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  <title>booksblog</title>
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  <pubDate>Wed, 23 May 2012 00:04:15 GMT</pubDate>
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  <copyright>2004-2011 Blogo.it</copyright>
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    <title>Scritturegiovani Cantiere, il 3 marzo scade il bando</title>
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    <pubDate>Tue, 28 Feb 2012 18:17:57 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Andrea Coccia</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/ScritturegiovaniCantiereil3marzoscadeilbando.png" class="post" border="0" width="586" height="352" alt="scritture giovani, festivaletteratura, concorsi letterari, scrittura creativa" /><br clear="all" />Se ci seguite da tempo saprete bene che non amiamo dare spazio ai concorsi o ai corsi di scrittura creativa. Ma saprete anche altrettanto bene che ci sono al contrario una serie di progetti che, per la loro gratuità, serietà e intelligenza, ci piace diffondere. Uno tra questi è proprio il <a href="http://www.festivaletteratura.it/news.php?azione=dettaglio&#038;id=943">Cantiere di Scritturegiovani </a>- progetto messo in piedi da <a href="http://www.booksblog.it/tag/festivaletteratura">Festivaletteratura</a>, con il sostegno di Fondazione Cariplo e Illy Caffè - progetto che concede ai giovani che amano visceralmente raccontare, cosa sempre più rara al tempo dei like e delle condivisioni da tre secondi, e che vogliono mettere alla prova le loro capacità, una bella opportunità.</p>
<p>Si tratta di due weekend, organizzati e pagati da Festivaletteratura, in cui i selezionati verranno a contatto con professionisti del settore - editori, autori, editor et al - professionisti con i quali confrontarsi e dai quali apprendere come si fa a trasformare una passione in un lavoro.</p>
<p>Il termine per partecipare è questo sabato, 3 marzo. Entro questa data, se avete tra i 18 e i 27 anni e non avete mai pubblicato nulla, dovrete semplicemente far pervenire un vostro racconto agli organizzatori <a href="http://www.scritturegiovani.it/it/bando.php">(sul sito dedicato all&#8217;iniziativa scoprite come)</a>. La lunghezza massima è di 10 cartelle e il tema è &#8220;perché?&#8221;, la domanda più generica ma più profonda che l&#8217;uomo fa agli altri e a se stesso, da quando inizia a parlare a quando, con l&#8217;ultima lucidità che gli resta, vede avvicinarsi la fine.</p>



<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/9487/scritturegiovani-cantiere-il-3-marzo-scade-il-bando">Scritturegiovani Cantiere, il 3 marzo scade il bando</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 20:17 di martedì 28 febbraio 2012.</p>
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    <title>Voci dal Festivaletteratura di Mantova/3: un&#039;intervista a Tim Parks </title>
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    <pubDate>Fri, 16 Sep 2011 08:30:34 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Andrea Coccia</dc:creator>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/VocidalFestivaletteraturadiMantova3unintervistaaTimParks1.png" class="post" border="0" width="586" height="324" alt="tim parks, intervista, festivaletteratura di mantova" /><br clear="all" /> Eccoci arrivati alla terza puntata di questa piccola rubrica che raccoglie alcune delle più interessanti voci d&#8217;autore presenti la settimana scorsa al Festivaletteratura di Mantova. Questa volta la voce a cui diamo spazio è quella di Tim Parks, scrittore inglese e traduttore, nonché professore di tecniche della traduzione allo IULM di Milano.</p>
<p>Con lui, da ormai trent&#8217;anni trapiantato in Italia, abbiamo parlato del futuro di questo nostro paese, che lui ormai conosce molto bene, ma anche del clima di tensione che attraversa l&#8217;Europa intera e del ruolo di uno scrittore in tempi bui come questi. </p>
<p>Quello che emerge è un punto di vista molto interessante, preoccupato, certamente, dalle minacce che intravediamo nel nostro futuro prossimo, ma essenzialmente ottimista. Ma bando alle ciance, leggetevi l&#8217;intervista completa, subito dopo il more&#8230;</p>


<p>
<strong>Da trent&#8217;anni lei vive in Italia, che giudizio si è fatto di questo paese?<br />
</strong><br />
Più che fare giudizi ho imparato come funziona questo sistema sociale, questo modo di fare. Ho imparato a non stupirmi più di sentire che quando un governo decide qualcosa deciderà qualcos&#8217;altro domani. Oppure, per fare un esempio molto più banale, che quando arrivo a un museo ed è chiuso è perché qualcuno è andato in vacanza Insomma non mi stupisco più. Però l&#8217;Italia è soprattutto altro, è qualcosa di molto bello. In generale non mi piace fare giudizi. Credo invece che quello che veramente è interessante sia arrivare a capire come non esista un personaggio che incarna l&#8217;italianità,tout court, ma che c&#8217;è un modo, quasi una commedia dell&#8217;arte, fatta di più personaggi che agiscono insieme e formano qualcosa di più complesso. Voglio dire, c&#8217;è il furbo, ma c&#8217;è anche il pignolo e il pignolo non può vivere senza il furbo, non avrebbe più gli argomenti per lamentarsi. C&#8217;è l&#8217;Andreotti, ma c&#8217;è anche il Di Pietro. Poi c&#8217;è anche il Berlusconi, un fenomeno non dico nuovo, ma senz&#8217;altro diverso. E questi agiscono in un certo modo, ognuna di queste persone se fosse cresciuta in un altro paese non avrebbe potuto essere il personaggio che è in Italia. Andreotti nel sistema politico inglese non sarebbe potuto esistere. La stessa cosa in realtà si potrebbe dire per Tony Blair, che non avrebbe mai potuto esistere nel contesto politico italiano. E&#8217; la sensazione di cominciare a capire sempre di più questa dinamica che mi dà la sensazione di essere finalmente arrivato. </p>
<p><strong>Quindi come vede il futuro dell&#8217;Italia?<br />
</strong><br />
Io non credo che ci troviamo di fronte a un baratro, credo che invece sia da molto tempo che in questo baratro ci stiamo cadendo. Non è una caduta verticale, è piuttosto come scivolare lungo la pendice di un vulcano, si discende lentamente. Effettivamente in questo momento è difficile essere ottimisti. Perché si è agito per così tanto tempo in modo assurdo. Giusto per fare un esempio: mi sembra chiaro che da quando si è entrati nell&#8217;euro e che quindi non è più possibile fare il gioco di svalutare la moneta per facilitare la vita alle industrie nazionali e nemmeno agire a livello di pensioni o di licenziamenti per non poter andare contro i sindacati, da quel momento  si è fatto pagare ai giovani questa difficoltà, facendo sì che qualsiasi azienda possa costantemente avere un giovane per sei mesi o un anno senza pagarlo. Ci sono delle persone validissime che poi vengono gettate via e questo ha un effetto molto profondo a lungo andare. Anche persone molto brave e valide, dopo qualche anno non hanno più quell&#8217;autostima che deriva dall&#8217;inserimento in un circuito lavorativo. Insomma, è una dinamica molto pericolosa, non so bene a cosa stiamo andando incontro.</p>
<p><strong>Magari a qualcosa di simile a ciò che è successo quest&#8217;estate a Londra per esempio, o a quello che è successo e che succederà ancora tra qualche settimane in Grecia?<br />
</strong><br />
Per quanto riguarda quello che è successo a Londra, io starei molto cauto. Mi sembra che si sia trattato di una classe di persone che ha agito in quel modo senza avere una chiara finalità politica. Quello che bisogna cogliere, invece, è la rabbia, la frustrazione che si sfoga in chi è completamente escluso dal gioco e che a un certo punto emerge sotto forma di violenza cieca. In Italia, invece, è interessante cercare di valutare quanto la famiglia abbia contribuito a salvare in qualche modo la situazione. Quanti ragazzi sono stati disposti a rimanere a casa per tanti anni? Uno degli effetti più devastanti è certamente a livello della vita di coppia, un aspetto che dovremo affrontare nel futuro. Io me ne accorgo quando mi rapporto con molti dei miei ex studenti con cui cerco di tenere i contatti, questo effetto è stato ed è devastante, ed è stato, ed è tuttora completamente sottovalutato. Questa doveva essere la priorità del governo, invece non lo è stato. Ed è chiaro che con un primo ministro come questo, costretto sempre a occuparsi dei propri problemi tutto diventa molto più difficile. Se a questo poi sommiamo la presenza di un alleato di governo come la Lega, pronto a tutto per trovare qualche gruppo che li voti alle elezioni successive. La situazione insomma è veramente penosa. Viene da piangere.</p>
<p><strong>Qual è il ruolo dello scrittore in questo momento?<br />
</strong><br />
Ognuno vive l&#8217;esperienza nel proprio mondo. Ma credo che una cosa sia successa, una cosa molto importante. Qualcosa è cambiato. C&#8217;è stato un distacco dello scrittore dalla politica nazionale. Non siamo più ai tempi di quando un Calvino o un Pavese, o anche un Vittorini avevano una certa importanza nel dibattito politico. Io non vedo attualmente nessuno scrittore, né qua né in Inghilterra, tanto meno in America, che cerchi di fare qualcosa, di intervenire nel dibattito. Oggi gli scrittori sembra che abbiano un pubblico molto più allargato, con internet, con la rapidità delle traduzioni, insomma, con il fenomeno dell&#8217;internazionalizzazione dell&#8217;editoria, sempre di più credo che lo scrittore si rivolga ad un pubblico più vasto, praticamente senza confini. Questo in qualche modo lo deresponsabilizza dal punto di vista di un dibattito interno e contribuisce a creare opere molto diverse. Credo, per fare un esempio, che certe opere di Pamuk siano chiaramente indirizzate, piuttosto che alla Turchia, al mondo intero, e l&#8217;immagine che danno della Turchia alla fine è edulcorata. Come forse Rushdie ha venduto in occidente una certa idea dell&#8217;India fatta per il mondo occidentale. La nazione è diventata qualcosa che si vende a livello internazionale. Non tutti, certamente, perché ci sono ancora parecchi scrittori che sanno quello stanno facendo. in ogni caso il ruolo dello scrittore è cambiato completamente, Ed oggi è tutto da discutere.</p>
<p><strong>Cosa si può fare per cambiare questa dinamica?<br />
</strong><br />
Credo che sia inutile essere contro, è come quando si cambiava dal latino a un&#8217;altra lingua. Oggi si sta cambiando, si sta passando a un lingua franca che non è l&#8217;inglese. In realtà non è esattamente una lingua, è più un modo di porsi che tutti possono capire. Dall&#8217;altro lato, però, bisogna ammettere che c&#8217;è anche una tendenza opposta, ogni tanto anche nella stessa persona, una tendenza, in alcuni scrittori, a riaffermare la propria appartenenza a una cultura regionale, addirittura cittadina. Per esempio penso ai poeti milanesi che riscoprono una dimensione locale. Insomma, siamo in un periodo di grandi cambiamenti, e mi sembra che l&#8217;unica cosa da fare sia esserne entusiasti, anche perché non possiamo fare altro. Dobbiamo cercare di capire come questi cambiamenti ci posso ispirare. Sarà la grande sfida dei prossimi anni.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/8059/voci-dal-festivaletteratura-di-mantova3-unintervista-a-tim-parks">Voci dal Festivaletteratura di Mantova/3: un'intervista a Tim Parks </a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 10:30 di venerdì 16 settembre 2011.</p>
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    <title>Voci dal Festivaletteratura di Mantova/2: un&#039;intervista a Bjorn Larsson</title>
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    <pubDate>Wed, 14 Sep 2011 08:30:14 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Andrea Coccia</dc:creator>
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    </p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/booksblog/VocidalFestivaletteraturadiMantova2unintervistaaBjornLarsson.png" class="post" border="0" align="left" width="269" height="360" alt="intervista, bjorn larsson, i poeti morti non scrivono gialli, iperborea" /> Eccoci alla seconda puntata di questa piccola rubrica dedicata alle voci del <a href="http://www.booksblog.it/tag/festivaletteratura">Festivaletteratura di Mantova</a>. Questa volta la voce che vi proponiamo è quella di Bjorn Larsson, un autore che moltissimi hanno adorato a partire da La vera storia del pirata Long John Silver e che ora ha appena pubblicato, come al solito con la casa editrice Iperborea, il suo nuovo libro intitolato I poeti morti non scrivono gialli, una &#8220;specie di giallo&#8221; che investiga con ironia il mondo dell&#8217;editoria contemporanea e di cui presto su queste pagine potrete leggere la recensione.</p>
<p>Nel frattempo gustavi la chiacchierata con Bjorn Larsson che segue dopo il more. Abbiamo parlato di finzione e di realtà, di generi letterari, di pirati, di futuro del libro e di qualche nuovo lavoro che ha in mente. Naturalmente se non lo avete ancora fatto, dopo l&#8217;intervista leggetevi i suoi libri&#8230;</p>
<p><strong>Con questo “I poeti morti non scrivono gialli” sei tornato a giocare in qualche modo con la letteratura. Come gestisci il rapporto tra verità e finzione nei tuoi libri?</strong><br />
La vera storia del pirata Long John Silver è stata l&#8217;unica volta in cui ho sono partito dalla finzione, reinventando in qualche modo la letteratura. Normalmente procedo in un altro senso, vale a dire partendo dalla realtà e trasformandola in finzione. Credo che sia molto importante mantenere la distinzione tra finzione e realtà. Quando uno scrive un romanzo tutto deve apparire, anzi appare, come vero, e non come finzione. I lettori lo sanno benissimo che quello che si trovano a leggere è una finzione, è per questo che la finzione deve essere verosimile al suo interno perché possa scattare il meccanismo letterario che faccia in modo che il mondo della finzione sia credibile come una nuova realtà.</p>


<p>
<strong>Perché ha scelto di deformare i moduli del poliziesco attraverso il filtro della parodia?</strong><br />
La parodia e l&#8217;umorismo sono stati per me una maniera di interrogare il genere, di metterlo sotto pressione. Per me la letteratura non ha assolutamente bisogno di generi, perché questa categorizzazione alla fine diventa un ostacolo per i lettori. Per leggere con profitto, infatti, non bisogna avere pregiudizi, non bisogna avere troppe aspettative per riuscire ad entrare veramente in un libro. Poi c&#8217;è anche il discorso, per quanto riguardo il giallo, che l&#8217;immagine che questo - non un giallo in particolare, ma la massa dei gialli - dà del mondo è un&#8217;immagine della realtà sfalsata, come se fosse riflessa in uno specchio che deforma. Nel mio caso, con questo mio nuovo libro, ho voluto cercare di rinnovare il genere, e insieme di mostrare al lettore che c&#8217;è qualcosa di diverso che fa bene leggere.</p>
<p><strong>Quali sarebbero secondo lei i libri della libreria di un ipotetico e contemporaneo Don Chisciotte? </strong><br />
Non so se oggi esistono libri in grado di rendere pazzo un lettore. I lettori di oggi sono molto scettici, non accetterebbero molto facilmente di andare a salvare una principessa rinchiusa in un castello da un cavaliere oscuro, ciò non toglie che questa storia mi interessa, e ho già messo Don Chisciotte come idea in cantiere, sulla mia scrivania. Un giorno qualcuno deve riprendere questa figura, deve riattualizzarla, ma forse non sono i libri le fonti della pazzia di questo nuovo Alonso Quijano, forse sarebbe meglio che fossero i film. Perché è il culto della celebrità che fa impazzire la gente, al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p><strong>Che differenza c&#8217;è tra i pirati contemporanei e quelli eroici e romantici del romanzo ottocentesco?</strong><br />
A questo proposito consiglierei di leggere un buon libro di un mio amico che si chiama Niccolò Carnimeo. Lui è andato in Somalia e in Indonesia e ha intervistato moltissimi di questi pirati contemporanei. Da questo suo libro appare chiarissima la differenza sostanziale tra questi pirati e quelli classici: i pirati di oggi, molto semplicemente, non sono marinai, e questo è decisivo. Sono persone di terra che sfruttano il mare per arricchirsi, questo non ha niente a che vedere con i pirati. C&#8217;è solo un eccezione, mi sembra, in questo suo libro, ed è qualcuno di loro che si prende per un moderno Robin Hood, ma è solo un&#8217;eccezione.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa del futuro del romanzo all&#8217;epoca della sua riproducibilità digitale?</strong><br />
Non credo che sia la tecnologia che cambia le carte in tavola. Per esempio, per quanto riguarda i videogiochi c&#8217;è un problema enorme, i produttori di videogiochi sono molto preoccupati perché mancano scrittori che inventino per loro delle storie. La tecnologia dunque non fa sparire le storie. Se gli scrittori continueranno a fare bene il proprio lavoro ci saranno sempre romanzi, forse cambierà il supporto, ma di certo non sparirà il romanzo. Non dico questo perché sono un ottimista, anzi, mi sembra di essere un realista.</p>
<p>Foto | <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Bj%C3%B6rn_Larsson_-_Com%C3%A9die_du_Livre_2010_-_P1390808.jpg">Wikipedia</a></p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/8029/voci-dal-festivaletteratura-di-mantova2-unintervista-a-bjorn-larsson">Voci dal Festivaletteratura di Mantova/2: un'intervista a Bjorn Larsson</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 10:30 di mercoledì 14 settembre 2011.</p>
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  </item>

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    <title>Voci dal Festivaletteratura di Mantova/1: un&#039;intervista a Paolo Nori</title>
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    <pubDate>Mon, 12 Sep 2011 16:56:01 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Andrea Coccia</dc:creator>
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    <category>festivaletteratura-di-mantova</category><category>festivaletteratura di mantova</category><category>in evidenza</category><category>intervista</category><category>marcos y marcos</category><category>paolo nori</category>
    <description>Ieri si è conclusa la quindicesima edizione del Festivaletteratura di Mantova, un&amp;#8217;edizione come al solito ricca di eventi e di autori provenienti da tutto il mondo. Questa intervista è la[...]</description>
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    </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/VocidalfestivalintervistaaPaoloNori_02.jpg" class="post" border="0" width="586" height="387" alt="festivaletteratura, intervista a paolo nori, marcos y marcos, La meravigliosa utilit&Atilde;�&Acirc;&nbsp; del filo a piombo" /><br clear="all" /> Ieri si è conclusa la quindicesima edizione del <a href="http://www.booksblog.it/tag/festivaletteratura">Festivaletteratura di Mantova</a>, un&#8217;edizione come al solito ricca di eventi e di autori provenienti da tutto il mondo. Questa intervista è la prima di una piccola serie che pubblicheremo su queste pagine nei prossimi giorni. Si tratta di brevi interviste, conversazioni avute in questi giorni con alcuni degli autori presenti al Festival che ci hanno concesso qualche minuto del loro tempo. </p>
<p>Questo primo episodio della serie è dedicato a <a href="http://www.booksblog.it/tag/paolo nori">Paolo Nori </a> uno degli scrittori più sorprendenti degli ultimi anni: autore prolifico di romanzi scoppiettanti, l&#8217;ultimo dei quali si intitola La meravigliosa utilità del filo a piombo, ed è pubblicato da Marcos y Marcos; ha tradotto dal russo Gogol, Turgenev, Puškin, Lermontov, redattore della rivista Il Semplice, da ultimo fondatore dell&#8217;Accalappiacani, rivista pubblicata da DeriveApprodi. </p>
<p><strong>Una volta hai citato un&#8217;immagine molto bella di Foster Wallace sulla dittatura: «Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: &#8220;Salve, ragazzi. Com&#8217;è l&#8217;acqua?&#8221; I due pesci giovani nuotano un altro po&#8217;, poi uno guarda l&#8217;altro e fa &#8220;L&#8217;acqua, quale acqua? &#8220;». Che cos&#8217;è per te la libertà?</strong></p>
<p>Mi pare chiaro che per poterti muovere nel mondo devi capire dove sei, cosa hai intorno. Se sei nell&#8217;acqua o sulla terra, e malgrado le apparenze questa è una cosa molto difficile. Poi ci sono una serie di cose, io ero abituato a pensare fin da quando ero piccolo di essere una persona libera e che questa libertà derivava dal posto in cui vivevo. Col passare del tempo invece mi è venuto da pensare che la libertà non viene dal luogo in cui ti trovi, non viene dall&#8217;alto o non viene infusa ma dipende esclusivamente da te, è una cosa che bisogna coltivare se lo si vuole. C&#8217;è molta gente che preferisce vivere delegando agli altri le decisioni. Invece, ho amici che vivono o che hanno vissuto in Russia e che erano antisovietici e non ne facevano un mistero, e per questo hanno dovuto rinunciare a fare il mestiere che avrebbero voluto fare e andando a lavorare in fabbrica piuttosto che fare delle ricerche storiche. Però studiavano lo stesso il sabato e la domenica andavano in biblioteca, studiavano di notte, secondo me quelle sono tra le persone più libere che abbia conosciuto, e vivevano a Stalingrado, non a Parma o a Roma. </p>


<p>
<strong>Cosa vuol dire scrivere?<br />
</strong><br />
Quando ero ragazzo mi piaceva disegnare e avevo comprato una di quelle dispense che trovi in edicola e nel primo numero di questo corso di disegno c&#8217;era scritto che imparare a disegnare significa imparare a guardare. Leggendo questa frase devo dire che inizialmente mi ero un po&#8217; arrabbiato, ho pensato &#8220;che cazzata che ho comprato, ma certo che son capace di guardare!&#8221;. Eppure  in quella dispensa c&#8217;era un esercizio pratico da fare: prova a pensare a una persona che vedi tutti i giorni ma che non hai davanti a te in questo momento, prova a pensare alla sua faccia, è rotonda o ovoidale? E le orecchie, come sono? L&#8217;attaccatura dei capelli a che distanza sta? Le sopracciglia sono sulla stessa riga o no? E io ho pensato a un mio compagno di classe, e una delle domande era sugli occhi. Sono ravvicinati o distanti? Io non sapevo rispondere, così come a nessuna delle domande, perché io ogni giorno quel mio compagno lo riconoscevo, ma non lo guardavo. Il giorno dopo sono entrato in classe e ho guardato Bruno forse per la seconda volta in tutta la mia vita, escludendo la prima volta in cui lo vidi. L&#8217;ho guardato veramente e mi sono accorto che aveva gli occhi molto ravvicinati. Scrivere alla fine, come diceva Malerba, è un modo per imparare quello che si pensa ma è anche un modo per guardare, per fare delle cose che non crediamo di saper fare. Anche Giacometti diceva che le sue statue erano un modo per imparare a guardare. Forse è un modo per prendere coscienza della propria incapacità, cioè che molte delle cose che facciamo le facciamo male, senza prestarci attenzione.</p>
<p><strong>Cosa vede nel futuro del libro con l&#8217;arrivo degli ebook?<br />
</strong><br />
Non so prevedere esattamente cosa succederà, ma credo che non si debba aver paura. Io sono stato per lungo tempo contrario ai telefoni cellulari, adesso se dovessi dire perché non lo so, in qualche modo mi sembravano quasi un&#8217;offesa. Le persone che avevano il cellulare mi sembravano dei nemici, quasi come se non appartenessero alla mia classe sociale. Ovviamente era  una cazzata enorme, dipendeva dal fatto che quando compare una cosa nuova - in me, ma credo anche nella maggior parte di noi, si scatena una dinamica  che Lombroso, in un suo scritto sugli anarchici, chiama &#8220;misoneismo&#8221;, cioè l&#8217;avversione al nuovo. Per molto tempo ho dato spazio a questo sentimento, ma ora mi sembra una stupidata. Mi interesso di ebook, ma non solo, ho fondato insieme ad un mio amico, Alessandro Bonino, una casa editrice ebook. Cerchiamo di lavorare bene di fare dei buoni prodotti. Gli ebook delle grandi case editrici costano un sacco di soldi per il momento e non sono leggibili su tutti i supporti, e allora che senso ha? Il mio libro di einaudi che è uscito nel 2010, I malcontenti, in versione cartacea costa 16 euro e 13,99 in ebook. Vuol dire che se uno ha uno sconto minimo nella sua libreria o se lo compra su amazon spende di più per l&#8217;ebook che per la versione cartacea. Che senso ha? In ogni caso, non posso sapere cosa succederà, credo però che la forza dei Demoni di Dostoevskij non dipenda minimamente dal supporto. Certo, siamo abituati alla carta, i libri sono comodi e piacevoli da leggere, però anche l&#8217;ebook in fin dei conti è un oggetto utile, anche in viaggio. Sono sicuro che i due supporti non si elideranno a vicenda, continueranno entrambi.</p>
<p><strong>Una delle sua cifre stilistiche più decise è l&#8217;uso della ripetizione, una figura retorica che avvicina decisamente il suo stile al parlato. Qual è il motivo di questa sua scelta?<br />
</strong><br />
Non credo di essere particolarmente attratto da questa figura retorica, credo piuttosto che questa figura retorica sia una di quelle che usiamo di più quando parliamo. Credo che in Italia ci sia ancora una discreta differenza fra la lingua scritta e parlata una differenza che ad esempio in russo non c&#8217;è. Il russo scritto e parlato sono due lingue quasi uguali. Quando leggi l&#8217;incipit di un qualsiasi classico della letteratura russa dell&#8217;Ottocento anche un bambino di 5 anni lo capisce.<br />
Se io penso invece a una poesia italiana, il 5 maggio di Manzoni, per esempio:<br />
Ei fu. Siccome immobile,  dato il mortal sospiro,  stette la spoglia immemore  orba di tanto spiro&#8230;<br />
Che cosa ne capisce un bambino? Questa è una questione di storia della lingua, non è una cosa naturale, a noi sembra naturale perché fin da quando siam piccoli siamo abituati a leggere nei libri una lingua più ricercata, ma la lingua è bella tutta. E io volevo la possibilità di fare dei libri con una lingua semplice e complicata insieme, ma vera, non una lingua distillata, non mi va di lavorare sul fumo. Volevo la possibilità di mettere in un libro anche le cose che si dicevano sotto casa mia. A Parma qualcuno entra in un bar e dice “Son stato a Reggio, son stato”. Questo modo di parlare, con tante ripetizioni è una cosa che in prosa non è accettata, c&#8217;è stata una specie di crociata.<br />
Mi viene in mente la prima traduzione di American Psyco, nella prima pagina compare tre volte la parola bus, il primo traduttore italiano ha tradotto il primo bus &#8220;autobus&#8221;, il secondo &#8220;corriera&#8221; il terzo &#8220;torpedone&#8221;. Allora già &#8220;autobus&#8221; e &#8220;corriera&#8221; sappiamo che sono due cose diverse, e poi &#8220;torpedone&#8221;? In un contesto come questo un lettore italiano potrebbe non immaginarsi che si stia parlando dello stesso autobus, e allora perché succede? La ripetizione è una figura fonica molto potente, e allora perché dobbiamo privarci di tutto questo?</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/8027/voci-da-mantova1-unintervista-a-paolo-nori">Voci dal Festivaletteratura di Mantova/1: un'intervista a Paolo Nori</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 18:56 di lunedì 12 settembre 2011.</p>
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    <title>Festivaletteratura 2011: una scelta degli eventi imperdibili (secondo me)</title>
    <link>http://www.booksblog.it/post/7985/festivaletteratura-2011-una-scelta-degli-eventi-imperdibili-secondo-me</link>
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    <pubDate>Tue, 06 Sep 2011 09:00:47 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Andrea Coccia</dc:creator>
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    <category>blog</category><category>festivaletteratura-di-mantova</category><category>consigli</category><category>editoria</category><category>festivaletteratura 2011</category><category>in evidenza</category><category>libri</category>
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<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Festivaletteratura2011unasceltadeglieventiimperdibilisecondome.png" class="post" border="0" width="586" height="165" alt="consigli, eventi culturali, festivaletteratura 2011" /><br clear="all" />Anche quest&#8217;anno il Festivaletteratura di Mantova sta per partire, per la quindicesima volta, con la sua valanga di eventi - quasi trecento - tra conferenze, presentazioni, laboratori e spettacoli. In occasione di questa vigilia, dunque, anche quest&#8217;anno come gli anni scorsi, mi permetto di stilare per voi una lista di eventi secondo me imperdibili. Ovviamente confido che non tutti i lettori di booksblog seguiranno queste mie parziali indicazioni, prima di tutto perché ognuno ha i propri gusti, spesso divergenti, ma soprattutto perché se così non fosse ci ritroveremmo tutti in una serie di code infinite, cosa che spero francamente di evitare.</p>
<p>Ma bando alle ciance, ecco al mia wishlist per quest&#8217;anno&#8230;</p>
<p>Mercoledì 7:<br />
Il primo evento da non perdere - o meglio, che non mi voglio perdere - riguarda uno dei miei scrittori contemporanei preferiti, il grandissimo <strong>Bjorn Larsson</strong>, autore di libri indimenticabili come La vera storia del pirata Long John Silver o Il cerchio Celtico, che parlerà al pubblico di Mantova nel chiostro del Museo Diocesano alle 16.15. Il secondo obiettivo del mio primo giorno di festival poi, magari dopo aver fatto due chiacchiere con Larsson, è <strong>la conferenza di Baricco su quel genio incredibile di Walter Benjamin</strong>, non tanto per il relatore - che non ammiro moltissimo - quanto per il soggetto, Benjamin, il miglior pensatore del Novecento.</p>


<p>
Giovedì 8:<br />
Se si esclude la seconda piccola parentesi di Bjorn Larsson (al Vocabolario Europeo alle 11.30), per farsi venire appetito, il primo evento che certamente non mi perderò sarà <strong>la conferenza di Gad Lerner e di Tahar Lamri</strong> che insieme a Paola Caridi ripercorreranno - a partire dalle 16 a Palazzo Ducale - alcuni aspetti del sisma sociopolitico che sta rivoluzionando le coste del Mediterraneo, una importante palestra che potrebbe illuminare il futuro di tutto il bacino del Mare Nostrum.</p>
<p>Venerdì 9:<br />
Il primo evento interessante del giorno è <strong>l&#8217;incontro tra la storica Lucy Riall e il romanziere Giancarlo De Cataldo </strong>sul tema del Traditore e dell&#8217;Eroe, un titolo che rimanda a uno dei più bei racconti di Jorge Luis Borges, ma che in realtà parla dell&#8217;Italia, in particolare del risorgimento italiano, un periodo difficile spesso da analizzare senza cadere nell&#8217;agiografia patriottica. Dopo questo aperitivo storico, e magari dopo una buona mangiata mantovana, sarò certamente pronto per ributtarmi nella politica internazionale contemporanea, magari <strong>ascoltando la voce dello scrittore egiziano ’Ala al Aswani</strong> che mi racconta dei moti di piazza Tahrir.</p>
<p>Sabato 10:<br />
Dopo una sana e robusta dormita - il venerdì sera infatti non si può non passare nel localino più cool di Mantova, il cui nome non vi rivelerò mai - la prima occasione di risvegliare il cervello sarà certamente<strong> l&#8217;incontro tra Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli</strong>, decisamente imperdibile. Per sabato è meglio non usare oltre, il pubblico è foltissimo e gli eventi, di conseguenza saranno molto affollati. Quasi di certo la mossa migliore è quindi quella di prendersela con un po&#8217; di calma aspettando domenica, una giornata che già prevedo stracolma.</p>
<p>Domenica 11:<br />
E difatti Domenica, almeno secondo i miei piani, sarà una bella faticaccia. Si parte con <strong>l&#8217;incontro di Enrico Deaglio</strong>, che al Teatro Ariston alle 10.15 presenterà il suo romanzo Zita in compagnia del giornalista di radio3 Marino Sinibaldi. Subito dopo, alle 14.15, di certo non mi perderò<strong> l&#8217;incontro tra Stefano Benni e Piero Dorfles</strong>, due personaggi di un certo spessore che è sempre istruttivo stare a sentire. L&#8217;ultimo degli eventi che di certo non mi perderò sarà <strong>l&#8217;evento in concomitanza con il decimo anniversario dell&#8217;11 settembre</strong>, durante il quale Lucio Caracciolo, direttore di Limes, e il giornalista statunitense William Langewiesche analizzeranno gli effetti della cieca politica occidentale, politica che negli ultimi anni ha generato solo paura e distruzione.</p>

<p style="padding:5px;background:#ddd;border:1px solid #bbb;clear:both;"><a href="http://www.booksblog.it/post/7985/festivaletteratura-2011-una-scelta-degli-eventi-imperdibili-secondo-me">Festivaletteratura 2011: una scelta degli eventi imperdibili (secondo me)</a> &eacute; stato pubblicato su <a href="http://www.booksblog.it">booksblog</a> alle 11:00 di martedì 06 settembre 2011.</p>
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