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  <title>booksblog</title>
  <subtitle>booksblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-22T23:51:21+00:00</updated>
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    <title type="html">Lévy &amp; Muschg a proposito della poesia di Grass</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
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    <published>2012-04-13T12:00:54+00:00</published>
    <updated>2012-04-13T12:00:54+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>adolf muschg</dc:subject><dc:subject>bernard-henri lévy</dc:subject><dc:subject>günter grass</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>javad shamaghdari</dc:subject><dc:subject>scrittori tedeschi</dc:subject><dc:subject>stato d'israele</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Günter Grass non ha più bisogno di presentazioni. Dopo aver presentato la poesia che divide l&amp;#8217;opinione pubblica, continuando a rifletterci ancora un po&amp;#8217; su, ci ronzava in testa[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9751/levy-muschg-a-proposito-della-poesia-di-grass"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/GnterGrassdiscorso.jpg" class="post" border="0" width="586" height="391" alt="G&Atilde;&frac14;nter Grass discorso" /></p>
<p>Günter Grass non ha più bisogno di presentazioni. Dopo aver presentato la <a href="http://www.booksblog.it/post/9737/gunter-grass-la-poesia-della-discordia">poesia che divide</a> l&#8217;opinione pubblica, continuando a rifletterci ancora un po&#8217; su, ci ronzava in testa un&#8217;idea. Ed ecco che, mentre lo stato d&#8217;Israele ha dichiarato ufficialmente lo scrittore tedesco come &#8220;persona non grata&#8221;, abbiamo deciso di presentare brevemente due posizioni contrarie fra di loro. Un filosofo ed uno scrittore, un intellettuale e un &#8220;collega di Grass&#8221;, un cittadino della République française e uno della Confederazione elvetica. Due modi completamente differenti di leggere e di concepire la questione. Per non gravare l&#8217;ordine di presentazione di &#8220;intenti di predilezione&#8221;, si è scelto di introdurre i brani seguendo l&#8217;ordine alfabetico del nome dei loro autori. Eccovi in libera traduzione: </p>
<p>La difesa dello scrittore svizzero <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Adolf_Muschg">Adolf Muschg</a>, riportata da <a href="http://www.alterinfo.net/Le-Suisse-Adolf-Muschg-prend-la-defense-de-G%C3%BCnter-Grass_a74349.html">alterinfo.net.</a></p>
<blockquote><p>Si condanna Grass per qualcosa che non ha scritto. - Gli si contesta il diritto di criticare Israele -  Perché la reazione quasi unanime dei germanofoni ha avuto luogo prima ancora di sapere se la sua critica contro Israele è fondata? - si chiede Muschg. Perché un autore come Grass non avrebbe il diritto di esprimersi in veste di cittadino del mondo? Il - silenzio inquietante mostra che la sufficienza non è solamente dalla sua parte - scrive Muschg riferendosi al passaggio nel quale Günter Grass denuncia il &#8220;silenzio generalizzato&#8221; sulla realtà evidente che Israele dispone da anni di un arsenale nucleare che cresce senza nessun controllo. E&#8217; una &#8220;menzogna pesante&#8221;, scriveva Grass, perché il verdetto di antisemitismo cadrà automaticamente su chiunque cerchi di rompere questo silenzio.</p></blockquote>
 <p>
<a href="http://laregledujeu.org/2012/04/11/9591/la-premiere-mort-de-gunter-grass/">&#8220;La première mort de Günter Grass&#8221;</a> del filosofo francese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bernard-Henri_L%C3%A9vy">Bernard-Henri Lévy</a></p>
<blockquote><p>Ecco che uno scrittore europeo, uno dei più grandi ed eminenti, visto che si tratta del premio Nobel per la letteratura Günter Grass, non trova niente di meglio da fare che pubblicare una &#8220;poesia&#8221; nella quale spiega che l&#8217;unica minaccia seria che pesa sulle nostre teste viene da un piccolo paese, uno dei più piccoli al mondo e anche uno dei più vulnerabili, che, per di più, è una democrazia: lo Stato d&#8217;Israele. Tale dichiarazione ha riempito di conforto i fanatici che regnano a Téhéran che, con la mediazione del loro ministro della cultura Javad Shamaghdari, si sono affrettati a salutare &#8220;l&#8217;umanità&#8221; e lo &#8220;spirito di responsabilità&#8221; dell&#8217;autore del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_tamburo_di_latta_%28romanzo%29">&#8220;Tamburo di latta&#8221;</a>.</p></blockquote>
<p>Immagine da Marcus Brandt/AFP/Getty Images/<a href="http://globalspin.blogs.time.com/2012/04/11/the-gunter-grass-debacle-blowback-from-anti-israel-poem-envelopes-both-sides/">globalspin.blogs.time.com</a></p>
<p>Via | <a href="http://laregledujeu.org/2012/04/11/9591/la-premiere-mort-de-gunter-grass/ ">laregledujeu.org</a> &#038; <a href="http://www.alterinfo.net/Le-Suisse-Adolf-Muschg-prend-la-defense-de-G%C3%BCnter-Grass_a74349.html">alterinfo.net</a></p>
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    <title type="html">Gian Paolo Serino contro i furbetti dell&#039;inchiostrino</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2012-01-16T10:50:32+00:00</published>
    <updated>2012-01-16T10:50:32+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>camilla baresani</dc:subject><dc:subject>gian paolo serino</dc:subject><dc:subject>giuseppe di piazza</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>satisfiction</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Questa settimana la voglio iniziare segnalandovi un bel pezzo di Gian Paolo Serino apparso stamane su Satisfiction.me e dedicato a un rito che fa parte da sempre del folklore della critica letteraria[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9189/gian-paolo-serino-contro-i-furbetti-dellinchiostrino"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/GianPaoloSerinocontroifurbettidellinchiostrino_01.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="198" alt="camilla baresani, giuseppe di piazza, gian paolo serino, satisfiction" />Questa settimana la voglio iniziare segnalandovi un bel pezzo di Gian Paolo Serino apparso stamane su Satisfiction.me e dedicato a un rito che fa parte da sempre del folklore della critica letteraria italiana, vale a dire l&#8217;autoincensarsi o il pubblicizzarsi a vicenda.</p>
<p>Il caso di cui parla Serino nel suo articolo - badate bene, non è certo l&#8217;unico e non sarà assolutamente l&#8217;ultimo - riguarda una recensione apparsa sul Corriere della Sera di lunedì scorso e dedicata al libro I quattro canti di Palermo, del giornalista Giuseppe Di Piazza.</p>
<p>Fin qui, direte voi, che c&#8217;è di male? In realtà di male non c&#8217;è niente, ad esserci è semplicemente qualcosa di strano, direi di cattivo gusto. Scrive Serino: &#8220;Giuseppe Di Piazza è il Direttore di “Sette”  per cui la Baresani scrive a cottimo (non è assunta: più articoli le commissionano più la pagano in euro e visibilità). Quindi recensisce il suo Direttore. E lo recensisce sulle pagine del Corriere della Sera, di cui  Sette è l’allegato.&#8221;</p>
 <p>
Ma il capofila di Satisfiction non si ferma qui e aggiunge: &#8220;La Baresani pubblica con Bompiani che è anche lo stesso editore del romanzo d’esordio di Giuseppe Di Piazza.<br />
La Bompiani è di RCS, cioè il proprietario del Corriere della Sera che è il proprietario del suo allegato Magazine.&#8221;</p>
<p>Magari il libro di Di Piazza è anche notevole, in gioco non c&#8217;è questo. In gioco c&#8217;è piuttosto la credibilità critica di un articolo così. Insomma, un brutto spettacolo. Voi che dite? Io, per me, proporrei una cosa: iniziamo tutti a segnalare e a condividere le recensioni come queste, un gesto simile a quello che molti di noi hanno iniziato a fare chiedendo gli scontrini nei mercati, nei negozi e nei bar.</p>
<p>Via | <a href="http://www.satisfiction.me/i-quattro-canti%E2%80%A6di-piazza/">Satisfiction</a></p>
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    <title type="html">Se Schopenhauer dice che &quot;Leggere fa male&quot;...</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-12-29T10:00:29+00:00</published>
    <updated>2011-12-29T10:00:29+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>opinioni</dc:subject><dc:subject>leggere</dc:subject><dc:subject>luigi mascheroni</dc:subject><dc:subject>malaerba</dc:subject><dc:subject>pensiero filosofico africano</dc:subject><dc:subject>schopenhauer</dc:subject><dc:subject>tablettes</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[&amp;#8230; Leggiamo diversamente!
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9029/se-schopenhauer-dice-che-leggere-fa-male"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Schopenhauer.jpg" class="post" border="0" align="left" width="278" height="360" alt="Schopenhauer" /> &#8230; Leggiamo diversamente!<br />
Si tratta di una riproposizione di un tema sempre caldo, a maggior ragione in tempi di acuta &#8220;riscoperta della lettura&#8221;. In momenti nei quali si amplia il divario tra chi legge abitualmente e chi non lo fa, ma soprattutto cresce il numero di opere &#8220;divorate&#8221; dai &#8220;lettori cronici&#8221; ( o almeno questa è la mia personalissima percezione, favorita dalla &#8220;democratizzazione&#8221; di tablettes e facilitata disponibilità di titoli conseguente), mi piace giocare a gettare il sassolino nel lago e aspettare le onde che produrrà, seguendo i dettami di un certo <a href="http://www.volint.it/scuolevis/filosofia/africana.htm">pensiero filosofico africano</a>.</p>
<p>Lungi da ogni intento provocatorio, peraltro debole già in partenza, che molto probabilmente animava il pezzo di <a href="http://www.ilgiornale.it/autore/luigi_mascheroni/id=4614">Luigi Mascheroni</a> all&#8217;ora della sua uscita, nel lontano 28 ottobre 2008, devo ammettere che sono stata incuriosita dalla maniera di porre il problema. Sembra infatti che lo stesso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Schopenhauer">Schopenhauer</a> facesse &#8220;parte della setta&#8221; prediligendo una sorta di &#8220;lettura sottile&#8221;, capace di scongiurare i rischi nascosti dietro i libri inutili, la <em>malaerba</em>, gli ammassi insulsi di parole che troppo spesso popolano gli scaffali delle librerie e che, probabilmente, non sono un fenomeno solo contemporaneo, come si potrebbe credere. </p>
<blockquote><p>[&#8230;] Schopenhauer è implacabile: dice che leggere paralizza la fantasia, che siamo circondati da «cattivi libri» («nove decimi della nostra attuale letteratura non ha altro scopo che spillare qualche tallero dalle tasche»), che occorre leggere solo i classici e semmai rileggerli due, tre, quattro volte. Perché la vera letteratura «produce in un secolo in Europa solo una dozzina di opere durature». E poi è anche questione di tempo: «Sarebbe una bella cosa comprare i libri se si potesse comperare il tempo per leggere, ma si scambia per lo più l’acquisto di libri con l’acquisto del loro contenuto» [&#8230;]. </p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/leggere_non_solo__e_inutile_ma__fa_anche_male/28-10-2008/articolo-id=301720-page=0-comments=1">ilgiornale.it</a></p>
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    <title type="html">&quot;Il piacere dell&#039;onestà&quot; di Pirandello, nelle parole di Gramsci</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-12-22T13:58:20+00:00</published>
    <updated>2011-12-22T13:58:20+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>gramsci</dc:subject><dc:subject>leo gullotta</dc:subject><dc:subject>piacere dell'onestà</dc:subject><dc:subject>pirandello</dc:subject><dc:subject>teatro carigliano</dc:subject><dc:subject>torino</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9003/il-piacere-dellonesta-di-pirandello-nelle-parole-di-gramsci"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/LeoGullottainIlpiaceredellonestdiPirandello.jpg" class="post" border="0" width="586" height="389" alt="Leo Gullotta in Il piacere dell&#39;onest&Atilde;&nbsp; di Pirandello" /><br />
Il piacere che accompagna il ritorno in una delle case dove hai vissuto, soprattutto se gli anni passati tra quelle mura non si misurano semplicemente in termini di tempo, ma di crescita e di esperienza, come avviene solo nell&#8217;adolescenza e nella prima giovinezza, è anche quello di ritrovarne la libreria. &#8220;Mettere il naso&#8221; tra quella carta tante volte sfogliata non impedisce di imbattersi in tesori dimenticati. Un po&#8217; quello che mi è successo per caso stamattina, quando l&#8217;occhio è caduto su un libricino rosa salmone. Quasi un opuscoletto talmente striminzito, e dalle pagine leggermente avvizzite, che non ci fai caso. E invece&#8230;</p>
<p>&#8230;ci ho trovato dentro ben più che il testo della commedia &#8220;Il piacere dell&#8217;onestà&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello">Luigi Pirandello</a>: l&#8217;articolo scritto a caldo da un critico teatrale d&#8217;eccezione come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Gramsci">Antonio Gramsci</a>! Un breve scorcio della serata del 25 novembre 1917, che trasmette il piacere di assistere alla prima dello spettacolo messo in scena al <a href="http://www.teatrostabiletorino.it/?action=season&#038;filter=carignano">Teatro Carigliano</a> di Torino, in una maniera talmente viva da farcelo quasi immaginare, quel Gramsci in poltrona con gli occhi ben spalancati, che si può solo intuire nello sguardo intenso di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Gullotta">Leo Gullotta</a>.  </p>
<blockquote><p>[&#8230;] Arrivati a questo punto di scomposizione e di dissoluzione psicologica, la commedia ha uno svolto pericoloso, e un po’ confuso. Le reazioni sentimentali hanno il sopravvento: la bricconeria effettiva del marchese Fabio prende un risalto di una evidenza umoristica catastrofica, e la moglie putativa diventa moglie effettiva e appassionata del Baldovino, che non è un briccone o un galantuomo, ma solo un uomo che vuole essere l’uno e l’altro, e sa essere effettivamente galantuomo, lavoratore, perché queste parole non sono che attributi contingenti di un assoluto che solo il pensiero e la volontà creano e alimentano.[&#8230;]</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.quartaparetepress.it/index.php/2011/11/29/cronache-teatrali-il-piacere-dellonesta-di-pirandello-al-carignano/">quartaparetepress.it</a></p>
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    <title type="html">&quot;La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia&quot; a cura di Mario Gelardi</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-11-17T11:34:30+00:00</published>
    <updated>2011-11-17T11:34:30+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>caracò editore</dc:subject><dc:subject>casal di principe</dc:subject><dc:subject>don tonino palmese</dc:subject><dc:subject>mafie</dc:subject><dc:subject>mario gelardi</dc:subject><dc:subject>nisida</dc:subject><dc:subject>scampia</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[&amp;#8220;La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia&amp;#8221; è un libro scomodo, come lo sono tutti quelli che raccolgono confessioni e ricordi che una certa parte, sicuramente non[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8419/la-giusta-parte-testimoni-e-storie-dellantimafia-a-cura-di-mario-gelardi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/la_giusta_parte.jpg" class="post" border="0" align="left" width="262" height="360" alt="&quot;La giusta parte. Testimoni e storie dell&acirc;��antimafia&quot; a cura di Mario Gelardi" /><a href="http://caraco.it/site/caraco/scheda-la-giusta-parte/">&#8220;La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia&#8221;</a> è un libro scomodo, come lo sono tutti quelli che raccolgono confessioni e ricordi che una certa parte, sicuramente non coincidente con &#8220;la giusta&#8221; del titolo, vorrebbe fossero inceneriti per sempre. Ma l&#8217;antologia curata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Gelardi">Mario Gelardi</a> per la Collana Simgoli di <a href="http://caraco.it/site/">Caracò Editore</a>, va proprio nella direzione opposta. È un lavoro che si rivolge all&#8217;importanza della trasmissione di certe esperienze cruciali, un&#8217;affermazione insomma, che si oppone al silenzio, come recita la dedica:</p>
<blockquote><p>Un libro dedicato a tutti quelli che credono che combattere le mafie sia sempre compito di qualcun altro.</p></blockquote>
<p>Perché nonostante i fiumi di polemiche mediatiche, nonostante le numerose accuse (in buona e cattiva fede) che vedono negli &#8220;operatori dell&#8217;antimafia&#8221; i protagonisti di un &#8220;innato egocentrismo&#8221; che non può e non deve, a mio modesto parere, offuscare la necessità di un intervento che passi per la diffusione e non solo per l&#8217;azione quotidiana; si avverte in maniera pressante, in primo luogo in quelle zone che la piaga mafiosa la sperimentano più dolorosamente, la necessità di &#8220;non chiudere gli occhi&#8221; su una realtà che non può e non deve diventare predominante. Un bisogno insito non a caso nelle parole dell&#8217;introduzione:</p>
 <blockquote>[&#8230;] Non vi è chi non veda come nei territori a rischio, quali che siano, nei quartieri difficili delle città, nelle regioni soggiogate dalle mafie, sia indispensabile l’attività di coloro che si occupano in modo professionale e non improvvisato del fenomeno mafioso, del suo retroterra culturale, della mentalità mafiosa (la cosiddetta mafiosità). Forse un’analisi critica andrebbe condotta su una certa diffusa tendenza a sfruttare l’antimafia a fini scenici ed economici, con tutte le prevedibili derive, ma questa è un’altra storia. [&#8230;]</p></blockquote>
<p>&#8220;La giusta parte&#8221; è un lavoro antologico di narrazione, una raccolta di racconti di autori, spesso giovanissimi, ancora più spesso campani e siciliani, che si focalizza sull&#8217;esposizione degli &#8220;angoli di speranza&#8221; che caratterizzano le vite degli &#8220;uomini contro&#8221;, quelli che si sono opposti allo strapotere dell&#8217;anti-stato. Ecco allora alternarsi le storie:</p>
<ul>
<li>di due &#8220;preti di frontiera&#8221;, <a href="http://www.liberacaserta.org/index.php/Ultime/Don-Tonino-Palmese-Peppino-Diana-simbolo-anticamorra.html">Don Tonino Palmese</a> e <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/11-ottobre-2010/ultima-messa-don-anielloapplausi-sdegno-commozione-1703926113038.shtml">Don Aniello Manganiello</a>,</li>
<li>dei giovani calciatori dell’<a href="http://www.arciuispscampia.it/sito/">Arci Scampia</a>,</li>
<li>dei giornalisti siciliani come Pino Maniaci, che si mescola con i ricordi di Pippo Fava, <a href="http://www.peppinoimpastato.com/">Peppino Impastato</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Rostagno">Mauro Rostagno</a>, e con la figura emblematica di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Crocetta">Rosario Crocetta</a>, sindaco di Gela,</li>
<li>degli insegnanti del <a href="http://nisida.napoli.com/default.php">carcere minorile di Nisida</a> (al quale saranno destinati i diritti d&#8217;autore),</li>
<li>di un medico del casertano che aiuta gli immigrati,</li>
<li>del coraggioso sindaco di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casal_di_Principe">Casal di Principe</a> (feudo del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_dei_casalesi">clan dei Casalesi</a>), Renato Casale,</li>
<li>delle memorie dolorose degli efferati omicidi di <a href="http://www.napolitoday.it/blog/vomero/maurizio-estate-un-eroe-napoletano-dimenticato.html">Maurizio Estate</a> e <a href="http://www.ilpost.it/2010/09/21/omicidio-teresa-buonocore-napoli/">Teresa Buonocore</a>.</li>
</ul>
<p>Il libro sarà presentato alle 16,00 di domani pomeriggio a Bologna, presso la Sala Feste della <a href="http://www.giuri.unibo.it/Giurisprudenza/default.htm">Facoltà di Giurisprudenza</a>, in Via Zamboni 22. Ospiti l&#8217;autore, curatore dell’antologia e regista di Gomorra (film e spettacolo teatrale) Mario Gelardi, l&#8217;autore e giornalista siracusano Massimiliano Perna, il giornalista antimafia e conduttore del Tg TeleJato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Telejato">Pino Maniaci</a>, l&#8217;ex sindaco di Gela Rosario Crocetta, Elena, la figlia del giornalista ucciso da Cosa Nostra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava">Pippo Fava</a>, il Coordinatore del Tavolo tematico sulla legalità del Quartiere San Vitale e Consigliere di Presidenza della Facoltà di Giurisprudenza di Bologna <a href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?UPN=antonello.deoto2%40unibo.it&#038;TabControl1=TabPubs&#038;pagenum=-1">Antonello De Oto</a>, lo scrittore, attore e regista <a href="http://www.booksblog.it/post/8061/scimmie-la-napoli-di-alessandro-gallo-convince-ancora-e-conquista-il-concorso-giri-di-parole">Alessandro Gallo</a>, la scrittrice, sceneggiatrice teatrale e attrice <a href="http://www.titivillus.it/schedaautore.php?id=241">Maria Cristina Sarò</a> e l&#8217;attore (che ha interpretato tra gli altri Roberto Saviano nello spettacolo teatrale tratto da Gomorra) <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Castiglione">Ivan Castiglione</a>, che leggerà alcuni brani tratti dall&#8217;antologia &#8220;La giusta Parte&#8221;.</p>
<p>Via | <a href="http://caraco.it/site/2011/11/01/la-giusta-parte/">caraco.it</a></p>
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    <title type="html">I protagonisti dell&#039;editoria sul Manifesto, ovvero un bel reportage soltanto a metà</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-09-05T15:46:11+00:00</published>
    <updated>2011-09-05T15:46:11+00:00</updated>
    <dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>editoria</dc:subject><dc:subject>generazione tq</dc:subject><dc:subject>lavoratori precari</dc:subject><dc:subject>manifesto</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Sulle pagine del quotidiano Il Manifesto, per quasi tutto agosto, è stato dato spazio alle voci di alcuni dei protagonisti del mondo editoriale italiano - agenti, editor, redattori, grafici, revisori,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7981/i-protagonisti-delleditoria-sul-manifesto-ovvero-un-bel-reportage-soltanto-a-meta"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Iprotagonistidelleditoriaovverounbelreportagesoltantoamet.jpg" class="post" border="0" align="left" width="240" height="360" alt="editoria, generazione tq, lavoratori precari, manifesto" /> Sulle pagine del quotidiano Il Manifesto, per quasi tutto agosto, è stato dato spazio alle voci di alcuni dei <strong>protagonisti del mondo editoriale italiano</strong> - agenti, editor, redattori, grafici, revisori, uffici stampa - <strong>personaggi che solitamente agiscono nell&#8217;ombra</strong>, almeno per chi non conosce dall&#8217;interno il settore, e il cui punto di vista è molto interessante per capire meglio come funziona l&#8217;editoria italiana.</p>
<p>Da poco più di una settimana, questo reportage a puntate <a href="http://www.generazionetq.org/2011/08/24/protagonisti-delleditoria/">è disponibile online sul sito della Generazione TQ</a>. Oltre a consigliarvene la lettura, assolutamente interessante, vorrei metterne in luce <strong>un forte limite</strong> che mi sembra altrettanto interessante e significativo per comprendere alcuni problemi ancora irrisolti che affliggono l&#8217;editoria italiana contemporanea e, più in generale, l&#8217;intero sistema culturale italiano.</p>
<p>Scorrendo i nomi e i ruoli dei personaggi chiamati in causa per costruire questo reportage, infatti, non posso non accorgermi della evidente mancanza di considerazione per <strong>una parte decisiva dei lavoratori dell&#8217;industria editoriale, i lavoratori precari</strong>. </p>
 <p>
Se infatti i direttori di collana, gli art director, i traduttori, i capiredattori o gli editor invitati a dire la loro dal Manifesto, pur essendo spesso invisibili per lettori, vedono il proprio lavoro giustamente riconosciuto, esiste una schiera immensa di lavoratori precari del settore che non si limitano ad essere invisibili per i lettori, ma che spesso sono invisibili anche per i propri datori di lavoro, almeno a giudicare dalla mancanza di contratti e di stipendi commisurati alla quantità e all&#8217;importanza del lavoro svolto.</p>
<p>Eppure questo piccolo grande esercito di lavoratori precari dell&#8217;editoria non è nemmeno preso in considerazione dal reportage di Francesca Borrelli, ed è un vero peccato. Soprattutto perché, almeno secondo il mio parere, &#8220;i protagonisti di un lavoro che è ancora in grado di mobilitare parole come passione, senso, entusiasmo, persino idealismo, sebbene temperato a volte crudelmente dalla fatica&#8221;, per usare le parole della stessa Borrelli, non sono soltanto i Franchini, i Luzzatto o gli Scarabottolo, ma anche tutte le ragazze e i ragazzi senza nome che, spesso senza prendere un soldo, assicurano il funzionamento del pachiderma editoriale italiano.</p>
<p>Ed è in questo senso che mi sarebbe piaciuto leggere le parole conclusive del cappello di Francesca Borrelli: &#8220;È soprattutto grazie a loro che, nonostante le profezie di McLuhan, la Galassia Gutenberg resiste orgogliosamente ancora.&#8221;</p>
<p>Via | <a href="http://www.generazionetq.org/2011/08/24/protagonisti-delleditoria/">GenerazioneTQ</a></p>
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    <title type="html">Booksblog: conversazione con Guido Catalano (seconda parte)</title>
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    <author>
      <name>Gabriele Ferraresi</name>
    </author>
    <published>2011-03-28T14:28:59+00:00</published>
    <updated>2011-03-28T14:28:59+00:00</updated>
    <dc:subject>poesia</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>federico sirianni</dc:subject><dc:subject>guido catalano</dc:subject><dc:subject>il grande fresco</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>intervista guido catalano</dc:subject><dc:subject>poetry slam guido catalano</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7418/booksblog-conversazione-con-guido-catalano-seconda-parte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/catalanobooksblog22.jpg" class="post" border="0" width="586" height="381" alt="catalano booksblog22" /><br clear="all" /></p>
<p>Lunedì scorso avevamo pubblicato <a href="http://www.booksblog.it/post/7400/booksblog-conversazione-con-guido-catalano-prima-parte">la prima parte</a> della conversazione <a href="http://www.booksblog.it/tag/guido+catalano">con Guido Catalano</a>, incontrato in quel di Collegno poco prima di uno spettacolo. Avevamo toccato più o meno qualunque tema, oggi si replica e si chiude con la seconda parte della conversazione, buona lettura. </p>
<p>Il quote qui sotto si riferisce alla querelle sul poetry slam sorta con Lello Voce, di cui potete leggervi le due campane <a href="http://www.lellovoce.it/spip.php?article610">sul sito di Voce</a> e <a href="http://www.guidocatalano.it/?p=910">su quello di Catalano</a>. </p>
<blockquote><p>Questa roba qua abbastanza potente che è successa, è perché da ottobre abbiamo iniziato a organizzare questo poetry slam, questa gara di poeti, che si chiama Poeti in Lizza e ha avuto un successo spaventoso. Anche perché noi non facciamo una singola serata, facciamo un torneo: questa cosa sta andando bene, la stiamo facendo anche a Milano, ne faremo uno estivo all&#8217;aperto a Torino e ce l&#8217;hanno chiesto anche in altri posti&#8230; il poetry slam esiste grazie a Lello Voce, che l&#8217;ha portato nel 1991&#8230; il poetry slam è un ottimo mezzo per portare la poesia alla gente, ma non la mia poesia, la poesia di otto poeti a sera, al posto di farti un reading con otto poeti che vanno avanti due ore ciascuno e la gente poi si spara nei coglioni. Invece il concetto di gara piace, poi noi facciamo una cernita e cerchiamo di avere dei poeti bravi, e abbiamo iniziato a ottobre e continuiamo a farlo perché ci piace, anche se Lello s&#8217;incazza. </p></blockquote>
 <p><strong>Vogliamo tendergli un ramoscello d&#8217;ulivo?</strong></p>
<blockquote><p>No</p></blockquote>
<p><strong>Una domanda che ti volevo fare sulla scrittura: tu riesci a scrivere anche in questi periodi in cui sei in tour?</strong></p>
<blockquote><p>Bravo, questa è una domanda intelligente. Succede che, quando ho tante date, scrivo di meno, quando ci sono quei periodi tipicamente o estivi o comunque anche una settimana in cui c&#8217;è tempo, scrivo di più. Ultimamente sto tentando di lanciarmi nella prosa, è una cosa che devo fare, non per questioni di marketing, ma perché la mia poesia, sta sempre più assomigliando alla prosa, il che vuol dire che nel mio inconscio&#8230; forse si può anche fare senza andare a capo</p></blockquote>
<p><strong>Torniamo un attimo indietro, ai primi anni &#8216;00, che ambiente era la poesia in Italia una decina d&#8217;anni fa?</strong></p>
<blockquote><p>Questo è interessante, io ho questa sensazione, e questa sensazione mi è data molto anche da internet, dieci dodici anni fa, internet quasi non c&#8217;era, sembrava ci fosse poco. Oggi mi sto rendendo conto che è pieno, grazie a Facebook sono bombardato dagli eventi degli altri e io a mia volta bombardo gli altri, quindi va bene! Reading di poesia ce ne sono tanti in tutta Italia, dieci, dodici anni fa ho la sensazione che non fosse così. Un po&#8217; perché non lo sapevi&#8230; a Torino oggi se ne fanno tanti, una volta un po&#8217; non lo sapevi, un po&#8217; effettivamente non ce n&#8217;erano. Quando ho iniziato a fare i reading non se ne facevano molti, e almeno rispetto a questa poesia attiva e di performance c&#8217;è stata un&#8217;evoluzione notevole, adesso a Torino anche grazie al poetry slam ho conosciuto molti giovani poeti, il poetry slam li coagula, si conoscono tra di loro, è molto interessante perché poi iniziano a collaborare&#8230;
</p></blockquote>
<p>È un raduno di poeti, dovrebbero cercare di uccidersi, <a href="http://www.guidocatalano.it/?p=306">prendo dal tuo decalogo</a></p>
<blockquote><p>se qualcuno ti si presenta dicendo, sono un poeta<br />
colpiscilo con tutta la forza che hai sulla fronte<br />
col palmo aperto della mano<br />
urlando SUCA!</p>
<p>evita assolutamente i raduni di poeti<br />
se per disgrazia ti trovi a un raduno di poeti<br />
non andarci armato</p>
<p>uccidere un poeta a un raduno di poeti<br />
sarà quasi certamente considerato dalla legge italiana<br />
un eccesso colposo di legittima difesa</p></blockquote>
<p><strong>Restando sulla domanda precedente, era un ambiente freddo, cauto?</strong></p>
<blockquote><p>In realtà per quanto mi riguarda no, i reading andarono subito molto bene, io ho iniziato perché non sapevo cosa fare avevo queste cose che scrivevo, era l&#8217;unico modo per farmi conoscere, dato che non esistevano i social network, andavo in giro ad attaccare i manifesti con la colla, poi è arrivata la mail, poi il blog, poi i social network, ma dal punto di vista del calore del pubblico devo dire che ha subito funzionato molto bene. All&#8217;inizio erano solo i miei amici, poi in relativamente in poco tempo la cosa è decollata</p></blockquote>
<p><strong>Lì magari hai qualche merito tu&#8230;</strong></p>
<blockquote><p>Ahah, bé&#8230; e perché forse mancava questa roba qua, e poi c&#8217;era. Non sto dicendo che sono io ad avere inventato il genere, non è così, comunque è stato fico. </p></blockquote>
<p><strong>Parliamo di editoria e di poesia, non è che c&#8217;è molto in Italia, panorama triste, tasto dolentissimo</strong></p>
<blockquote><p>Sono stato fortunato, perché io ho pubblicato i primi tre libri con una casa editrice che si occupa di farmacoeconomia! Semplicemente un mio amico che aveva aperto la Seed, che oggi è un&#8217;azienda florida e grossa, eh, questo amico era mio amico da quando avevamo quindici anni ed è venuto a vedere un po&#8217; di miei reading e mi ha detto &#8220;Ma non vuoi che ti pubblichiamo un libro?&#8221; e facciamolo. Mai a mie spese, questo è un punto fondamentale. Oggi l&#8217;editoria poetica si basa tanto su queste sedicenti case editrici, ti fanno pagare una serie di servizi che spesso non ti danno&#8230; e quindi non va bene. Per i primi sette-otto anni ho pubblicato con la Seed, l&#8217;ultimo libro è con una casa editrice che non si occupa di farmacoeconomia, ma di letteratura. </p></blockquote>
<p><strong>Prossimo giro, <a href="http://www.einaudi.it/catalogo/%28codMateria%29/B./%28searchSessionKey%29/Poesia/">Einaudi collana bianca</a>!</strong></p>
<blockquote><p>Ahah, no Mondadori! C&#8217;è questa grande tragedia dell&#8217;editoria a pagamento che illude molta gente&#8230; io stesso ai tempi, mi arrivavano queste lettere, ti mandavano già il contratto, già fatto &#8220;Vuoi fare un libro di 120 pp, dorso così&#8230; ci devi questo&#8221; e niente, poi te lo stampiamo, il problema è che si vendono come case editrici che dovrebbe farti&#8230; dovrebbe aiutarti in un certo modo</p></blockquote>
<p><strong>Sì, un&#8217;azienda editoriale è un&#8217;altra cosa, decisamente. Arriviamo agli ultimi anni&#8230;</strong></p>
<blockquote><p>Aspetta, ti va di andare a fumare una sigaretta? </p></blockquote>
<p><strong>Andiamo dai. Sei molto attivo sul web, quando hai aperto il blog?<br />
</strong></p>
<blockquote><p>Nel 2006, ormai ha cinque anni che nel mondo del web è tanto, poi <a href="http://www.bravuomo.it/">il mio caro amico Bravuomo</a> l&#8217;ha aperto nel 2001, figurati, lui è uno degli antesignani. Prima le mail erano state una cosa scioccante, potevo far sapere alla gente le cose senza appiccicare manifesti o telefonare. Poi con il blog c&#8217;è stato il salto, perché avevo la possibilità di pubblicare le mie cose e mostrarle, di lì in poi c&#8217;è stato un salto totale di conoscenza</p></blockquote>
<p><strong>Quando ha iniziato a decollare, quando ti sei accorto che si ingranava? </strong></p>
<blockquote><p>È stata una cosa stranamente lenta, non ci sono stati momenti di strappo, ho lavorato anche alla televisione a MTV e a La7, e uno dice &#8220;Ecco sta succedendo qualcosa, vai in televisione&#8221; invece no, non sono state esperienze che mi hanno&#8230; magari perché sono finito in trasmissioni che non hanno avuto un successo strepitoso. Però&#8230;</p></blockquote>
<p>Arriva qualcuno del teatro, esclama &#8220;Cinque minuti&#8221;, tra poco si deve andare in scena. </p>
<blockquote><p>non ho avuto un momento in cui mi sono accorto che le cose stessero cambiando. Io credo molto nella teoria dei piccoli passi, ogni tanto un colpo di culo aiuta, però è anche vero che se tu fai questa salita lenta ma costante, ti crei una base molto potente. Perché sono dieci anni che piano piano&#8230;</p></blockquote>
<p><strong>Con i social media invece quando hai iniziato? Anche lì sei attivissimo</strong></p>
<blockquote><p>Tre anni fa con Facebook, e anche lì è molto utile, perché chiaramente è utile per il marketing, gli eventi, poi ogni tanto cambiano le regole, però, una cosa che mi dispiace di Facebook è che ha dato una mazzata ai blog, ma il blog rimarrà, Facebook no, tra cinque sei anni il mio blog sarà lì, Facebook non lo sappiamo. Il blog è mio, lo pago io, se Zuckerberg invece cambia idea mi spariscono migliaia di amici. Uno deve avere un luogo suo. Facebook è utile perché si è trasferito tutto lì&#8230;</p></blockquote>
<p><em>(2/2, fine)</em></p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Booksblog: conversazione con Guido Catalano (prima parte)</title>
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    <author>
      <name>Gabriele Ferraresi</name>
    </author>
    <published>2011-03-21T09:28:12+00:00</published>
    <updated>2011-03-21T09:28:12+00:00</updated>
    <dc:subject>poesia</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>federico sirianni</dc:subject><dc:subject>guido catalano</dc:subject><dc:subject>il grande fresco</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>intervista guido catalano</dc:subject><dc:subject>poetry slam guido catalano</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7400/booksblog-conversazione-con-guido-catalano-prima-parte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/catalanobooksblog.jpg" class="post" border="0" width="586" height="355" alt="catalano booksblog" /><br clear="all" /></p>
<p>Per come la vedo, <strong>Guido Catalano</strong> è uno dei più grandi poeti viventi in Italia. Non mi interessano le polemiche, non mi interessano le querelle di cui leggerete dopo il salto, mi interessa solo come valuto quello che ho letto. E <em>La donna che si baciava con i lupi</em> è un maledetto capolavoro. </p>
<p>Per questo motivo ho deciso di fare qualcosa con Guido, peraltro attivissimo sul web - <a href="http://www.guidocatalano.it/">qui il suo sito</a> - e l&#8217;ho incontrato in quel di Collegno, in provincia di Torino, venerdì scorso. Era insieme a Federico Sirianni per uno degli spettacoli che porta in giro per la penisola. </p>
<p>Tra prima e dopo la serata abbiamo fatto quattro chiacchiere. Non proprio un&#8217;intervista in senso stretto ma più una conversazione, la trovate tutta dopo il salto&#8230;</p>
 <p><strong>Guido Catalano, anni?</strong></p>
<blockquote><p>Quaranta spaccati, fatti il 6 febbraio. </p></blockquote>
<p><strong>Auguri in ritardo. Parafrasando Marina Ripa di Meana: i tuoi primi quarant’anni?</strong></p>
<blockquote><p>Io potrei dire che sono uno splendido quarantenne. Niente… quarant’anni, sono ancora in forma. </p></blockquote>
<p><strong>Questa mi sembra la tua maturità</strong></p>
<blockquote><p>Deve esserlo, o è così o sono fottuto. </p></blockquote>
<p><strong>Quando hai iniziato?</strong></p>
<blockquote><p>Ho iniziato verso i diciotto anni, cantando in un gruppo, diciotto anni… che anno era?</p></blockquote>
<p><strong>Se adesso hai quarant’anni, era tra il 1989 e il 1990</strong></p>
<blockquote><p>Ero ancora al liceo, il classico, qui a Torino. Non sapevo né cantare né suonare, ma scrivevo questi testi che poi ho scoperto essere abbastanza comici. Ed è venuto fuori questo gruppo di rock demenziale un po’ alla Skiantos, anche se al tempo non conoscevo gli Skiantos. Poi poco dopo ho conosciuto gli Skiantos e ho detto è questa roba qua… per tanti anni ho fatto questa roba in giro per Torino… poi dopo anni il gruppo, quando abbiamo iniziato ad avere un minimo di successo, quando abbiamo iniziato a ingranare il gruppo è scoppiato, mi sono trovato lì che non sapevo cosa fare. Continuavo a scrivere questi testi e ho continuato a scrivere i testi, ho smesso di cantare perché non ne ero capace. </p></blockquote>
<p><strong>Lavoravi, studiavi?</strong></p>
<blockquote><p>Era dal liceo all’università, io ho fatto lettere moderne. Poi a un certo punto mi son trovato da solo, e avevo un’esigenza…</p></blockquote>
<p><strong>La famosa &#8220;urgenza&#8221;!</strong></p>
<blockquote><p>E questa urgenza, mi ha fatto sì che io continuassi a scrivere scrivere questi testi, e sono diventati quelli che io chiamo poesia. Poi ci sono i critici anche sul web che mi definiscono cabarettista, ma a me va benissimo. Perché adoro i cabarettisti, come persone soprattutto: e quindi ho iniziato una decina d&#8217;anni fa, realmente è iniziata allora la carriera di poeta professionista, prima semiprofessionista da qualche anno professionista, i primi anni facevo dei lavori.</p></blockquote>
<p><strong>E adesso riesci a viverci?</strong></p>
<blockquote><p>Negli ultimi quattro anni abbastanza, anche se con una certa fatica, ma sì. Questa carriera è iniziata dieci anni fa. Il pregresso è la musica, ma la musica mi accompagna sempre, questo imprinting di avere inizato coi musicisti, fa sì che tutt&#8217;ora lavori molto coi musicisti. È vero che faccio reading da solo, ma faccio molti reading con musicisti come Federico Sirianni e Andrea Gattico. Io credo di muovermi più come un poeta, che la categoria di poeta professionista&#8230;</p></blockquote>
<p><strong>Forse esiste quando muori!</strong></p>
<blockquote><p>Quando muori, sì!</p></blockquote>
<p><strong>Esiste quando c&#8217;è la targa nella via con scritto &#8220;POETA&#8221;&#8230;</strong></p>
<blockquote><p>Mi muovo più come un cantautore, come un musicista, Negli anni ho capito questa cosa, non solo perché lavoro con i musicisti ma perché faccio le serate nei posti dove normalmente si fanno i concerti&#8230;</p></blockquote>
<p><strong>È una questione di spazi, secondo me, che riesci a riempire molto bene. Nel 2011, se pensi a un poeta come Montale, di cui ho letto <a href="http://criticaletteraria.blogspot.com/2010/09/il-salotto-intervista-guido-catalano.html">dicevi cose poco carine</a></strong></p>
<blockquote><p>Mah, era un periodo punk&#8230; ero giovane, molto giovane, ero molto arrabbiato. </p></blockquote>
<p><strong>Pensa alle dimensioni in cui si potrebbe esprimere uno come Montale, oggi come oggi </strong></p>
<blockquote><p>E qui è un gran casino&#8230; davvero, se non l&#8217;hai visto, l&#8217;hai visto?</p></blockquote>
<p><strong>intendi tutta la querelle con Lello Voce? Sì</strong></p>
<blockquote><p>È uscito <a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/359329/">in prima pagina sul Riformista</a>, ha fatto abbastanza scalpore questa cosa. Ultimamente con altri soci stiamo organizzando questi poetry slam&#8230;</p></blockquote>
<p><strong>Fingo di non sapere: e dov&#8217;è il problema?</strong></p>
<blockquote><p>Lì si aprirebbe tutto un mondo complesso, <a href="http://www.guidocatalano.it/?p=910">questa cosa del poetry slam</a> ha dietro una filosofia, una politica molto particolare per cui non è possibile che tu lo utilizzi, te ne puoi appropriare ma non puoi avere rapporti con enti, case editrici come&#8230; Mondadori</p></blockquote>
<p><strong>Soprattutto Mondadori! Quindi non va bene se ci guadagni</strong></p>
<blockquote><p>Ecco questo è un punto molto interessante, perché sì, in Italia in particolare, perché in Francia in Inghilterra in America ci sono poeti un po&#8217; professionisti, qui in Italia l&#8217;idea che uno venda le proprie poesie è orrore&#8230; in realtà quando poi io dico queste cose la risposta è &#8220;Tanto non sei un poeta sei un cabarettista&#8221;</p></blockquote>
<p><strong>Io immagino però che l&#8217;ambiente della poesia in Italia sia minuscolo, un milieu piccolino</strong></p>
<blockquote><p>Un nicchione&#8230; </p></blockquote>
<p><strong>Dove si ripropone quel genere di verginità richiesta nella musica &#8220;Resta pezzente a vita, se no non ci piaci più&#8221;</strong></p>
<blockquote><p>Sì, ancora di più. Però in realtà almeno nella musica c&#8217;è la possibilità di dire a tutti, c&#8217;è la possibilità di dire a tutti andate affanculo: invece no, nella poesia no, almeno che io sappia. Tranne Aldo Nove: è partito dalla poesia poi ha fatto racconti, romanzi, ma è un poeta in realtà, ed è stimabile per questo</p></blockquote>
<p><strong>Una volta sì, andava anche in giro</strong></p>
<blockquote><p>E lui anche se non l&#8217;ho mai conosciuto, deve essere un tipo abbastanza interessante</p></blockquote>
<p><strong>Facciamo adesso un passo avanti a oggi. Che stai facendo oltre a girare l&#8217;Italia?</strong></p>
<blockquote><p>Sto facendo spettacoli legati alle poesie, alla musica, o degli spettacoli come il Grande Fresco con Sirianni e Negrin, che vanno bene sia a Torino che fuori, poi faccio i reading da solo anche perché oggi come oggi riuscire a guadagnare nei live </p></blockquote>
<p><strong>Non voglio essere indelicato, ma tu quanto prendi a serata?</strong></p>
<blockquote><p>Singolarmente, dai cento a trecento, a cinquecento euro, ma dipende molto dal posto, dalla situazione. Poi delle volte ti capitano dei lavori per degli enti che prendi mille euro, ma non c&#8217;è una regola. Ultimamente mi sono lanciato nell&#8217;organizzazione&#8230;</p></blockquote>
<p><em>(1/2, segue)</em></p>
]]></content>
    

  </entry>
  
  <entry>
    <title type="html">L&#039;Arabo, di Antoine Audouard</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.booksblog.it/post/7345/larabo-di-antoine-audouard" />
    <id>http://www.booksblog.it/post/7345/larabo-di-antoine-audouard/</id>
    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-03-02T10:18:14+00:00</published>
    <updated>2011-03-02T10:18:14+00:00</updated>
    <dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>antoine audouard</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>isbn edizioni</dc:subject><dc:subject>l'arabo</dc:subject><dc:subject>novità libri</dc:subject><dc:subject>recensione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Un Arabo arriva in un paese senza nome del Sud della Francia, una provincia popolare, chiusa, misera, un luogo  potrebbe essere benissimo una qualsiasi provincia europea. Inizia a lavorare come[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7345/larabo-di-antoine-audouard"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/LArabodiAntoineAudouard.jpg" class="post" border="0" align="left" width="237" height="360" alt="L&#39;Arabo, di Antoine Audouard" /> Un Arabo arriva in un paese senza nome del Sud della Francia, una provincia popolare, chiusa, misera, un luogo  potrebbe essere benissimo una qualsiasi provincia europea. Inizia a lavorare come manovale, abita in una cantina, cerca di costruirsi una vita, senza dare noia a nessuno. </p>
<p>Ma Mamine, la vecchia cicciona del villaggio, astiosa e razzista, individuando in lui l&#8217;invasore e la causa di ogni male che investe la sua famiglia e la sua terra, gli scatena addosso un vortice di odio e di sospetti che, alimentato dall&#8217;ignoranza in un attimo divampa, come gli incendi che martoriano il paese, con la stessa violenza.</p>
<p>Ed è proprio Mamine il baricentro narrativo di questo libro di Antoine Audouard appena pubblicato da <a href="http://www.booksblog.it/tag/isbn edizioni">Isbn</a>, è lei, con la sua ignoranza e con il suo cinismo, che rappresenta il punto più basso e incancrenito mai toccato dalla società occidentale, nata e cresciuta grazie al confronto e all&#8217;ibridazione, ma ormai incapace di reagire agli istinti primitivi di conservazione che stanno riemergendo negli ultimi anni.  E l&#8217;Arabo, che non ha nome semplicemente perché nessuno lo chiama e che non agisce mai, ma subisce continuamente, è soltanto l&#8217;ultimo dei bersagli.</p>
 <p>
Questo romanzo di Antoine Audouard, pur non essendo forse un capolavoro, è un libro molto potente, che colpisce il lettore come un pugno nello stomaco e che, in qualche modo, come uno specchio, riflette alcuni dei peggiori difetti di questa nostra vecchia società occidentale, sempre più chiusa in se stessa e sempre più timorosa del contatto con gli altri.</p>
<p>Qualche blogger in Francia, ha accostato questo libro di Audouard a <a href="http://www.booksblog.it/tag/celine">Louis Ferdinand Céline</a>, certamente esagerando. Eppure, soprattutto leggendo le ultime cinquanta vorticose pagine di questo libro, nonostante non venga mai raggiunto quell&#8217;incedere vorticoso così tipico – e così travolgente – del Céline di Morte a credito o del Viaggio al termine della notte, ho sentito in bocca un sapore amaro che da tempo non sentivo, un sapore che mi ha ricordato in qualche modo alcune delle cupe e melmose pagine di Céline.</p>
<p>Lo ripeto, non si tratta di un capolavoro, ma di sicuro è nato da&#8217;urgenza, dalla pancia, e proprio là ca a colpire ripetutamente il lettore. Ed è proprio questo il motivo per cui vale la pena di leggerlo.</p>
<p>Antoine Audouard<br />
L&#8217;Arabo<br />
<a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/larabo/">Isbn edizioni<br />
</a>euro 19,00</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Il correttore, di Ricardo Menéndez Salmòn</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-02-26T12:45:32+00:00</published>
    <updated>2011-02-26T12:45:32+00:00</updated>
    <dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>narrativa-straniera</dc:subject><dc:subject>il correttore</dc:subject><dc:subject>marcos y marcos</dc:subject><dc:subject>ricardo menéndez salmòn</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Non capita spesso che la complessità del mondo riesca a convivere con i caratteri stampati di una storia di carta, di uno degli incontabili romanzi che l&amp;#8217;ipertrofica macchina editoriale[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7329/il-correttore-di-ricardo-menendez-salmon"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/IlcorrettorediRicardoMenndezSalmn.gif" class="post" border="0" align="left" width="150" height="237" alt="Il correttore, di Ricardo Men&Atilde;&copy;ndez Salm&Atilde;&sup2;n" /> Non capita spesso che la complessità del mondo riesca a convivere con i caratteri stampati di una storia di carta, di uno degli incontabili romanzi che l&#8217;ipertrofica macchina editoriale contemporanea. Eppure, tra le righe di questo romanzo dello spagnolo Ricardo Menéndez Salmòn, intitolato Il correttore e pubblicato da pochi giorni fa dalla <a href="http://www.booksblog.it/tag/Marcos y Marcos">Marcos y Marcos</a>, il mondo affiora.</p>
<p>A partire dalla Tragedia, quella che sconvolse Madrid l&#8217;11 marzo del 2004, e al Dolore, alla Paura e all&#8217;Impotenza che l&#8217;essere umano istintivamente prova nel trovarsi di fronte alle macerie che la Storia lascia dietro di sé, quando questa si risveglia dal torpore, fino all&#8217;Amore, quello che lega Vladimir, il protagonista, il correttore di bozze, alla sua compagna Zoe, correttrice, o meglio, restauratrice di opere d&#8217;arte: gli ingredienti della vita ci sono tutti, e anche piuttosto ben mescolati, senza eccessi.</p>
<p>A parte – a voler essere severi – un paio di sbavature, infatti, la lunga giornata emotiva di Vladimir, alle prese con gli errori del mondo, oltre che con quelli dei Demoni di Dostoevskij, riesce a procedere sulla sottile linea rossa che separa la profondità dalla banalità, senza mai – o quasi – attraversarla. E non è cosa da poco, perché il nemico numero uno di un romanzo come questo, quello che miete vittime ogni giorno tra i romanzi contemporanei, è proprio la banalità.</p>
<p>Un bel romanzo, dunque, che scorre veloce ma che non è assolutamente superficiale, caratterizzato da una scrittura limpida e seducente, arricchita da un apparato di immagini e di metafore perfettamente modulate e da un dialogo continuo con la tradizione letteraria che riesce a non essere mai affettato o forzato. </p>
<p>Ricardo Menéndez Salmòn<br />
Il correttore<br />
Marcos y Marcos<br />
euro 14,50</p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, di Paola Mastrocola</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-02-24T12:10:40+00:00</published>
    <updated>2011-02-24T12:10:40+00:00</updated>
    <dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>saggi</dc:subject><dc:subject>guanda</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>paola mastrocola</dc:subject><dc:subject>saggio sulla libertà di non studiare</dc:subject><dc:subject>togliamo il disturbo</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7322/togliamo-il-disturbo-saggio-sulla-liberta-di-non-studiare-di-paola-mastrocola"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Togliamoildisturbo.SaggiosullalibertdinonstudiarediPaolaMastrocola.jpg" class="post" border="0" align="left" width="233" height="360" alt="Togliamo il disturbo. Saggio sulla libert&Atilde;&nbsp; di non studiare, di Paola Mastrocola" /> Qualche giorno fa, una professoressa di liceo della provincia di Milano, attraverso una lettera aperta pubblicata sulle pagine di Repubblica, denunciava lo stato di precarietà, e la relativa frustrazione che ne deriva, in cui è costretta a lavorare da anni. L&#8217;unica cosa che riusciva a trarre da questa frustrazione e da questa rabbia era un segnale di resa, una vera e propria bandiera bianca, un&#8217;abdicazione al proprio ruolo di insegnante che si basava su un&#8217;asserzione molto precisa: <a href="http://www.booksblog.it/post/7297/la-letteratura-non-serve-a-niente-ovvero-sul-ponte-sventola-bandiera-bianca">studiare letteratura e latino non serve più a niente</a>.</p>
<p>Basta leggere un breve estratto di quella lettera per capire le esatte dimensioni di questa abdicazione:</p>
<blockquote><p>Non dovete imparare a usare il cervello, perché vivrete male, sempre critici verso tutto, poco furbi, poco scaltri, poco sfrontati, sempre onesti, sempre fessi e sempre più soli. Come mi sento io. Onesta e fessa, e sola. Debole, sempre senza soldi, sensibile alle belle parole e alle romanticherie. E poi stanca. Stanca di tutto.</p></blockquote>
<p>Questo saggio di Paola Mastrocola, invece, rappresenta <strong>un altro modo di reagire alla stessa identica situazione aberrante e desolante</strong>, alla stessa rovina che segna il presente non semplicemente della scuola italiana, ma di un&#8217;intera generazione di ragazzi. Rispetto alla resa della professoressa milanese, però, <strong>la reazione della Mastrocola è più lucida, anche se non meno incisiva e rabbiosa</strong>, ed è più lucida, credo, perché, per sua fortuna, non appartiene alla generazione che sta assaporando l&#8217;amara disperazione della precarietà.</p>
<p>Eppure, proprio per questo, proprio perché il suo punto di vista non è &#8220;viziato&#8221; dalla quotidiana infelicità del precariato, l&#8217;analisi di Paola Mastrocola è da ascrivere alla lista – sempre più breve di questi tempi – della analisi preziose, da leggere per cercare di capire e di affrontare la realtà che ci circonda. </p>
 <p>
Delle tre parti di cui si compone questo <strong>Saggio sulla libertà di non studiare</strong>, quella senz&#8217;altro più forte è la prima, intitolata <em>I non studianti</em>, che fornisce un ritratto abbastanza verosimile e, proprio per questo, molto duro, delle nuove leve di studenti che vanno a scuola, ma che non imparano nulla. </p>
<p>Si tratta di un ritratto talmente potente, a mio parere, da renderlo una salutare lettura per molti. Prima di tutto per i diretti interessati, che, guardandosi in qualche modo allo specchio, potrebbero rendersi conto di una certa desolazione insista nelle loro vite, una desolazione con cui probabilmente farebbero in ogni caso i conti, quando forse sarà troppo tardi per rimediare. </p>
<p>Ma sarebbe una lettura importante anche per i loro genitori, che probabilmente capirebbero che invece di perdere tempo e forze nel cercare di andare ai consigli di classe o ai colloqui con i professori – per i corsi di recupero, le gite scolastiche e le interessantissime attività extrascolastiche –, dovrebbero investire più tempo nei colloqui con i figli, per scoprire, magari, che i loro veri interessi non saranno mai appagati da quella scuola che &#8220;non si può non fare&#8221;, da quel liceo da frequentare ad ogni costo e da quella laurea da prendere per &#8220;avere un futuro&#8221;.</p>
<p>Anche perché quel &#8220;futuro&#8221; in realtà, e molti ragazzi se ne stanno accorgendo sulla loro pelle i questi anni, non esiste, perché la mobilità sociale in questo paese è pressoché inesistente, perché più della scuola, in fin dei conti, contano i legami familiari o di amicizie, la propria rete, insomma, il proprio network di conoscenze spendibili, non certo i diplomi di laurea, i master o i dottorati, o almeno, questi ormai contano in minima parte. </p>
<p>Tornando al saggio, anche la seconda e la terza parte offrono spunti di indubbio interesse. La seconda, intitolata <em>Breve storia del non studio</em>, è dedicata all&#8217;evoluzione che ha trasformato la scuola italiana da un luogo di fatiche, di studio e di crescita, a un luogo di inutile perdita di tempo, e certamente ha il merito di farci capire che <strong>il processo di &#8220;qualunquizzazione&#8221; che sta ammorbando la nostra società, scuola in testa, ha origine ben precise e insospettabilmente lontane negli anni</strong>.</p>
<p>La terza, invece, <em>Lo studio come scelta</em>, è dedicata ad una possibile via di fuga, ad una proposta che, pur nella sua ineluttabile utopia – soprattutto vista la tendenza attuale – offrirebbe tantissimo materiale su cui chi di dovere dovrebbe riflettere a lungo per riformare finalmente questa nostra scuola un po&#8217; sfigata, incastrata com&#8217;è tra un esercito di <strong>Utenti</strong> a cui non interessa perché <strong>la loro vita è altrove</strong>, e un esercito di <strong>Burocrati</strong> che la vogliono smantellare per dare <strong>il colpo finale all&#8217;autonomia di pensiero e alla facoltà critica in questo nostro paese</strong>.</p>
<p>Pur con le sue piccole pecche, assolutamente minoritarie all&#8217;interno della analisi, e dovute essenzialmente a un certo involontario irrigidimento dell&#8217;autrice su problematiche (in primis gli effetti del social networking estremo e della connessione perpetua) che, a causa della loro assoluta contemporaneità, sono probabilmente ancora troppo difficili da analizzare con lucidità, anche per la generazione dei 25-30enni a cui io appartengo; a parte queste sfumature, insomma, <strong>Togliamo il disturbo è un libro da leggere con attenzione</strong>, perché fondamentalmente è scritto con saggezza e con l&#8217;onestà intellettuale di chi ama profondamente il proprio lavoro. </p>
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    <title type="html">La letteratura non serve a niente, ovvero sul ponte sventola bandiera bianca</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-02-18T14:13:47+00:00</published>
    <updated>2011-02-18T14:13:47+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/7297/la-letteratura-non-serve-a-niente-ovvero-sul-ponte-sventola-bandiera-bianca"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Laletteraturanonserveanienteovverosulpontesventolabandierabianca.png" class="post" border="0" width="586" height="326" alt="La letteratura non serve a niente, ovvero sul ponte sventola bandiera bianca" /><br clear="all" /> Oggi, sulle pagine virtuali di Repubblica, è stata pubblicata u<a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/02/18/news/io_prof_precaria_e_delusa_vi_dico_che_insegnare_il_latino_non_serve-12589672/">na lettera aperta scritta da una professoressa precaria </a>che insegna italiano e latino in uno dei tanti licei del milanese, una lettera che, circoscrivendo in pochi ma densi paragrafi la profonda e diffusissima amarezza che colpisce di questi tempi gli insegnanti italiani, in qualche modo segna una resa, affermando che insegnare Letteratura e Latino non serve più a niente.</p>
<p>Scrive la professoressa:</p>
<blockquote><p>Togliete queste materie dalla scuola, eviterete di far perdere tempo a quei pochi che passano i loro pomeriggi a spaccarsi la schiena su versioni, poesie e filosofi anziché fare altro di più divertente. Io non me la sento più di dire ai miei studenti di sacrificare ore di studio per il latino. L’ho fatto io, non fatelo voi ragazzi. Altrimenti farete la mia fine. Vi ritrovereste con un pugno d’aria, di parole che ormai oggi non hanno più senso per nessuno.</p></blockquote>
<p>Parole che segnalano il livello ormai insopportabile di <strong>disillusione</strong>, di <strong>demotivazione</strong> e di <strong>disperazione</strong> in cui la società italiana ha relegato la classe insegnante, frustrata da stipendi da fame, delegittimata dal sempre più potere acquisito dai genitori – individui che non dovrebbero essere ammessi nelle scuole – insultata da riforme che contabilizzano il lavoro culturale e che mortificano attese di anni nelle graduatorie. In due parole: <strong>una classe di persone che non ce la fa più</strong>, che non ha più energia, che non ha più voglia di impuntarsi e di faticare per niente, che non riesce più a reagire.</p>
 <p>
<strong>Questo è un segnale pericolosissimo</strong>, ben più della ormai sdoganata passione, da parte della nostra elite politica ultrasettantenne, per le minorenni e per le feste selvagge, ben più dell&#8217;assenza di un&#8217;opposizione reale nel paese, ben più anche della piaga del lavoro precario, della cassaintegrazione e della disoccupazione dilagante. <strong>Perchè questo è il segnale di una resa</strong>. </p>
<p>&#8220;Sul ponte sventola bandiera bianca&#8221;, cantava Battiato in una delle sue più belle canzoni. Ed è questa frase che mi viene in mente, di primo acchito, quando leggo una dichiarazione di resa come quella che ha scritto questa insegnante, una dichiarazione che, ci scommetto, firmerebbero in molte. Eppure, pur condividendo completamente la frustrazione, la rabbia, la delusione che assediano i pensieri quotidiani di moltissime insegnanti e, più in generale, di tantissimi lavoratori precari in Italia,<strong> tra le canzoni di Franco Battiato ho sempre preferito, alla bella Bandiera Bianca, la splendida Up Patriots To Arms</strong>.</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/darkroses/200643378/">Flickr</a></p>
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