La fine del mondo nelle ultime parole de La Coscienza di Zeno di Italo Svevo

Ordigni...
Ecco è l'ordigno che crea lo squilibrio, la malattia, con l'annullamento delle leggi di Natura. Forse attraverso una catastrofe prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo inventerà un esplosivo incomparabile e un altro uomo più malato ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della Terra, dove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udirà e la Terra, ritornata alla sua forma nebulosa, errerà nei cieli, priva di parassiti e di malattie.


E' questo lo scenario che ci aspetta oggi? Questo il destino di un pianeta disastrato del quale Zeno Cosini, magistralmente interpretato da Jhonny Dorelli nell'adattamento televisivo del 1988 del romanzo di Italo Svevo, canta le improbabili lodi? Questo il bisogno di purificazione nel quale affondano tante profezie apocalittiche? Per riflettere siamo ritornati alle origini, ad uno dei testi cardine della letteratura italiana e alla sua fine inattesa.

Tra ossessioni maniacali e rigurgiti di coscienza ipertrofica, il nostro Zeno, malato immaginario della malattia del Secolo, è una specie di archetipo contemporaneo che procede nei suoi scavi psichici, alla ricerca di un'impossibile cura. Che si riassume in un lungo interrogarsi che porta ad una fine inattesa e quasi metafisica, ma solo a tratti. Perché in fondo tutto termina in fumo, anche la narrazione stessa, avvolta dalle spire di una catastrofe annunciata, che risente degli echi Prima Guerra Mondiale e che il protagonista, uomo a cavalo tra la fine del XIX° e il XX° secolo, (ma prodotto dalla coscienza di un autore posteriore) sente avvicinarsi con prepotenza.

Nel video la scena conclusiva dello sceneggiato "La coscienza di Zeno" del 1988. Si tratta di una miniserie televisiva a colori in due puntate, prodotta da First Film per Rai 2 e trasmessa dalla RAI il 14 aprile ed il 21 aprile 1988, a cura di Daniele D'Anza (lo stesso che si era occupato dell'adattamento del 1966) e con la regia di Sandro Bolchi.

Via | imdb.it