Logo Blogo

critica

Gian Paolo Serino contro i furbetti dell'inchiostrino

pubblicato da Andrea Coccia in: scrittori critica

camilla baresani, giuseppe di piazza, gian paolo serino, satisfictionQuesta settimana la voglio iniziare segnalandovi un bel pezzo di Gian Paolo Serino apparso stamane su Satisfiction.me e dedicato a un rito che fa parte da sempre del folklore della critica letteraria italiana, vale a dire l’autoincensarsi o il pubblicizzarsi a vicenda.

Il caso di cui parla Serino nel suo articolo - badate bene, non è certo l’unico e non sarà assolutamente l’ultimo - riguarda una recensione apparsa sul Corriere della Sera di lunedì scorso e dedicata al libro I quattro canti di Palermo, del giornalista Giuseppe Di Piazza.

Fin qui, direte voi, che c’è di male? In realtà di male non c’è niente, ad esserci è semplicemente qualcosa di strano, direi di cattivo gusto. Scrive Serino: “Giuseppe Di Piazza è il Direttore di “Sette” per cui la Baresani scrive a cottimo (non è assunta: più articoli le commissionano più la pagano in euro e visibilità). Quindi recensisce il suo Direttore. E lo recensisce sulle pagine del Corriere della Sera, di cui Sette è l’allegato.”

Continua a leggere: Gian Paolo Serino contro i furbetti dell'inchiostrino

Se Schopenhauer dice che "Leggere fa male"...

pubblicato da Sara R. in: blog&web critica opinioni

Schopenhauer … Leggiamo diversamente!
Si tratta di una riproposizione di un tema sempre caldo, a maggior ragione in tempi di acuta “riscoperta della lettura”. In momenti nei quali si amplia il divario tra chi legge abitualmente e chi non lo fa, ma soprattutto cresce il numero di opere “divorate” dai “lettori cronici” ( o almeno questa è la mia personalissima percezione, favorita dalla “democratizzazione” di tablettes e facilitata disponibilità di titoli conseguente), mi piace giocare a gettare il sassolino nel lago e aspettare le onde che produrrà, seguendo i dettami di un certo pensiero filosofico africano.

Lungi da ogni intento provocatorio, peraltro debole già in partenza, che molto probabilmente animava il pezzo di Luigi Mascheroni all’ora della sua uscita, nel lontano 28 ottobre 2008, devo ammettere che sono stata incuriosita dalla maniera di porre il problema. Sembra infatti che lo stesso Schopenhauer facesse “parte della setta” prediligendo una sorta di “lettura sottile”, capace di scongiurare i rischi nascosti dietro i libri inutili, la malaerba, gli ammassi insulsi di parole che troppo spesso popolano gli scaffali delle librerie e che, probabilmente, non sono un fenomeno solo contemporaneo, come si potrebbe credere.

[…] Schopenhauer è implacabile: dice che leggere paralizza la fantasia, che siamo circondati da «cattivi libri» («nove decimi della nostra attuale letteratura non ha altro scopo che spillare qualche tallero dalle tasche»), che occorre leggere solo i classici e semmai rileggerli due, tre, quattro volte. Perché la vera letteratura «produce in un secolo in Europa solo una dozzina di opere durature». E poi è anche questione di tempo: «Sarebbe una bella cosa comprare i libri se si potesse comperare il tempo per leggere, ma si scambia per lo più l’acquisto di libri con l’acquisto del loro contenuto» […].

Via | ilgiornale.it

"Il piacere dell'onestà" di Pirandello, nelle parole di Gramsci

pubblicato da Sara R. in: scrittori libri critica approfondimenti

Leo Gullotta in Il piacere dell'onestà di Pirandello
Il piacere che accompagna il ritorno in una delle case dove hai vissuto, soprattutto se gli anni passati tra quelle mura non si misurano semplicemente in termini di tempo, ma di crescita e di esperienza, come avviene solo nell’adolescenza e nella prima giovinezza, è anche quello di ritrovarne la libreria. “Mettere il naso” tra quella carta tante volte sfogliata non impedisce di imbattersi in tesori dimenticati. Un po’ quello che mi è successo per caso stamattina, quando l’occhio è caduto su un libricino rosa salmone. Quasi un opuscoletto talmente striminzito, e dalle pagine leggermente avvizzite, che non ci fai caso. E invece…

…ci ho trovato dentro ben più che il testo della commedia “Il piacere dell’onestà” di Luigi Pirandello: l’articolo scritto a caldo da un critico teatrale d’eccezione come Antonio Gramsci! Un breve scorcio della serata del 25 novembre 1917, che trasmette il piacere di assistere alla prima dello spettacolo messo in scena al Teatro Carigliano di Torino, in una maniera talmente viva da farcelo quasi immaginare, quel Gramsci in poltrona con gli occhi ben spalancati, che si può solo intuire nello sguardo intenso di Leo Gullotta.

[…] Arrivati a questo punto di scomposizione e di dissoluzione psicologica, la commedia ha uno svolto pericoloso, e un po’ confuso. Le reazioni sentimentali hanno il sopravvento: la bricconeria effettiva del marchese Fabio prende un risalto di una evidenza umoristica catastrofica, e la moglie putativa diventa moglie effettiva e appassionata del Baldovino, che non è un briccone o un galantuomo, ma solo un uomo che vuole essere l’uno e l’altro, e sa essere effettivamente galantuomo, lavoratore, perché queste parole non sono che attributi contingenti di un assoluto che solo il pensiero e la volontà creano e alimentano.[…]

Via | quartaparetepress.it

"La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia" a cura di Mario Gelardi

pubblicato da Sara R. in: scrittori libri critica

"La giusta parte. Testimoni e storie dellâ��antimafia" a cura di Mario Gelardi“La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia” è un libro scomodo, come lo sono tutti quelli che raccolgono confessioni e ricordi che una certa parte, sicuramente non coincidente con “la giusta” del titolo, vorrebbe fossero inceneriti per sempre. Ma l’antologia curata da Mario Gelardi per la Collana Simgoli di Caracò Editore, va proprio nella direzione opposta. È un lavoro che si rivolge all’importanza della trasmissione di certe esperienze cruciali, un’affermazione insomma, che si oppone al silenzio, come recita la dedica:

Un libro dedicato a tutti quelli che credono che combattere le mafie sia sempre compito di qualcun altro.

Perché nonostante i fiumi di polemiche mediatiche, nonostante le numerose accuse (in buona e cattiva fede) che vedono negli “operatori dell’antimafia” i protagonisti di un “innato egocentrismo” che non può e non deve, a mio modesto parere, offuscare la necessità di un intervento che passi per la diffusione e non solo per l’azione quotidiana; si avverte in maniera pressante, in primo luogo in quelle zone che la piaga mafiosa la sperimentano più dolorosamente, la necessità di “non chiudere gli occhi” su una realtà che non può e non deve diventare predominante. Un bisogno insito non a caso nelle parole dell’introduzione:

Continua a leggere: "La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia" a cura di Mario Gelardi

I protagonisti dell'editoria sul Manifesto, ovvero un bel reportage soltanto a metà

pubblicato da Andrea Coccia in: critica

editoria, generazione tq, lavoratori precari, manifesto Sulle pagine del quotidiano Il Manifesto, per quasi tutto agosto, è stato dato spazio alle voci di alcuni dei protagonisti del mondo editoriale italiano - agenti, editor, redattori, grafici, revisori, uffici stampa - personaggi che solitamente agiscono nell’ombra, almeno per chi non conosce dall’interno il settore, e il cui punto di vista è molto interessante per capire meglio come funziona l’editoria italiana.

Da poco più di una settimana, questo reportage a puntate è disponibile online sul sito della Generazione TQ. Oltre a consigliarvene la lettura, assolutamente interessante, vorrei metterne in luce un forte limite che mi sembra altrettanto interessante e significativo per comprendere alcuni problemi ancora irrisolti che affliggono l’editoria italiana contemporanea e, più in generale, l’intero sistema culturale italiano.

Scorrendo i nomi e i ruoli dei personaggi chiamati in causa per costruire questo reportage, infatti, non posso non accorgermi della evidente mancanza di considerazione per una parte decisiva dei lavoratori dell’industria editoriale, i lavoratori precari.

Continua a leggere: I protagonisti dell'editoria sul Manifesto, ovvero un bel reportage soltanto a metà

Booksblog: conversazione con Guido Catalano (seconda parte)

pubblicato da Gabriele Ferraresi in: poesia critica

catalano booksblog22

Lunedì scorso avevamo pubblicato la prima parte della conversazione con Guido Catalano, incontrato in quel di Collegno poco prima di uno spettacolo. Avevamo toccato più o meno qualunque tema, oggi si replica e si chiude con la seconda parte della conversazione, buona lettura.

Il quote qui sotto si riferisce alla querelle sul poetry slam sorta con Lello Voce, di cui potete leggervi le due campane sul sito di Voce e su quello di Catalano.

Questa roba qua abbastanza potente che è successa, è perché da ottobre abbiamo iniziato a organizzare questo poetry slam, questa gara di poeti, che si chiama Poeti in Lizza e ha avuto un successo spaventoso. Anche perché noi non facciamo una singola serata, facciamo un torneo: questa cosa sta andando bene, la stiamo facendo anche a Milano, ne faremo uno estivo all’aperto a Torino e ce l’hanno chiesto anche in altri posti… il poetry slam esiste grazie a Lello Voce, che l’ha portato nel 1991… il poetry slam è un ottimo mezzo per portare la poesia alla gente, ma non la mia poesia, la poesia di otto poeti a sera, al posto di farti un reading con otto poeti che vanno avanti due ore ciascuno e la gente poi si spara nei coglioni. Invece il concetto di gara piace, poi noi facciamo una cernita e cerchiamo di avere dei poeti bravi, e abbiamo iniziato a ottobre e continuiamo a farlo perché ci piace, anche se Lello s’incazza.

Continua a leggere: Booksblog: conversazione con Guido Catalano (seconda parte)

Booksblog: conversazione con Guido Catalano (prima parte)

pubblicato da Gabriele Ferraresi in: poesia critica

catalano booksblog

Per come la vedo, Guido Catalano è uno dei più grandi poeti viventi in Italia. Non mi interessano le polemiche, non mi interessano le querelle di cui leggerete dopo il salto, mi interessa solo come valuto quello che ho letto. E La donna che si baciava con i lupi è un maledetto capolavoro.

Per questo motivo ho deciso di fare qualcosa con Guido, peraltro attivissimo sul web - qui il suo sito - e l’ho incontrato in quel di Collegno, in provincia di Torino, venerdì scorso. Era insieme a Federico Sirianni per uno degli spettacoli che porta in giro per la penisola.

Tra prima e dopo la serata abbiamo fatto quattro chiacchiere. Non proprio un’intervista in senso stretto ma più una conversazione, la trovate tutta dopo il salto…

Continua a leggere: Booksblog: conversazione con Guido Catalano (prima parte)

L'Arabo, di Antoine Audouard

pubblicato da Andrea Coccia in: libri critica narrativa straniera

L'Arabo, di Antoine Audouard Un Arabo arriva in un paese senza nome del Sud della Francia, una provincia popolare, chiusa, misera, un luogo potrebbe essere benissimo una qualsiasi provincia europea. Inizia a lavorare come manovale, abita in una cantina, cerca di costruirsi una vita, senza dare noia a nessuno.

Ma Mamine, la vecchia cicciona del villaggio, astiosa e razzista, individuando in lui l’invasore e la causa di ogni male che investe la sua famiglia e la sua terra, gli scatena addosso un vortice di odio e di sospetti che, alimentato dall’ignoranza in un attimo divampa, come gli incendi che martoriano il paese, con la stessa violenza.

Ed è proprio Mamine il baricentro narrativo di questo libro di Antoine Audouard appena pubblicato da Isbn, è lei, con la sua ignoranza e con il suo cinismo, che rappresenta il punto più basso e incancrenito mai toccato dalla società occidentale, nata e cresciuta grazie al confronto e all’ibridazione, ma ormai incapace di reagire agli istinti primitivi di conservazione che stanno riemergendo negli ultimi anni. E l’Arabo, che non ha nome semplicemente perché nessuno lo chiama e che non agisce mai, ma subisce continuamente, è soltanto l’ultimo dei bersagli.

Continua a leggere: L'Arabo, di Antoine Audouard

Il correttore, di Ricardo Menéndez Salmòn

pubblicato da Andrea Coccia in: libri critica narrativa straniera

Il correttore, di Ricardo Menéndez Salmòn Non capita spesso che la complessità del mondo riesca a convivere con i caratteri stampati di una storia di carta, di uno degli incontabili romanzi che l’ipertrofica macchina editoriale contemporanea. Eppure, tra le righe di questo romanzo dello spagnolo Ricardo Menéndez Salmòn, intitolato Il correttore e pubblicato da pochi giorni fa dalla Marcos y Marcos, il mondo affiora.

A partire dalla Tragedia, quella che sconvolse Madrid l’11 marzo del 2004, e al Dolore, alla Paura e all’Impotenza che l’essere umano istintivamente prova nel trovarsi di fronte alle macerie che la Storia lascia dietro di sé, quando questa si risveglia dal torpore, fino all’Amore, quello che lega Vladimir, il protagonista, il correttore di bozze, alla sua compagna Zoe, correttrice, o meglio, restauratrice di opere d’arte: gli ingredienti della vita ci sono tutti, e anche piuttosto ben mescolati, senza eccessi.

A parte – a voler essere severi – un paio di sbavature, infatti, la lunga giornata emotiva di Vladimir, alle prese con gli errori del mondo, oltre che con quelli dei Demoni di Dostoevskij, riesce a procedere sulla sottile linea rossa che separa la profondità dalla banalità, senza mai – o quasi – attraversarla. E non è cosa da poco, perché il nemico numero uno di un romanzo come questo, quello che miete vittime ogni giorno tra i romanzi contemporanei, è proprio la banalità.

Un bel romanzo, dunque, che scorre veloce ma che non è assolutamente superficiale, caratterizzato da una scrittura limpida e seducente, arricchita da un apparato di immagini e di metafore perfettamente modulate e da un dialogo continuo con la tradizione letteraria che riesce a non essere mai affettato o forzato.

Ricardo Menéndez Salmòn
Il correttore
Marcos y Marcos
euro 14,50

Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, di Paola Mastrocola

pubblicato da Andrea Coccia in: libri critica saggi

Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, di Paola Mastrocola Qualche giorno fa, una professoressa di liceo della provincia di Milano, attraverso una lettera aperta pubblicata sulle pagine di Repubblica, denunciava lo stato di precarietà, e la relativa frustrazione che ne deriva, in cui è costretta a lavorare da anni. L’unica cosa che riusciva a trarre da questa frustrazione e da questa rabbia era un segnale di resa, una vera e propria bandiera bianca, un’abdicazione al proprio ruolo di insegnante che si basava su un’asserzione molto precisa: studiare letteratura e latino non serve più a niente.

Basta leggere un breve estratto di quella lettera per capire le esatte dimensioni di questa abdicazione:

Non dovete imparare a usare il cervello, perché vivrete male, sempre critici verso tutto, poco furbi, poco scaltri, poco sfrontati, sempre onesti, sempre fessi e sempre più soli. Come mi sento io. Onesta e fessa, e sola. Debole, sempre senza soldi, sensibile alle belle parole e alle romanticherie. E poi stanca. Stanca di tutto.

Questo saggio di Paola Mastrocola, invece, rappresenta un altro modo di reagire alla stessa identica situazione aberrante e desolante, alla stessa rovina che segna il presente non semplicemente della scuola italiana, ma di un’intera generazione di ragazzi. Rispetto alla resa della professoressa milanese, però, la reazione della Mastrocola è più lucida, anche se non meno incisiva e rabbiosa, ed è più lucida, credo, perché, per sua fortuna, non appartiene alla generazione che sta assaporando l’amara disperazione della precarietà.

Eppure, proprio per questo, proprio perché il suo punto di vista non è “viziato” dalla quotidiana infelicità del precariato, l’analisi di Paola Mastrocola è da ascrivere alla lista – sempre più breve di questi tempi – della analisi preziose, da leggere per cercare di capire e di affrontare la realtà che ci circonda.

Continua a leggere: Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, di Paola Mastrocola