In Se una notte d’inverno un viaggiatore, uno dei romanzi di Italo Calvino più marchiati dagli influssi strutturalisti pubblicato nel 1979, il Lettore, protagonista del romanzo, dopo aver letto il primo capitolo si ritrova a proseguire la lettura su un altro binario, come se nel libro che stava leggendo fosse stata incollata una parte di un altro libro. A quel punto il Lettore si reca in libreria per reclamare una copia senza difetti e da lì comincia la sua folle avventura.
Ieri, mentre stavo per terminare il libro di Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5, anche a me è successa una cosa simile: dopo pagina 133 del volume, edito dalla Feltrinelli nella collana Universale Economica, le avventure di Billy Pilgrim, sventurato viaggiatore nel tempo protagonista del romanzo visionario di Vonnegut, con mio grandissimo disappunto, ripartono da pagina 33.
Ora, in attesa di aver un briciolo di tempo per inviare il volume disgraziato alla casa editrice e aspettare l’arrivo, in questi casi solitamente molto rapido e puntuale, di un suo parente normale, sono costretto a macerare nella curiosità. E tanta è la voglia di continuare a seguire la trama sballonzolante nel tempo e nello spazio dell’assurda vita di Billy Pilgrim che, quasi quasi mi tengo questa copia per ricordo, e corro in biblioteca.
In ogni caso, anche senza averlo ancora finito, vi consiglio vivamente di leggerlo, ma state attenti: prima di acquistarlo controllate bene l’impaginazione!
Kurt Vonnegut
Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini
Feltrinelli
euro 7

Qualcuno, in soffitta, potrebbe custodire senza saperlo un manoscritto inedito del grande Ernest Hemingway. Pare, infatti, che nel 1922 lo scrittore si trovasse in Svizzera per lavoro e lì avesse ricevuto una proposta di pubblicazione. Poiché però i suoi scritti si trovavano a Parigi, la moglie pensò di fare cosa gradita e, dopo avere infilato tutti i fogli in una valigia, si avviò alla stazione. Lì sistemò il bagaglio sul treno e lo lasciò incustodito per un po’.
Quando fece ritorno la valigia era scomparsa e, con essa, la prima fatica letteraria di uno dei più grandi autori della storia della letteratura mondiale. Cosa sarà successo quando la poveretta sarà stata costretta a raccontare la sventura al marito? Comunque andò, i due alla fine fecero pace e la donna rimase incinta dopo un mese; ma cosa ne sarà stato della preziosa valigia?
Negli anni successivi Hemingway provò a ricostruire in altri lavori la trama di quel libro perduto e scrisse anche di una moglie che fa scomparire tutto il lavoro letterario del marito aspirante scrittore. Il mistero, comunque, resta e chissà se quei fogli sono ancora da qualche parte o il ladro della valigia, deluso per non avere trovato nulla di valore, li ha gettati via, nella Senna, magari, o tra la comune spazzatura. E voi cosa fareste se qualcuno perdesse i vostri scritti? Se malauguratamente la persona a voi più cara spingesse per errore il tasto “cancella” facendo sparire un file contenente il vostro capolavoro letterario?
Via | Che tempo che fa
Foto | Flickr

Tra i devastanti effetti del terremoto che ha recentemente devastato il Cile e che ha provocato un devastante tsunami nel pacifico c’è da registrare anche la devastazione di un’isola, distante circa 700 chilometri dalle coste cilene, denominata Isla Robinson, dal nome del celeberrimo protagonista dell’altrettanto famoso romanzo di Daniel Defoe, pubblicato nel 1719 con il titolo The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe.
L’isola dove visse per 4 anni Alexander Selkirk, l’uomo la cui storia ispirò Defoe, e dove si dice che pirati del calibro di Francis Drake seppellissero i loro tesori è stata investita dalle immense onde dello tsunami di sabato 27 febbraio alle 4 di mattina causando la morte di 16 persone (ma sarebbero state molte di più se una bambina non avesse dato l’allarme in tempo), devastando gran parte del villaggio di San Juan Bautista, e spazzando via la statua di Robinson Crusoe che campeggiava sul molo.
Anche l’archivio comunale è stato devastato dalla furia del mare, insieme alle sue preziose carte che, almeno a quanto dice il sindaco, avrebbero testimoniato che “a Isla Robinson sono stati nascosti, insieme ai famosi barili di monete d’oro, dodici anelli papali, la chiave del Muro del Pianto, la Rosa dei Venti e perfino il prezioso collare della moglie di Atahualpa, il re degli Incas”. Ma forse queste storie di pirati e di leggende condividono con il signor Crusoe l’appartenenza al mondo della letteratura, della finzione.
Via | Repubblica
Foto | Google Maps

Chi pensa che gli scrittori siano tutti riservati e restii a incontrare la gente dovrà ricredersi. Jim Haynes sfata il mito dell’intellettuale diffidente e misantropo a suo agio solo con i libri, invitando a cena sconosciuti. La stramba abitudine va avanti dal 1978, cioè da quando lo scrittore, originario della Louisiana, si è trasferito a Parigi. Quindi ogni domenica sera Jim mette a disposizione dei visitatori casa, cibo e bevande, chiedendo in cambio un contributo di 25 euro, che viene poi utilizzato anche per progetti sociali culturali, illustrati dall’eloquente ospite durante la cena.
Nel salotto di Haynes transitano persone provenienti da ogni angolo del pianeta e lui cerca di ricordare tutti, perché, scrive nel suo sito, “la gente è molto importante per lui”. Ha viaggiato tanto e scritto anche guide sull’Europa dell’Est, in cui però si sofferma più che su panorami e negozi, sulle storie degli uomini e delle donne che incontra.
E allora se avete tra i venti e gli ottanta anni e vi trovate a passare per Parigi, mandate una mail (l’indirizzo lo trovate sul sito) e verrete accolti da un simpatico uomo con i baffi che di cose da raccontare ne ha di sicuro parecchie.
Via | Il Venerdì di Repubblica
Foto | jahsonic.com

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Dev’essere più o meno da questa idea che è stato sviluppato il progetto dell’equipe di archeologi inglesi che ben presto, in un terreno della cittadina di Stratford-upon-Avon inizierà gli scavi per trovare ed esaminare i rifiuti di William Shakespeare, il cittadino più celebre della cittadina della contea dello Warwickshire.
Richard Kemp, membro dell’associazione Shakespeare Birthplace Trust che si occupa dei luoghi natale del grande drammaturgo inglese, ha affermato: “Certo, speriamo di trovare dei rifiuti organici che ci possano mostare cosa mangiava il grande poeta per cena. Ma il nostro sogno è quello di trovare la prima stesura della Tempesta, la quale, come è noto, è stata scritta proprio qui, in questa casa.”
Nella casa di Stratford-upon-Avon William Shakespeare si trasferì, pare, nel 1597, dopo averla acquistata per circa 60 sterline, una cifra che, riportata al valore del tempo fa impressione, e che ben testimonia del successo che Shakespeare già godeva tra il pubblico. Ma soprattutto in quella casa il grande bardo della letteratura inglese ci morì, il 23 aprile del 1616, mentre a molti chilometri da lì, a Madrid, si spegneva un altro grande della letteratura europea, Miguel de Cervantes.
Via | Daringtodo
Foto | The Shakespeare Birthplace Trust
Si sarebbe dovuto intitolare The Last Train From Hiroshima, sarebbe stato l’ennesimo libro dello scrittore americano Charles Pellegrino e sarebbe dovuto diventare la base per un nuovo film di James Cameron, amico di lunga data di Pellegrino che già in passato aveva utilizzato i suoi libri per le proprie avventure cinematografiche, in primis quella di Titanic.
L’ultimo treno per Hiroshima avrebbe dovuto essere pubblicato a breve, ma così non sarà, perché l’editore del libro di Pellegrino, Henry Holt and Company, ha annunciato di avere deciso, a causa “della mancanza di attendibilità di alcuni dei fatti riportati nel romanzo”, di sospenderne la stampa.
Se si trattasse di un romanzo fantastico la cosa non avrebbe nessun senso, ma visto che il libro, che rievoca i terribili momenti del bombardamento atomico del Giappone nel 1945, si basa sulle testimonianze dirette della tragedia, da quelle di alcuni dei sopravvissuti al bombardamento ad quelle di alcuni dei piloti che erano in servizio sull’Enola Gay, l’affidabilità delle fonti diventa di primaria importanza. Non è certo un caso se ora l’intera carriera di Pellegrino, che aveva già firmato un libro sul Titanic e uno sulla tomba di Cristo che aveva fatto molto dicutere, è sotto processo.
Via | Badtaste

Qualche giorno fa si è creato un piccolo mistero circa un’intervista fantasma che il grande scrittore americano Philip Roth, autore di libri come Everyman o Indignazione, avrebbe concesso al quotidiano Libero qualche tempo fa, intervista durane la quale lo scrittore avrebbe attaccato il presidente Obama e ammesso di essersi pentito per averlo votato, dichiarando: “Obama? Una grandissima delusione. Sono stato fra i primi a credere in lui, ad appoggiarlo, ma adesso devo confessare che mi è diventato perfino antipatico”
La magagna è emersa però solo l’altro ieri, grazie ad un’intervista rilasciata al Venerdì di Repubblica, dove la giornalista Paola Zanuttini ha citato la misteriosa discussione di Roth con Tommaso Debenedetti e lo sguardo di Roth si è macchiato di stupore e di indignazione:
Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo Libero. Smentisca tutto. Ora chiamo il mio agente.
Chiama il suo agente, che gli filtra tutti i contatti: nell’agenda delle interviste passate e future non risulta nè Libero nè il nome dell’intervistatore.
Roth attacca e poi chiede cosa vuol dire Libero in inglese. Traduco.
“Vuol dire che questi sono liberi di fare tutto quelli che gli pare?”
(Dal Venerdì di Repubblica)
Un’intervista inventata, dunque, un segnale importante che illumina perfettamente il degrado del nostro giornalismo, degrado confermato dal fatto che nel tranello ci sia cascato addirittura il Corriere della Sera, attraverso la penna di Pierluigi Battista, prende spunto dalla finta intervista e chiosa:
Ma come osa, lo scettico Philip Roth, a dirsi in una conversazione pubblicata da Libero un obamiano deluso, un democratico che si era appassionato per l’ Obama capace di «risvegliare l’ America dal suo torpore», di «dare vitalità e slancio a chi lo ascoltava» e che ora considera la politica del «suo» presidente «il nulla», «la banale quotidianità del potere»? Ma per fortuna (dell’ America) l’ America non è l’ Italia. Lì la critica al proprio presidente è normale consuetudine. Qui siamo un po’ più primitivi. E dogmatici.
Via | Ilgiornale

La pagina bianca e il blocco della creatività rappresentano gli ostacoli più ostici per gli scrittori. E allora Margaret Atwood, una tra le voci più autorevoli della narrativa mondiale, autrice con all’attivo più di trenta libri e candidata più volte per il Nobel, ha pensato di stilare e pubblicare sul suo blog un decalogo di pronto intervento per scrittori in crisi che vi riporto di seguito.
In molti continuano a chiedermi consigli circa il “blocco dello scrittore”. Ecco alcuni suggerimenti, un decalogo di pronto intervento.
1. Uscite a fare una passeggiata, fate il bucato, o mettetevi a stirare, o piantate dei chiodi. Andate a fare una nuotata in piscina, fate uno sport, qualunque cosa che richieda concentrazione e comporti una ripetuta attività fisica. Al limite: fate una bella doccia, o un bel bagno.
2. Prendete in mano il libro che rimandavate da tempo.
3. Scrivete, ma in qualche altra forma: anche una lettera, o una pagina di diario, o la lista della spesa. Lasciate che quelle parole fluiscano attraverso le vostre dita.
4. Formulate con precisione il vostro problema, e quindi andatevene a dormire. Il mattino dopo potreste avere la risposta.
5. Mangiate del cioccolato. Non troppo. Deve essere scuro (almeno il 60% o più di cacao), organico, biologico.
6. Se state scrivendo fiction: cambiate il tempo verbale (dal passato al presente, o viceversa).
7. Cambiate la persona (prima, seconda, terza).
8. Cambiate il genere (maschile/femminile).
9. Pensate al vostro libro in progress come a un labirinto. Avete incontrato un muro. Tornate al punto dove avete sbagliato direzione e ripartite da lì.
10. Non siate arrabbiati con voi stessi. Fatevi, anzi, un piccolo regalo di incoraggiamento.
Se nessuno di questi consigli fa effetto o funziona, mettete il libro in un cassetto. Potrete sempre tornarci su più avanti. E iniziate qualcosa d’altro.
E voi scrittori, o aspiranti tali, quali strategie mettete in atto per aggirare il famigerato blocco?
Via | Il Sole 24ore
Foto | Flickr
Inventare una storia spesso vuol dire inventare un mondo, e da sempre la letteratura ci ha abituato a mondo completamente fittizi, partoriti dalla fervida fantasia di scrittori geniali: dal mondo degli elfi, dei nani, degli hobbit e degli orchi inventato da Tolkien e corredato di una decina di idiomi fantastici, fino all’universo di Dune creato dalla fantasia di Frank Herbert e anch’esso corredato di lingua e costumi originali e unici inventati ex novo dallo scrittore.
L’ultimo esempio grandioso di questo tipo è l’operazione creativa che sta alla base di Avatar, il film più costoso di sempre che ha sbancato i botteghini del mondo intero, un’operazione creativa che ha partorito un mondo finzionale complessissimo, il pianeta Pandora del sistema stellare Alpha Centauri.
Per inoltrarsi in profondità in questo mondo fantastico, esce ora per i tipi Rizzoli James Cameron’s Avatar, rapporto confidenziale sul mondo di Pandora, scritto da Maria Wilhelm e Dirk Mathison, un libro che racchiude tutti i segreti più reconditi del mondo dei Na’vi, dalla lingua, creata da un linguista americano, alla biologia, curata da un’equipe di esperti di xenobiologia.
Un libro da leggere per tutti coloro che hanno amato la Pandora Cameroniana, per capire meglio la fatica e il lavoro che necessita la creazione di un mondo nuovo e diverso, ma perfettamente plausibile.
Maria Wilhelm e Dirk Mathison
James Cameron’s Avatar, rapporto confidenziale sul mondo di Pandora
Rizzoli
euro 19,50
Via | IlGiornale
Come in ogni campo artistico, anche nel mondo della letteratura capita non di rado che un figlio cerchi di seguire, con alterne fortune, le orme del padre, da Alexandre Dumas Figlio e Klaus Mann, fino al più recente Dan Fante, di esempi di rivalità letteraria familiare di questo tipo ne esistono parecchi e, quasi tutti, hanno avuto come esito la vittoria paterna.
L’ultimo esempio arriva dalla Francia, dove è appena uscito, edito da Flammarion, Au nom du sang versé il primo romanzo di Pierre Simenon, figlio di Georges, uno degli inventori di trame poliziesche più amati al mondo. Per rendere ancora più accattivante l’inevitabile confronto con il padre, anche Pierre ha deciso di dedicarsi alla letteratura dell’intrigo, in particolare al thriller, una delle tante varianti dell’intrigo che negli ultimi anni sta spopolando in tutto l’occidente.
Au nom du sang versé, che in italiano suonerebbe come Nel nome del sangue versato, è la storia di Antoine Demarsands, un brillante avvocato di Los Angeles che, richiamato in Svizzera per i funerali della madre si ritrova a dover fare i conti con il passato del padre, collaborazionista durante la seconda guerra mondiale. Che ne dite, sarà all’altezza del padre? A livello pregiudiziale, sia per lo sfavore della statistica, sia per l’abbozzo di trama, direi di no. Prima di scoprirlo però dovremo aspettare che qualcuno lo traduca.