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economia

Schiavi del supermercato

pubblicato da Roberto in: recensioni saggi economia

Ci sono alcuni aspetti del nostro quotidiano su cui forse non ci interroghiamo molto, se non in termini di risparmio immediato e spesso più di tempo che di soldi. Tra questi c’è sicuramente il fare la spesa. Per molti è diventato quasi naturale passare il fine settimana dentro grandi centri commerciali tra acquisti e intrattenimento ma difficilmente riusciamo a fermarci un attimo per riflettere su ciò che comporta affidarsi alla grande distribuzione quasi per ogni esigenza del nostro quotidiano. Tanti sono però coloro che criticano la gestione dell’economia globalizzata e avanzano proposte ed esempi concreti per riportare queste dinamiche a un livello più umano.

Monica Di Bari e Saverio Pipitone hanno scritto un libro uscito per Arianna Editrice all’inizio di quest’anno: Schiavi del supermercato. Il titolo potrebbe sembrare eccessivamente provocatorio, ma a lettura terminata vi posso assicurare che non lo è per nulla. Anzi. La prima parte del testo analizza la grande distribuzione in Italia nei suoi diversi settori, dall’alimentare all’arredamento, dalla tecnologia alla distribuzione cinematografica. In poche pagine e con una lingua molto chiara i due autori ci mettono sotto gli occhi, con dati e analisi, ciò che forse in fondo un po’ noi sappiamo già: quando andiamo a comprare qualcosa noi in realtà non scegliamo affatto, la nostra non è vera libertà e, soprattutto, tendiamo a vivere di bisogni abilmente indotti da strategie di marketing.

Passando da IKEA (che è oggetto di precise critiche) a Mediaworld, facendo slalom tra gli scaffali di Coop o Esselunga (e le polemiche tra questi due attori non ne pongono nessuno al di fuori di questo tipo di sistema) per finire con una serata in un multisala: lo scenario che ci viene presentato ci parla dell’omologazione di gusti e consumi e di un cittadino che è sempre più solo consumatore senza comunità. E nel numero de Il Consapevole in edicola fino alla fine di novembre, uno degli autori (Pipitone) porta avanti la riflessione concentrandosi in particolare su Wal-Mart - pronta a sbarcare in Italia - e IKEA.

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Euroil

pubblicato da Roberto in: recensioni saggi economia

EuroilCapire i meccanismi economici è capire scelte politiche, azioni di governo, manovre all’apparenza non chiare, notizie riportate dai media che, se analizzati sotto la lente delle relazioni economiche e valutarie, si contestualizzano e spiegano parecchie cose, creando collegamenti tra fatti che all’apparenza potrebbero non essere così vicini.

Che l’ostilità – per adesso solo diplomatica – degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran non avesse niente a che vedere con il nucleare lo sapevamo già, senza bisogno che Kissinger lo confermasse. Ma il fatto è che non ha a che fare solo con il petrolio. C’è un altro elemento – che al greggio è certamente legato – che gli U.S.A. hanno intenzione di difendere con ogni mezzo: il dollaro. Questo è ciò che ci spiega Euroil, libro appena uscito a firma di Paolo G. Conti ed Elido Fazi, e lo fa con molta chiarezza, anche per chi è digiuno di economia, riuscendo a sintetizzare i fatti della storia economica mondiale, gli accadimenti degli ultimi anni che ne stanno cambiando gli equilibri, e le prospettive future per uscirne senza arrivare al tracollo economico (e non solo) del pianeta.

Due le condizioni che minano la supremazia del dollaro nell’economia mondiale: la crescita dell’euro che si presenta sempre più stabile e forte e la diminuzione delle fonti energetiche non rinnovabili. Molti Paesi stanno passando parte delle loro riserve valutarie dal biglietto verde alla moneta europea, causando preoccupazione a Washington. Non solo. L’euro si sta affermando nel dibattito tra i membri dell’OPEC come possibile valuta alternativa per il petrolio. Questi due elementi insieme contribuiscono a rendere meno stabile l’economia americana, in posizione privilegiata dagli accordi di Bretton Woods in avanti, ma che presenta il disavanzo della bilancia dei pagamenti e il debito estero più alti del mondo.

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Naomi Klein: Shock economy

pubblicato da Roberto in: saggi economia

Shock economyE’ recentemente arrivato sugli scaffali delle librerie italiane l’ultimo lavoro di Naomi Klein, autrice di No Logo. Si intitola Shock economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri ed è edito da Rizzoli.

Il testo “smonta il mito del trionfo pacifico e democratico dell’economia di mercato”: dalla guerra all’Iraq all’uragano Katrina che ha devastato New Orleans, la Klein ci parla della dottrina che sfrutta il disorientamento pubblico che segue grandi shock collettivi (guerre, attacchi terroristici, catastrofi naturali) per imporre misure economiche impopolari e antidemocratiche, come racconta anche The Shock Doctrine, cortometraggio di Alfonso Cuaron e della stessa Klein presentato al Festival di Venezia.

L’introduzione del libro è disponibile sul sito di Rizzoli mentre, per chi ha confidenza con l’inglese, il Guardian ne ha pubblicato quattro estratti nelle ultime settimane: The Shock Doctrine, The age of disaster capitalism, The erasing of Iraq e Why failure is the new face of success.

Il passato Telecom

pubblicato da matteo in: news approfondimenti saggi economia

Gli ultimi sviluppi sulla prima azienda telefonica italiana si stanno facendo tortuosi. Morti misteriose, addetti alla sicurezza, servizi segreti, leggi bipartisan contro le intercettazioni approvate in men che non si dica e quant’altro. Solo per ricostruire l’attuale situazione ci vorrebbe uno studio di mesi. E molto probabilmente, visti gli interessi e le personalità in gioco, difficilmente si arriverebbe al dunque.
Ma prima di questo (eensimo) scandalo? Al solito la platea si divide: quelli che vedono nei Colaninno, Gnutti e nei Tronchetti Provera dei grandi e rispettabili “industriali” e quelli che li vedono come degli speculatori da quattro soldi che tramite conoscenze e amicizie son riusciti a mettersi da parte qualcosa per la vecchiaia.
Alcuni libri di entrambi gli schieramenti sono usciti proprio per spiegare cos’è successo prima di arrivare ai fatidici 39/45 miliardi (di euro) di debiti - a seconda delle fonti, manco si trattassero di bruscolini.
Possiamo partire dai libri pubblicitari della EGEA, casa editrice della Bocconi (tenendo presente i membri del CdA della Università Commerciale Luigi Bocconi - al 2002).
Libri che parlano da soli sia per il numero che per i titoli di cui ne citiamo solamente due (ma sul sito di EGEA ci sono 6 pagine cercando la parola telecom)
- Dallocchio Maurizio; Lucchini Gianluigi, L’ opa ostile. Il caso Olivetti-Telecom, EGEA, 2001
- Dallocchio Maurizio; Tamarowski Claudia, Corporate governance e valore. L’esempio di Telecom Italia, EGEA, 2005

Del 2002 è invece il libro recentemente ristampato e aggiornato di
Giuseppe Oddo, Giovanni Pons, L’affare Telecom, Sperling & Kupfer
Del 2004
-Davide Giacalone, Razza corsara - I mercati mal controllati e la politica in fuga. Il caso Telecom e la mala privatizzazione, Rubettino Editore,
-Cozzoli Vito, Un decennio di privatizzazioni: la cessione di Telecom Italia, Giuffrè editore

Segnaliamo infine uno libro su cui ritorneremo dopo averlo letto ma che si presenta come veramente gustoso, per capire quali stupendi manager abbiamo in Italia.
Si tratta del libro intervista di Rinaldo Gianola (vicedirettore dell’Unità) con Antonio Colaninno, Primo Tempo - Olivetti, Telecom, Piaggio: una storia privata di 10 anni di capitalismo italiano, Rizzoli.

Dalla quarta di copertina: “Ho la testa in Italia, ma vado in giro per il mondo senza pregiudizi, convinto che ci possa essere qualcuno più bravo di me, di noi“.

Ma vaff….