Chi è Giorgio Caproni, autore del testo della prima prova della Maturità 2017

Vita e opere dell'autore protagonista dell'Analisi del Testo della prima prova di maturità

Alle ore 8:30 di questa mattina, circa 500 mila studenti, all'apertura del plico del Miur contenente le tracce della Prima Prova dell'Esame di Maturità 2017 si saranno chiesti la stessa domanda: chi è Giorgio Caproni?

Autore del testo da analizzare nella tipologia della traccia A, di Giorgio Caproni verrà fatta l'analisi e la comprensione di "Versicoli quasi ecologici", tratto da Res Amissa.

Giorgio Caproni: Vita e Opere


Poeta, critico letterario e traduttore, Giorgio Caproni è nato a Livorno 7 gennaio 1912 e morto a Roma il 22 gennaio 1990.

Di origini modeste – il padre, Attilio era ragioniere nella ditta dei Colombo, importatori di caffè; la madre Anna Picchi, era “donna d'ingegno fino e di fantasia, sarta e ricamatrice abilissima, suonatrice di chitarra, ecc. Amava molto frequentare i “circoli” e ballare” – Giorgio scopre precocemente la letteratura attraverso i libri del padre, tanto che a sette anni scova nella biblioteca paterna un’antologia dei Poeti delle Origini, e ne rimane subito affascinato e coinvolto. Nello stesso periodo si dedica allo studio della Divina Commedia, dalla quale s’ispirò per «Il seme del piangere» e «Il muro della terra».

A 18 anni abbandona il violino e si dedica alla letteratura, scritta ma soprattutto divorata attraverso i libri: dalla sua biografia si legge infatti come in quegli anni

“Scrive intanto, e copia a macchina la domenica nello «scagno» del padre in piazza della Commenda, le prime poesie, «vagamente surrealiste, o forse futuriste», influenzato dalle pagine dell'«Italia letteraria» («i versi furono per me il surrogato della musica tradita»)”.

Si appassiona ad Ungaretti,  Montale, dei quali studia meticolosamente lo stile e la lirica: scrive lo stesso Caproni di Montale:

“Montale ha per me il potere della grande musica, che non suggerisce né espone idee, ma le suscita in una con l'emozione profonda, e posso dire ch'egli è uno dei pochissimi poeti d'oggi che in qualche modo sia riuscito ad agire sulla mia percezione del mondo".

Nel 1933, pubblica le sue prime poesie, «Vespro» e «Prima luce».

Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e la città natale, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimenti. Nel corso della sua produzione Caproni procede sempre maggiormente verso l'utilizzo di una forma metrica spezzata, esclamativa, che rispecchia l'animo del poeta alle prese con una realtà sfuggente impossibile da fissare con il linguaggio. Questo stile è evidente anche nell'impiego della forma classica del sonetto, impiegato in forma "monoblocco", ovvero senza divisioni strofiche. Caproni spezza la regolarità e il ritmo del sonetto utilizzando rime interne, enjambements, una sintassi spesso franta e il ricorso a interiezioni.L'ultima fase della sua poesia (da Il muro della terra in poi) insiste sul tema del linguaggio come strumento insufficiente e ingannevole, inadeguato a rappresentare la realtà:

Versicoli quasi ecologici: La Poesia


Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

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