Dopo essersi occupata di museologia e di arte ambientale, dopo aver curato alcune mostre e aver scritto vari testi tra cui la voce “Arte e paesaggio” per l’Enciclopedia Treccani Terzo Millennio in uscita a primavera 2010, e aver insegnato presso alcune Università e accademie italiane, la giornalista Adriana Polveroni si è addentrata nei meandri del mondo dell’arte contemporanea italiano e internazionale, nel momento della sua crisi.
Il risultato è un viaggio ne “Lo sboom - Il decennio dell’arte pazza tra bolla finanziaria e flop concettuale” appena sfornato da Silvana Editoriale, di cui si parlerà martedì 1 dicembre (ore 18.30) presso il MACRO di via Reggio Emilia 54 a Roma, nel corso della presentazione della novità editoriale; ci saranno anche Luca Massimo Barbero (direttore del MACRO), Cecilia Canziani (curatrice), il filosofo Pietro Montani e l’artista Cesare Pietroiusti, con il critico d’arte Paola Ugolini a moderare.
Il libro racconta il boom dei profitti di borsa, “cibo” negli anni passati dell’arte dei grandi numeri – con artisti superquotati ed eventi artistici più simili a occasioni mondane che ad appuntamenti culturali – ha portato poi a un collasso globale nel settore, con ripercussioni sul mercato trattati nel capitolo conclusivo, ricco di riflessioni e consigli per uscire da questa impasse, cui accenna anche Pierluigi Sacco nella sua postfazione al libro.
Adriana Polveroni
Lo sboom
Silvana editoriale
pagine 96
prezzo: 14 euro
Oltre 23.500 milioni di euro peseranno nel 2010 sul bilancio pubblico italiano, destinati a spese militari. L’Italia infatti, come informa il libro ‘Il caro armato’ di Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca (edizioni Altraeconomia) da qualche giorno in libreria, è all’ottavo posto al mondo per spese militari e ha più di 30 missioni internazionali in corso.
Il libro fa i ‘conti in tasca’ al sistema di Difesa del Belpaese, informandoci ad esempio che lo Stato ha preventivato l’acquisto di 131 cacciabombardieri per 13 miliardi di euro. Il nostro esercito professionale conta 190mila uomini, tra i quali, leggo, “il numero dei comandanti -600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali- supera quello dei comandati”.
Nel testo, dati sulle missioni internazionali, “la presenza dei militari in città, le servitù militari, il destino degli immobili della Difesa, l’abbandono del servizio civile”, ma anche note su ‘falle’ del sistema, sprechi e inefficienze. In appendice, i numeri dell spese militari in Europa e nel mondo.
Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca
Il caro armato
ed. Altraeconomia
12 euro
Via | Altraeconomia
Uno degli eventi legati all’editoria più interessanti dell’edizione imminente del Festival delle Città Impresa sarà la presentazione in anteprima nazionale di un libro scritto da David Audretsch, direttore del Max Planck Institute of Economics di Jena. Il libro si intitola “La società imprenditoriale” ed è edito in Italia da Marsilio.
E’ un saggio che ci aiuta a capire, un po’ come la prima parte del Tom Jones di Henry Fielding, come abbiamo fatto a metterci nei guai, prima ancora di raccontarci come potremmo uscirne, senza rovinarci troppo il finale. Si fa per dire, perché, in realtà, almeno in parte lo sappiamo già. Ora, quando il modo in cui ci siamo creati dei problemi, in questo caso economici, è talmente interessante e ben raccontato, non dico che non sarebbe il caso di uscirne, ma almeno di stare ad ascoltare con attenzione chi ce ne parla.
Al Ridotto del Teatro Verdi di Maniago (Pordenone), il 5 aprile alle 10, Audretsch presenterà la sua idea di classe imprenditoriale moderna, al di là della stabilità e della relativa prevedibilità dei mercati, insieme a Filiberto Zovico direttore della comunicazione di Marsilio (e del Festival che ospita l’evento) e a Riccardo Illy, l’imprenditore triestino del caffè.
David Audretsch
La società imprenditoriale
Marsilio
€ 20
Continua a leggere: La società degli imprenditori secondo David Audretsch
Bancarotta di Eugenio Benetazzo è un manuale di sopravvivenza fai da te alla crisi economica.
Il libro affronta la crisi economica in cui siamo immersi dalla parte dell’uomo comune, svelandone i retroscena e puntando il dito sui colpevoli.
Ma il libro non è solo un’analisi sterile del fenomeno, ma si inquadra come un vero e proprio manuale di sopravvivenza; non racconta favole consolatorie ma dice la verità: le cose peggioreranno prima di migliorare. Il libro si inquadra all’interno di una iniziativa più ampia da parte di Benetazzo, soprannominato il Beppe Grillo dell’economia, che da tempo gira l’Italia con il suo live show BLEKGEK (Preparati al peggio).
Eugenio Benetazzo è operatore di borsa indipendente, laureato in Economia Aziendale, vive e lavora tra l’Italia e Malta, è molto conosciuto negli ambienti finanziari indipendenti, autorevole relatore di tesi di laurea dagli argomenti molto prestigiosi, le sue opinioni appaiono spesso sulla stampa finanziaria di settore.
Volendo fornire un aiuto concreto l’economista ha messo in rete su Youtube una serie di pillole sulla sopravvivenza alla crisi. Ne trovate una dopo il continua.
Continua a leggere: Bancarotta di Eugenio Benetazzo, come sopravvivere alla crisi economica
Il titolo è “American Savior” e in effetti l’idea è originale: “American savior: a novel of divine politics” di Roland Merullo coglie forse già dal titolo l’atmosfera apocalittica di certi scontri in questa campagna presidenziale americana.
La storia narra appunto di Gesù che ritiene l’occasione opportuna per ritornare sulla terra: l’America ha bisogno di un nuovo presidente e questa, ce lo ripetono tutti i tg d’altronde, è un’occasione capitale. Solo che il Gesu che scende nel mondo è molto pragmatico, dà miracoli privati facendo risorgere ragazze con padri ricchi che decidono ovviamente di finanziarlo, ad esempio.
Continuando a leggere il riassunto del Boston, il sarcasmo e i riferimenti alle posizioni dei due candidati si leggono in controluce. Chissà se c’è già qualche editore che in Italia se lo è accaparrato per farne un instant book.
Via | Boston.com
Era prevedibile: gli editori di libri per ragazzi, visto il grandissimo successo che alcuni bestseller hanno avuto, negli ultimi anni, nella loro trasposizione cinematografica, hanno deciso di mettere in piedi dei libri “ad hoc”. Dei libri, cioè, che non nascano dalla libera ispirazione di uno scrittore, ma che abbiano alcuni ingredienti che, prevedibilmente, li possano trasformare in successi al botteghino.
E’ il caso di Simon & Schuster, che hanno deciso un cambiamento di strategia di marketing, includendo nel contratto anche dei diritti per l’editore nel momento in cui i personaggi del libro diventeranno anche solo dei “gadget”.
Ma l’idea è anche di progettare una serie di libri per ragazzi di possibile successo anche al cinema. Non a caso il primo autore ingaggiato per questo progetto è il film maker David O. Russel. ” Tradizionalmente, l’incentivo per un editore è quello di vendere libri” dice Ellen Goldsmith-Vein della Gotham Group, che ha una partnership esclusiva con la Simon & Schuster “adesso è previsto un guadagno anche per la trasformaizone in film o telefilm e in altre forme mediatiche”.
Esce per i tipi Feltrinelli “Economia della felicità. Dalla Blogosfera al valore del dono e oltre” di Luca De Biase, curatore della rubrica del Sole24Ore “Nova”, una finestra sull’innovazione. La tesi di de Biase è che, cito da una recensione del quotidiano, “Per troppo tempo gli uomini hanno pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi. Per assicurarsene una fetta sempre maggiore hanno così dedicato al lavoro una quota sempre più alta del loro tempo. Così facendo hanno però finito col sacrificare le relazioni umane che costituiscono invece il principale generatore di felicità”
Qual è la novità? E’ che oggi proprio i nuovi media “partecipati”, dai Blog a YouTube, a MySpace, Flickr, Wikipedia, ci stanno “re-insegnando” a mettere le relazioni al centr della nostra vita. E del nostro lavoro, forse: vedi la decisione di Getty Image di iniziare ad acquistare scatti particolarmente interessanti pubblicati su Flickr.
Interessante poi lo spunto di rimettere in discussione la “retorica della crescita”: la sola crescita del Pil, spiega l’autore, non può essere più il solo parametro per giudicare non solo la “felicità” ma anche il benessere anche economico di una società sul lungo termine.
Via | Il Sole24Ore
Non so se sia un argomento saggio da tirare fuori in giornate pre-elettorali, ma ho trovato un articolo su Carta che parla di un simpatico volumetto, dal titolo più che eloquente: 110 modi di evadere le tasse.
Che gli italiani non fossero un popolo di santi, checché se ne dica, lo sapevamo già da tempo, e forse sapevamo anche da tempo che uno degli sport preferiti, dopo il calcio, ovviamente, fosse l’evasione fiscale, ma trovarsi davanti a questa lista provocatoria di trucchetti, forse può lasciarci un po’ perplessi.
Il libro è curato dall’Ares, Agenzia di ricerca economica e sociale ed è stato pubblicato da Malatempora, piccola e agguerrita casa editrice underground, come una “provocazione Swiftiana”, per “mostrare come le tasse, in Italia, le paghino solo i poveri ventisettisti, mentre gli altri strillano con il cavaliere psicoplastico e non pagano”.
Se un nuovo piccolo fratello di Gesù […] si stabilisce in una favela di Rio i poveri del luogo saranno solo uno di più; se invece il mio amico senator-ingegner-capitalista-liberal apre una piccola azienda nella medesima favela e dà un lavoro a qualche decina di disperati, loro forse sono più contenti.
Ecco uno dei dubbi che agitano il professor Gianni Vattimo nel suo “Ecce Comu - Come si ri-diventa ciò che si era” (Fazi Editore, 136 pagg.) Un altro, forse più pressante, è ‘come trovare una nuova via al comunismo che tenga conto dei problemi attuali’.
Scopo del libro è infatti quello di invocare, più che teorizzare, l’avvento di un marxismo moderno, una versione 2.0 che faccia i conti con la complessità e con la morte delle ideologie. Insomma una non-dottrina, un pensiero debole che però possa (e voglia fortissimamente) dirsi marxista. Perché? La risposta probabilmente sta tutta nella biografia dell’autore
“Ecce Comu” racconta l’esperienza politica personale e particolare di Gianni Vattimo, la sua “lunga marcia attraverso le opposizioni” ai governi Berlusconi. Una marcia difficilissima, fatta di contrasti con gli apparati di partito, di contraddizioni insopportabili, di opposizioni alle opposizioni e di inevitabili, ripetute fuoriuscite..
Ci sono alcuni aspetti del nostro quotidiano su cui forse non ci interroghiamo molto, se non in termini di risparmio immediato e spesso più di tempo che di soldi. Tra questi c’è sicuramente il fare la spesa. Per molti è diventato quasi naturale passare il fine settimana dentro grandi centri commerciali tra acquisti e intrattenimento ma difficilmente riusciamo a fermarci un attimo per riflettere su ciò che comporta affidarsi alla grande distribuzione quasi per ogni esigenza del nostro quotidiano. Tanti sono però coloro che criticano la gestione dell’economia globalizzata e avanzano proposte ed esempi concreti per riportare queste dinamiche a un livello più umano.
Monica Di Bari e Saverio Pipitone hanno scritto un libro uscito per Arianna Editrice all’inizio di quest’anno: Schiavi del supermercato. Il titolo potrebbe sembrare eccessivamente provocatorio, ma a lettura terminata vi posso assicurare che non lo è per nulla. Anzi. La prima parte del testo analizza la grande distribuzione in Italia nei suoi diversi settori, dall’alimentare all’arredamento, dalla tecnologia alla distribuzione cinematografica. In poche pagine e con una lingua molto chiara i due autori ci mettono sotto gli occhi, con dati e analisi, ciò che forse in fondo un po’ noi sappiamo già: quando andiamo a comprare qualcosa noi in realtà non scegliamo affatto, la nostra non è vera libertà e, soprattutto, tendiamo a vivere di bisogni abilmente indotti da strategie di marketing.
Passando da IKEA (che è oggetto di precise critiche) a Mediaworld, facendo slalom tra gli scaffali di Coop o Esselunga (e le polemiche tra questi due attori non ne pongono nessuno al di fuori di questo tipo di sistema) per finire con una serata in un multisala: lo scenario che ci viene presentato ci parla dell’omologazione di gusti e consumi e di un cittadino che è sempre più solo consumatore senza comunità. E nel numero de Il Consapevole in edicola fino alla fine di novembre, uno degli autori (Pipitone) porta avanti la riflessione concentrandosi in particolare su Wal-Mart - pronta a sbarcare in Italia - e IKEA.