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approfondimenti

5 anni fa hanno ucciso Anna Politkovskaja. Evviva Anna Politkovskaja!

pubblicato da Andrea Coccia in: scrittori approfondimenti

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Il giornalismo è una professione pericolosa, lo si sa. Soprattutto se lo si vuole fare bene, se si è mossi da uno spirito libero, da una onestà intellettuale inattaccabile e da un odio inveterato contro i soprusi e le ingiustizie del potere o di chi ne fa le veci. Anna Politkovskaja, giornalista e scrittrice, questo lo sapeva molto bene. Sapeva di rischiare la vita facendo quello che amava, come sapeva di far rischiare la vita anche ai suoi contatti, in Cecenia come a Mosca.

C’è una frase che Anna scrisse un paio d’anni prima della propria morte che da l’idea delle esatte dimensioni di questa sua consapevolezza:

Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare

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Banned Books Week: la mappa dei libri sotto accusa e i dieci libri più censurati del 2010

pubblicato da Andrea Coccia in: libri approfondimenti

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Vi ho già accennato qualche giorno fa dell’esistenza, negli States, della settimana dei libri proibiti, la Banned Books Week, una settimana dedicata alla sensibilizzazione del pubblico su un problema tanto assurdo quanto, nostro malgrado, ancora molto reale, quello della censura dei libri di narrativa accusati di attacchi alla morale o ai precetti della Bibbia.

Per rendersi conto di quanto sia grottesco e diffuso il problema vi segnalo due interessanti fonti di informazione. La prima è una bella infografica relativa alla top10 dei libri bannati in USA, pubblicata dall’Huffington Post. Una carrellata di titoli che molti di noi hanno letto e amato, da Brave new world di Aldous Huxley fino alla saga di Twilight, che ci fanno percepire in un attimo la trasversalità e l’assurdità di questa piaga.

L’altra risorse che vi segnalo è la mappa dei libri censurati, una semplice googlemap degli Stati Uniti tappezzata di puntine che segnalano ogni libro “challenged” negli States, vale a dire colpito da una a caso delle fantasiose e incredibili accuse che colpiscono centinaia di volumi ogni anno, da quelle relative al linguaggio a quelle relative ai riferimenti sessuali o religiosi. Insomma, un bel modo, anche questo, di rendersi conto di quanto sia diffusa e trasversale la tendenza moralizzante negli States.

Un paio di critiche e un augurio alla GenerazioneTQ

pubblicato da Andrea Coccia in: approfondimenti

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Da qualche mese un fantasma si aggira per l’Italia. Era infatti l’aprile scorso quando un gruppo di intellettuali e lavoratori della cultura si sono riuniti a Roma lanciando qualcosa che somiglia a un movimento, ma che forse non lo è fino in fondo. Almeno non ancora. Forse l’avrete già capito, sto parlando della GenerazioneTQ, il “movimento di lavoratori e lavoratrici della conoscenza trenta-quarantenni”, così si definisce, che è riuscito a innescare un bel dibattito sul ruolo degli intellettuali in Italia e sul futuro di questo nostro paese.

Nelle ultime settimane il dibattito sta procedendo sospinto da contributi e articoli pubblicati su alcune riviste specializzate, per esempio Alfabeta2, e su qualche blog, in primis il blog GenerazioneTQ, che colleziona tutti i pezzi del grande mosaico che si sta formando in rete permettendo di avere uno sguardo d’insieme sui “lavori in corso” e sugli sviluppi del dibattito.

Condividendo con i TQ l’età - mi manca poco più di un anno a compiere trent’anni - l’ambito lavorativo, le difficoltà esistenziali che ne derivano e dunque buona parte delle battaglie che i TQ pongono all’ordine del giorno, vorrei gettare nel calderone ribollente del dibattito in corso un paio di critiche che spero possano essere costruttive per proseguire al meglio una battaglia che, ripeto, condivido in pieno.

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Sulla crisi delle piccole librerie, sul mercato, sul prezzo unico del libro

pubblicato da Andrea Coccia in: libri approfondimenti

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E’ inutile, le piccole librerie indipendenti sono un’attività a rischio di estinzione non solo in Italia, ma in tutta Europa. E’ questo che emerge da un interessante articolo di Olivier Bétourné, presidente della casa editrice Seuil, pubblicato qualche giorno fa su Le Monde (la versione italiana la si può trovare sul blog Minima&Moralia, grazie al lavoro di Daniele Manusia).

Dalle pagine culturali del quotidiano francese Bétoruné rilancia infatti un allarme che negli ultimi anni sentiamo continuamente ma di cui continuiamo a non occuparci: il dominio della grande distribuzione e delle catene di librerie, insieme al sempre più diffuso commercio digitale stanno letteralmente asfissiando il tessuto delle librerie indipendenti, già strozzato dall’aumento dei costi di affitto e di trasporto delle merci. Insomma, a conti fatti, in dieci anni queste piccole realtà hanno visto andare in fumo più del 5% del proprio giro di affari.

Questa crisi transalpina ha un motivo particolare per interessarci e per farci riflettere, soprattutto in questi giorni, in seguito all’approvazione anche in Italia della Legge sul prezzo unico del libro, la Legge Levi, per intenderci, che ha suscitato un coro di proteste enorme tra i lettori e una piccola speranza da parte dei librai. Il motivo di cui parlo è il fatto che in Francia una legge del genere sul prezzo fisso dei libri esiste da trent’anni - si chiama Legge Lang ed è stata approvata nel 1981.

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Sulla Legge anti-Amazon: una legge contro i lettori o a favore del libro?

pubblicato da Andrea Coccia in: libri approfondimenti

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La notizia è sulla bocca di tutti da più di un mese: a partire dal 1° settembre - da oggi per l’appunto - entra in vigore la Legge Levi, meglio nota come “legge anti-Amazon”, che regolamenta la vendita dei libri imponendo un limite sulla percentuale e sulla tempistica degli sconti sulle novità, vale a dire sui libri pubblicati negli ultimi venti mesi.

In linea di massima i paletti sono 2. Per quanto riguarda la percentuale degli sconti, la legge impone un limite al 15%, mentre, per quanto riguarda le tempistiche, agli editori si concede la possibilità di organizzare campagne promozionali della durata massima di un mese, ad esclusione del mese di dicembre.

Se si esclude l’opinione dell’AIE, l’Associazione Italiana degli Editori, le reazioni all’approvazione della Legge Levi sono quasi unanimemente negative. I principale capo di accusa è il fatto che, diminuendo la possibilità di applicare sconti sul prezzo di copertina, si penalizza fortemente il potere di acquisto dei lettori - categoria che in Italia, quasi per definizione, è molto debole - penalizzando di conseguenza l’intera filiera editoriale.

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Robert Darnton, di chi sarà la biblioteca globale prossima ventura?

pubblicato da Francesco in: approfondimenti saggi

Ieri ho ascoltato il Professor Darnton ospite delle tre Fondazioni dei grandi gruppi editoriali milanesi, per una presentazione del suo ultimo lavoro: Il futuro del libro, una raccolta di undici saggi uscita da poco in italiano. Lo rivedremo sulle pagine di Blogo per l’altro incontro di domani a Perugia, dove spiegherà ai fortunati spettatori come il blog abbia una storia di 250 anni. Cosa ci ha raccontato Darnton? Ma sopratutto lui chi è? Robert Darnton è Direttore del sistema bibliotecario di Harvard, e di biblioteche ha parlato qui a Milano. Se ne legge poco su Booksblog, ecco qualche nota dalla presentazione, nel seguito di questo post uscito un po’ lunghetto.

Per prima cosa, son rimasto sbigottito dal suo colpo ad effetto: Tetraedron, rivista di chimica da quarantamila Euro l’anno. Esempio di un mercato matto, dove i prezzi in costante aumento hanno messo in crisi un intero sistema. Le riviste costano, troppo, le biblioteche universitarie possono permettersene poche, la foliazione diminuisce e chi la paga sono i tesisti che non trovano più spazio per pubblicare le proprie ricerche.

La soluzione? Passare al digitale e al sistema Open Access, dove i lavori di ricerca sono aperti alla lettura e alla valutazione dei colleghi sul web in maniera gratuita. Nel 2001 Berkeley e Stanford lanciano una petizione perchè i professori scrivano solo per riviste aperte, e la cosa ha successo: la Public library of science si impone come modello e acquista prestigio nell’ambiente accademico. Oggi Harvard ha un archivio digitale sul quale i professori hanno potere di opt out, in altre parole i loro lavori sono resi disponibili al pubblico a meno di un’espressa richiesta in senso contrario da parte dell’autore. I numeri: 6190 articoli online gratuitamente e il 70% di professori attivi. Purtroppo manca un modello di business: è solo Google Books a prevedere un accesso su abbonamento, nemmeno alle biblioteche pubbliche è concesso di connettersi gratuitamente. E così Google, da forza positiva, finisce per diventare un nemico per il sistema del sapere scientifico. La più grande biblioteca al mondo diventa un’istituzione privata, a scopo di lucro. Le biblioteche reagiscono con il sistema del Compact for Open Access Publishing Equity.

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Come scrivere un libro: suggerimenti pratici e trucchi di chi ce l'ha già fatta

pubblicato da Gabriele Ferraresi in: scrittori libri approfondimenti

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Quali sono i metodi per scrivere un libro? Quali sono i trucchi e le piccole furbizie che possiamo mettere in pratica per arrivare in fondo a quelle interminabili centinaia di migliaia di battute che abbiamo - sciaguratamente! - concordato o che ci siamo dati come limite? Come superare l’angoscia della pagina bianca, o dell’intreccio da sviluppare, o di una trama che non ci convince? E per l’ispirazione, come la mettiamo?

Oltre a chiunque si sia trovato a dover scrivere un volume, magari per la prima volta, si è fatto queste domande anche Steve Silberman di Wired US, che ha girato la questione ad alcuni suoi amici: se gli amici sono gente come Cory Doctorow - e anche molti altri noti negli States, ma quasi sconosciuti dalle nostre parti - è facile che vengano fuori risposte interessanti, pratiche soprattutto.

Leggetevi tutto il post di Silberman sul suo blog, noi qui riportiamo un po’ di consigli in ordine sparso - alla fine Steve ha raccolto i suggerimenti di ventitré autori - ne trovate cinque dopo il salto. E ovviamente: buona lettura…

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Salone del libro di Torino 2011: Il flashmob di protesta dei Redattori Precari

pubblicato da Andrea Coccia in: appuntamenti&festival approfondimenti

Salone del libro di Torino 2011: Il flashmob di protesta dei Redattori Precari

Il torpore del Salone si è rotto improvvisamente verso l’ora di pranzo, quando allo stand di Rcs, la Rete dei Redattori Precari ha attaccato pacificamente l’establishemt appiccicando postit e denunciando la grave situazione in cui versa il mondo dell’editoria italiana, il cui male invisibile si chiama Precariato.

In questi anni di crisi, sia del settore editoriale, sia, più in generale, del mondo del lavoro, questo male invisibile - invisibile in primis a causa della cecità del mondo dell’informazione - si è diffuso come un cancro, ammorbando l’intera filiera del libro e concentrandosi nelle redazioni più prestigiose.

Rizzoli, Mondadori, Adelphi, Piemme, DeAgostini Scuola: queste sono solo alcune delle realtà coinvolte da questa strategia di sfruttamento che ha trasformato una intera generazione di professionisti dell’editoria - redattori, correttori, addetti stampa, impaginatori, traduttori, copy, ricercatori iconografici, addirittura caporedattori di collana - in schiavi legalizzati che vivono il cocente, frustrante paradosso di avere le qualifiche e i conseguenti doveri del Professionista e, insieme, di vedere negati i diritti minimi del Lavoratore.

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Ho lasciato un Idiota e ho trovato un Piccolo Principe, ovvero cronaca di un bookcrossing all'italiana

pubblicato da Andrea Coccia in: appuntamenti&festival approfondimenti

Ho lasciato un Idiota e ho trovato un Piccolo Principe, ovvero cronaca di un bookcrossing all'italiana Ieri pomeriggio, mentre il sole riconquistava il suo spazio nel cielo di Milano, nella bellissima scenografia offerta dai chiostri di san Barnaba andava in scena un evento culturale organizzato dalla Fnac e intitolato «Ho lasciato un Idiota e ho trovato un Piccolo Principe».

Ma quello che nelle intenzioni degli organizzatori doveva essere un civile spazio di condivisione libera di libri e suggestioni di lettura - almeno così lo avevo ingenuamente interpretato io – si è trasformato nella consueta battaglia, gomito a gomito, quasi senza esclusione di colpi che puntualmente si scatena qui da noi quando qualcosa viene offerto gratuitamente.

Gente in affanno che si accalca agli scaffali, mani leste a sottrarre qualsiasi edizione decente venga appoggiata negli spazi espositivi, trambusto, pile di libri nelle mani di alcuni, rabbia e delusione nella mente degli altri: questa potrebbe essere una descrizione sommaria di ciò che è successo ieri all’Umanitaria.

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Il letto di Frida, di Slavenka Drakulic. Incontro con la traduttrice

pubblicato da lara in: approfondimenti narrativa straniera

disegno di un letto a castello con una donna e uno scheletro Frida Kahlo giace nel suo letto. Sente di essere arrivata al capolinea: è stanca e senza più forze. Prima di andarsene però ha bisogno di tornare indietro, di ripercorrere la sua esistenza e di indugiare sui momenti salienti, per tirare le fila e congedarsi in pace. Così torna bambina e rivive la malattia alla gamba che la costrinse a rimanere immobile per lungo tempo; ricorda i suoi genitori: la madre dura e fredda e il padre debole e depresso. E racconta l’incidente che le cambiò la vita, quando su un tram venne trafitta da un corrimano e riportò numerose fratture. Da lì cominciò il suo calvario, alleviato dall’urgenza di dipingere e dall’amore per Diego Rivera.

Frida fu una grande pittrice e, per questo, accanto alle sue memorie, la Drakulic descrive anche i suoi dipinti: spiega le circostanze in cui li creò e le sensazioni di cui sono intrisi. Come il disegno che campeggia sulla copertina, creato per esorcizzare l’idea della morte che tutte le notti Frida vedeva danzare intorno a sé. Nonostante le continue operazioni a cui dovette sottoporsi, l’artista ebbe una vita intensa, rubata al dolore e sudata in ogni istante; a fianco di Rivera partecipò attivamente al movimento comunista messicano e venne a contatto con personaggi di spicco del partito, in particolare Trotzky, con cui ebbe anche una storia passionale.

Al di là dei dati biografici noti, però, questo libro vuole restituire il ritratto di una donna forte e del suo amore ostinato per la vita. L’autrice permette di toccare con mano il dolore di Frida, di entrare nel suo corpo, di soffrire con lei, di sperimentare la fatica di combattere quotidianamente la malattia. Non solo. Accanto al supplizio fisico, la Drakulic descrive il dramma emotivo della pittrice, la lotta per conquistare giorno dopo giorno l’attenzione dell’uomo che l’aveva scelta come moglie e poi tradita ripetutamente. Per anni Frida sopportò le avventure del marito finché non lo sorprese con Kitty, la sorella adorata. Da quel momento la distanza tra l’artista e il mondo esterno divenne incolmabile, solo i suoi dipinti la salvarono dall’isolamento totale.

La Drakulic ha penetrato in modo così profondo la storia di Frida da far sembrare il romanzo un’autobiografia. Alla sensibilità di un’altra donna è stato affidato il compito di tradurre Il letto di Frida in italiano: Elvira Mujcic, autrice di Al di là del caos e Se Fuad avesse avuto la dinamite. Booksblog l’ha incontrata: potete leggere le sue risposte dopo il salto.

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