Il microcosmo degli Haiku

Diciassette sillabe possono sembrare assai poche, eppure l’universo degli haiku ci insegna diversamente. Ormai da qualche anno, anche in Italia, si è scoperto e affermato questo piccolo componimento poetico, proveniente dal Giappone, che in soli tre versi può esprimere molto.
Tradizionalmente è legato al mondo naturale da cui il poeta cattura suggestioni, ma è possibile comporre haiku di vario contenuto. Le sue origini sono piuttosto antiche (XVII sec.) a dispetto della recente diffusione nel nostro Paese, in cui ha avuto, e continua ad avere, grande successo come lettura ma soprattutto come creazione.

L’haiku, infatti, ha la capacità di coinvolgere come un gioco, invita a cimentarsi nella composizione di piccole gemme dense di significato che attraverso l’essenziale evocano sensazioni ed immagini anche molto intense. Sono numerosi i concorsi dedicati a questo tipo di componimento ed ogni anno è possibile partecipare ad un’edizione, quella che più ci va a genio, semplicemente trasformandoci in un vero e proprio haijin (poeta) che, in tre versi, riesce a racchiudere emozioni. Ciò che va rispettato rigorosamente è la struttura che divide le diciassette sillabe in 5-7-5. Il resto è tutto fantasia.
Internet permette di avvicinare ed esplorare il mondo degli haiku grazie a molte risorse, tra i tanti siti si possono citare www.cascinamacondo.com (è presente un concorso indetto ogni anno) o www.oradistelle.altervista.org.

Per la bibliografia in italiano si ricodano Il grande libro degli haiku (a cura di Irene Starace), Castelvecchi 2005 oppure Fabia Binci, Haiku per un anno, Empiria 2000 e, piuttosto interessante, il testo Haiku, edito da Edizioni Dalla Costa nel 2006, che oltre a raccogliere testi si offre anche come quaderno per il lettore-creatore.