50 sfumature di scrutinio

come sopravvivere alla fine del quadrimestre

La fine del quadrimestre costituisce un periodo drammatico per molte famiglie italiane, qualunque possa essere la loro formazione o il loro status legale. Gli scrutini arrivano per tutti, al di là del sesso e delle religioni, finendo per costituire un aspetto eminentemente democratico della nostra nazione.

L’ansia, densa come sabbie mobili, attanaglia le giovani menti che improvvisamente decidono di fare i conti - ognuno secondo il proprio grado di studi - con materiali oscuri che vanno dalle moltiplicazioni a due cifre, all’analisi del periodo, dalla poesia di Catullo alle nuove frontiere dell’algebra, dal ciclo dell’acqua al ciclo del rimmel (perché dimenticare le scuole per estetiste?).
In ogni lido e in ogni landa, piccole isole comprese, è tutto un pullulare di verifiche e interrogazioni che provocano reazioni a catena e/o strumenti di prevenzione di ben complessa gestione: lacrime che finiscono nei piatti di minestra o sui panini alla mortadella portati a scuola per merendina, porte sbattute violentemente che anche la signora del primo piano si è spaventata (e tu abiti al 5°), inappetenza a fasi alternate (tua figlia non mangia a casa ma praticamente McDonald potrebbe essere tuo genero per come lo frequenta), autopunizioni difensive (ok spengo da solo la playstation perché già lo so che ho 4 in greco), riti apotropaici di dubbio gusto (perché la zampetta di vero coniglio dopo un po’ nello zaino puzza), e florilegi di preghiere nelle quali, con buona pace dei fondamentalisti, finiscono per andare a braccetto profeti, madonne e Buddha in persona pur di portare a casa la sufficienza.

Tra i protagonisti di questa stagione infausta, ci sono naturalmente i docenti che da ignorati, o notati a tratti, improvvisamente divengono oggetto almeno di una certa curiosità e, più o meno per una quindicina di giorni, non dico che incutano timore ma, almeno, risultano visibili ai più. Una parte della classe continuerà a fare finta che non esistano perché nella vita quello che conta è avere delle convinzioni profonde e loro le hanno profondissime.

Quello che i ragazzi non sanno è che la loro ansia è pari soltanto a quella dei loro docenti che, al momento, sono divisi più o meno in tre fasce: quelli di lunga esperienza ma di poca abilità informatica che passano le nottate a cercare di comprendere come ca@#]* funziona il registro elettronico; quelli di poca esperienza didattica ma di discreta abilità informatica che passano le nottate a cercare di capire come organizzare le verifiche e che ca@#¶§ scrivere nel registro elettronico; quelli di nessunissima esperienza didattica che probabilmente hanno progettato il software del registro elettronico ma che, costretti dalla crisi generale, hanno finito con accettare il miracolo renziano ritrovandosi a gestire una lunga lista di faccende oscure della cui natura e funzione non si capacitano.
Come si può immaginare tutte e tre le fasce vivono un periodo infelicissimo, forzatamente condiviso dalle loro famiglie che sarebbero fortemente favorevoli alla soppressione degli scrutini (ma anche di qualche alunno seguito con troppa ossessione o, nei casi più disperati, del docente/congiunto che durante il resto dell’anno si è rilevato altrettanto molesto).

Le reazioni a tanta infelicità variano da caso a caso.
Si osservano stati di sanissima concentrazione nei quali il prof si trincerano in un religioso silenzio e riprendono la parola solo a chiusura dello scrutinio.
Sussistono situazioni in cui dalla loquacità si passa in tre secondi netti alla violenza sui figli (hanno dimenticato le pattine e per pulire casa ora non c’è tempo) o sul coniuge (perché non ha fatto la spesa, stirato e riassettato visto che per correggere i compiti non c’è tempo di fare altro? eh? Perché eh? Perchéééééé?).
Ed è il caso di sottolineare la stretta corrispondenza tra il periodo degli scrutini e l’aumento della vendita di prodotti che includono il Serenase, il Lexotan e il Valium?
Ovviamente non possiamo dimenticare chi preferisce ripiegare su un buon vecchio fiasco di vino, purché non sia il Chianti che, per la sua origine geografica, è stato debitamente eliminato dalle tavole di tutti i “vecchi” docenti e pare abbondi solo sulle tavole della fascia C ma, si mormora, ancora per poco…
Tuttavia, devo ammettere, che preferisco soluzioni rilassanti più moderne e di tendenza come quella dei docenti che, qualche sera fa, hanno scelto di chiudere tutto e di guardare in TV “50 Sfumature di Grigio”. Al cinema, con il rischio di incontrarci gli studenti o i loro genitori non era proprio il caso. E cosa c’è di meglio che un sano chiacchiericcio da sala professori, di un’aperta e vivace discussione su un noto prodotto cinematografico? Soprattutto quando, provando la sua enorme capacità di sintesi, una collega liquida tutto lo scandalo in quattro e quattr’otto:”Vabbè ma alla fine che era mai? Un Pretty Woman con un po’ di sesso”. Le reazioni non si fanno attendere: ”Cioè ‘na Cenerentola osé?”.”Sì, più o meno.” “Sì, vabbè ma jaaaaaaa mica certe cose la gente le fa veramente?” “Sì vabbè ma è una cretinata” “Sì vabbè, ma ti pare?” “Però jaaa lui era belloccio”.

Ed è a questo punto che la collega più carina del gruppo, suscitando il risveglio forzoso dell’esigua e silente platea maschile, dichiara:”Ma volete sapere a me che mi è piaciuto veramente veramente?”. La tensione nella stanza a questo punto si taglia con il coltello. Quale sarà mai la pratica che ha suscitato il suo interesse? Quale la posizione che l’ha incuriosita? Non si sbilancerà mica a confessare un qualche desiderio segreto? O non è proprio questo che cercano di captare gli occhi spalancati dei colleghi che improvvisamente siedono vicini vicini, come se solo l’unione potesse farli sopravvivere all’annuncio che sta per piombare su di loro?
Quando la prof è certa di avere ottenuto la dovuta attenzione, con grandissima calma emana la sentenza: ”A me mi è piaciuto solo Charlie Tango, l’elicottero. Datemi l’elicottero e ‘o riesto vo’ putite tené”.
Ed esce così di scena tirandosi dietro due buste di compiti, tre sacchetti della spesa e almeno un paio di occhi adoranti e disperati, perché pure con lo stipendio di fascia C l’elicottero come ca#°ù* lo compri?

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