Postcapitalismo, Paul Mason

Nel libro del giornalista economico di Channel 4 una guida per andare oltre il capitalismo e costruire una società più equa e più giusta

Raramente capita di leggere libri che diano una visione così ampia e completa del nostro mondo come con Postcapitalismo di Paul Mason, uscito qualche mese fa per i tipi de Il Saggiatore. L’obiettivo del giornalista economico di Channel 4 è ambizioso: definire le coordinate per una nuova economia e una nuova società, non attraverso paradigmi ideologici o astrazioni filosofiche, ma fatti alla mano, mostrando le criticità di un sistema capitalistico che non si rassegna e che vuole continuare a perpetuare le ragioni dell’1% contro quelle del 99%.

Mason la prende larga, anzi larghissima. I primi capitoli del suo saggio sono una storia del capitalismo dalle origini ai giorni nostri. La prima metà del libro è un utile testo propedeutico agli studi di economia: Mason spiega concetti complessi con un linguaggio semplice. Racconta di come il capitalismo sia nato in epoca medievale, illustra alcune intuizioni di Karl Marx e la teoria delle onde di Nikolaj Kondrat’ev secondo la quale crisi e boom economici sarebbero ciclici.

Mason spiega come si sia giunti all’attuale crisi economica che mette in discussione qualsiasi teoria sul loop dei cicli economici. Questa volta è diverso: le conseguenze dei cambiamenti climatici, dell’invecchiamento della popolazione e la crescita economica stanno rendendo il sistema capitalistico insostenibile. Le carenze di cibo e di acqua costringeranno a migrare nelle fasce temperate milioni di persone che attualmente vivono in Africa, Asia, Sud e Centro America.

A questa crisi vengono proposte strade alternative. Superare il capitalismo è possibile. Come?

“Per prima cosa, salviamo la globalizzazione gettando via il neoliberismo; poi salviamo il pianeta (e salviamo noi stessi da disordini e disuguaglianze) superando il capitalismo”.

Secondo Mason la parte più semplice della questione è l’eliminazione del neoliberismo. In Occidente, in Europa soprattutto, crescono movimenti di protesta e partiti radicali per la repressione dell’alta finanza, per l’inversione delle politiche di austerità, per gli investimenti nelle energie verdi e per la promozione dei posti di lavoro.

La parte più difficile è superare il capitalismo che

“è più di una semplice struttura economica o di un insieme di leggi e istituzioni. È L’intero sistema – sociale, economico, demografico, culturale, ideologico – necessario per far funzionare una società sviluppata attraverso i mercati e la proprietà privata. Comprende aziende, mercati e stati. Ma anche gang criminali, reti di potere segrete, predicatori e santoni nelle baraccopoli di Lagos, analisti imbroglioni a Wall Street”.

Il sottotitolo di Postcapitalismo è Una guida al nostro futuro e Mason prova decifrare il mondo che verrà, un mondo nel quale, con molte professioni ormai scomparse, bisognerà espandere il settore dei servizi alla persona:

“Dovremmo trasformare gran parte di quello che attualmente facciamo gratis, socialmente, in lavoro retribuito. Accanto alla prostituzione propriamente detta potrebbe nascere la prostituzione affettiva: se ne vedono i primi segnali nelle fidanzate in affitto, nei dog sitter a pagamento, nelle colf, nei giardinieri, nelle ditte di catering e nei concierge personali”.

Anche questa “mercificazione di massa della vita quotidiana” non potrà compensare i posti di lavoro che la robotizzazione farà sparire nei prossimi anni. Inoltre, il sistema capitalistico sarà soggetto a shock esterni quali carenze energetiche brevi e localizzate, invecchiamento della popolazione e migrazioni.

Dopo aver preso in rassegna gli elementi della crisi, Mason prova a ipotizzare le strade di questo new deal e lo fa con quello che chiama Progetto Zero. Gli obiettivi primari sono quattro:

1. Ridurre rapidamente le emissioni di anidride carbonica per limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi centigradi entro il 2050, prevenire una crisi energetica e mitigare il caos prodotto dagli eventi climatici.
2. Stabilizzare il sistema finanziario entro il 2050 socializzandolo, per evitare il rischio che l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici e l’accumulo di debito si combinino fra loro fino a innescare un nuovo ciclo di espansione-contrazione e a distruggere l’economia mondiale.
3. Offrire livelli elevati di prosperità materiale e benessere alla maggioranza delle persone, puntando soprattutto su tecnologie ad alto contenuto informativo per risolvere gravi problemi sociali come malattie, dipendenza dal welfare, sfruttamento sessuale e scarsa istruzione.
4. Utilizzare la tecnologia per ridurre il lavoro necessario e promuovere una rapida transizione verso un’economia automatizzata. Alla fine il lavoro diventerà volontario, i prodotti e i servizi pubblici di base saranno gratuiti e la gestione economica diventerà soprattutto una questione di energia e risorse, anziché di capitale e lavoro.

Un progetto troppo ambizioso e utopico? Secondo Mason l’unico modo per rivoluzionare il mondo è seguire un’utopia ed è il passato stesso a insegnarcelo. Anche i modelli su cui si basano i grandi player economici d’altronde sono totalmente slegati dalla realtà:

“Per esempio, il modello più avanzato della Bce sull’Eurozona comprende soltanto tre tipi di ‘operatori’: le famiglie, le imprese e la banca centrale. A giudicare dalla situazione attuale, però, potrebbe essere utile inserire nel modello qualche fascista, una manciata di oligarchi corrotti o scaricati milioni di elettori pronti a mandare al potere la sinistra radicale”.

Lo Stato deve prendere il timone che ha lasciato in mano al mondo della finanza e degli affari. Il primo step in un’agenda postcapitalistica è il blocco di ogni privatizzazione post-capitalistica:

“È una leggenda che con il neoliberismo lo stato ha (sic!) un ruolo passivo: in realtà, il sistema neoliberista non può esistere senza un costante e attivo intervento dello stato per promuovere il mercato, le privatizzazioni e gli interessi della finanza. Di solito deregolamenta la finanza, costringe i governi a esternalizzare i servizi e lascia che la sanità, l’istruzione e i trasporti pubblici diventino scadenti, così da indirizzare la gente verso il settore privato”.

Vi ricorda qualcosa di molto, ma molto familiare? Ecco, se vi ricorda qualcosa sappiate che non è un caso, ma c’è del metodo anche in coloro che tradiscono il ruolo di rottamatori adeguandosi alle logiche dell’asse Palazzo-potentati economici.

Al cospetto della patologia neoliberista, Mason fornisce la propria cura, non è detto che sia quella giusta, ma sarebbe importante per tutti che le idee del suo saggio circolassero, diventassero materia di un dibattito diffuso e non questioni per iniziati ai misteri dell’alta finanza. L’operazione è importante, un plauso a Il Saggiatore per avere portato in Italia un libro di quelli destinati a durare. Se si vogliono costruire un’alternativa e un futuro postcapitalisti questo è uno dei testi da leggere.

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