua passione per la psicanalisi.</p>
<p>E così via, in un rocambolesco turbinare di aneddoti che rendono tanti grandi della filosofia più umani. Come nel caso di Heidegger, che perso nei suoi impianti teoretici si vestiva quasi sempre con gli stessi abiti da contadino. Completi che dai suoi alunni venivano sbeffeggiati come &#8216;l&#8217;abito essenziale&#8217;.</p>
<p>Tante anche le notazioni ironiche di grandi pensatori sull&#8217;essenza della loro disciplina. &#8216;Spesso quel che i filosofi dicono della realta&#8217; e&#8217; deludente quanto un cartello &#8216;Qui si stira&#8217; appeso sull&#8217;uscio di un rigattiere - scrive ad esempio Kirkegaard - Se porti i tuoi abiti sperando di farteli stirare, ti troverai beffato: e&#8217; solo un cartello in vendita&#8217;.</p>
<p>Pedro Gonzalez Calero<br />
Risosofia<br />
Ponte alle grazie<br />
12 euro</p>
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