Salone del Libro 2016, Staglianò racconta il (non) lavoro di domani

Quali lavori riusciranno a sopravvivere alla rivoluzione digitale e robotica che sta erodendo professioni che sembravano insostituibili fino a pochi anni fa? È, questa, una delle tante domande che il giornalista Riccardo Staglianò si è posto prima di mettersi al lavoro su Al posto tuo, libro uscito qualche mese fa per i tipi di Einaudi.

L’idea di un saggio sulla progressiva sostituzione delle risorse umane a opera delle macchine è venuta a Staglianò quando si è accorto di avere viaggiato per due giorni sulle strade californiane senza dover chiedere informazioni ai passanti:

“Molte delle attività fatte dagli esseri umani sono state sostituite. In banca non ci va più nessuno, la musica si scarica, i biglietti del treno si comprano al distributore oppure con lo smartphone; questa sostituzione è in atto e non passa giorno in cui non trovi almeno una ventina di notizie in cui vi è un robot chirurgo che sutura al posto di un veterinario oppure un robot che fa il pizzaiolo. Da questo contesto è nata l’idea di fare questo libro: non è il futuro, è qui e se non siamo pronti ad affrontarlo saranno guai”.

Nel suo intervento in un’affollatissima Arena Bookstock, Staglianò ha smontato il falso mito degli youtuber “milionari” cavalcato da tanti suoi colleghi perennemente tecno-ottimisti:

“Se anche Dexter, il numero 3 in Italia, guadagna fra i 1500 e i 2000 euro al mese come si può parlare di questo fenomeno come di un nuovo lavoro?”,

prosegue Staglianò spiegando come il mercato degli youtuber si risolva in una torta da dividere fra poche decine di nomi.

“Il principio generale è che tutto quello che è ripetitivo e standardizzabile verrà automatizzato. Due software che scrivono articoli di borsa e finanza generando automaticamente testi scritti in modo naturale sono già stati inventati, quindi il mio consiglio è: studiare più e meglio di prima perché soltanto uno su mille riuscirà a fare davvero lo youtuber…”

Staglianò spiega che la Google Car ha già percorso un milione di km di test con incidenti minimi, eppure nel 2004 anche gli economisti più lungimiranti sostenevano che la guida su strada non sarebbe mai stata automatizzabile. In Corea del Sud esistono già hotel completamente automatizzati e uber non sta lavorando soltanto per eliminare i tassisti, ma per eliminare qualsiasi tipo di autista in carne e ossa….

Come fare quindi per non rimanere eternamente disoccupati in un mondo di macchine?

“Bisogna puntare sulla creatività, alzare il livello della propria competenza sempre più in alto. Io rimango pessismista. Rimarrà l’artigianato di grandissima sapienza, un lavoro come quello del liutaio non scomparirà. Sopravvivranno i fisioterapisti, gli infermieri specializzati, i professionisti che si occupano della cura delle persone, anche se va detto che in Giappone ci sono già robot che assistono gli anziani. I lavori intellettuali che hanno bisogno di una creatività che la macchina non può dare saranno favoriti”.

Sarà necessario “studiare più di prima, meglio di prima, fare cose che il computer non è in grado di fare” e avere un approccio sinestetico capace di mettere in gioco i sensi con i quali il computer non è in grado di competere.

Staglianò invita a non lasciarsi andare a facili entusiasmi:

“Non parliamo di cose che stanno per succedere ma di cose che stanno succedendo. La rivoluzione sarà molto consistente nei prossimi anni. Nonostante ciò esiste una colossale rimozione del problema: ci sono miei colleghi che raccontano internet e l’innovazione come un mondo bellissimo. Un caso esemplare è quello della stampante 3D. È tutto molto bello ma sostenere che la stampante 3D sarà la risposta alla deindustrializzazione è una sciocchezza, perché questa tecnologia eliminerà un’infinità di altri posti di lavoro”.

I dati, d’altronde, sono coerenti con la visione tutt’altro che ottimista di Staglianò: la Kodak negli anni 80 dava lavoro a 140mila persone, Instagram quando è stata acquisita da Facebook impiegava 13 persone:

“Credete che le altre 139.987 siano state reimpiegate in altri ruoli? No. E così bisogna confrontarsi con il problema di ciò che queste persone devono fare”.

Secondo i dati più recenti il 47% del mercato americano è a rischio di automazione. I grandi player della new economy, però, non sono assolutamente in grado di creare i posti di lavoro della old economy. C’è un dato che la dice lunga sull’impatto che la seconda ondata della new economy (quella dei social per intenderci) ha avuto sul mondo del lavoro a stelle e strisce: soltanto lo 0,5% degli americani lavora in aziende nate nel XXI secolo.

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