La Stirpe, dell’americana Meljean Brook, è il primo, apprezzatissimo volume dell’originale serie steampunk, avventurosa, romantica, sensuale e dal portentoso world-building The Iron Seas, composta da libri autoconclusivi.
Il contesto in cui si ambientano i romanzi è davvero sorprendente; molto creativo e ottimamente strutturato: il mondo è diverso; la Storia, a partire da un certo punto, si è evoluta in modo alternativo (ucronia) e ha visto la popolazione cinese invadere progressivamente Europa, Asia e parte dell’Africa e assumerne violentemente il controllo. La maggior parte degli europei è fuggita in America, tranne gli inglesi che hanno tentato una resistenza. Fallendo. Anche loro, infatti, si sono, alla fine, ritrovati sottomessi dall’Orda cinese e “schiavizzati” attraverso un’anticipatissima tecnologia a base di naniti e onde radio. Una tecnologia che ha trasformato, di fatto, le persone “infettate” (i naniti sono stati fatti assumere inconsapevolemente attraverso cibi e bevande), in una sorta di zombie, di manichini assoggettati ai voleri dell’Orda cinese (a fare cose, a non farle, a reprimere emozioni e pulsioni, a provarle…).
La serie inizia verso la fine dell’800 e si ambienta in un’Inghilterra pseudo-vittoriana, liberata 9 anni prima dal dominio dell’Orda. L’eroico tentativo - andato a buon fine - di distruggere la torre di controllo della tecnologia schiavizzante si deve a un uomo, Rhys Tarhaearn, ex capitano pirata, recente duca di Anglesey ed eroe nazionale, detto il Duca di Ferro. Grazie al Duca l’Inghilterra ha ricominciato a vivere, a ricostruire la propria nazione, richiamando in patria gli esuli (il resto dell’Europa resta una landa desolata). In questo contesto (che ho reso in modo estremamente sintetico rispetto alla sua vera ricchezza) s’inserisce proprio la storia romantica del Duca di Ferro. E di Mina Wentworth, anacronistica (siamo a fine ‘800) ispettrice di polizia, nata durante un “ordine riproduttivo” emanato dagli oppressori attraverso i naniti, in cui la madre di Mina era stata posseduta da un uomo dell’Orda. Mina, quindi, è un incrocio anglo-cinese (dalla vita molto difficile).
Il secondo morso, di Chloe Neill, è il terzo volume dell’apprezzata serie urban fantasy, con tocco romance, Chicagoland Vampires/Vampiri di Chicago e il seguito di Le ragazze mordono il venerdì notte.
Dopo i due volumi precedenti, che ho trovato senz’altro piacevoli e diversi da altri dello stesso genere, popolati da personaggi intriganti e inseriti in un contesto molto interessante ma, a parer mio, ancora introduttivi e più characters che plot-driven (come piace a me), arrivo a questo terzo volume con una certa aspettativa, determinata dal notevole potenziale insito nella serie sin dal suo inizio, anche se, forse, non ancora pienamente espresso.
Nel nuovo appuntamento (il recap delle puntate precedenti lo trovate qui) la nostra Merit, vampira per caso e Sentinella con katana, dovrà fare da guardia del corpo al mutaforma super-alfa Gabriel Keene, Capo Branco dell’America Centro Settentrionale, arrivato, con compagna incinta e per un meeting generale dei mutaforma, proprio a Chicago, “patria”, particolarmente affollata (vi risiedono quattro dei dodici Casati americani) dei vampiri che si sono rivelati al mondo.
Continua a leggere: Il secondo morso, di Chloe Neill. Terzo libro per i Vampiri di Chicago
Dark kiss, dell’inglese Sarwat Chadda, ex ingegnere, giramondo, amante della storia, è il secondo volume della trilogia urban fantasy YA Devil’s kiss/Billi SanGreal series, incentrata sulle avventure della quindicenne Billi SangReal, membro di uno sparuto gruppo di Cavalieri Templari contemporanei, comandati da suo padre.
Dopo aver salvato il mondo da una “nuova” Decima Piaga, la morte dei primogeniti - scatenata dall’Arcangelo Michele, versione schizzoide, e dal suo modo “deviato” di intendere il riavvicinamento dell’Uomo a Dio - e aver contato molte perdite e subito molti cambiamenti, in Devil’s kiss (qui per un veloce recap), la giovane Templare, nel nuovo libro della serie, Dark kiss, dovrà salvare il mondo da un’altra apocalisse.
Dalla Londra del primo volume i Cavalieri si trasferiranno, questa volta, nella lontana e sterminata Russia. Tutto inizia col salvataggio della piccola Vasilisa dalle grinfie dei lupi mannari, o meglio delle lupe.
Black Moon. Desiderio di sangue, di Keri Arthur, è il settimo libro della serie australiana urban fantasy per adulti su Riley Jenson (per una visione generale della saga consiglio di recarsi qui).
Come ormai d’abitudine, la nostra Riley - ibrida mannaro-vampira, ora anche mutante uccello, Guardiana kick-ass senza più scrupoli del Dipartimento Razze Diverse di Melbourne - avrà a che fare con un doppio caso di omicidio plurimo. Non avrà nemmeno il tempo di godersi il gradito ritorno di Quinn, avvenuto nel meno “assatanato” Black Moon. Un bacio prima di morire, che una serie di morti truculente richiederà la sua attenzione. La sua e quella degli altri membri del Dipartimento, tra cui, lo ricordiamo, il fratello gemello gay e ibrido Rohan che ha finalmente accettato di relazionarsi in modo più serio alla sua anima gemella, il mannaro Liander.
I casi di questo volume che, pur partendo separati, alla fine, com’è già capitato, potrebbero convergere, riguarderanno omicidi di vampiri e ragazze, e avranno a che fare con la magia e con gli zombie. Sulla scena, inoltre, ricomparirà il mannaro cacciatore di taglie solitario Kye, che gli ormoni di Riley non riterranno per nulla indifferente, nonostante il desiderio di rimanere fedele a Quinn. Ma la luna piena si avvicina… e si sa, in quei giorni la libido dei lupi è difficilmente controllabile… Oltre al fatto che la teoria che Riley - vampira e mannara insieme - potrebbe essere destinata ad avere due anime gemelle… potrebbe non essere poi così sbagliata. Chissà. Lo sapremo solo leggendo e proseguendo nella serie, alla cui fine mancano, ormai, solo due libri (vedi schema sotto).
Il sangue degli elfi, di Andrzej Sapkowski, è il terzo libro e il primo romanzo della saga fantasy su Geralt di Rivia, The Witcher, sèguito delle due raccolte introduttive di racconti, Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
Il finale del volume precedente è stato molto emozionante. Consiglio fortemente a chi - non amando i racconti - si è arenato prima o non ha ancora letto il libro in questione, di farlo senza meno. Chicche come La spada del destino, che dà il titolo alla raccolta e, soprattutto, Qualcosa in più, ripagano gli sforzi di chi solitamente apprezza la narrativa lunga, i romanzi, ma fa fatica a lasciarsi coinvolgere da quella breve (moi, ad esempio). Ebbene, la “rotondissima” chiusura del cerchio, negli ultimi due racconti, ben connessi l’uno all’altro, è stata così toccante e anticipatoria di ciò che andremo a leggere nella “vera” saga - quella composta dai 5 romanzi che cominciano proprio con Il sangue degli elfi - che non posso che sentirmi estremamente gratificata di aver “ceduto”, ancora una volta, alla narrativa breve di Sapkowski. Della prima raccolta, Il guardiano degli innocenti, non avevo apprezzato tutti i racconti, molto più slegati, poco “epici” e ricchi di una mitologia soprannaturale per me nuova, “strana” e, quindi, da “digerire”. Ma con La spada del destino Geralt di Rivia, questo strigo albino, guerriero-mago-mutante ammazzamostri mi ha conquistata e, attraverso Il sangue degli elfi - vincitore, nella sua versione inglese, del David Gemmell Legend Award 2009 e del polacco Janusz A. Zajdel Award come miglior romanzo fantasy 1994 - voglio entrare ancora di più nel suo mondo e scoprire il motivo (senza fare particolari sforzi di immaginazione, in verità) per cui quest’originale saga polacca è così famosa in gran parte d’Europa (e più recentemente anche in America), tanto da aver ispirato i videogiochi The Witcher, 1 e 2, e da essere stata regalata, nel 2011, attraverso una copia firmata proprio de Il sangue degli elfi, dal Primo Ministro polacco al presidente USA Obama.
Ma andiamo a vedere di cosa parla questo libro - evidentemente - così significativo… (chi ha bisogno di un veloce recap può recarsi qui).
Il mistero del talismano perduto, di Karen Marie Moning, è il secondo volume della nota serie urban fantasy per adulti Fever che, prossimamente, arriverà anche al cinema.
A chi ha amato Il segreto del libro proibito farà piacere sapere che Leggereditore pubblicherà Il mistero del talismano perduto già il 23 febbraio, a meno di una mese dal primo volume.
Io, in tutta onestà - a differenza di molte altre lettrici - avendo trovato il primo volume un po’ monotono e con una mitologia celtica poco “sfruttata” rispetto al suo potenziale, ho sospeso il giudizio sulla serie fino alla lettura del secondo volume, augurandomi che possa farmi amare Fever come tantissime lettrici del mondo già fanno. D’altronde, lo sappiamo, il primo volume è, spesso, un saggiare il terreno, un introdurre gli elementi in gioco; a volte il risultato può essere esplosivo, a volte meno. Per ora, per quanto mi riguarda, è prevalso il “meno”. Ma sono prontissima a ricredermi, anche perchè lo stile dell’autrice è senz’altro accattivante. Ma andiamo a vedere di cosa parla Il mistero del talismano perduto.
L’angelo della notte. Oltre le tenebre, di Brent Weeks, è il terzo e ultimo libro dell’appassionante serie fantasy che ha dato notorietà all’autore americano. E’ il seguito de La via delle tenebre, l’esordio di Weeks, e Il tempo delle tenebre.
Dopo il volume di formazione, quello del rifiuto del proprio destino, Kylar, ora, non può che accettare definitivamente ciò che è divenuto: l’immortale Angelo della Notte. Ben altro rispetto al perfetto sicario che credeva di diventare seguendo gli insegnamenti del maestro Durzo Blint (gran bel colpo di scena il finale dell’ultimo libro! In verità ci speravo, come spero in un’analoga “situazione” anche per Jarl…).
Il cammino che Kylar ha davanti è, però, complesso. Non dimentichiamo che Khali non è stata sconfitta e i Ceuriani hanno intenzioni altamente bellicose. Inoltre Cenaria è ridotta ai minimi termini (chi ha bisogno di un recap si rechi qui). E anche se Logan è pronto a diventare uno splendido re (altro che Terah Graesin…), c’è bisogno di Kylar per sistemare molte questioni rimaste in sospeso. Servirebbe anche Jarl, per equilibrare il criminale Sa’kagè e renderlo cooperante, in qualche modo, con la Corona. E’ per questo motivo - in verità, non solo - che spero in un… colpo di scena. Logan e Jarl riuscirebbero a dare speranza e forza ai rispettivi mondi in modo eroico e sono certa che i ponti che Jarl vorrebbe gettare oltre il fiume, fisici e metaforici, verso i Cunicoli, da Logan verrebbero accolti e sostenuti. Il giovane uomo ha già dimostrato di essere un re con una visione e con un grande senso della realtà. L’abbiamo visto nella bellissima scena in cui ha ridato onore e dignità a tutte le “prostitute di guerra” istituendo per loro un ordine pseudo-cavalleresco.
Overbite, di Meg Cabot, è il secondo volume della serie Insatiable, a cavallo tra paranormal romance/urban fantasy e narrativa chick-lit a “tendenza” ironica, condita da azione. Si tratta anche di una delle rare uscite adult di un’autrice notissima per i suoi romanzi per adolescenti (The Princess Diaries è uno).
Il primo libro della serie, Insatiable, che ci aveva intrattenuto abbastanza piacevolmente, pur senza eccellere, aveva introdotto la protagonista della serie, Meena Harper (il riferimento alla stokeriana Mina Harker non è, ovviamente, casuale). Meena era un’aspirante caposceneggiatrice di New York della serie tv Insatiable che, dopo una serie di avventure tra vampiri e ammazzavampiri e la storia d’amore col figlio di Dracula, il Principe delle Tenebre Lucien Antonescu, si era ritrovata, alla fine del libro, alle soglie di una nuova vita al servizio della Guardia Palatina, una sezione segreta vaticana, dedita allo sterminio dei vampiri. Tra le sue fila avevamo incontrato il teutonico Alaric Wulf (uno pseudo-Pritkin senza magia, vedi serie su Cassandra Palmer) fortemente attratto da Meena, capace, tra l’altro - e per questo voluta nella Guardia - di prevedere il destino di morte di ogni persona (e, potendo, di modificarlo). Unica, “sookieska” eccezione all’angosciante dono si era scoperto essere rappresentata dai vampiri… già belli che morti e, quindi, particolarmente “rilassanti”. Quantomeno quelli buoni. Con i cattivi, come il fratellasto di Lucien, degno secondo figlio di Dracula, e i suoi “amici”, le cose si erano rivelate decisamente più pericolose…
In questo secondo capitolo, Overbite. Sfida all’ultimo morso, ambientato 6 mesi dopo gli eventi di Insatiable, troveremo Meena che, pur col cuore spezzato, cerca di tornare alla normalità, se di normalità si può parlare, visto il nuovo lavoro e la nuova consapevolezza del mondo…
Continua a leggere: Overbite, di Meg Cabot. Secondo appuntamento con Meena Harper
La terra delle caverne dipinte, di Jean M. Auel, è il sesto volume della spettacolare saga preistorica I figli della Terra, tra fantasia, ricostruzione storica, avventura di respiro epico e, per chi è interessato, anche amore. Una saga che ha accompagnato i lettori per lunghissimo tempo (il primo volume risale al 1980) e che, dopo un’attesa di 10 anni, arriva finalmente a conclusione.
Prima di proseguire, voglio segnalare che tutti i volumi della serie sono tuttora disponibili in edizione economica. Consiglio di cuore, quindi, a chi non si è mai avvicinato alla saga, di provare a leggere il primo, bellissimo volume, Ayla. Figlia della Terra. Sono passati molti anni dalla sua lettura, credo fossero gli anni ‘90, ed essendo assai più giovane ero sicuramente più suggestionabile… Eppure le emozioni che provai allora, le ricordo ancora oggi… Ma non si tratta certo solo di me. Il valore della saga, l’unica che abbia scritto l’americana Auel, moglie e madre di 5 figli, è attestato da svariate lauree ad honorem, dal titolo di Cavaliere delle Arti e delle Letterature di cui è stata insignita dal Ministro della Cultura francese e dai 45 milioni di libri venduti in tutto il mondo…
La storia della saga, caratterizzata, soprattutto nei volumi successivi al primo, da particolare accuratezza nelle ricostruzioni geofisiche e antropologiche, si ambienta nell’Europa di circa 30.000 anni fa, durante gli ultimi periodi di coesistenza dell’Uomo di Neanderthal, avviato all’estinzione, e dell’Homo sapiens, nella forma dell’Uomo di Cro-Magnon (che colonizzò l’Europa e altre zone). Essa prende avvio a nord del mar Nero, presso la grotta di un clan neanderthaliano che adotta una bambina Cro-Magnon rimasta orfana e si conclude nell’attuale Francia. Racconta la storia di quella bambina, poi donna, Ayla - disprezzata per la sua diversità dal clan adottivo, inconsapevolmente giunto alla fine della sua Storia - e del suo viaggio fisico, mentale (spettacolare la riproduzione - accattivantemente romanzata - della diversità del modo di pensare tra Neanderthal e Homo Sapiens), spirituale, emotivo e sentimentale, da sola e, poi, a fianco dell’amato Giondalar. Un viaggio epico, avventuroso e anche sensuale, simbolo del viaggio dell’uomo verso il suo stesso futuro. Futuro che Ayla, personaggio indimenticabile, incarna.

La spada e la promessa, di Jacqueline Carey, è il seguito de Il bacio e il sortilegio e il sesto e conclusivo volume del Ciclo di Imriel, fantasy pseudo-ucronico avventuroso ed erotico e parte della più ampia Kushiel’s Legacy Series, che include anche il Ciclo di Phèdre (vedi schema poco oltre).
Alla fine de Il bacio e il sortilegio eravamo rimasti alla vigilia di grandi e risolutivi eventi, sia di tipo internazionale, bellico e magico, che personale. Mi aspetto davvero che Jacqueline Carey che, con il Ciclo di Imriel, aveva parzialmente abbassato il livello qualitativo del suo narrare, riprenda, con l’ultima parte di Kushiel’s Mercy, quel respiro epico, quella potenza evocatrice che aveva contraddistinto l’originale, creativo e innovativo Ciclo di Phèdre e che ho cominciato a ritrovare nell’ultimo paio di mezzi-libri pubblicati (ricordiamo che nell’edizione italiana i volumi del Ciclo di Imriel sono divisi in due). Grandi cose, quindi, mi aspetto ne La spada e la promessa, sia in ambito stilistico sia dal punto di vista dello sviluppo dell’avventurosa trama, composta da fili, ben provvisti di amo, ai quali siamo rimasti poco elegantemente appesi alla fine del libro precedente.
Riuscirà Serafin, con la sua nave aragoniana ribelle ad arrivare in Terre d’Ange? E troverà il paese sull’orlo della guerra civile, con Ysandre e Città d’Elua ancora stregate dall’incantesimo cartaginese, oppure qualcosa sarà cambiato (al solito… chi ha letto sa, chi non ha letto non deve sapere). Il cruarch, ad Alba, avrà organizzato un esercito, coinvolgendo, magari, anche Hyacinthe (splendido personaggio, ingiustamente sottoutilizzato)? E Alais, altra figura potenzialmente grandiosa, molto poco sviluppata, avrà temporanemente preso il posto di Ysandre, come ci era stato lasciato intendere, dimostrando, tra l’altro, il suo valore di regina e aprendosi, forse, la strada al trono d’Alba? Oppure no? Sono tante le domande che mi andavo ponendo mentre osservavo Imri, sotto mentite spoglie, impegnato nella bizzarra storia della “riconquista” di amori e anelli… E sono contenta di aver finalmente visto una Sidonie fuori dal letto, con un’intelligenza, pur in sofferenza, per la prima volta evidente, e che le ha fatto guadagnare, almeno ai miei occhi, quel credito troppo spesso attribuitole a parole, ma quasi mai mostrato nei fatti. E Mélisande? Tanto odiosa, viziosa e smodatamente ambiziosa nel primo ciclo, quando splendidamente drammatica nel secondo, sublimata da un amore materno di cui, forse, non l’avrei creduta capace, e che fa sperare che la promessa fattale a nome di Terre d’Ange venga, non solo mantenuta ma, forse, anche ampliata… D’altronde, se le cose andranno come dovrebbero andare, non avrà ottenuto attraverso l’amore, proprio quello che, con l’intrigo, la cospirazione e il tradimento, le era così ostinatamente sfuggito durante tutta la vita? Il trono di Terre d’Ange. Attraverso suo figlio…
Continua a leggere: La spada e la promessa, di Jacqueline Carey. Si conclude il Ciclo di Imriel