Se hai dodici anni e qualcuno ti porta via da tutto, non ci metti molto a capire che la cosa puzza di losco. Se ci aggiungi che tutto ciò accade a Napoli, che l’attività di famiglia è un night club pieno di escort e che il tuo patrigno non ha proprio l’aria completamente pulita, il resto viene quasi da sé. E’ un po’ così che si sviluppa la trama dell’ultimo libro di Ugo Mazzotta per Todaro Editore. La “Merce di scambio” in questione si chiama Federico Sodano e si troverà, suo malgrado, al centro di un bieco ricatto volto a far pressione proprio sul patrigno Marco, invischiato in affari con gente che non scherza.
Ma per fortuna che dall’altro lato c’è anche chi potrebbe aiutarlo. Si tratta del sovrintendente Giorgia Colucci, un’amica della madre che Federico ha sempre chiamato Zia, ed è proprio a lei che perverrà un’inquietante richiesta di aiuto via sms. Poi c’è il Commissario Alice Caturano, che si getta talmente a fondo nelle indagini, da rischiare di farsi togliere il caso… ma è inutile dirvi che non finisce così.
booktrailer da KobalFilm
Via | ugomazzotta.com

Fai un’abbuffata di libri per avere una sbornia di cultura! Ce lo dice Fernando Kerkhoff, in un portoghese, che suona un po’ così:
tome um porre de livros que a ressaca é de cultura
E in fondo ci viene proprio voglia di ascoltarlo questo Pensador che dispensa massime sulla cultura e sul successo personale. Viene persino voglia di crederci, a questa frase che riassume il senso di certi momenti di vuoto, nei quali basta un’immersione totale nell’universo libro, per ritrovare tante di quelle direttrici…
… E chissà che non venga fuori anche quella giusta. In fondo lo avevamo già chiarito il nostro sostegno al “potere terapeutico della lettura”, e poi anche solo l’idea di una stanza completamente sommersa di tomi, ha un che di avventuroso.
Vedendolo così non si penserebbe ad altro che ad un bosco, come tanti altri. Ed in effetti lo è, ma in una declinazione un po’ speciale. Si tratta dell’ultima creazione di Abraham Méndez Ramos, catalano d’adozione, impresario nel settore terziario, a sua volta autore e presidente del Club degli scrittori misconosciuti. Un’iniziativa che parte proprio dall’idea di rendere l’esperienza delle passeggiate nei boschi ancora più interessante. Ed ecco il colpo di genio, restituire simbolicamente i libri alla materia stessa che ne ha permesso la produzione.
Sessanta infatti gli alberi centenari del “piccolo polmone” ubicato nel pieno della zona urbana di Roda de Bará, che “ospitano” sui loro tronchi delle “foglie” singolari come “I fondamenti di Filosofia Naturale” di J. L. Martín Gª Alós o “I sogni del silenzio” (in catalano) di A. Prat Gelabert. Attaccate con un filo resistente sulle loro cortecce, ci sono infatti alcune pagine plastificate di ben sessanta opere che potrebbero aumentare in maniera esponenziale. Gli scrittori sono invitati a portare un estratto dei propri lavori, accompagnati da una breve biografia, per contribuire all’espansione di questa “originale foresta”. E se dovessero cadere sarà solo per mano della natura.
Video da abrahamméndezramos
A dicembre lo avevo messo in cima alla mia top3 dei libri più belli dell’anno, ma mi sono accorto che ancora non ve ne avevo parlato direttamente. Ora, a distanza di più di un mese, ho deciso quel momento è arrivato. Il libro in questione si intitola Il demone a Beslan, è di Andrea Tarabbia - bravo e giovane scrittore di Saronno - ed è edito Mondadori nella collana SIS.
Come un altro bel libro uscito l’anno scorso - Elizabeth di Paolo Sortino - anche questo di Tarabbia prende abbrivo da un fatto di cronaca. Si tratta della strage avvenuta per l’appunto a Beslan, nell’Ossezia del Nord che, nel settembre 2004, scosse l’opinione pubblica di tutto il mondo. Sono sicuro che tutti avete qualche ricordo di quei giorni: 334 morti di cui la metà bambini non vengono dimenticati in fretta, nemmeno dalla smemorata società dello spettacolo in cui viviamo.
Voce narrante e coprotagonista del libro è Marat Bazarev, unico sopravvissuto del commando che ha organizzato l’assalto alla scuola numero 1 di Beslan, che dalla cella senza finestre del carcere di Mosca in cui è rinchiuso, scrive la sua versione della storia sui fogli bianchi che gli vengono passati da sotto la porta. Qualcosa che assomiglia a una confessione, ma meno catartica e con nessuno effetto salvifico di redenzione.
Continua a leggere: Libri da leggere: Il demone a Beslan, di Andrea Tarabbia
Ho sempre pensato che ci fosse un senso intimamente profondo nel procedere “In direzione ostinata e contraria”, che non a caso è il titolo della prima “summa postuma” di De André (uno che sulle contro-direzioni di questo tipo ci ha costruito la sua intera esistenza). E anche per il mio incontro con i libri di Vichi è andata proprio così. Prima “La forza del destino”, e solo dopo “Morte a Firenze”, in un ordine che è esattamente il contrario, sia cronologicamente che per data di pubblicazione, di quello reale. Comincio quasi a credere che gli sconvolgimenti di questo tipo siano una specie di portafortuna (e se non fossi stata imbevuta nel cartesianesimo, potrei cascarci sul serio).
La morte qui c’è davvero, anche se non si tratta dell’oggetto principale del romanzo che, visto così, “a primo acchito”, potrebbe sembrare una specie di “guida notturna della città di Firenze”. Il che ci sta fin troppo bene, vista quella specie di aria silenziosa e misteriosa, che il capoluogo fiorentino emana al di là delle folle che la inondano ancora oggi. Se poi ci si aggiunge che la storia si dipana durante l’alluvione del novembre 1966, i connotati si tingono non solo di giallo, ma acquisiscono anche l’alone scuro e disfattista della catastrofe naturale.
Ma il Commissario Bordelli sembra che ci si muova bene in mezzo al fango, anche se rallenta inevitabilmente le sue indagini e riporta alla mente dolorosi ricordi di guerra. E’ alla ricerca di un ragazzino scomparso, e poi ritrovato cadavere. Un brutto affare che “puzza di sevizie lontano un miglio” e che è ben lontano dall’essere risolto. Ma naturalmente c’è di più, l’acqua stagnante che avvolge la città e i dintorni è peggio di una betoniera che divora la terra al suo passaggio. Non restano che pochi indizi sconnessi e annacquati, che Bordelli dovrà far coincidere mettendo in gioco tutta la sua intuizione. Poi l’incontro della fortuna con Bruno Arcieri, il colonnello protagonista de “L’angelo del fango” di Leonardo Gori, che spingerà verso una pista ormai abbandonata e la svolta verso una verità che puzza di fradicio, come il muschio sui muri.
A Nocera Umbra c’era un uomo, Altim Popi. Un’età indeterminata a cavallo tra i trenta e i quarant’anni, ma più vicino ai secondi, soprattutto a causa del corpo sfibrato dall’attività massacrante che conduce. Un muratore albanese che lavorava spaccandosi la schiena come al solito. Un’esistenza normale. Una vita di fatica e di piccole soddisfazioni familiari. Due figli. Una moglie. Un cantiere. Un padrone. Poi l’irreparabile. Un incidente grave che lo porta a due passi dalla morte.
“L’uomo che manca” è la sua storia. Un susseguirsi di disperazioni e ingiustizie, di “momenti virtuosi di lode” che fanno onore ai “medici combattenti” e di piccolezze ai limiti del disumano di chi, da “questa brutta vicenda”, cerca solo di uscirne fuori il prima possibile e soprattutto di fare l’impossibile affinché i lavori procedano come al solito. Perché in fondo cosa gliene importa ai clienti se un lavoratore, “persino straniero”, è in fin di vita. E’ ciò che pensa il costruttore naturalmente, coadiuvato dall’avvocato De Falco, braccio destro di turno, dagli scrupoli morali inesistenti.
Ma non finisce così. E non potrebbe essere altrimenti. Giovanni Dozzini, l’autore classe 1978, giornalista, editor e scrittore umbro, non a caso laureato proprio in Giurisprudenza, come uno dei nostri protagonisti “della parte sbagliata”, ci mette dentro una bella dose della sua esperienza di vita civile e della sua indignazione. Il risultato è in certi punti fin tropo denso, ma proprio per questo ben gradito agli “spiriti forti”.
Video da radiophonica.com
Via | lantanaeditore.com

Devo ammetterlo che sono in un periodo di grande “fascinazione streghesca”, sarà forse colpa di uno dei miei soliti “ritorni napoletani”, di alcune visite archeologiche in luoghi simbolo ed esposizioni ad hoc, o semplicemente della strana coincidenza portafortuna o sfortuna (che dir si voglia) di questo strano venerdì 13. Quel che è fuori di dubbio però è l’immensa produzione sull’argomento. Una massa di testi che si inerpica in territori sconosciuti e che, spesso, non esita a trasudare tonnellate di miscugli di “bestemmie, maledizioni e luoghi comuni”.
Non è così per “Il libro delle streghe” di Joyce Lussu (scrittrice, partigiana di valore e indimenticabile traduttrice del poeta turco Nazim Hikmet) che sembra piuttosto un’indagine, condotta con i metodi qualitativi e discreti di “un’esperienza sul campo”, una specie di articolato e avventuroso svolgersi umano che incontra personaggi in linea con l’antica sapienza, tramandata oralmente da generazioni di donne come Elisabetta, la protagonista dell’estratto che segue.
[…] Arrivando in Sardegna, dove s’imponeva il mio innesto su un tronco dalle radice non mie, cercai, come prima e necessaria operazione, di capire la storia del popolo sardo. Quando andai a Nuoro, Raffaello Marchi mi parlò della sibilla barbaricina.
“Non è una bruxa,” mi disse, “come quella di Urzulei, che fa venire il carbonchio ai cavalli e infila gli spilli nei pupazzetti di mollica di pane. È una tiina,” una divina o divinatrice, che conosce anche le erbe benefiche e l’arte di guarire le ferite o riacconciare gli ossi; cerca sempre di prevenire i furti e le violenze, ammonendo, con intuizione puntuale, che sta archittettando in segreto una mala azione; la sua sapienza è sempre volta al bene e alla pace. E’ una donna straordinaria. Se vuoi, ti presento.” Fu così che mi recai ad Orgosolo, e andai a bussare al portone di Elisabetta Lovico. […]
Via | nutopia2sergiofalcone.blogspot.com
Foto | malinconialeggera.iobloggo.com
Si chiama MBAD (Movimento per le Biblioteche Aperte la Domenica) e non è un simpatico acronimo partorito dalle fertili menti degli sceneggiatori del Topolino. Vi dirò di più, non affaticatevi a cercarlo su internet perché l’ho appena inventato. Si tratta di una specie di grido di protesta che si unisce a tutti coloro che condividono il medesimo desiderio, a Milano c’è persino chi vi ha dedicato un gruppo su Facebook. Alzi la mano chi, in tempo di esami e non, non ha pensato neanche per un momento di fuggire “l’amato nido” per rifugiarsi tra le mura amiche (e sicuramente più silenziose) di una biblioteca.
Tra convivenze non proprio pacifiche con fratelli e coinquilini vari, animali di compagnia, visite “da vasto parentado” della domenica (soprattutto al Sud), perenni lavori di ristrutturazione o “simpatici hobby dall’elevato livello di decibel” del vicino di turno (soprattutto al Nord), la tentazione di scappare alla ricerca di “ameni lidi” è un’esigenza davvero vitale. E allora ecco che scatta la “lampadina biblioteca”.
Solo che non è sempre così semplice. Perché non sono molti gli edifici di questo tipo che aprono le porte anche nel “settimo giorno sacro della settimana”. Vallo a far capire che non sempre c’è il tempo di fermarsi e che, anzi, una sana pausa in un “tempio libresco” permetterebbe agli affaticati neuroni, di approfittare di un sano riposo da schermo e alle altrettanto provate orecchie, di ristabilire una pace perduta.
Aspettiamo segnalazioni in merito ai luoghi che si prestano e ne approfittiamo per citare la Biblioteca Comunale di via Civerchi a Crema, che aprirà i battenti per 11 domeniche dal 15 gennaio al 25 marzo prossimi.
Immagine da virtusloci.it
Via | cremaonline.it

Se siete dei divoratori inarrestabili di libri significa, quasi certamente, che siete anche possessori di strutture adeguate per ordinare, appoggiare, ma anche perdere e mischiare, la vostra più o meno ampia collezione. In questo caso scommetto che farà impazzire anche voi questo fantastico tumblr creato da Anthony Dever, che tra l’altro non poteva scegliere un nome più azzeccato, vale a dire Bookshelf Porn.
Alcune delle centinaia di immagini racchiuse in questo blog verticale e vertiginoso sono veramente mozzafiato: da pareti immense di case da sogno piene di volumi ben allineati e ordinai cromaticamente, fino alle stanze incasinate, letteralmente invase da colonne, montagne e piramidi di libri accatastati a casaccio. Ce n’è veramente per tutti i gusti, tanto che un giro è obbligatorio per tutti.
Buon viaggio, e non fate come me, non perdeteci troppo tempo, mi raccomando.
“Dagli anni inauditi e travolgenti agli anni che ci attendono”. E’ il sottotitolo dell’ultimo libro di Italo Moscati per Ediesse Editore. Perché vogliamo partire proprio da questa frase di approfondimento per poi risalire alla “materia prima” del testo? Perché in fondo si tratta della nostra storia, quella italiana a partire dagli anni ‘60 per arrivare fino ai giorni nostri. Un “miscuglio unico” di miserie e grandezze, geni artistici dal talento indimenticabile e meschinerie scandalistiche che si affiancano e si osservano, contaminandosi a volte, ma più spesso producendo un tessuto dalla trama irregolare, fatto di mille luci ed ombre, che solo un profilo multiforme come quello di Moscati, critico e docente, giornalista e scrittore, sceneggiatore e regista, poteva ricostruire con una tale lucidità.
[…] non basta collegare teorie e tecniche, bisogna vivere ogni esperienza facendosi coinvolgere e voglia di capire. Nessuno può evitare quel che è accaduto tra il Novecento e il Duemila; e che accelera fra pregiudizi e paure la necessità di superare le tante facciate delle società in cui viviamo. Bisogna navigare nell’invisibile, potente computer che esisteva anche prima del computer elettronico, nei percorsi della vita che ci tocca ; nei casi migliori, riusciamo a ri-creare per tutto quel di cui abbiamo bisogno. […]
Ed eccolo comparire quasi in sordina questo titolo. Abbiamo voluto metterlo in secondo piano per farvene apprezzare ancora di più la densità materica, quella specie di realistica sensazione che fa in modo che certi concetti si presentino ben più vivi di altri. “L’albero delle eresie” è proprio un provocatorio état des lieux, che rimanda a quell’arbusto libertario, che aveva ispirato ben altri ideali, per superarlo nel nome dell’atteggiamento eretico, portatore di un sano spirito di “sinistra curiosità”. In fondo, affrancati dal sogno delle ideologie dovremmo poter percorrere sollevati la nostra strada, un percorso costellato di nuove sfide e di innumerevoli pièges.
Continua a leggere: "L'albero delle eresie" di Italo Moscati