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  <title>booksblog</title>
  <subtitle>booksblog.it</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2004-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-22T23:31:12+00:00</updated>
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    <title type="html">Lévy &amp; Muschg a proposito della poesia di Grass</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2012-04-13T12:00:54+00:00</published>
    <updated>2012-04-13T12:00:54+00:00</updated>
    <dc:subject>blog</dc:subject><dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>adolf muschg</dc:subject><dc:subject>bernard-henri lévy</dc:subject><dc:subject>günter grass</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>javad shamaghdari</dc:subject><dc:subject>scrittori tedeschi</dc:subject><dc:subject>stato d'israele</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Günter Grass non ha più bisogno di presentazioni. Dopo aver presentato la poesia che divide l&amp;#8217;opinione pubblica, continuando a rifletterci ancora un po&amp;#8217; su, ci ronzava in testa[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9751/levy-muschg-a-proposito-della-poesia-di-grass"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/GnterGrassdiscorso.jpg" class="post" border="0" width="586" height="391" alt="G&Atilde;&frac14;nter Grass discorso" /></p>
<p>Günter Grass non ha più bisogno di presentazioni. Dopo aver presentato la <a href="http://www.booksblog.it/post/9737/gunter-grass-la-poesia-della-discordia">poesia che divide</a> l&#8217;opinione pubblica, continuando a rifletterci ancora un po&#8217; su, ci ronzava in testa un&#8217;idea. Ed ecco che, mentre lo stato d&#8217;Israele ha dichiarato ufficialmente lo scrittore tedesco come &#8220;persona non grata&#8221;, abbiamo deciso di presentare brevemente due posizioni contrarie fra di loro. Un filosofo ed uno scrittore, un intellettuale e un &#8220;collega di Grass&#8221;, un cittadino della République française e uno della Confederazione elvetica. Due modi completamente differenti di leggere e di concepire la questione. Per non gravare l&#8217;ordine di presentazione di &#8220;intenti di predilezione&#8221;, si è scelto di introdurre i brani seguendo l&#8217;ordine alfabetico del nome dei loro autori. Eccovi in libera traduzione: </p>
<p>La difesa dello scrittore svizzero <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Adolf_Muschg">Adolf Muschg</a>, riportata da <a href="http://www.alterinfo.net/Le-Suisse-Adolf-Muschg-prend-la-defense-de-G%C3%BCnter-Grass_a74349.html">alterinfo.net.</a></p>
<blockquote><p>Si condanna Grass per qualcosa che non ha scritto. - Gli si contesta il diritto di criticare Israele -  Perché la reazione quasi unanime dei germanofoni ha avuto luogo prima ancora di sapere se la sua critica contro Israele è fondata? - si chiede Muschg. Perché un autore come Grass non avrebbe il diritto di esprimersi in veste di cittadino del mondo? Il - silenzio inquietante mostra che la sufficienza non è solamente dalla sua parte - scrive Muschg riferendosi al passaggio nel quale Günter Grass denuncia il &#8220;silenzio generalizzato&#8221; sulla realtà evidente che Israele dispone da anni di un arsenale nucleare che cresce senza nessun controllo. E&#8217; una &#8220;menzogna pesante&#8221;, scriveva Grass, perché il verdetto di antisemitismo cadrà automaticamente su chiunque cerchi di rompere questo silenzio.</p></blockquote>
 <p>
<a href="http://laregledujeu.org/2012/04/11/9591/la-premiere-mort-de-gunter-grass/">&#8220;La première mort de Günter Grass&#8221;</a> del filosofo francese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bernard-Henri_L%C3%A9vy">Bernard-Henri Lévy</a></p>
<blockquote><p>Ecco che uno scrittore europeo, uno dei più grandi ed eminenti, visto che si tratta del premio Nobel per la letteratura Günter Grass, non trova niente di meglio da fare che pubblicare una &#8220;poesia&#8221; nella quale spiega che l&#8217;unica minaccia seria che pesa sulle nostre teste viene da un piccolo paese, uno dei più piccoli al mondo e anche uno dei più vulnerabili, che, per di più, è una democrazia: lo Stato d&#8217;Israele. Tale dichiarazione ha riempito di conforto i fanatici che regnano a Téhéran che, con la mediazione del loro ministro della cultura Javad Shamaghdari, si sono affrettati a salutare &#8220;l&#8217;umanità&#8221; e lo &#8220;spirito di responsabilità&#8221; dell&#8217;autore del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_tamburo_di_latta_%28romanzo%29">&#8220;Tamburo di latta&#8221;</a>.</p></blockquote>
<p>Immagine da Marcus Brandt/AFP/Getty Images/<a href="http://globalspin.blogs.time.com/2012/04/11/the-gunter-grass-debacle-blowback-from-anti-israel-poem-envelopes-both-sides/">globalspin.blogs.time.com</a></p>
<p>Via | <a href="http://laregledujeu.org/2012/04/11/9591/la-premiere-mort-de-gunter-grass/ ">laregledujeu.org</a> &#038; <a href="http://www.alterinfo.net/Le-Suisse-Adolf-Muschg-prend-la-defense-de-G%C3%BCnter-Grass_a74349.html">alterinfo.net</a></p>
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    <title type="html">Nota sul delicato rapporto tra blogger e case editrici</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2012-02-14T13:47:03+00:00</published>
    <updated>2012-02-14T13:47:03+00:00</updated>
    <dc:subject>case-editrici</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>blogger</dc:subject><dc:subject>case editrici</dc:subject><dc:subject>censura</dc:subject><dc:subject>sul romanzo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Nelle righe che seguono vi voglio parlare di una brutta storia che ci riguarda tutti, e da molto da vicino, tanto noi booksblogger, che viviamo scrivendo di libri, quanto voi lettori appassionati, che[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9403/nota-sul-delicato-rapporto-tra-blogger-e-case-editrici"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Notasuldelicatorapportotrabloggerecaseeditrici.png" class="post" border="0" align="left" width="358" height="360" alt="blogger, case editrici, censura, sul romanzo" />Nelle righe che seguono vi voglio parlare di <a href="http://www.sulromanzo.it/blog/terra-bruciata-attorno-o-cronaca-di-una-scelta-di-liberta">una brutta storia</a> che ci riguarda tutti, e da molto da vicino, tanto noi booksblogger, che viviamo scrivendo di libri, quanto voi lettori appassionati, che cercate nelle nostre pagine punti di vista indipendenti, originali e, soprattutto, onesti.</p>
<p>Partiamo da una descrizione sommaria di un fatto: Sul Romanzo, un importante blog letterario che è anche agenzia letteraria, riceve un libro da recensire da parte di una casa editrice con cui ha anche contatti per un lavoro di scouting. Uno dei redattori lo legge e lo stronca, pubblicando la recensione sulle pagine del blog. </p>
<p>Fin qui tutto normale. Il problema nasce quando, dopo un certo lasso di tempo, la casa editrice contatta l&#8217;amministratore del blog e gli dice una cosa che suona pressappoco così:</p>
<blockquote><p>ho letto sul blog la stroncatura a un nostro autore, stia attento perché si rischia, quando si esagera, di crearsi attorno terra bruciata, e siccome sappiamo entrambi che Sul Romanzo è e sarà sempre più al centro dell’attenzione anche per il festival che sta organizzando per luglio nel vicentino, mi dispiacerebbe dover fare cadere nel vuoto gli accordi che abbiamo preso fra il nostro editor e la vostra agenzia</p></blockquote>
 <p>
Ora, indipendentemente da chi sia l&#8217;editore e da quale sia stata la reazione di dell&#8217;amministratore del blog, il problema che queste poche e scellerate righe innescano riguarda il <strong>rapporto tra blogger e casa editrice</strong>, un rapporto che risulta essere squilibrato dalla parte della seconda, l&#8217;unica delle due parti che possiede la libertà di scelta: ovvero includere o meno il blogger nella lista dei potenziali recensori dei propri libri. </p>
<p>Sì, perché da una parte ci siamo noi, i blogger, redattori di recensioni, segnalazioni e interviste per passione o per lavoro, una categoria debole per eccellenza perché fondamentalmente &#8220;liquida&#8221;, poco definibile, non contrattualizzata e mal pagata. Dall&#8217;altra ci sono loro, le case editrici, o meglio, gli uffici stampa - che fortunatamente molto spesso hanno i volti simpatici di uomini e donne che con il tempo diventano veri e propri amici, ma il cui lavoro consiste in ogni caso nel far parlare il più e il meglio possibile dei propri libri. </p>
<p>Fino a quando i libri inviati al blogger sono di suo gradimento non c&#8217;è alcun problema, ma cosa succede se un giorno l&#8217;ufficio stampa manda al blogger il libro sbagliato, quello che suscita in lui - che prima di tutto è un lettore - la delusione di una lettura frustrante? La risposta è semplice, nella testa del blogger si presentano due possibilità: la prima è l&#8217;opportunità dell&#8217;autocensura, ovvero mettere da parte il libro e non parlarne, la seconda è scriverne con onestà, stroncandolo.</p>
<p>Vista la natura del rapporto che lo lega alle case editrici, il blogger, indeciso tra una scelta di opportunità e una di onestà, molto spesso potrebbe ritrovarsi a optare per la prima, autocensurandosi, preferendo lasciar correre piuttosto che mettere a repentaglio il rapporto con la casa editrice. Quest&#8217;ultima, infatti, leggendo una recensione negativa potrebbe decidere di non mandare più libri al blogger impertinente, il quale, non avendo la libertà economica di comprare i libri che vuole recensire, vedrebbe venir meno la base del suo lavoro. </p>
<p>Credo - ne voglio essere convinto - che la maggior parte delle case editrici siano composte da professionisti capaci e intelligenti, che mai si comporterebbero come l&#8217;interlocutore di Morgan Palmas. Eppure il solo fatto di sapere che a lui è accaduto mi fa nascere il dubbio e insieme al dubbio una domanda: sono veramente libero di scrivere quello che voglio? Non so, ma il timore che rispondere affermativamente sia un gesto di estrema ingenuità mi lacera.</p>
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    <title type="html">Una poesia senza progetto</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-12-27T10:00:46+00:00</published>
    <updated>2011-12-27T10:00:46+00:00</updated>
    <dc:subject>poesia</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>alessandro carrera</dc:subject><dc:subject>eredità poetica</dc:subject><dc:subject>lamberto pignotti</dc:subject><dc:subject>mart di rovereto</dc:subject><dc:subject>pasolini</dc:subject><dc:subject>poesia senza progetto</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ci sono 23 dicembre dal grande spessore poetico, uno di quelli è quello di quest&amp;#8217;anno, quando ti trovi con piacere davanti ad un&amp;#8217;antivigilia che ha il sapore dell&amp;#8217;articolo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9021/una-poesia-senza-progetto"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/LafestasiprospettainfinitadiLambertoPignotti.jpg" class="post" border="0" width="586" height="314" alt="La festa si prospetta infinita di Lamberto Pignotti" /></p>
<p>Ci sono 23 dicembre dal grande spessore poetico, uno di quelli è quello di quest&#8217;anno, quando ti trovi con piacere davanti ad un&#8217;antivigilia che ha il sapore dell&#8217;<a href="http://www.corriere.it/cultura/eventi/2011/secolo-poesia/notizie/carrera-versi-progett_e2e6fed0-2d6f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml">articolo di Alessandro Carrera</a> sulla situazione della poesia contemporanea. Una riflessione che si concentra in particolare su una caratteristica unica: la mancanza di progettualità. Un&#8217;assenza che si fa sentire sotto forma di &#8220;carenza immaginativa&#8221;, intesa come scadimento metaforico-utopico.</p>
<p>Perché senza il progetto si sviluppano ben altre &#8220;deficienze&#8221; a livello strettamente immaginifico, e avviene ciò che non si sarebbe mai potuto credere, l&#8217;esistenza:</p>
<ul>
<li><strong>del poeta senza la poesia</strong> &#8220;vittima sacrificale&#8221; fagocitata da un sistema promozionale, che esalta il personalismo del creatore trascurando la sua stessa creatura</li>
<li><strong>della poesia senza il poeta</strong> prodotto abnorme e orfano, destinato a progredire fuori dall&#8217;occhio vigile del suo &#8220;padre contingente&#8221;.</li>
</ul>
 <p>
E si aprono le porte a quelle opere di poesia che si sottraggono al senso più puro della sublimazione poetica, ricomponendone la possibilità della deriva espressiva. Lavori visivi che si ritrovano, ad esempio, nelle foto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lamberto_Pignotti">Lamberto Pignotti</a> (come «La festa si prospetta infinita» dell&#8217;immagine, del 1980, oggi al <a href="http://www.mart.tn.it/">Mart di Rovereto</a>).</p>
<blockquote><p> Il ventesimo secolo ci ha lasciato un&#8217;eredità poetica straordinaria quanto ingestibile. [&#8230;] Ciò che è cambiato negli ultimi trenta-trentacinque anni (indicherei per l&#8217;Italia la scomparsa di Pasolini come spartiacque) è che abbiamo fatto esperienza, e la stiamo facendo tuttora, di una poesia senza progetto. Forse per la prima volta dai tempi dei trovatori provenzali si scrive, si pubblica e si legge poesia senza che il fare poesia o l&#8217;essere poeta sia al centro di una visione del mondo. [&#8230;]</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.corriere.it/cultura/eventi/2011/secolo-poesia/notizie/carrera-versi-progett_e2e6fed0-2d6f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml">corriere.it</a></p>
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    <title type="html">&quot;Il piacere dell&#039;onestà&quot; di Pirandello, nelle parole di Gramsci</title>
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      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-12-22T13:58:20+00:00</published>
    <updated>2011-12-22T13:58:20+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>critica</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>gramsci</dc:subject><dc:subject>leo gullotta</dc:subject><dc:subject>piacere dell'onestà</dc:subject><dc:subject>pirandello</dc:subject><dc:subject>teatro carigliano</dc:subject><dc:subject>torino</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il piacere che accompagna il ritorno in una delle case dove hai vissuto, soprattutto se gli anni passati tra quelle mura non si misurano semplicemente in termini di tempo, ma di crescita e di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/9003/il-piacere-dellonesta-di-pirandello-nelle-parole-di-gramsci"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/LeoGullottainIlpiaceredellonestdiPirandello.jpg" class="post" border="0" width="586" height="389" alt="Leo Gullotta in Il piacere dell&#39;onest&Atilde;&nbsp; di Pirandello" /><br />
Il piacere che accompagna il ritorno in una delle case dove hai vissuto, soprattutto se gli anni passati tra quelle mura non si misurano semplicemente in termini di tempo, ma di crescita e di esperienza, come avviene solo nell&#8217;adolescenza e nella prima giovinezza, è anche quello di ritrovarne la libreria. &#8220;Mettere il naso&#8221; tra quella carta tante volte sfogliata non impedisce di imbattersi in tesori dimenticati. Un po&#8217; quello che mi è successo per caso stamattina, quando l&#8217;occhio è caduto su un libricino rosa salmone. Quasi un opuscoletto talmente striminzito, e dalle pagine leggermente avvizzite, che non ci fai caso. E invece&#8230;</p>
<p>&#8230;ci ho trovato dentro ben più che il testo della commedia &#8220;Il piacere dell&#8217;onestà&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello">Luigi Pirandello</a>: l&#8217;articolo scritto a caldo da un critico teatrale d&#8217;eccezione come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Gramsci">Antonio Gramsci</a>! Un breve scorcio della serata del 25 novembre 1917, che trasmette il piacere di assistere alla prima dello spettacolo messo in scena al <a href="http://www.teatrostabiletorino.it/?action=season&#038;filter=carignano">Teatro Carigliano</a> di Torino, in una maniera talmente viva da farcelo quasi immaginare, quel Gramsci in poltrona con gli occhi ben spalancati, che si può solo intuire nello sguardo intenso di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Gullotta">Leo Gullotta</a>.  </p>
<blockquote><p>[&#8230;] Arrivati a questo punto di scomposizione e di dissoluzione psicologica, la commedia ha uno svolto pericoloso, e un po’ confuso. Le reazioni sentimentali hanno il sopravvento: la bricconeria effettiva del marchese Fabio prende un risalto di una evidenza umoristica catastrofica, e la moglie putativa diventa moglie effettiva e appassionata del Baldovino, che non è un briccone o un galantuomo, ma solo un uomo che vuole essere l’uno e l’altro, e sa essere effettivamente galantuomo, lavoratore, perché queste parole non sono che attributi contingenti di un assoluto che solo il pensiero e la volontà creano e alimentano.[&#8230;]</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.quartaparetepress.it/index.php/2011/11/29/cronache-teatrali-il-piacere-dellonesta-di-pirandello-al-carignano/">quartaparetepress.it</a></p>
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    <title type="html">&quot;L&#039;importanza di essere colti&quot;, al giorno d&#039;oggi!</title>
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    <author>
      <name>Sara Rania alias Kitsuné</name>
    </author>
    <published>2011-12-19T11:57:31+00:00</published>
    <updated>2011-12-19T11:57:31+00:00</updated>
    <dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>ernesto</dc:subject><dc:subject>essere colti</dc:subject><dc:subject>frédéric lefebvre</dc:subject><dc:subject>oscar wilde</dc:subject><dc:subject>topos</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[&amp;#8220;L&amp;#8217;importanza di chiamarsi Ernesto&amp;#8221;, o &amp;#8220;L&amp;#8217;importanza di essere Onesto&amp;#8221;, in una traduzione che prova a riprendere il gioco di parole del titolo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8951/limportanza-di-essere-colti-al-giorno-doggi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Acosaserveesserecolti.jpg" class="post" border="0" width="586" height="385" alt="A cosa serve essere colti?" /><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27importanza_di_chiamarsi_Ernesto">&#8220;L&#8217;importanza di chiamarsi Ernesto&#8221;</a>, o &#8220;L&#8217;importanza di essere Onesto&#8221;, in una traduzione che prova a riprendere il gioco di parole del titolo originale inglese della commedia di Oscar Wilde (costruita sull&#8217;assonanza che unisce l&#8217;aggettivo &#8220;earnest&#8221; - serio, affidabile ed il nome proprio &#8220;Ernest&#8221;). Mi ci ero imbattuta per caso durante uno di quei &#8220;pellegrinaggi mentali&#8221; che seguono spesso delle ricerche, che partono in una direzione per poi arrivare in tutt&#8217;altra, e mi è ritornato in mente stamani, sotto una forma ulteriormente modificata che assomigliava piuttosto ad un interrogativo: (Qual&#8217;è) L&#8217;importanza di essere colti (?).</p>
<p>Perché in fondo resta ancora una delle grandi domande contemporanee, un <em>topos</em> che aderisce ad una necessità del pensiero, quella fondamentale consapevolezza del sapersi <em>reservoir</em>, nel senso di armonico &#8220;contenitore&#8221; di suggestioni culturali che si fondono e reinterpretano in una mescola nuova e interessantissima, che è ancora e più che mai un &#8220;fiore all&#8217;occhiello&#8221; per molti italiani. E se oltralpe c&#8217;è chi ne fa una vera e propria &#8220;questione nazionale&#8221;, interpellando fior di esperti per tamponare la vergogna seguita all&#8217;ironica affermazione di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fr%C3%A9d%C3%A9ric_Lefebvre">Frédéric Lefebvre</a>, Segretario di Stato al Commercio, il cui libro preferito sarebbe <a href="http://www.zadig-et-voltaire.com/">&#8220;Zadig et Voltaire&#8221;</a> (nota marca d&#8217;abbigliamento), per non parlare degli innumerevoli &#8220;strafalcioni&#8221; del presidente della repubblica francese, ciò non toglie che una riflessione unitaria sull&#8217;argomento che coinvolga anche &#8220;lo stivale&#8221;, sarebbe più che lecita.</p>
<p>Immagine da: <a href="http://www.tagbolab.it/2011/04/limportanza-di-comunicare-la-cultura/">tagbolab.it</a></p>
<p>Via | <a href="http://www.lexpress.fr/culture/livre/etre-cultive-a-quoi-ca-sert_1061072.html?xtor=EPR-618-[XPR_Culture]-20111214--159037542@187185655-20111214180058">lexpress.fr</a></p>
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    <title type="html">L&#039;Italia non è un paese per intellettuali: qualche spunto di riflessione da un&#039;intervista di Eco al Guardian</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-11-29T13:07:03+00:00</published>
    <updated>2011-11-29T13:07:03+00:00</updated>
    <dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>lavoro intellettuale in italia</dc:subject><dc:subject>umberto eco intervista guardian</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ieri il giornale inglese Guardian ha pubblicato un&amp;#8217;intervista a Umberto Eco, uno degli italiani che ancora può vantare credito all&amp;#8217;estero per la sua caratura intellettuale. Tra gli[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8823/litalia-non-e-un-paese-per-intellettuali-qualche-spunto-di-riflessione-da-unintervista-di-eco-al-guardian"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/LItalianonunpaeseperintellettualiqualchespuntodaunintervistadiEcoalGuardian.png" class="post" border="0" width="586" height="247" alt="lavoro intellettuale in italia, umberto eco intervista guardian" /><br clear="all" />Ieri il giornale inglese Guardian ha pubblicato <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2011/nov/27/umberto-eco-people-tired-simple-things?INTCMP=SRCH">un&#8217;intervista a Umberto Eco</a>, uno degli italiani che ancora può vantare credito all&#8217;estero per la sua caratura intellettuale. Tra gli argomenti che l&#8217;Umbertone nazionale ha tirato fuori davanti ai giornalisti inglesi ce n&#8217;è uno che deve farci riflettere più degli altri e che riguarda la vita intellettuale del nostro paese.</p>
<p>In particolare Eco afferma che l&#8217;Italia non è un paese intellettuale, che &#8220;sulla metropolitana di Tokio tutti leggono, mentre in Italia non lo fa nessuno&#8221; e che in fondo è proprio per questo che Berlusconi ha vinto facilmente la sua battaglia, riuscendo a trasformare il termine &#8220;intellettuale&#8221; in qualcosa di molto simile a un insulto. Per molti aspetti Eco non si sbaglia, anzi, coglie in pieno la mancanza che sfibra il nostro paese: il disinteresse del pubblico per la cultura.</p>
<p>E&#8217; vero, una volta in Italia c&#8217;erano personaggi del calibro di Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Primo Levi, Federico Zeri, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Franco Fortini e altri centinaia, noti e meno noti. Ma c&#8217;era anche l&#8217;abitudine di dar loro ascolto, i loro articoli venivano pubblicati sulle prime pagine dei quotidiani e delle riviste, erano invitati alla televisione. Insomma, la cosiddetta &#8220;classe intellettuale&#8221; aveva spazio, vale a dire voce, ma soprattutto aveva un pubblico.</p>
 <p>
Un paio di decenni dopo, invece, nell&#8217;Italia Berlusconiana, ci ritroviamo di fronte una specie di deserto. I media sono pieni di opinionisti, tuttologi e cartomanti: marionette della cultura nazionalpopolare che, generate e ben nutrite da due decenni di anti-intellettualismo forsennato, hanno sostituito agevolmente la classe intellettuale nei media, prendendone il posto anche agli occhi del grande pubblico. E&#8217; forse questa sostituzione che ci fa credere che in Italia sia sparita la classe intellettuale.</p>
<p>Eppure io credo che sarebbe ingenuo, o peggio ancora falso dire che oggi, in Italia, non esistano più intellettuali di levatura. Esistono eccome, i loro nomi e i loro volti sono meno conosciuti dal grande pubblico, ma ci sono. Il vero problema è che hanno loro tolto la voce, vale a dire che non hanno più spazio sui mezzi di comunicazione, non hanno più accesso al pubblico. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/clab4design/4970665143/">Flickr</a></p>
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    <title type="html">I Canti di Leopardi nella lista dei 100 notable books of 2011 del New York Times</title>
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      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-11-24T11:49:46+00:00</published>
    <updated>2011-11-24T11:49:46+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8771/i-canti-di-leopardi-nella-lista-dei-100-notable-books-of-2011-del-new-york-times"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/ICantidiLeopardinellalistadei100notablebooksof2011delNewYorkTimes.png" class="post" border="0" width="586" height="164" alt="giacomo leopardi, top 100 libri migliori dell&#39;anno, new york times, 100 Notable Books of 2011" /><br clear="all" />Scorrendo <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/22/books/review/100-notable-books-of-2011.html?pagewanted=1&#038;_r=3">la lista dei 100 libri più notevoli usciti in America nel 2011</a>, pubblicata un paio di giorni fa dal New York Times non possiamo certo stupirci nel trovare l&#8217;ultimo romanzo kennediano di Stephen King o l&#8217;attesissimo 1Q84 di Murakami, o ancora il Re Pallido, primo inedito postumo di David Foster Wallace (primo, ci scommettiamo, di una lunga serie). </p>
<p>Quello di cui non possiamo non stupirci, in effetti, è un altro piccolo dettaglio. Al sesto posto della lista dei top libri del 2011 appare infatti un italiano. E non si tratta di Roberto Saviano, fresco fresco di apparizione a Zuccotti Park, e neppure di una ristampa di Italo Calvino, idolatrato negli States da quelle Lezioni Americane censurate dalla morte prematura, né di Baricco, di Eco o di Faletti. Si tratta di Leopardi.</p>
<p>Si, avete capito bene: Giacomo Leopardi, il poeta e l&#8217;intellettuale più avanti che l&#8217;Italia abbia mai avuto e, nello stesso tempo, lo scrittore meno letto e più scolasticamente odiato da generazioni intere di italiani. Ad apparire nella toplist del NYT è una traduzione dei Canti, ritenuta talmente importante da meritare un cappello del genere: &#8220;With this English translation, Leopardi may at last become as important to American literature as Rilke or Baudelaire&#8221;.</p>
 <p>
Noi, nel frattempo, Leopardi lo abbiamo dimenticato. Al meglio pensiamo a lui come allo sfigato gobbo che sbavava dietro a una contadina senza avere il coraggio di dirle quanto l&#8217;amava. Basterebbe rileggerlo, ripercorrere i suoi Canti, ma anche i suoi epistolari e i suoi diari per riscoprire in Leopardi uno degli spiriti più liberi e ribelli dell&#8217;Italia moderna. </p>
<p>Basti a confermarlo qualche verso, tratto dal terzo canto, dedicato ad Angelo Mai:</p>
<blockquote><p>risveglia i morti,<br />
Poi che dormono i vivi; arma le spente<br />
Lingue de&#8217; prischi eroi; tanto che in fine<br />
Questo secol di fango o vita agogni<br />
E sorga ad atti illustri, o si vergogni</p></blockquote>
<p>Parole che oggi sarebbe bene ricordarsi, almeno di tanto in tanto&#8230;</p>
<p>Via | <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/22/books/review/100-notable-books-of-2011.html?pagewanted=1&#038;_r=3">NYY</a></p>
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    <title type="html">Il romanzo è morto, evviva le serie TV! </title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
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    <published>2011-11-22T17:28:49+00:00</published>
    <updated>2011-11-22T17:28:49+00:00</updated>
    <dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>aldo grasso</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>letteratura</dc:subject><dc:subject>morte del romanzo</dc:subject><dc:subject>serie televisive americane</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Da qualche decennio viviamo in uno strano momento della storia della cultura, un periodo che sembra aver fretta di decretare la morte di quasi tutto. La poesia è morta, è morto il romanzo e insieme a[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8751/il-romanzo-e-morto-evviva-le-serie-tv"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/IlromanzomortoevvivaleserieTV.png" class="post" border="0" width="586" height="275" alt="aldo grasso, serie televisive americane, morte del romanzo, letteratura" /><br clear="all" /></p>
<p>Da qualche decennio viviamo in uno strano momento della storia della cultura, un periodo che sembra aver fretta di decretare la morte di quasi tutto. La poesia è morta, è morto il romanzo e insieme a lui il vero scrittore, è morta anche la critica, la teoria letteraria, sono morte le riviste, insomma, sembra che sia morta l&#8217;intera letteratura. </p>
<p>Soffocati da tanto fervore apocalittico ci siamo scordati la grande regola del mondo, quella che dice che nulla si crea e nulla si distrugge e che oltre a descrivere il funzionamento energetico dell&#8217;universo, funziona discretamente anche con il mondo della finzione letteraria. Tutto cambia, dunque, si trasforma, ma non muore.</p>
<p>A ricordarcelo ultimamente ci ha pensato Aldo Grasso con un pezzo molto interessante dedicato alla presunta morte del romanzo. Il giornalista del Corsera lancia una suggestione: <strong>il romanzo non è morto, è stato semplicemente sostituito da altre narrazioni</strong>, e lo dice pensando alle serie televisive americane degli ultimi anni, da Lost a Breaking Bad, da The Wire fino a Bored to Death o all&#8217;attesa riproposizione seriale de Le correzioni di Franzen, tra l&#8217;altro a cura di Franzen stesso.</p>
 <p>
Grasso cita Gary Shteyngart, autore di un romanzo molto popolare negli States, che dice: «Canali come Hbo e Showtime stanno conquistando tutti. La tipologia di artifici narrativi che sono sempre apparsi in forma di romanzo, ora compaiono in serie come The Wire e Breaking Bad. Queste serie innescano la “spinta narrativa” che chiediamo, ci insegnano diversi mondi e diversi modi di vivere.»</p>
<p>In breve, le serie stanno andando a colmare quel bisogno di storie che proprio il romanzo, all&#8217;epoca del suo avvento, aveva contribuito a provocare nel pubblico dei lettori. In fondo, tra l&#8217;atto di creazione di un Alexander Dumas che si inventa la storia del Conte di Montecristo e quello di un J.J. Abrahms qualsiasi che di inventa la scintilla narrativa da cui scaturisce la serie fiume Lost non c&#8217;è molta differenza.</p>
<p>Solo un dettaglio di ciò che sostiene Grasso non mi trova d&#8217;accordo. Infatti, quando scrive &#8220;Nomini brand come Hbo e Showtime e, a proposito di tendenze culturali, pensi a cosa un tempo erano Einaudi e Adelphi&#8221;, credo che si sbagli. Sono ancora convinto, infatti, che il termine di paragone adatto per inquadrare le serie televisive non sia il romanzo tout court, ma che piuttosto sia il romanzo mondo ottocentesco, il feuilleton, che spesso non a caso era seriale. </p>
<p>Via | <a href="http://lettura.corriere.it/accendi-la-tv-il-romanzo-e-un-telefilm-americano/">Corsera</a></p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Qualche appunto su Ezra Pound nell&#039;anniversario della sua nascita</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
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    <published>2011-10-30T09:49:21+00:00</published>
    <updated>2011-10-30T09:49:21+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>celine</dc:subject><dc:subject>ezra pound</dc:subject><dc:subject>hamsun</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>nascita ezra pound</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Tra oggi e dopodomani ricorrono la nascita e la morte di Ezra Pound, il che vuol dire che sto per mettermi in un bel ginepraio. Ma mi ci infilo volentieri. Come Louis Ferdinand Céline, Knut Hamsun e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8517/qualche-appunto-su-ezra-pound-nellanniversario-della-sua-nascita"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/QualcheappuntosuEzraPoundnellanniversariodellasuanascita.png" class="post" border="0" align="left" width="251" height="360" alt="ezra pound, nascita ezra pound, celine, hamsun" /> Tra oggi e dopodomani ricorrono la nascita e la morte di Ezra Pound, il che vuol dire che sto per mettermi in un bel ginepraio. Ma mi ci infilo volentieri. Come Louis Ferdinand Céline, Knut Hamsun e altri, Ezra Pound, «il miglior fabbro» per Thomas Stearns Eliot, sconta postmortem una detenzione ideologica forse ancor più dura della detenzione fisica che subì in vita, una detenzione che ancora oggi impedisce di indagare criticamente il suo pensiero.</p>
<p>Pound paga infatti ancora molto care le sue posizioni in difesa del fascismo italiano, nonché la recente appropriazione - indebita - del neofascismo sociale italiano, di CasaPound per intenderci. E&#8217; sempre la stessa storia: quando uno scrittore viene utilizzato come una bandiera che deve soffiare da una parte o dall&#8217;altra si finisce sempre col vederlo storpiato e adeguato a questa o a quella ideologia assistendo, va da sé, al sempre brutto spettacolo dell&#8217;idiozia.</p>
<p>La dimensione del pensiero politico, economico e morale di Ezra Pound è altamente complessa ed è proprio questa complessità a fare sì che ogni tentativo di semplificazione intellettuale la disinneschi e la uccida. Con queste poche e certamente inadeguate righe mi piacerebbe riavvicinare Pound ai suoi lettori elettivi, vale a dire tutti noi figli della modernità. E per farlo bisogna per forza cercare di liberarlo dalle catene ideologiche di chi non ha alcun interesse a rileggere criticamente la sua opera, ma che ne ha bisogno semplicemente come icona, idolo lontano da mitizzare.</p>
 <p>
Rileggere un&#8217;intervista rilasciata al Corriere della Sera più di un anno fa da Mary de Rachewiltz, la figlia del poeta,  per esempio, è il primo passo per intravedere in Pound qualcosa di più del traditore dell&#8217;America e dell&#8217;apologeta di Mussolini e di Hitler. Quello che si intravede è un personaggio turbolento, complesso e tormentato. Tre caratteristiche che ci impongono di bypassare la visione semplicistica che tentano di propinarci, di andare un po&#8217; più in là. </p>
<p>Facendolo potremmo sorprenderci a ritrovare in lui alcune delle idee che, in questi tempi di indignazione, si stanno diffondendo tra i giovani di tutto il mondo: la contestazione del capitalismo, la volontà di rimettere al centro del mondo l&#8217;uomo, il vagheggiamento di un mondo post-borghese. Dice la figlia: </p>
<blockquote><p>Voleva una gestione morale dell&#8217;economia, attraverso l&#8217;abolizione dello sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo e del processo del denaro che produce denaro, ossia il divinizzato mostro dell&#8217;usura che è motore dei circuiti finanziari&#8230;</p></blockquote>
<p>Le esigue dimensioni di questo post mi impongono di chiosare e concludere. E vorrei farlo citando una frase di Pound citata dalla figlia, una frase che mi sembra in grado di ridare al suo pensiero la forza per strapparsi le catene del pensiero reazionario post fascista che gli stanno costando care:</p>
<blockquote><p>È dovere di ognuno tentare di immaginare un&#8217;economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente</p></blockquote>
<p>La morale della favola spero che sia chiara: imbrigliare un pensatore nelle reti soffocanti di una ideologia è sempre un&#8217;operazione inutile e stupida. Come Céline, Hamsun e gli altri della serie, anche Pound sta scontando la nostra incapacità di pensare criticamente. Il recente superamento della divisione politica tra destra e sinistra - ormai appiattite sull&#8217;unica e apparentemente vincente ottica del neoliberismo -  ci impone il dovere e la responsabilità di riappropriarci dei nostri maestri. E Pound, come anima del modernismo, che lo vogliamo o no, lo è. </p>
<p>E seppur Pound nella sua vita abbia fatto scelte che non condividiamo affatto - sono il primo a dirlo - nostro dovere è quello di continuare a leggerlo e a farlo leggere. Solo così possiamo salvarlo dal comodo oblio che gli stanno disegnando attorno.</p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Cinque consigli a un giovane scrittore da Haruki Murakami</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-10-11T12:38:46+00:00</published>
    <updated>2011-10-11T12:38:46+00:00</updated>
    <dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>1q84</dc:subject><dc:subject>consigli a un giovane scrittore</dc:subject><dc:subject>haruki murakami</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>michele mari</dc:subject><dc:subject>scuole di scrittura creativa</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Probabilmente molti di voi avranno già provato, ma se cercate su google la stringa &amp;#8220;Scuole di scrittura creativa&amp;#8221; vi ritrovate di fronte a una lista di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8303/cinque-consigli-a-un-giovane-scrittore-da-haruki-murakami"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/CinqueconsigliaungiovanescrittoredaHarukiMurakami.png" class="post" border="0" width="586" height="333" alt="1q84, consigli a un giovane scrittore, haruki murakami, michele mari, scuole di scrittura creativa" /><br clear="all" /> Probabilmente molti di voi avranno già provato, ma se cercate su google la stringa &#8220;Scuole di scrittura creativa&#8221; vi ritrovate di fronte a una lista di unmilionequattrocentosessantamila risultati, 1.460.000, per dirlo a numeri, che forse fa più impressione. Scuola Omero, Scuola Holden, Giulio Mozzi, Raul Montanari, Gotham Writers, Lanterna Magica, sono questi i nomi che riempiono la prima delle n pagine di risultati (con n tendente all&#8217;infinito). </p>
<p>Le scuole di scrittura creativa, insomma, vanno alla grande. Un po&#8217; perché sono il metodo principale che molti scrittori hanno per tirare a campare, un po&#8217; perché al mondo tutti vogliono fare gli scrittori e nessuno ha abbastanza tempo, costanza, ostinazione e ossessioni per diventarlo da solo. Ma se pensate che questa sia una dinamica prettamente contemporanea, prendereste una gran cantonata. Scriveva infatti Leopardi nel pensiero XX, parlando del vizio di ammorbare il prossimo leggendo i propri componimenti:</p>
<blockquote><p> oggi, che il comporre è di tutti, e che la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore, è divenuto [il suddetto vizio] un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana.</p></blockquote>
 <p>
Bene, appurato che il voler essere tutti scrittori non è questione contemporanea, veniamo al sodo. E&#8217; parere di alcuni dei più grandi scrittori del Novecento che le scuole di scrittura creativa siano utili tutt&#8217;al più per fare nuove conoscenze, non certo per imparare a scrivere. In un&#8217;intervista che facemmo qualche anno fa a Michele Mari, proprio su questa questione ci disse: </p>
<blockquote><p>“Prima passate tutta l’infanzia e tutta l’adolescenza a leggere la letteratura di mezzo mondo e poi vedete se vi viene voglia di entrare nello stesso arengo e cimentarvi con gli autori che avete amato”</p></blockquote>
<p>Leggere, leggere, leggere. Questa è la ricetta per imparare a scrivere, da che mondo è mondo. A questo proposito, per ritornare alla notizia che mi ha spinto a cominciare questo articolo, vi vorrei sottoporre un interessante post scritto da Jason Boog. Si intitola How to write like Haruki Murakami e, attraverso alcune frasi tratte dalla copia stampa di 1Q84, il nuovo libro del giapponese che uscirà tra qualche settimana, propone una piccola ricetta in cinque punti per scrivere come Murakami.</p>
<p>Eccola qua:</p>
<p>1. Scrivere semplicemente ma con molta cura: “La scrittura sembrava apparentemente semplice, ma una lettura attenta rivelava il fatto che fosse calcolata e costruita con estrema cura.”</p>
<p>2. Rimuovere ogni parola che non è necessaria: “Nessuna delle sue parti era troppo ricca, ma nello stesso tempo tutte avevano tutto ciò che era necessario.”</p>
<p>3. Focalizzarsi sulle descrizioni realistiche:  “Le espressioni metaforiche erano ridotte al minimo, ma le descrizioni rimanevano vivide e ricche.”</p>
<p>4. Toccare tematiche oscure: “Una particolare oscurità pervadeva il suo stile&#8230; assomigliava a una di quelle fantastiche storie per bambini, eppure, nascosta in profondità, scorreva qualcosa di potente e di oscuro.”</p>
<p>5. Scrivere una prosa musicale: “Soprattutto lo stile aveva una straordinaria musicalità. Anche senza leggerlo ad alta voce, il lettore avrebbe riconosciuto la sua profonda sonorità.”</p>
<p>Via | <a href="http://www.mediabistro.com/galleycat/how-to-write-like-haruki-murakami_b39484">GalleyCat</a><br />
Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/angelocesare/4970925102/">Flickr</a></p>
]]></content>
    

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    <title type="html">5 anni fa hanno ucciso Anna Politkovskaja. Evviva Anna Politkovskaja!</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
    </author>
    <published>2011-10-07T13:10:07+00:00</published>
    <updated>2011-10-07T13:10:07+00:00</updated>
    <dc:subject>scrittori</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>anna politkovskaja</dc:subject><dc:subject>giornalismo</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>in memoria di anna politkovskaja</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il giornalismo è una professione pericolosa, lo si sa. Soprattutto se lo si vuole fare bene, se si è mossi da uno spirito libero, da una onestà intellettuale inattaccabile e da un odio inveterato[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8257/5-anni-fa-hanno-ucciso-anna-politkovskaja-evviva-anna-politkovskaja"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/Unricordoappassionatodiunagiornalistacoraggiosaunapologiadelmestieredelreporter.png" class="post" border="0" width="586" height="334" alt="anna politkovskaja, giornalismo, in memoria di anna politkovskaja" /><br clear="all" /> Il giornalismo è una professione pericolosa, lo si sa. Soprattutto se lo si vuole fare bene, se si è mossi da uno spirito libero, da una onestà intellettuale inattaccabile e da un odio inveterato contro i soprusi e le ingiustizie del potere o di chi ne fa le veci. <strong>Anna Politkovskaja</strong>, giornalista e scrittrice, questo lo sapeva molto bene. Sapeva di rischiare la vita facendo quello che amava, come sapeva di far rischiare la vita anche ai suoi contatti, in Cecenia come a Mosca.</p>
<p>C&#8217;è una frase che Anna scrisse un paio d&#8217;anni prima della propria morte che da l&#8217;idea delle esatte dimensioni di questa sua consapevolezza: </p>
<blockquote><p>Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare</p></blockquote>
 <p>
Eppure la giornalista russa ha sempre cercato di non arretrare di un passo, malgrado le minacce che riceveva continuamente dal potere e dai suoi scagnozzi. Perché Anna Politkovskaja, come molti altri giornalisti in tutto il mondo, dava fastidio al suo paese, alla Russia. Invece di essere il fiore all&#8217;occhiello della società era una reietta.</p>
<p>È lei stessa che lo dice, in un articolo pubblicato dopo la sua morte:</p>
<blockquote><p>Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all&#8217;estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.<br />
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d&#8217;incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un&#8217;indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all&#8217;aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie. Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci.</p></blockquote>
<p>Oggi sono passati cinque anni da quel giorno, quel 7 ottobre 2006 in cui il killer di Anna la aspettò sotto casa, la seguì in ascensore e le sparò il primo colpo, quello fatale, alla testa. Sono passati cinque anni e nel frattempo nel mondo sono morti tanti giornalisti come Anna, uccisi dalla guerra, dal potere, o da entrambe le cose.</p>
<p>A noi che restiamo spetta il compito di impegnarci sempre di più nella nostra professione, senza avere paura, cercando di scardinare i vincoli che legano - nel nostro caso di italiani - il nostro paese a delle strutture di controllo paramedievali, a delle leggi ingiuste.</p>
<p>Sicuramente è un caso che l&#8217;anniversario della morte di Anna Politkovskaja coincida, in Italia, con i giorni tristi in cui il governo cerca di imbavagliare la stampa, sia cartacea che online. E&#8217; un caso che addolora, ma che forse ci rende ancora più forti e decisi nel perseguire il fine di ogni buon giornalista: difendere la libertà, che sia la propria, quella della propria comunità o quella, intangibile, dell&#8217;Umanità.</p>
<p>Un mio amico di Istanbul, ogni volta che beve in compagnia innalza il calice e, guardando ognuno degli amici che ha intorno a sé, dice sempre: «A quelli che ci sono, e a quelli che non ci sono». Scusate la retorica, ma oggi quel brindisi, almeno per me, ha un senso particolare. </p>
<p>Foto | <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Anna_politkovskaia_paris.jpg">Wikipedia</a></p>
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    <title type="html">Banned Books Week: la mappa dei libri sotto accusa e i dieci libri più censurati del 2010</title>
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    <author>
      <name>Andrea Coccia</name>
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    <published>2011-09-29T12:47:08+00:00</published>
    <updated>2011-09-29T12:47:08+00:00</updated>
    <dc:subject>books</dc:subject><dc:subject>approfondimenti</dc:subject><dc:subject>banned books week</dc:subject><dc:subject>huffington post</dc:subject><dc:subject>libri censurati</dc:subject><dc:subject>libri proibiti</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.booksblog.it/post/8181/banned-books-week-la-mappa-dei-libri-sotto-accusa-e-i-dieci-libri-piu-censurati-del-2010"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/booksblog/BannedBooksWeeklamappadeilibrisottoaccusaeidiecilibripicensuratidel2010.png" class="post" border="0" width="586" height="305" alt="banned books week, libri censurati, libri proibiti, huffington post" /><br clear="all" /> Vi ho già accennato qualche giorno fa dell&#8217;esistenza, negli States, della <a href="http://www.booksblog.it/post/8129/al-via-ieri-negli-states-la-banned-books-week-ma-sono-ancora-molti-i-libri-proibiti-in-usa">settimana dei libri proibiti, la Banned Books Week</a>, una settimana dedicata alla sensibilizzazione del pubblico su un problema tanto assurdo quanto, nostro malgrado, ancora molto reale, quello della censura dei libri di narrativa accusati di attacchi alla morale o ai precetti della Bibbia.</p>
<p>Per rendersi conto di quanto sia grottesco e diffuso il problema vi segnalo due interessanti fonti di informazione. La prima è una <a href="http://big.assets.huffingtonpost.com/0924bannedbooks.swf">bella infografica relativa alla top10 dei libri bannati in USA</a>, pubblicata dall&#8217;Huffington Post. Una carrellata di titoli che molti di noi hanno letto e amato, da Brave new world di Aldous Huxley fino alla saga di Twilight, che ci fanno percepire in un attimo la trasversalità e l&#8217;assurdità di questa piaga.</p>
<p>L&#8217;altra risorse che vi segnalo è la <a href="http://www.bannedbooksweek.org/mappingcensorship">mappa dei libri censurati</a>, una semplice googlemap degli Stati Uniti tappezzata di puntine che segnalano ogni libro &#8220;challenged&#8221; negli States, vale a dire colpito da una a caso delle fantasiose e incredibili accuse che colpiscono centinaia di volumi ogni anno, da quelle relative al linguaggio a quelle relative ai riferimenti sessuali o religiosi. Insomma, un bel modo, anche questo, di rendersi conto di quanto sia diffusa e trasversale la tendenza moralizzante negli States.</p>
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