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Giornata della Memoria 2012: una poesia di Yehuda Amichai

“Dopo Auschwitz” è una poesia di Yehuda Amichai che fa riflettere sulla…

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"Retablo" di…

Un viaggio bifronte nella Sicilia del settecento.

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Smetti di fare…

he ami leggere te ne accorgi davanti alla stipatissima biblioteca dei tuoi,…

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Libri da non dimenticare nella giornata della memoria

Pubblicato da Andrea Coccia

giornata della memoria, libri per non dimenticare

Ieri pensavo di celebrare la giornata della memoria con una recensione di un libro, molto forte ancorché delicato, dedicato alla tragedia del popolo armeno (Il libro dei sussurri di Varujan Vosganian, Keller editore, 2011). Stamattina invece mi sono ricreduto e ho deciso, vista anche qualche discussione twitteriana, di parlare in questo articolo non solo di uno, ma di una serie di libri che non sono dedicati direttamente alla Shoah - vale a dire l’Olocausto del popolo ebraico - ma che raccontano di altri olocausti, di altre tragedie che meritano, al pari di quella ebraica, di non essere mai dimenticate.

Oggi tutti ci affanniamo a cercare, tra i nostri ricordi, libri che possano dare una dimensione attuale e umana a una delle più grandi tragedie dell’umanità. Su twitter non mancano le citazioni da libri miliari della letteratura della Shoah, Primo Levi davanti a tutti, ma escono dal cassetto anche libri su altri genocidi dimenticati, o semplicemente penalizzati dal non essere rubricati sotto la voce Shoah.

Oggi è il giorno della memoria. Ma stiamo attenti, questo giorno ha un senso solo se facciamo uno sforzo, se non ci accontentiamo di ricordare i 6 milioni di uomini e donne di credo ebraico barbaramente seviziati nei campi di sterminio dai nazisti. E non basta neppure ricordare che insieme a loro c’erano centinai di migliaia di zingari, di omosessuali, di detenuti politici e anche un paio di milioni di prigionieri di guerra.

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Giorni d'amore e inganno, di Alicia Gimenez-Bartlett

Pubblicato da sara

gimenez bartlettIl villaggio, con le sue ampie villette, con i quieti giardini privati e il bellissimo parco pieno di fiori e di silenzio, era il luogo ideale per vivere, a patto di riuscire a dimenticare che tutt’intorno a quella specie di campus paradisiaco si ergeva un muro altissimo sormontato da una rete di filo spinato, e che guardie armate sorvegliavano il cancello d’ingresso.

Alicia Gimenez Bartlett è apprezzata scrittrice di gialli edita da Sellerio. Ho trovato una lettura molto piacevole e pulita, e contemporaneamente densa, questo suo Giorni d’amore e d’inganno. Nessun omicidio e nessuna indagine, qui. O forse sì. Una indagine ben elaborata di cosa significa la vita di coppia.

A confronto, l’esistenza di quattro donne. La (apparentemente) insignificante Victoria, la “bambolina” americana Susy, l’autodistruttiva Paula dalla lingua salace. E infine la più anziana, quella che sembra a prima vista la più realizzata, Manuela.

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Giornata della Memoria 2012: una poesia di Yehuda Amichai

Pubblicato da Roberto Russo

Giornata della Memoria 2012: una poesia di Yehuda Amichai

Sessantasette anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Ricordare la “Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” – come dice il testo della legge italiana che istituisce l’odierna giornata – è un dovere per tutti, perché quegli orrori non accadano più.

Noi di Booksblog facciamo memoria di questa giornata proponendovi una intensa poesia di Yehuda Amicai (1924-2000), considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno.

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.

Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo.
Essi non hanno immagine corporea né corpo.

Foto | Flickr

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"Retablo" di Vincenzo Consolo

Pubblicato da Sara R.

Questo libro arriva dalla libreria del mondo offeso di Milano, da un caso a dir poco provvidenziale e dal prezioso consiglio di Laura. E’ la storia di un viaggio che ho letto durante un viaggio. Proprio così, solo che il mio “traslarmi” si è sviluppato molto più a nord delle latitudini indicate nel magico miscuglio agrodolce di parole, che Consolo ha saputo impastare come la migliore delle paste martorane, talmente ben fatta da sembrar quasi più bella e invitante dell’originale.

È la vicenda di due uomini, il nobile pittore lombardo Fabrizio Clerici e dell’umile fraticello Isidoro. Due facce della vita e due concezioni dell’amore, il primo epurato nelle maglie della distanza e della ragione, il secondo smisurato, irrequieto e passionale fin sul limitare della follia, che si intrecciano con il destino della bella e sfortunata Rosalia. Il tutto accade in Sicilia, un’isola attraversata in maniera irregolare, che offre ospitalità e saccheggi, grandi onestà d’animo, banchetti e meschinerie a profusione. Una terra d’arte e di storia che giace sul mare come dimentica di sé stessa.

La narrazione si sviluppa sotto forma di diario indirizzato a Donna Teresita, colei che fa palpitare graziosamente il cuore del nostro artista, che intende regalarle un “quadro” in onore delle sue origini sicule per parte di madre. Un’occasione che permetterà al narratore-Fabrizio di immedesimarsi con i personaggi incontrati e di continuare il suo racconto nonostante le innumerevoli peripezie e l’inserto dedicato alla “Confessione di Rosalia”. Il finale arriva in fretta, come una specie di cesura-fisica che ci risulta difficile immaginare più fatalista.

[…] Mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realtà che ci appartiene, è un sognare. E sognare è vieppiù lo scrivere, lo scriver mormorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano. E un sognare infine, in suprema forma, è lo scriver d’un viaggio, e d’un viaggio nella terra del passato. […]

Video da cirosca3

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Smetti di fare quello che stai facendo e leggi questo!, di Mark Haddon, Zadie Smith e altri

Pubblicato da sara

reading manifestoLeggere dovrebbe diventare per tutti un’attività di “igiene mentale”, regolare come quella di lavarsi i denti tutti i giorni. Lo dicono i tanti scrittori che con i loro saggi hanno firmato il pamphlet Smetti di fare quello che stai facendo e leggi questo! (Vintage Books ed.), segnalato dall’Independent. Fra loro, Mark Haddon, Jeannette Winterson, Zadie Smith, Tim Parks. Che raccontano come leggere sia una passione che inevitabilmente nasce (o muore lì) da piccoli.

Che ami leggere te ne accorgi davanti alla stipatissima biblioteca dei tuoi, o nel tuo corpo a corpo con Grandi speranze di Dickens, nonostante spesso a scuola ti insegnino “a leggere Amleto prima che tu sia pronto per Amleto”, come nota Tim Parks.

Read a novel, they urge us, because it will enable you to travel in time and space, learn about falling in and out of love, growing up or growing old…Read, because it will transform your life and even alter the circuitry of your brain.

Un messaggio da farci una catena di sant’Antonio, o postarlo a raffica su Facebook, come in una sorta di pubblicità progresso fai da te.

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La guerra della memoria nell'Italia di Berlusconi, Bossi e Fini. Saggio storico di Aram Mattioli

Pubblicato da Roberto Russo

La guerra delle memoria nell'Italia di Berlusconi, Bossi e Fini. Saggio storico di Aram MattioliColtivare la memoria è un dovere. Non per una sorta di sterile nostalgia o per sfoggio di erudizione, ma perché noi oggi siamo quello che siamo (nel bene e nel male) anche grazie – o purtroppo, fate voi – a quello che siamo stati. Non parliamo di determinismo, ovviamente, ma della libertà di ogni essere umano che, volente o nolente, si colloca all’interno di una storia e di ben precise coordinate politico culturali che ci vengono da ieri, passano per l’oggi e arriveranno a domani. Il passato non è nelle nostre mani. Ma il presente e il futuro sì. Ed è in questo contesto che la memoria deve essere coltivata.

Un aiuto in questa coltura è il saggio di Aram Mattioli – docente di storia contemporanea all’Università di Lucerna - pubblicato da Garzanti con il titolo di “Viva Mussolini!”. La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini.

Questo studio parte dalla convinzione che ci sono buoni motivi di ritenere che i casi di revisionismo degli ultimi anni siano chiari indicatori della sensibilità interna al Bel Paese; essi non vanno considerati semplicemente come scivoloni di singoli politici, ma sono piuttosto da analizzare come risultati e sintomi di una profonda trasformazione nella società, iniziata nella fase terminale della guerra fredda. Berlusconi non è diventato l’uomo più potente d’Italia solo perché il vecchio sistema partitico è crollato in seguito ai processi per corruzione, ma anche - e soprattutto – per quella che Alexander Sille ha definito “rivoluzione culturale silenziosa”.

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Mein Kampf pubblicato in Germania per la prima volta dopo la fine della guerra

Pubblicato da sara

hitlerUn editore tedesco pubblica il Mein Kampf in Germania, per la prima volta dalla fine della seconda Guerra Mondiale: l’estratto delle prime sedici pagine saranno inserite nel magazine “Zeitungszeugen” questa settimana.

Il che, nota l’articolista del Washington Post, preoccupa molti, come il presidente del Central Council of Jews in Germany. Per cui “pubblicare il testo può fare di Hitler uno degli autori-best seller del 21esimo secolo” e diventare una sorta di “modello” per i gruppi estremisti.

La questione è anche politica, perchè la Germania sta cercando di risolvere il problema dell’esistenza del movimento di estrema destra NpD (in tedesco Nationaldemokratische Partei Deutschlands, Partito Nazionaldemocratico Tedesco), presente in alcuni Parlamenti regionali e di cui alcuni appartenenti si sono resi colpevoli di una decina di omicidi negli ultimi anni. La richiesta di arrivare a metterlo fuorilegge è arrivata qualche mese fa dal sindacato della polizia Gdp.

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New York diaries 1609-2009, di Teresa Carpenter

Pubblicato da sara

ney york Segnalo un originale “diario” di New York raccontata dagli occhi di personaggi famosi del mondo della letteratura, dell’arte, della scienza, strutturato come un “puzzle” dei loro diari ed epistolari, articoli di giornale.

Il libro si chiama New York Diaries 1609-2009, di Teresa Carpenter (Modern Library), ed è la struttura a meritare un plauso per originalità, visto che è ordinata cronologicamente come un vero diario, giorno dopo giorno. Ad esempio fu il 3 maggio del 1947 che Simone de Beauvoir ci racconta come decise di preferire il bourbon alla marjuana, e il capitolo del diario relativo appunto al 3 maggio del 1947 sarà lei a riempirlo con il suo racconto. E così via, autore dopo autore.

Così siamo testimoni di Henry Hudson che guarda il fiume che un giorno gli sarà dedicato, ci sono le riflessioni torve di Edgar Allan Poe su Brooklyn, che lo disgustava, e diamo uno sguardo alla processione di gente al funerale di Lincoln. C’è anche il resoconto di certe cene di Albert Camus a Chinatown o Anais Nin che definisce la città solo “una brutta prigione” mentre ci si accorge che Edison scriveva davvero bene, nota l’articolista del NyTimes.

Il tutto per la bellezza di 486 pagine (anche poche, in realtà, ma alcuni giorni, segnala il NyTimes, si riducono a poco più che uno stralcio di frase). Chissà se l’idea stuzzicherà anche qualche autore italiano che si imbarcherà nell’impresa di dedicare un’opera tale a una delle nostre città.

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I bambini francesi non buttano via il cibo, di Pamela Druckeman

Pubblicato da sara

french children Ora, che i francesi (e le francesi, in particolare) abbiano una marcia in più, lo abbiamo sempre saputo, a partire dal best seller Le francesi non ingrassano di Mireille Guiliano (S&K), che rivelava già dal titolo una verità universalmente nota, per l’invidia di tutte noi.

Le francesi non ingrassano, semplicemente, perchè NON mangiano. Sono superiori alla fame. Hanno altro da fare. Il loro proverbiale savoir faire, naturalmente, lo applicano con successo anche nell’educazione dei figli (e ti pareva).

La questione, scrive Pamela Druckeman nel suo French children don’t throw food (ed. Doubleday), segnalato dal Guardian, è che i francesi sanno dosare “massima severità e massima libertà” nel loro rapporto con i bambini. Sanno far loro attendere quello che vogliono. Hanno la loro “semplice, calma autorità” nel farlo. Difficilmente imitabile a partire da una serie di regole teoriche, e infatti l’autrice descrive la sua esperienza sul campo, e non compone un rigido manuale.

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Ma veramente settecentomila lettori “forti” italiani non leggono più?

Pubblicato da Roberto Russo

Ma veramente settecentomila lettori italiani non leggono più libri?

Settecentomila lettori in fuga. Più che una statistica, il bollettino di una disfatta, il quadro di una sconfitta culturale, la certificazione di un’emorragia documentata dall’Istat per la lettura. Come se tutti gli abitanti di una città grande come Palermo – anzi, qualcosa di più – dichiarassero di non aver aperto libro negli ultimi dodici mesi. Una diserzione che – già grave in un paese di non leggenti – diventa ancora più significativa se riferita alla fascia dei “lettori forti”. Più della metà dei disertori – nell’ anno 2011 – proviene dalle file alte, dai piani superiori della lettura, dall’élite ristretta su cui si regge la piramide rovesciata dell’ industria editoriale italiana.

Attacca così il suo articolo Simonetta Fiori su La Repubblica. Dati preoccupanti. O meglio: dati preoccupanti se le cose stessero effettivamente così. Sì, perché l’articolo parla di lettori forti (quelli cioè che leggono almeno un libro al mese) che nell’ultimo anno non hanno letto più nulla. Di cartaceo, però. Ecco, qui sta l’inghippo. Perché a tutt’oggi si continua a ritenere che il lettore ideale sia quello che legge libri cartacei. Dal mio punto di vista, invece, il lettore ideale è quello che legge. Punto. Il mezzo – carta o bit che sia – è del tutto irrilevante. Come giustamente nota Kindle Italia:

Leggere è leggere, elettronico o carta che sia […] Sarebbe il caso di fermarsi un attimo a riflettere su questi elementi e fare un po’ di autocritica, prima di stracciarsi le vesti urlando che la fine è vicina…

Ma si sa, buona parte della filiera editoriale più che della lettura si preoccupa di vendere il libro; più che di produrre cultura si preoccupa di produrre denaro: e non è un caso che troviamo discussioni, blog, forum, articoli di giornali in cui si discute delle copertine dei libri. Non del loro contenuto. Leggere è leggere, elettronico o cartaceo che sia.

Foto | Flickr

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