Addio al decoro di Paola Loreto

Quest’Addio al decoro, di Paolo Loreto, è un libro di poesie molto complesso. Raccolta sì complessa ma eterogenea, nonostante i toni semplici, e quella saggezza esposta con maestria e parsimonia da una appassionata e meticolosa Loreto.

Il volume è suddiviso in quattro sezioni. La poetessa, in questo lavoro dedicato a Franco Loi, alterna emozioni e percorsi temporali, li deposita in faccia alla pagina. Quasi a voler dimostrare di ricordare con esattezza, e di desiderare nuovamente. Perché quei momenti sembrano non finire. E i sentimenti di Paola Loreto, le tracce della poetessa spingono nelle orecchie di chi legge. L’autrice in questione è ormai nota. Il suo tocco è riconoscibile.

In Versi amorosi Loreto riesce, con delicatezza e propensione alla calma, a compiere la stessa citazione da lei imprigionata nell’iniziazione del verso. La versificazione, dunque, accetta e non schernisce affatto quel “il pudore è nemico dell’arte”, che assume i toni d’un monito o di dettato fatto realizzare attraverso i versi contenuti nella prima parte (in special modo) della raccolta. Già in “Rosso acero” si comprende perfettamente, e siamo ancora la primo testo poetico, in quale campo naturale s’entra. Siamo in un territorio dove quel dire quasi banale, vicino allo scontato viene drammaticamente elevato a gesto superbo, per essere infine ulteriormente valorizzato da una chiusa che recita “Mi occorre si colmi / ogni giusta misura.” Finale che invece di imbarazzare le righe precedenti rende loro giustizia, destinando grazia, e ricevendone.

Le descrizioni, perché Paola Loreto si muove facendo immagini e discorrendo anche davanti a uno specchio, sono caratterizzanti da accenti che vanno a focalizzare i tratti simbolici del soggetto. Disegni che fanno apprezzare quel “è più illumina la notte”, destinato a una persona che aumenta il suo fardello d’anni sulle spalle e nella testa. Per entrare, gradevolmente, in versi che cantano: “Come non fosse una sola la vita, / la volta che ci diamo ad un uomo, / l’ora dell’amore, la via d’uscita”. Qui, in questi sprazzi di silenzio e confessione soffusa quel decoro è salutato. Che tocca quella “fame che avevamo, / della pelle, liscia”.

In Ars combinatoria si fanno ancora più forti i ricordi, tornano in maniera più “esplicita”, e c’è pure il tempo dell’evocazione, persino la materia che sa di pietà. Poi, per esempio in un breve componimento titolato in omaggio a Frost il futuro che l’autrice quasi vorrebbe conoscere.

L’ultimo movimento, “Vagabonderia” è il passaggio di più difficile decifrazione. Se pure esista un significato che appare a prima vista scontato. Testimonianza, allora, potrà essere “La perla del Malese”, poesia dedicata alla Dickinson, che comincia con una domanda: “cos’è questa vita quieta / che cresce su di sé / e fa a meno del sole?” E’ bellissimo intenerirsi al cospetto di quelle vette che ci sono e che non disturbano affatto.


Addio al decoro, di Paola Loreto, LietoColle, (Como, 2006) pag. 56, euro 10.00.