Leggere dovrebbe diventare per tutti un’attività di “igiene mentale”, regolare come quella di lavarsi i denti tutti i giorni. Lo dicono i tanti scrittori che con i loro saggi hanno firmato il pamphlet Smetti di fare quello che stai facendo e leggi questo! (Vintage Books ed.), segnalato dall’Independent. Fra loro, Mark Haddon, Jeannette Winterson, Zadie Smith, Tim Parks. Che raccontano come leggere sia una passione che inevitabilmente nasce (o muore lì) da piccoli.
Che ami leggere te ne accorgi davanti alla stipatissima biblioteca dei tuoi, o nel tuo corpo a corpo con Grandi speranze di Dickens, nonostante spesso a scuola ti insegnino “a leggere Amleto prima che tu sia pronto per Amleto”, come nota Tim Parks.
Read a novel, they urge us, because it will enable you to travel in time and space, learn about falling in and out of love, growing up or growing old…Read, because it will transform your life and even alter the circuitry of your brain.
Un messaggio da farci una catena di sant’Antonio, o postarlo a raffica su Facebook, come in una sorta di pubblicità progresso fai da te.
Segnalo un originale “diario” di New York raccontata dagli occhi di personaggi famosi del mondo della letteratura, dell’arte, della scienza, strutturato come un “puzzle” dei loro diari ed epistolari, articoli di giornale.
Il libro si chiama New York Diaries 1609-2009, di Teresa Carpenter (Modern Library), ed è la struttura a meritare un plauso per originalità, visto che è ordinata cronologicamente come un vero diario, giorno dopo giorno. Ad esempio fu il 3 maggio del 1947 che Simone de Beauvoir ci racconta come decise di preferire il bourbon alla marjuana, e il capitolo del diario relativo appunto al 3 maggio del 1947 sarà lei a riempirlo con il suo racconto. E così via, autore dopo autore.
Così siamo testimoni di Henry Hudson che guarda il fiume che un giorno gli sarà dedicato, ci sono le riflessioni torve di Edgar Allan Poe su Brooklyn, che lo disgustava, e diamo uno sguardo alla processione di gente al funerale di Lincoln. C’è anche il resoconto di certe cene di Albert Camus a Chinatown o Anais Nin che definisce la città solo “una brutta prigione” mentre ci si accorge che Edison scriveva davvero bene, nota l’articolista del NyTimes.
Il tutto per la bellezza di 486 pagine (anche poche, in realtà, ma alcuni giorni, segnala il NyTimes, si riducono a poco più che uno stralcio di frase). Chissà se l’idea stuzzicherà anche qualche autore italiano che si imbarcherà nell’impresa di dedicare un’opera tale a una delle nostre città.
Ora, che i francesi (e le francesi, in particolare) abbiano una marcia in più, lo abbiamo sempre saputo, a partire dal best seller Le francesi non ingrassano di Mireille Guiliano (S&K), che rivelava già dal titolo una verità universalmente nota, per l’invidia di tutte noi.
Le francesi non ingrassano, semplicemente, perchè NON mangiano. Sono superiori alla fame. Hanno altro da fare. Il loro proverbiale savoir faire, naturalmente, lo applicano con successo anche nell’educazione dei figli (e ti pareva).
La questione, scrive Pamela Druckeman nel suo French children don’t throw food (ed. Doubleday), segnalato dal Guardian, è che i francesi sanno dosare “massima severità e massima libertà” nel loro rapporto con i bambini. Sanno far loro attendere quello che vogliono. Hanno la loro “semplice, calma autorità” nel farlo. Difficilmente imitabile a partire da una serie di regole teoriche, e infatti l’autrice descrive la sua esperienza sul campo, e non compone un rigido manuale.
Continua a leggere: I bambini francesi non buttano via il cibo, di Pamela Druckeman
“E si deve soltanto essere abbastanza silenziosi e soli e pazienti per accogliere in sé la grazia di una tale ora, che in molti non penetra perchè in loro c’è tanto rumore e niente ordine”.
E’ stato strano per me leggere queste splendide Lettere di Natale alla madre di Rilke, passate le feste. Ma se anche voi siete tipi come me, quelli che “aspettano Natale tutto l’anno”, vi consiglio di farlo senza aspettare le prossime festività.
In ogni caso vi dico solo che personalmente, a lettura ultimata, ho deciso che il prossimo anno sarà proprio questo volumetto edito da Passigli (bella casa editrice prevalentemente di poesia) il dono che elargirò a coloro che amo. Per essere precisi, nell’esaltazione del momento mi sono ripromessa che le rileggerò ad ogni Natale (Rilke va degustato lentamente, e chi ha letto Lettere a un giovane poeta lo sa).
Continua a leggere: Lettere di Natale alla madre, di Rainer M. Rilke
I quattro preti di strada protagonisti di questa raccolta Einaudi Dov’è Dio li abbiamo sentiti forse nominare – don Gallo ad esempio – come esponenti di quella Chiesa che, come dice qualcuno di loro, va in mezzo agli uomini, e non cerca di fare il contrario.
Cresciuti loro stessi ai margini nella chiesa, lavorando in fabbrica da bambini, ex partigiani o amici di prostitute di buon cuore, spesso “rimandati” nel tempo dalle gerarchie ecclesiastiche prima di ottenere il colletto bianco, pronti a occupare edifici per i loro amici ottenendo – dopo aver manifestato le loro ragioni – anche il beneplacito delle autorità.
“La fede mi ha salvato dalla religione”, dice ad esempio don Dario Ciani, che ha fondato comunità di alloggio e lavoro per disabili grazie all’amore per la sorella Rosalba, che da piccolissima ebbe una lesione al cervelletto che, fino alla sua morte, le impedì di parlare di muoversi, di mangiare da sola, e che rimase sempre con lui.
Continua a leggere: Dov'è Dio, il Vangelo quotidiano secondo quattro preti di strada
Il narcisista: “E ora parliamo un po’ di te: mi ami?” (Maria Luisa Spaziani)
E’ un piacere segnalare questa edizione bilingue italiano-romeno (editura Focus), che raccoglie una bella antologia del premio Torino in sintesi, riservato alla scrittura aforistica. E’ un piacere perché vi ho ritrovato “il meglio” di tanti autori che ho letto, e che vi ho segnalato, in questi ultimi mesi (soprattutto grazie alla insostituibile “bussola” di Aforisticamente, va detto) e che sono fra i vincitori o fra i giurati/fondatori del premio.
Ne ho amati tanti, in primis Silvana Baroni, perché, se l’aforisma è “un’apocalisse provocata da un colpo di spillo”, come dice l’ottimo Mauro Parrini, lei riesce secondo me a farci crollare il mondo alle spalle con un sorriso (”ogni bambino per sua natura è curioso. Poi va a scuola”) o al massimo un’alzata di sopracciglio, come quando scrive che “la seconda metà della vita o è finalmente la prima o inesorabilmente l’ultima”.
Continua a leggere: Aforismul in Italia, antologia di Torino in sintesi
Vivi dentro di noi è una delle tante frasi presenti in una delle letterine che sono state citate nella postulazione della beatificazione Giovanni Paolo II.
Come scrive nella prefazione l’autrice, Wojtyla riceveva però tantissime lettere anche da vivo: tante le persone che sono tornate a scrivergli anche dopo la sua morte, ringraziandolo di avere loro risposto.
Ci sono innanzitutto i piccoli grandi miracoli quotidiani di cui molti rendono grazie.
C’è chi racconta di aver sentito nel cuore, in chiesa, una voce che diceva “ora puoi smettere di bere” e di non aver più toccato un goccio d’alcol da allora. O un polacco naufragato dopo essere partito in vela in solitaria per il giro per il mondo, che ha gridato il suo nome sotto il sole, e ha visto arrivare nugoli di pesci all’amo.
Continua a leggere: Vivi dentro di noi, a cura di Alexandra Zapotoczny
“Quando trovo/in questo mio silenzio/una parola/scavata è nella mia vita/come un abisso” (Ungaretti)
E’ una bella sfida riuscire ad appassionare un bambino alla poesia. Le poesie si imparano a memoria, si declamano ancora, certo. Ma come far sì che parlino ancora, con i loro ritmi e la loro forma rarefatta, nell’era della multimedialità e della comunicazione istantanea, sociale, frammentata e continua?
La sfida la coglie a la supera bene Erminia Ardissino nel volume Leggere Poesia, che si compone di 50 proposte didattiche per la scuola primaria (Erickson), che è un piacere leggere anche per chi ama questo genere letterario ed è in cerca di strumenti di conoscenza adatti alle sue letture.
Nel cuore della notte i contorni delle cose sfumano gli uni nelle altre, dando un altro volto alla consueta realtà alla luce del sole. La routine si sospende e ci si consentono inusuali confidenze con il prossimo, come accade nel racconto di Lidia Ravera che fa parte di questa antologia Nel cuore della notte, di Del Vecchio editore, in cui ciascuno scrittore ha interpretato questo tema, ambientando il suo racconto a Parma.
Basta infatti un’insonnia, il rumore equivoco di una donna nell’altra stanza di un misero hotel a tre stelle per accendere la fantasia nel racconto “Nella mente della notte, quando il cuore batte adagio”. E anche se le sue forme non si rivelano così belle come sembravano nella penombra del balcone, affacciati a fumare, la fantasia farà il resto (fino alla sorpresa finale).
E’ di notte che si prendono, a volte, le decisioni più delicate di tutta una vita. “Dormici su”. Luogo comune che dovrebbe applicare il protagonista del divertente Se fossi Batman, di Gianluca Morozzi, che sceglie proprio il cuore del buio per indagare sulla vita sentimentale della ex ragazza, che vuole a tutti i costi riconquistare. E anni dopo, in un’analoga notte, prenderà la decisione più stupida della sua vita, e riuscirà a ri-perderla.
Continua a leggere: Nel cuore della notte, scrittori “al buio”
“Io sono nata viaggiando. I miei primi ricordi sono memorie di viaggio…Non mi chiedevo perchè la mia piccola famiglia composta da un padre giovane e biondo…e da una madre giovanissima, fosse stata morsa dalla tarantola del moto perpetuo”.
Era inevitabile che la scrittrice Dacia Maraini (attualmente candidata al Booker prize) ci regalasse prima o poi, una raccolta di scritti di viaggio come questa La seduzione dell’altrove. Infatti, già ci ha raccontato, come il padre Fosco, il Giappone che l’accolse a poco più di un anno di vita. Lì aveva degli antenati (in primis la nonna Yoi, “scappata di casa per andare in Persia, da sola” in un’epoca in cui le donne che lo facevano erano considerate matte o meretrici); lì passò duri anni infantili in un campo di concentramento.
Era inevitabile anche per i numerosi viaggi che fece al seguito del suo allora marito, Alberto Moravia, e del loro carissimo amico PierPaolo Pasolini ( in fondo al volume, l’inedito “Sul lago Turkana con Alberto Moravia”). Affascinano, ad esempio, procedendo nella lettura del testo, le sue visioni dell’Africa (”un paradiso arcaico, lontanissimo nel tempo…sospeso nel vuoto di una memoria fuori dal cervello umano“) pur con i sensi di colpa che le avevano impedito, per anni, di visitarlo (”come indulgere al piacere di osservare gli ultimi animali selvatici, in un Paese che ha il 20 per cento di sieropositivi?”).
Continua a leggere: La seduzione dell'altrove, di Dacia Maraini