Il movimento della Scapigliatura contro la cultura borghese

Il movimento letterario ed artistico italiano della seconda metà dell'Ottocento.

Il movimento letterario ed artistico della Scapigliatura nasce a Milano e si sviluppa nell'Italia settentrionale a partire dagli anni sessanta dell'Ottocento.

Il nome del movimento deriva dal titolo del romanzo di Cletto Arrighi (pseudonimo anagrammatico dello scrittore Carlo Righetti), La scapigliatura e il 6 febbraio (1861), e indica un gruppo di scrittori e di artisti, contraddistinti dal programmatico ripudio della tradizione, da modi di vivere o scrivere o dipingere fuori da ogni regola. Il nome è anche la libera interpretazione del termine francese "bohème" (vita da zingari), riferedosi alla vita disordinata e anticonformista degli artisti parigini descritta nel romanzo di Henri Murger "Scénes de la vie de bohème".

Gli scapigliati

Si tende ad ascrivere al gruppo degli scapigliati scrittori come Giuseppe Rovani, considerato il caposcuola, Cletto Arrighi, Vittorio Imbriani, Giovanni Camerana, Igino Ugo Tarchetti, Carlo Dossi, Arrigo Boito ed Emilio Praga. Nel campo dell'arte, invece, troviamo lo scultore Giuseppe Grandi e i pittori Tarquinio Cremona, Mosè Bianchi, Daniele Ronzoni. Nella musica, lo stesso Boito (che fu compositore e librettista), Franco Faccio, Amilcare Ponchielli e un giovane Giacomo Puccini, che mosse i suoi primi passi all'interno del mondo della Scapigliatura.

Tutti erano animati da uno spirito di ribellione nei confronti della cultura tradizionale e il buonsenso borghese. Uno dei primi obiettivi della loro battaglia fu il moderatismo della cultura ufficiale italiana, ma attaccarono anche il Romanticismo italiano (giudicato languido) che il provincialismo della cultura risorgimentale. Guardarono in modo diverso la realtà, cercando di individuare il nesso sottile che legava quella fisica a quella psichica. Di qui il fascino che il tema della malattia esercitò sulla loro poetica, spesso riflettendosi tragicamente sulla loro vita che, come quella dei bohémiens francesi, fu per lo più breve.

Il pensiero

La filosofia del movimento della Scapigliatura - che non fu mai una scuola o un movimento organizzato alla stregua degli altri, con un manifesto - fece emergere per la prima volta in Italia il conflitto tra artista e società, tipico del Romanticismo europeo.

Dopo l'Unità d'Italia gli intellettuali italiani, soprattutto quelli di stampo umanista, erano stati messi ai margini della società, così tra gli scapigliati si diffuse un sentimento di ribellione e di disprezzo radicale nei confronti delle norme morali e delle convinzioni correnti che ebbe però la conseguenza di creare il mito della vita dissoluta ed irregolare. Ed è sempre alla Scapigliatura che si deve la nascita di una specie di coscienza dualistica, che sottolinea l'aspro dissidio tra l'"ideale" che si vorrebbe raggiungere e il "vero", la cruda realtà, descritta in modo oggettivo e anatomico.

Nel pensiero e nella storia culturale dell'Ottocento, la Scapigliatura appare come una sorta di crocevia intellettuale, attraverso cui filtrano correnti di pensiero, forme di letteratura straniera e temi letterari che contribuiscono a rinnovare e togliere l'alone di provincialismo dal clima culturale italiano. A loro si deve l'introduzione del Naturalismo.

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