Multiversum, di Leonardo Patrignani, è il primo volume di una trilogia, per ragazzi e adolescenti, che unisce fantascienza e romance.
Dopo aver letto il libro in anteprima, devo dire, però, che quest’unione è realizzata in modo un po’ confuso. “Mette in campo” buone idee, ma le sviluppa seguendo linee non sempre logiche e coerenti. Troppa carne al fuoco, a mio parere, per un esordiente. Patrignani avrebbe dovuto fare una selezione di temi, scegliendo di affrontarne alcuni nel volume successivo (la parte apocalittica, in primis). Niente di così drammatico, s’intende. L’autore è nuovo al mestiere di scrittore, gli è concessa l’ansia di raccontare troppe-cose-tutte-in-una-volta, come anche qualche clichè. Lo seguiremo senz’altro, comunque, in questa sua saga, perchè ha dimostrato un’interessante creatività (il multiverso mi intriga dai tempi di Timeline di Michael Crichton). Creatività che, col tempo, però, speriamo di veder “imbrigliata” con piglio più deciso.
Nonostante alcune critiche - fatte da una lettrice adulta, quale io sono, smaliziata amante di Fringe e Inception - trovo che Multiversum potrebbe piacere non poco a un pubblico di ragazzi/adolescenti tra la fine delle scuole medie e i primi anni delle superiori. La storia è certamente intrigante: Alex e Jenny comunicano telepaticamente da molto tempo. Quando decidono di incontrarsi (lui è milanese, lei australiana), scoprono, non senza shock, di appartenere a due realtà parallele diverse.
Il libro del nuovo Sole, di Gene Wolfe, è il ciclo - a cavallo tra fantasy e fantascienza - più noto e premiato del prolifico autore americano, amato dalla critica e considerato un capolavoro da molti scrittori del fantastico.
Ancora una volta, dopo Hyperion e Dune, Fanucci ci stupisce con un’altra ripubblicazione “in recupero” e in contemporanea. I cinque volume (4+1) della prestigiosa, intensa, elegante, lirica, allegorica, evocativa e complessa serie, precedentemente pubblicati da Nord e Sperling & Kupfer e assenti dalle librerie nostrane dalla fine degli anni ‘90, torneranno, infatti, sugli scaffali il prossimo 29 marzo.
Il ciclo si ambienta in un futuro molto lontano, in un medioevo prossimo venturo, su una Terra desolata (alla Jack Vance, a cui Wolfe, infatti, si è ispirato), sotto i raggi di un sole morente, e racconta le vicende di Severian, apprendista Torturatore, membro dell’antica Corporazione Seekers for Truth and Penitence che ha sede a Nessus (identificabile con Buenos Aires), che ha compiuto il peggior peccato per una persona nella sua posizione: ha mostrato pietà per una delle sue vittime (innamorandosene). Nonostante ciò viene “perdonato”, esiliato e inviato a nord, verso la lontanissima città di Thrax. Durante il lungo viaggio molte cose succederanno e Severian conoscerà (e ci farà conoscere) questa medievaleggiante Terra futura (Urth=Earth), popolata da creature e persone di molti tipi, punteggiata da luoghi particolari e strani, ma forse non tutti completamente alieni. Il viaggio, che sarà anche di formazione, porterà Severian, alla fine, a ricoprire un ruolo importantissimo, forse quello di un Salvatore (la religione non è assolutamente estranea alla serie), in grado di modificare il triste destino di questa Terra morente…
Continua a leggere: Il libro del nuovo Sole, di Gene Wolfe. In ripubblicazione l'intero ciclo
Divergent, di Veronica Roth, è il primo, atteso volume della serie di fantascienza distopica YA, con tocco romance, The Divergent Trilogy, in corso di pubblicazione, i cui diritti cinematografici sono stati acquisiti dall’ormai nota Summit Entertainment.
L’apprezzato romanzo d’esordio dell’autrice americana, spesso accostato, pur nella sua diversità, agli Hunger Games, vendutissimo in patria e all’estero (la lista dei paesi che l’hanno importato è davvero lunga), si ambienta nella Chicago del futuro, un futuro controllato e rigidamente ordinato, tipicamente distopico. Il libro racconta le appassionanti vicende della sedicenne Beatrice “Tris” Prior, a partire dal momento in cui, il Giorno della Scelta, deciderà a quale delle 5 fazioni in cui la società è suddivisa dovrà aderire. Ogni fazione è improntata a una caratteristica diversa: sincerità (Candor), altruismo (Abnegation, quella di cui fa attualmente parte - non troppo a suo agio - Beatrice e la sua spartana famiglia, fatta di umiltà, vestiti grigi, sempre in donazione di sè e del proprio servizio), coraggio (Dauntless), concordia (Amity) e sapienza (Erudite), caratteristiche la cui mancanza si ritiene abbia provocato, in passato, guerre e disperazione. Prima di compiere la scelta che determinerà il resto della loro vita, i sedicenni fanno un test di simulazione che li aiuta a capire quale sia la miglior fazione rispetto alle proprie caratteristiche.
Ma, esattamente come era successo in Matched, anche in questo mondo perfetto e controllato, accade qualcosa di anomalo. E se in Matched era stata la comparsa improvvisa e momentanea di un accoppiamento “impossibile”, in Divergent l’anomalia è che Beatrice non presenta, come la maggior parte dei suoi coetanei, una precisa caratteristica che la associ inequivocabilmente a una fazione, ma ne presenta almeno tre! Il che fa di lei una divergent, una persona che la società reputa pericolosa e che sarebbe destinata a essere soppressa se il risultato della simulazione venisse scoperto.
Continua a leggere: Divergent, di Veronica Roth. Lunga vita alle distopie!
L’Alchimista, di Ekaterina Sedia - autrice russa trapiantata in America con, all’attivo, 5 romanzi e una lunga serie di racconti - è un libro autoconclusivo che, attraverso una storia creativa e originale, ambientata in un mondo steampunk, metterà in luce alcuni aspetti legati alla discriminazione sessuale, alla rigidità classista e racconterà la storia di un cambiamento sociale e di una rivoluzione nell’immaginaria città tardo-vittoriana di Ayona, la Città dei Gargoyle (*).
Per chi non ha interesse a leggere tra le righe, L’Alchimista sarà semplicemente un bel romanzo, ricco e variopinto, di narrativa fantastica. A voi la scelta di che tipo di lettura fare…
Comunque decidiate, questa è la storia che il libro andrà a raccontare: Mattie è uno dei pochi automi senzienti. Emancipata dal ruolo che il suo creatore, Loharri, aveva previsito per lei (compagna-oggetto, casalinga), Mattie è diventata un’abile alchimista in corsetto e vestitino, impegnata nella scoperta di un sistema alchemico che eviti ai gargoyle, antichi creatori della città di Ayona, di trasformarsi in pietra alla fine dei loro compiti, diventando, invece, mortali.
Continua a leggere: L'Alchimista, di Ekaterina Sedia. Favola steampunk russo-americana
Cinder. Cronache lunari, di Marissa Meyer, è l’originale e apprezzata rivisitazione in chiave fantascientifica della favola di Cenerentola, già venduta in oltre 20 paesi del mondo. E’ il primo volume della serie YA Cronache lunari e anche il creativo romanzo d’esordio dell’autrice americana.
La storia si sviluppa nel futuro, 126 anni dopo la quarta guerra mondiale e un lungo periodo di pace. La Luna, attualmente, è abitata da una popolazione in grado di influenzare la mente delle persone ed è governata da una regina perfida - un ben riuscito villain - con mire sulla Terra; l’Asia è retta da un Imperatore che deve fronteggiare la terrificante epidemia di letumosi, la Febbre Blu, che uccide senza pietà.
Ci troviamo a New Bejing, Nuova Pechino. Cinder è una ragazza che, dopo un incidente di cui non ha memoria, viene salvata grazie a innesti cibernetici. Orfana, viene adottata da un padre inventore, il quale ha una moglie, madre di due figlie, che diventa la poco amorevole matrigna di Cinder. Cinder, personaggio molto ben costruito, è un ottimo meccanico e sostiene la famiglia (e, in quanto mezza cyborg, è anche cittadina di serie B). “Questioni di riparazione” portano Cinder e il principe Kai, figlio dell’Imperatore, a conoscersi e ad avvicinarsi (ma lui non sa che lei è una cyborg).
L’eredità di Jenna, di Mary E. Pearson, è il secondo volume di The Jenna Fox Chronicles, seguito di Dentro Jenna, romanzo per adolescenti bello e intenso, a carattere principalmente introspettivo, lievemente distopico, stilisticamente pulito, lucido e senza “fronzoli”, vincitore di molti premi, tradotto in tantissimi paesi del mondo e ricco di spunti e riflessioni su temi come il rapporto tra scienza ed etica, ricerca e definizione della propria identità, cosa ci rende veramente umani, dove risiede la coscienza (ed eventualmente anche l’anima), quali sono i limiti che l’amore dei genitori è disposto a superare per i propri figli. Temi importanti, quindi, che vengono toccati (nei limiti della letteratura YA, s’intende) seguendo la vita dell’adolescente Jenna, nell’appassionante percorso che la porta a scoprire cosa è realmente accaduto dal giorno di un terribile incidente.
Non è facile parlare del nuovo libro, L’eredità di Jenna - che avrà un ritmo diverso, meno incentrato sul pensiero e più sull’azione e sul tratteggio di scenari futuristico-fantascientifici - senza rivelare fatti che chi non ha ancora letto il primo volume non dovrebbe conoscere. D’altronde, poichè non è possibile evitarlo, invito questi lettori a non proseguire oltre nell’articolo e a leggere, invece, quello relativo a Dentro Jenna, qui. Gli altri mi seguano…
Ricorderete che, verso la fine del romanzo, Jenna aveva compiuto un gesto estremo con “ciò che rimaneva” di Kara e Locke, oltre che di se stessa, anche se con motivazioni diverse. La mente degli amici aveva voluto sottrarla all’incubo dell’eterno nulla, la sua aveva liberato lei dall’orrore della riproducibilità e, quindi, dell’impossibilità di percepirsi come individuo unico, oltre che mortale, formato anche dai ricordi della nuova Jenna. Inoltre, avevamo scoperto, 260 anni dopo, ben oltre la “scadenza” preventivata dal padre, che Jenna era ancora viva (in un corpo da eterna adolescente) e che anche la compagna di scuola morente, Allys, aveva subito lo stesso tipo di salvataggio. Avevamo saputo, inoltre, con grande piacere, che Jenna aveva avuto una lunghissima vita d’amore a fianco del suo Ethan e che, proprio di recente, aveva deciso di avere una figlia (ricordate l’ovaia salvata e la possibilità di avere madri surrogato?).
Continua a leggere: L'eredità di Jenna, di Mary E. Pearson. E adesso entriamo nel futuro...
Il Messaggero, di Lois Lowry, è il terzo volume della nota ex trilogia distopica e post-apocalittica YA The Giver, ora quadrilogia (nell’autunno di quest’anno verrà aggiunto Son, il volume finale *).
Se i primi due libri della serie, The Giver. Il Donatore e La Rivincita. Gathering Blue, vi erano sembrati slegati l’uno all’altro, il terzo, che farà da trait d’union, mostrerà come la società di Jonas e quella di Kira, i protagonisti dei due romanzi, siano, invece, frutto di uno stesso evento, la caduta dell’umanità come noi la conosciamo, avvenuta alcune decine di anni prima. Questa caduta, la Rovina, ha generato - con Il Messaggero diventerà chiaro - vari tipi di società. Quella di Jonas e di The Giver, tipicamente distopica, improntata allo sviluppo ordinato e perfettamente organizzato in cui sono bandite emozioni, libertà individuali, possibilità di scelta e quant’altro, e quella di Kira, più tipicamente post-apocalittica, con una predominanza della barbarie, dell’egoismo, della violenza e della mancanza di compassione umana. In entrambe le società, così diverse, all’apparenza, eppure così simili nel garantire la propria stessa sopravvivenza, il destino dei non sani, degli ammalati, dei non più produttivi, è un destino di morte; in The Giver ottenuta con modalità “civili”, in Gathering Blue attraverso l’abbandono brutale alla “natura”, alla Landa.
Unica eccezione - a quello che scopriamo essere lo stesso mondo e la stessa macro-zona, tra il 2065 e il 2067 circa - pare essere un villaggio in cui i non sani e i diversi, fuggiti/sopravvissuti a situazioni simili a quelle di Gathering Blue, vivono. E lo fanno in armonia con le persone “normali”; persone che, col passare del tempo sono state generate lì o vi sono giunte per varie vie. Un villaggio, una società di pace e benessere “spontaneo” che, nell’ottica di questa serie distopica, potremmo, a buon diritto, definire… utopica.
Il Ciclo di Dune, di Frank Herbert, è uno dei capolavori assoluti della fantascienza di tutti i tempi. I libri che lo compongono, però, sono ormai fuori catalogo e di difficile reperibilità. E’ con grande piacere, quindi, che accolgo la ripubblicazione, ad opera di Fanucci, dell’intero ciclo (ex-Nord e Sperling & Kupfer), i cui 6 volumi compariranno, domani, 19 gennaio, nuovamente sugli scaffali delle librerie italiane. Così com’era successo, un paio di mesi fa, per gli introvabili Canti di Hyperion di Dan Simmons, rinati a nuova vita.
Il ciclo di Herbert deve la sua fama principalmente al primo volume, Dune, vincitore, nel 1965/66, dei premi Nebula e Hugo e - per spiacevole che possa risultare ai detrattori - anche al film di David Lynch del 1984. Film che, al pari del libro, non può non essere considerato un classico della fantascienza e che, nonostante le differenze (e qualche eccesso grottesco tipico di Lynch), personalmente, amai molto. A volte penso che Arrakis e i suoi immensi deserti, la Spezia, le Bene Gesserit, Paul Atreides-Muad’dib-Kwisatz Haderach, i Fremen, gli occhi azzurri, i vermi delle sabbie, Thufir Hawat, la Gilda Spaziale, il Duca Leto, il Barone Harkonnen mi si siano impressi a fuoco nella mente più per il film che per il libro. Ma chi lo sa, in fondo è passato tanto tempo… (Anche dal videogioco in cui mi immersi, eoni fa, ai tempi dell’Amiga 500…).
Dati i limitati spazi dell’articolo, cercherò di essere il più esaustivamente sintetica possibile. Il ciclo - a cui, dopo la morte dell’autore, il figlio Brian e Kevin J. Anderson aggiunsero vari prequel e sequel - si ambienta, a partire da circa 24.000 anni nel futuro, principalmente sul pianeta desertico Arrakis, detto anche Dune, l’unico, in tutta la Galassia, in cui si produca il Melange. Il Melange, o Spezia, è una sostanza organica di fondamentale importanza, utilizzata dalla potentissima Gilda Spaziale per far viaggiare - senza muoversi - attraverso i suoi Navigatori e gli immensi transatlantici, persone/navi spaziali/merci nell’universo, piegando lo spazio e il tempo.
Continua a leggere: Dune, di Frank Herbert. In ripubblicazione l'intero ciclo
Arriva da Mosca – e soprattutto dalla rete – uno strano e interessante fenomeno: Metro 2033 di Dmitry Glukhovsky, in cui i sopravvissuti all’ultima guerra (nella quale si usano missili nucleari e armi biologiche) trovano rifugio nella metropolitana di Mosca.
Il fenomeno nasce in rete, per l’appunto, cioè quando nel 2002 Dmitry pubblica il romanzo scaricabile gratis; solo nel 2005 arriva anche il cartaceo, ma il fenomeno continua perché il romanzo è un best seller. L’idea, però, non si ferma, perché Dmitry invita altri scrittori a replicare l’esperienza di Metro 2033, a immaginare cioè lo stesso contesto – l’Ultima Guerra – ma ambientato nelle loro città e non più a Mosca. Bene, all’universo di Metro 2033 hanno aderito in molti e in Italia ha aderito uno scrittore del calibro di Tullio Avoledo, che lo ambienta tra Roma e Venezia. E lo intitola: Le radici del cielo.
A Roma, che sopravvive alla guerra del 2012, il papa sembra sia morto ma non si hanno notizie certe, e il Vaticano si è spostato sotto le catacombe di San Callisto insieme a un manipolo di persone.
Moltissimi probabilmente non hanno mai letto una sola riga di quel geniaccio di Philip K. Dick, eppure, grazie all’incredibile successo degli adattamenti cinematografici di alcuni dei suoi racconti e romanzi (seppur alcuni discutibilmente aderenti agli originali) il nome di questo incredibile scrittore di fantascienza riecheggia e i suoi libri si vendono ancora abbastanza velocemente nelle librerie di tutto il mondo.
Questo è stato l’effetto positivo di film più o meno riusciti tratti da alcuni suoi geniali racconti, come Minority Report, e Atto di forza, o da alcuni suoi romanzi. Indimenticabile resterà per sempre l’adattamento de Il cacciatore di androidi (in inglese uscito con un titolo molto più bello, ovvero Do Androids Dream of Electric Sheep?), quel Blade Runner di Ridley Scott che ha fissato negli occhi di almeno un paio di generazioni l’incredibile rapporto tra uomo e macchina, nel film tra Harrison Ford e Rutger Hauer.
Ma Philip K. Dick ci ha lasciato molto altro. Tra romanzi e racconti saranno più di un centinaio le sue opere pubblicate, opere grazie alle quale riusciva a farci fare quasi sempre dei balzi in avanti, verso un futuro che oggi è sempre più presente, ma che per lui era sogno. E chissà quanti altri racconti Philip K. Dick avrebbe avuto in serbo per noi se un infarto non lo avesse stroncato a poco più di 50 anni.
Continua a leggere: Tanti auguri K. Dick! E quanto ci manchi...